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Dieci Secoli Della Letteratura Russa → La Dominazione Mongola....
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Messaggio Dieci Secoli Della Letteratura Russa → La Dominazione Mongola. La Sconfitta 
 
State ascoltando La Voce della Russia!

Dieci secoli della letteratura russa.

Un programma di Aurelio Montingelli e Anna Gromova per conoscere il passato e meglio comprendere il presente.

La battaglia sul fiume Kalka.

 
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Ci siamo proposti l’obiettivo ambizioso di avvicinare i nostri ascoltatori a testi poco conosciuti anche in Russia, perche’ gli antichi annalisti, con il loro linguaggio ruvido e scarno, ci offrono una conoscenza immediata della storia, senza le successive contaminazioni politiche.

Anche per questo Aurelio Montingelli ha tradotto direttamente dall’antico slavo tutti i testi citati, proprio per conservare e trasmettere quel sapore originario che gli studiosi, con lo scopo lodevole di conferire loro unita’ stilistica e dignita’ letteraria, hanno in parte disperso nelle versioni in russo moderno.

E che dire poi delle poche traduzioni in italiano? I passaggi di mano, cioe’ da una lingua all’altra, si fanno sentire pesantemente in quanto gli errori, inevitabili, di ognuno si assommano.

Nelle cinque puntate precedenti gli annali ci hanno restituito della Russia una immagine ben diversa da quella attribuita da una concezione della storia che del Mediterraneo ha fatto il suo centro esclusivo, ignorando tutto cio’ che in quello schema non rientrava.

Alla fine del primo Millennio l’antica Russia era il piu’ grande stato europeo. La sua struttura istituzionale si articolava in grandi principati, fra i quali quello di Kiev era considerato il piu’ importante e autorevole. Si faceva sentire la presenza della societa’ civile le cui strutture organizzative fra l’altro avevano il potere di confermare o meno la designazione di un principe.

Non erano ancora nati i giganteschi latifondi di milioni di ettari . E la vita concentrata prevalentemente intorno ai grandi centri urbani consentiva a tutta la popolazione di accedere ai beni della civilta’, come la scuola. Nell’antica Russia c’era un altissimo grado di alfabetizzazione,assicurata da una ampia rete di scuole pubbliche frequentate da maschi e femmine.

Ma tutto questo stava per finire. Perche’ era l’alba del 30 maggio del 1223 e sul fiume Kalka 18 principi russi stavano per dare battaglia ad un invasore sconosciuto,le orde mongole di Cinghis Khan, di cui i Tartari rappresentavano il nerbo principale.

Gli annali del Codice Laurenziano sono laconici.

Leggiamo:

“I principi Mstislav di Kiev, Mstislav di Toropez e Mstislav di Cernigov decisero di andare contro i tartari perche’ convinti che i tartari stessi li avrebbero aggrediti…. E i principi russi andarono a combattere i tartari e furono da loro sconfitti e pochi soltanto poterono evitare la morte.A qualcuno il destino consenti’ di rimanere in vita, altri fuggirono, altri ancora furono annientati. Qui furono uccisi il buon vecchio principe Mstislav e l’altro Mstislav. Altri sette principi perirono insieme ad una moltitudine di boiardi e semplici combattenti. Si racconta che in quella tenzone morirono ben 10 mila guerrieri di Kiev.

E in tutta la terra di Russia si pianse per la disperazione alla notizia di quella sciagura. Questo male si abbatte’ sulla Russia il 30 maggio, giorno di Sant’ Ermio martire".

Gli Annali di Tver forniscono una descrizione ben piu’ minuziosa.


“Contro i tartari in testa alle schiere c’erano Danil Romanovic, Simon Oliuevic e Vassilko Gavrilovic. Vassilko fu colpito da una lancia,Danilo fu ferito al petto,ma non senti’ la ferita pr il coraggio e il troppo ardore…. Pure Oleg di Kursk si batte’ con forza. Sopraggiunse Jarun con i polovesiani e attacco’ i tartari perche’ desideroso di battersi con loro. Ma in breve,senza essere riusciti a combinare qualcosa, i polovesiani arretrarono… I principi russi non riuscirono a serrare le file, le schiere russe precipitarono nel disordine e la battaglia fu disastrosa in forza dei nostri peccati… I principi (superstiti ) si accamparono un un colle che sovrastava il fiume Kalka e dato che la zona era pietrosa la fortificarono con una stecconata. E dietro questa linea di difesa combatterono tre giorni di seguito.”

“ Ma i tartari attaccarono gli altri principi russi e li inseguirono, facendo strage di loro,fino al Dnepr.”

Al campo fortificato rimasero due capi tartari e insieme a loro un ribelle passato dalla loro parte dopo aver prestato giuramento al Gran Principe Mstislav. Gli annali, ad infamia perenne, ne ricordano il nome, Ploskinja.

Spergiuro convinse i russi che i Tartari non li avrebbero uccisi,ma si sarebbero accontentati di un riscatto.

Leggiamo negli Annali di Tver:

“ Ma era un mentitore e legati li consegno’ ai Tartari. I Tartari entrarono nel campo fortificato e uccisero tutti. I principi invece furono gettati a terra, sui loro corpi stesero delle tavole su cui i Tartari si assisero a banchettare. Soffocati morirono i principi e cosi’ ebbe termine la loro vita.“

Aggiunge l’Annalista:

“ Soltanto la decima parte di loro pote’ tornare a casa. Ad alcuni i polovesiani sottrassero i cavalli e le vesti.

“ Cosi’ per i peccati nostri il Signore ci tolse il senno… I Tartari inseguirono i  russi fino a Novgorod. I cristiani che ignoravano la loro perfidia andavano loro incontro alzando la croce,ma tutti furono uccisi….”


A differenza degli odierni comunicati di guerra gli Annalisti russi preferivano la verita’. Non nascondevano le perdite subite, non moltiplicavano quelle del nemico,anzi le ignoravano.

La Battaglia sul fiume Kalka non era stata una passeggiata per i Tartari che avevano subito delle perdite altissime e inattese.

L’invasione delle terre russe subi’ una battuta di arresto di 14 anni che l’Annalista spiega con la volonta’ del Signore che aveva voluto punire l’orgoglio smisurato dei principi e primo fra tutti di Mstislav, Gran principe di Kiev.

Leggiamo:

“ E pianti e urla in tutte le citta’ e i villaggi.  I Tartari invece si ritirarono dal Dnepr cosi’ non sappiamo da dove siano venuti e dove siano scomparsi.

Dio soltanto sa da dove sono arrivati ad espiazione dei peccati nostri e per l’alterigia e l’orgoglio del Gran Principe Mstislav Romanovic.

Si racconta che avendo sentito che i tartari, dopo aver conquistato parecchie terre, si avvicinavano a quella russa egli abbia esclamato: “ Fino a quando io saro’ a Kiev, al di la’ di Jaiko, del Ponte Eusino e del Danubio la sciabola tartara non risplendera’ al sole.”

L’Annalista ricorda che quelli che seguirono furono anni anni terribili.

Egli scrive:

“ Non avevamo ancora lavato il sangue della battaglia del Kalka. Nuovi bambini vennero al mondo dopo tanta morte, ma non a Kiev.

Gli abitanti di Kiev avevano lasciato le loro ossa sul Kalka insieme al Gran Principe Mstislav e ad una altra decina di principi e settandue grandi guerrieri.

Gli abitanti di Novgorod in parte morirono di fame e i sopravissuti si dispersero nelle terre altrui.

Smolensk e le altre citta’ della Russia subirono la stessa morte e in breve si fecero deserte ".


Ma le sciagure non erano finite, anzi erano solo all’inizio e l’Annalista scrive con severa laconicita’:

 

“Dalla Battaglia sul fiume Kalka al terremoto trascorse non molto tempo,otto anni. E poi venne la fame. Dal terremoto all’invasione di Batja passarono altri otto anni.

E in forza di cio’ non si ripopolo’ la terra nostra, ma al contrario si fece priva di vita.”

 

Avete ascoltato Dieci secoli della letteratura russa.


http://italian.ruvr.ru/radio_broadcast/6455535/95823014.html

Nella pagina linkata sono disponibili il contributo audio e una sequenza d'immagini.
 




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