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Ospite
31 Dicembre 2005, 17:41


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[b]Ubriaco centra auto polizia, perde 33 punti Prima non si ferma all'alt, poi viene fotografato dall'autovelox per eccesso di velocit&agrave;Â , infine si scontra con la vettura degli agenti &nbsp;[/b]TERNI -Ha infilato una serie di infrazioni che gli sono costate un totale di 33 punti tolti dalla patente. Il provvedimento ha riguardato un giovane della provincia di Terni. 
Poco prima delle tre di notte, una pattuglia della stradale ha intimato l' alt in una via di Terni ad un' Alfa 147, che invece di fermarsi si &egrave; allontanata a tutta velocit&agrave;Â . Poco dopo, sul raccordo Terni-Orte, l' autovelox avrebbe immortalato la stessa auto ad una velocit&agrave;Â  molto elevata. Poi, nei pressi di Narni scalo, la 147 &egrave; finita addosso ad una macchina (senza le insegne) della polstrada, scagliandola ad un centinaio di metri di distanza. 
I due agenti che la occupavano guariranno in 20 giorni dalle ferite riportate. Illesi i due giovani a bordo dell' Alfa: sottoposto agli esami di rito, quello che guidava, un 25enne della provincia ternana, &egrave; risultato avere assunto sia alcol sia stupefacenti. Il cumulo delle varie infrazioni ha portato al totale di 33 punti decurtati dalla sua patente ed alla denuncia a piede libero per guida in stato di ebbrezza. 
16 agosto 2005 

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[b]Si amano in chat, ma si scoprono marito e moglie
Con un'identit&agrave;Â  fittizia e dicendosi non sposati si erano innamorati online. Al primo incontro l'amara scoperta[/b]
AMMAN - Un amore scoppiato in chat e finito con un divorzio. Una normale storia romantica dei tempi di Internet? Non proprio, visto che la passione era nata fra quelli che gi&agrave;Â  erano marito e moglie, ma che si spacciavano per liberi nella chat. Al primo incontro dal vivo, dopo tante scaramucce romantiche virtuali, la coppia &egrave; rimasta cos&igrave; scioccata da divorziare immediatamente. &agrave;Ë† successo in Giordania, &egrave; la notizia &egrave; stata raccontata da Petra, l'agenzia ufficiale del Paese. 
DIVORZIO - Lui si chiama Bakr Melhem, lei Sanaa. I due, separati dal lavoro per diversi mesi, decidono di vincere la noia e la solitudine entrando in una chat room per fare nuove conoscenze. Lui si spaccia per Ã‚Â«AdnanÃ‚Â». Lei per Ã‚Â«JamilaÃ‚Â» ("bella") e dice di essere una donna non sposata, colta, musulmana devota con l'hobby della lettura. L'amore sboccia fra i due e per mesi, in chat infuocate, i due si promettono una futura vita insieme. Decidono di incontrarsi di persona vicino al deposito dei bus di Zarqa, a nordest di Amman, la capitale giordana. Al momento del faccia a faccia, ecco la rivelazione-choc. Bakr sbianca e volto e urla in faccia alla moglie con tutta la voce che ha: Ã‚Â«Sei divorziata, divorziata, divorziataÃ‚Â», la tradizionale formula con cui l'uomo pu&ograve; ripudiare la moglie nella tradizione islamica. Lei sviene, ma prima di perdere i sensi grida all'ex consorte: Ã‚Â«E tu sei un bugiardoÃ‚Â». 
09 febbraio 2005

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[b]Rivela alle mogli i flirt dei colleghi: licenziata La donna accusata di aver violato la privacy. Email sotto controllo e divieti a Ã‚Â«socializzareÃ‚Â»: cos&igrave; le aziende Usa scoraggiano l'adulterio &nbsp;[/b]
WASHINGTON - Il mondo giornalistico, anzi l'intero mondo americano del lavoro, &egrave; in subbuglio a causa di un insolito caso: il New York Times avrebbe licenziato una delle sue migliori giornaliste per avere svelato alle mogli di due colleghi maschi che i mariti le avevano tradite. Il caso &egrave; eccezionale perch&egrave; di norma nelle aziende Usa &egrave; l'adultero a perdere il posto, non chi lo denuncia. Il nuovo caso, comunque sia, rilancia il dibattito in corso sui tradimenti coniugali in fabbrica e in ufficio, un fenomeno in crescita, come dimostr&ograve; il mese scorso Harry Stonecipher, presidente moralizzatore della Boeing, che intrecci&ograve; un rapporto extraconiugale con una manager della compagnia e che, per questo, fu licenziato in tronco.
A narrare la vicenda della giornalista &egrave; ora il Washington Post , una testata concorrente, che cita Ã‚Â«fonti interne al New York Times Ã‚Â». La reporter licenziata &egrave; Susan Sachs, l'ex capo della redazione del giornale a Bagdad, in Iraq. La Sachs ha alle spalle una prestigiosa carriera di 32 anni, la maggior parte trascorsi in Russia e in Medioriente per Newsday , il quotidiano di Long Island. Secondo il Washington Post , durante i 18 mesi trascorsi a Bagdad la Sachs si sarebbe scontrata spesso con i colleghi. E quando ha appreso che due di loro avevano una relazione extraconiugale, avrebbe scritto una lettera alle mogli. Il New York Times l'ha trasferita a Istanbul e, dopo un'indagine interna, l'ha licenziata.
Non che nella vicenda sia tutto chiaro. Bill Keller, il direttore del New York Times , non commenta Ã‚Â«perch&egrave; si tratta di questioni personaliÃ‚Â». E Susan Sachs non solo ha smentito le accuse, ma &egrave; anche ricorsa al sindacato, che le ha dato fiducia assistendola con un avvocato perch&egrave; venga reintegrata nell'incarico. La Sachs ha dichiarato al Washington Post che Ã‚Â«le accuse sono completamente infondate, la mia onest&agrave;Â  non &egrave; mai stata messa in discussione, io sono innocenteÃ‚Â». E ha aggiunto di Ã‚Â«avere superato a gonfie vele l'esame della macchina della verit&agrave;Â Ã‚Â». Anche a questo, infatti, si &egrave; sottoposta la giornalista pur di scagionarsi. Tutto inutile: il New York Times sarebbe venuto in possesso di una sua email decisamente Ã‚Â«compromettenteÃ‚Â».
Lo scontro tra la giornalista, autrice del pi&ugrave; importante reportage sulla cattura di Saddam Hussein, e i colleghi a Bagdad era di dominio pubblico: gi&agrave;Â  nel gennaio del 2004, l' Observer di New York rifer&igrave; che la Sachs aveva protestato con il giornale perch&egrave; uno di loro portava la pistola, e che pi&ugrave; tardi aveva preso l'abitudine di registrare tutto ci&ograve; che veniva detto alle riunioni di redazione. Non era nota, per&ograve;, la storia delle lettere che, provengano o no da lei, interferiscono nella riservatezza dei colleghi e delle loro famiglie, e che sanno troppo di regolamento di conti. Sebbene non lo dica, &egrave; possibile dunque che il New York Times abbia voluto stabilire un precedente contro simili comportamenti.
Se cos&igrave; fosse, il quotidiano andrebbe contro corrente. Dai sondaggi, oltre un quinto dei dipendenti americani tradisce il coniuge sul lavoro e i due terzi delle aziende cercano di prevenire tali misfatti imponendo il Ã‚Â«divieto di flirtare fra colleghiÃ‚Â», o controllando email e telefonate interne. 
Se non di licenziamento, l'adulterio con un compagno di fabbrica o di ufficio &egrave; al minimo causa di trasferimento in altra sede (quasi sempre peggiore o periferica) o di retrocessione. Nel caso della Boeing, per esempio, i funzionari devono firmare un codice di condotta che li impegna a non mettere la compagnia in imbarazzo: Harry Stonecipher fu licenziato perch&egrave; lo viol&ograve;, mentre sarebbe toccato proprio a lui, per primo, Ã‚Â«dare il buon esempioÃ‚Â» al resto dell'azienda.
Come in politica - e lo conferm&ograve; il Sexgate del presidente Clinton, cio&egrave; lo scandalo di Monica Lewinski - e come tra i militari - dove i rapporti amorosi con i commilitoni possono comportare l'espulsione dalle forze armate - cos&igrave; negli affari &egrave; sempre pi&ugrave; richiesta la fedelt&agrave;Â  coniugale. Per commentatori come Richard Cohen del Washington Post , questo &egrave; Ã‚Â«il trionfo del neopuritanesimo americanoÃ‚Â». 
Quando scoppi&ograve; lo scandalo Stonecipher, Cohen scrisse che nessuna azienda ha il diritto di mettere il naso nella camera da letto dei suoi dipendenti, che in Europa queste questioni sono risolte con il buonsenso e concluse: Ã‚Â«Non voler&ograve; pi&ugrave; Boeing. Non volateci neanche voiÃ‚Â». Ma la sua non sembra essere l'opinione prevalente. Dai sondaggi, il richiamo del flirt nel mondo del lavoro aumenta perch&egrave; aumenta il numero delle donne che ne fanno parte e, insieme, aumenta la loro emancipazione. Il fenomeno preoccupa la maggioranza cattolica che ha rieletto il presidente Bush. Dai sondaggi (che &egrave; presumibile pecchino per difetto) nel '90 un marito su cinque ammetteva di essere infedele, contro una moglie su dieci. Ma oggi la percentuale delle mogli &egrave; salita a una su sei. La reticenza del New York Times , gi&agrave;Â  scosso dal clamoroso caso di plagio e falso di una delle sue ex star, Jayson Blair, &egrave; dunque comprensibile: in ogni azienda paiono esserci amori da nascondere. 
Ennio Caretto
10 aprile 2005 

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[b]Muore per le troppe caramelle Patrice C, 55 anni, &egrave; deceduto per i danni dovuti al consumo di migliaia di Ã‚Â«RicolaÃ‚Â», la pastiglia svizzera senza zucchero &nbsp;[/b]
PARIGI - E' morto per le caramelle. Una specie di overdose. Ne consumava chili. La sua droga erano le Ã‚Â«RicolaÃ‚Â», la caramella non zuccherata di produzione svizzera. Prima ha perso i denti e poi, per una serie di disturbi sopraggiunti, &egrave; morto, a 55 anni. Patrice C., aveva cominciato in vita una battaglia legale contro la ditta delle caramelle che lo stavano a suo parere uccidendo. Ora sono i suoi familiari ad accusare, in tribunale, i produttori delle Ricola. Non &egrave; ancora ben chiaro perch&egrave; la bulimia di Patrice C. per le pastiglie senza zucchero fosse arrivata a livelli patologici: per anni - aveva ammesso egli stesso - ne consumava fra un pacchetto e due al giorno (fra i 20 e i 40 confetti) nonostante sulla confezione in vendita sia scritto a chiare lettere che abusare del prodotto provoca disturbi come la dissenteria. 
AVEVA SMESSO DI FUMARE - Sembra che l'uomo avesse smesso di fumare e cercasse di calmare il nervosismo masticando le pastiglie preferite. Comunque, l'avvocato della societ&agrave;Â  che distribuisce Ricola in Francia, Marc Staedelin, ha appurato che Ã‚Â«Patrice C. ha mangiato fra i 600 e i 1.200 confetti al mese, cio&egrave; fra i 13,5 e i 27 chili in nove mesiÃ‚Â». Periodo al termine del quale il masticatore folle aveva i denti fuori uso. Non per le carie, ma perch&egrave; - in reazione a qualche sostanza - i suoi molari erano diventati affilati come lame. Mangiava e si feriva, parlava e sanguinava: l'incubo &egrave; durato diversi mesi, durante i quali il dentista aveva presentato a Patrice C. un preventivo di 15.000 euro per rifare la dentatura. Ma intanto l'uomo si era ridotto ad alimentarsi con una cannuccia, assumendo solo cibi liquidi e dimagrendo a vista d'occhio. Dopo la sua morte, i familiari hanno proseguito la sua battaglia davanti alla giustizia, proprio come i parenti dei fumatori morti di cancro che hanno denunciato i fabbricanti di sigarette. Chiedono alla ditta svizzera 92.000 euro di danni e interessi.
04 giugno 2005


