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SERGEY MAXIMISHIN
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Messaggio SERGEY MAXIMISHIN 
 
dal 10 marzo al 18 aprile alla galleria Grazia Neri di Milano in via Maroncelli, 14

Un ritratto della Russia oggi, a vent’anni dalle grandi riforme della Perestroika e dagli sconvolgimenti politici mondiali che hanno radicalmente trasformato gli equilibri   dell’ex-blocco Sovietico. Il fotoreporter russo Sergey Maximishin, con uno sguardo attento, discreto e sempre ironico, ha indagato problemi e contraddizioni legati alla quotidianità e ad aspetti della vita sociale di un Paese in forte e violenta trasformazione, ma ancora legato alla tradizione.  

INAUGURAZIONE
lunedì 10 marzo 2008 alle ore 18,30
Galleria Grazia Neri, via Maroncelli 14, Milano
Sergey Maximishin sarà presente all’inaugurazione


THE LAST EMPIRE
Twenty years after

L’obiettivo è ambizioso. Una raccolta di appunti visivi appassionati per raccontare con audacia  l’ineffabile: squarci di vita quotidiana dell’ex URSS che  prepotentemente si adagia su 11 fusi orari. Dai tempi di Gorbaciov l’Occidente cerca di tranquillizzarsi rispetto al gigante  dell’est alternando incauti slanci di ottimismo e simpatia  ad improvvisi, affrettati  ripensamenti.  Rimane un fatto: per noi al di qua dell’ex Cortina di Ferro, a 20 anni dalla Perestroika,  ciò che resta dell’impero degli zar del comunismo è ancora un mistero e Sergey  Maximishin,  come ogni grande artista, utilizzando un linguaggio fotografico personale, elegante, efficace, omogeneo e sempre intelligibile non vuole  placare le nostre ansie, non dà risposte. Là fuori da Mosca alla Kamchatka, da Pietroburgo alla Cecenia  i nemici sono molti: la miseria, la malattia, la guerra, l’avidità, le ricchezze accumulate in modo inaudito…Non ha tempo per celebrare gli eroi conclamati. I protagonisti preferiti dei suoi racconti muti normalmente sono anonimi. Di ciascuno riesce a catturare l’essenziale secondo coordinate spazio temporali precise. Da vero virtuoso varia i registri della narrazione mescolando dramma e ironia senza mai cedere alla lusinga del cinismo. Sta sempre dietro le quinte Maximishin, sia che si schermisca con la sua macchina fotografica sia, come quando partecipa alle celebrazioni del World Press,  soccombendo  alla sua naturale propensione per la modestia e la discrezione: osserva e agisce. E’ con questa serietà che si predispone alla creazione di preziosi documenti storici per le generazioni a venire. La sua spontanea empatia verso i propri soggetti  rende fruibile anche gli aspetti oggettivamente più aspri: le prigioni, la distruzione, non provocano rifiuto, semmai riflessione. Con grazia e grande gusto, inconsciamente interpreta i riferimenti dell’Occidente, li smonta e propone letture sfumate, contraddittorie o moderne: sul Monte dei Passeri di Bulgakov ci si arriva in seggiovia vestiti da businessmen e si pesca a torso nudo circondati da grattacieli anonimi, i Raskol’nikov contemporanei  si tatuano il corpo con simboli nazisti, il pope sbuca dall’acqua come un Rasputin redivivo, il Richiamo di Lenin è solo un locale con cameriere in giarrettiera, le moderne icone sono contaminate da elementi pagani, il conte Vronsky  è un nouveau riche circondato da  ragazze in abiti succinti…Scorrendo il libro una volta, la seconda e una terza  alla fine però l’impressione più indelebile è la dolcezza e la profondità dello sguardo di Maximishin che si posa sulla quasi totalità degli attori che animano questo libro: i suoi colori saturi e il suo gusto immediato per la composizione restituiscono vitalità e dignità  alle donne che preparano il pane il sabato santo, al bambino di Grozny che cerca le attenzioni di un gattino, alle insegnanti cecene che in abiti contadini restaurano la scuola distrutta dalla guerra, ai pescatori del Kazakistan, ai detenuti di Pietroburgo, agli inservienti del teatro Mariinskij e dell’Hermitage che per pochi rubli tengono viva una favola…Quasi per ricordarci che nell’ex impero a 20 anni dalla Perestroika tutto convive: il popolo autentico che arranca e i falsi zar, lo slancio verso la modernità e le situazioni retrograde, l’amore sincero per la propria terra e il nazionalismo più pericoloso. E che oggi come sempre il diabolico Voland è sempre in agguato.


Chiara Mariani
giornalista e photoeditor “Corriere della Sera Magazine”

Biografia
SERGEY MAXIMISHIN
biografia



Nasce nel 1964. Trascorre l’infanzia a Kerch, nella Crimea (Ucraina). Nel 1982 si trasferisce a Leningrado. Dal 1985 al 1987 ha servito l’esercito sovietico in qualità di fotografo per il Soviet Military Force Group di Cuba. Nel 1991 si laurea in fisica presso l’Istituto Politecnico di Leningrado. Successivamente lavora nel laboratorio di ricerca tecnica e scientifica dell’Hermitage Museum. Nel 1998 si laurea nella facoltà di fotogiornalismo di S. Pietroburgo. Dal 1999 al 2003 è stato fotografo per la rivista “Izvestia”. Dal 2003 lavora con l’agenzia tedesca “Focus”.

Pubblicazioni
The Times, Time, Newsweek, Parool, Liberation, Washington Post, The Wall Street Jornal, Stern, Business Week, Focus, Der Profile, Corriere della Sera, Izvestia, Ogonyok, Itogi e altri.

Premi

2001
Russia Press Photo contest:
• Primo classificato nella categoria "Culture" (singolo)
• Primo classificato nella categoria "Daily life" (progetto)
• Primo classificato nella categoria "Daily life" (singolo)
Premio "Golden pen" da “the St-Petersburg Union of Journalists”.
Premio "Photographer of the year" dalla rivista "Ogonyok".

2002
Russia Press Photo contest:
• Primo classificato nella categoria "the Nature, ecology and an environment"
• Terzo classificato nella categoria "People"
• Terzo classificato nella categoria "Humour"
St-Petersburg premio "Photographer of the year”.
Premio "Best report of the year" da “the Russian Academy of Journalism”.

2003
Russia Press Photo contest:
• Primo classificato nella categoria "the Nature, ecology and an environment" (singolo)
• Secondo classificato nella categoria "People" category
• Secondo classificato nella categoria "Culture" (progetto)
• Secondo classificato nella categoria "Culture" (singolo)
• Terzo classificato nella categoria "News" (progetto)
• Premio speciale della giuria

2004
World Press Photo:
• Primo classificato nella categoria "Arts and entertainment" (singolo)

Russia Press Photo contest:
• Primo classificato nella categoria "People" (singolo)
• Secondo classificato nella categoria "Daily life" (singolo)
• Primo classificato nella categoria "Culture" (singolo)
• Primo classificato nella categoria "Culture" (progetto)

2005
UNEP International Photographic Competition on the Environmental:
• Menzione d’onore

2006
World Press Photo:
• Primo classificato nella categoria "Daily life" (singolo)



Sergey Maximishin è rappresentato in esclusiva per l’Italia dall’agenzia Grazia Neri





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"Fratelli, ciò che facciamo in vita, riecheggia nell'eternità ".

"Dai diamanti non nasce niente. Dal letame nascono i fior" .

www.criticalcity.org

Non si può capire la Russia con la ragione...si può solo credere in lei

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Messaggio Fotocronache dall’ultimo impero Giornale del 15 marzo 08 
 
Fotocronache dall’ultimo impero

Una mostra che non dà risposte. Fornisce semmai l’occasione per farsi ulteriori domande. Come è cambiata la Russia dai tempi di Gorbaciov? Come si affronta, laggiù, la vita quotidiana nel Terzo millennio? Che fine ha fatto il comunismo? Che fine farà? Una manciata di scatti non risolve questi misteri, ma sollecita a pensare, perché quello rimane un territorio caratterizzato da mille contraddizioni. A vent’anni dai grandi stravolgimenti della perestroika, la ristrutturazione introdotta nel 1987 nell’allora Unione Sovietica per risanare l’economia nazionale, e che poi si rivelò come la scintilla di un cambiamento epocale, a vent’anni da quel periodo la società ha subito modifiche che hanno creato contrasti e profonde tensioni. Ricchezza e povertà convivono, insieme a raffinatezze e volgarità di ogni sorta.
A vent’anni da allora un fotografo racconta il suo Paese usando uno sguardo pieno di passione e ironia. Lui è Sergey Maximishin, premiato due volte con il World Press Photo (la competizione di fotogiornalismo più nota al mondo), nel 2006 nella categoria Daily life e nel 2004 nella categoria Arts and entertainment. La sua personale, dal titolo «L’ultimo impero» è ospitata alla Galleria Grazia Neri di via Maroncelli 14, fino al 18 aprile. Maximishin, classe 1964, è di origine ucraina. Nel 1982 si trasferì a Leningrado. Entrò nell’esercito sovietico dove prestò servizio come fotografo per il Soviet Military Force Group di Cuba. Dopo una laurea in fisica ha lavorato per il Museo dell’Hermitage e, dal 1998, si è dedicato al fotogiornalismo. Fino al 2003 prestando la sua opera per la rivista Izvestia, poi affiliato all’agenzia tedesca Focus. I suoi servizi sono stati pubblicati su alcune delle maggiori testate del mondo: Newsweek, The Times, Liberation, Washington Post, Wall Street Journal, Corriere della Sera e altri.
Il suo obbiettivo osserva con affetto il popolo russo, senza mai cadere nel banale o nelle eccessive celebrazioni. Si vede gente che affronta un quotidiano composto nella dignità e nei molti sforzi per migliorare una condizione tesa al riscatto. I protagonisti preferiti da Maximishin sono donne che preparano il pane nel giorno del sabato santo, cameriere sexy in bustino e giarrettiera, bimbi che giocano con i gatti, naziskin ricoperti da tatuaggi, insegnanti cecene vestite da contadine che partecipano al restauro di una scuola distrutta dalla guerra, pescatori in Kazakistan, detenuti di Pietroburgo, inservienti del Museo de l’Hermitage che lustrano teche di vetro per pochi rubli.

All’autore piace raccontare storie, ed è come se per farlo le scrivesse, standosene dietro una lente, con discrezione. La sua ricerca è un’antologia dove miserie e avidità, guerre e malattie, icone ed elementi pagani si mescolano, creando un tavoliere di colori materici e lampeggianti. È come un Martin Parr del comunismo ante litteram, che si abbandona a riflessioni pop eppure autentiche sui nuovi zar di quel mondo. Il suo scopo, in fondo, è uno soltanto. Attraverso il racconto, sembra volerci ricordare che nell’Ultimo Impero, vent’anni dopo, tutto convive in un combinato disordine: tradizioni e modernità, amore patrio e nazionalismi pericolosi, dignità e bassezze, buoni e cattivi. E nessuno ha tempo per farsi domande.
Aperta con ingresso libero. Per informazioni: tel. 02-625271; www.grazianeri.com.

fonteweb ilgiornale.it articolo di di Barbara Silbe





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E' inutile discutere con un idiota...prima ti porta al suo livello e poi ti batte per esperienza.

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Andrea
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