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TRA I SUDDITI DELLO ZAR VLADIMIR
Autore: Rapisarda
Data: 07 Gen 2008 14:15
Categoria: Cultura Russa
Tipo: Cultura Russa
Titolo Articolo: TRA I SUDDITI DELLO ZAR VLADIMIR
Descrizione: (da L’ESPRESSO 3 GEN 2008 N.52 - di Roberto Di Caro
TRA I SUDDITI DELLO ZAR VLADIMIR
(da L’ESPRESSO 3 GEN 2008 N.52 - di Roberto Di Caro


Articolo inviato dall'utente Toninooo

Viaggio nella provincia della federazione. Dove il sistema di potere di Putin e’ capillare. E si fonda su un enorme consenso. Perchè in cambio della fedeltà a Mosca arrivano soldi, strade, ponti e fitness club.

Visto, ti raccontano com’è bravo Putin? Si era ripromesso di raddoppiare in dieci anni il Pil , prodotto interno lordo, che in russo è Vvp come le iniziali di Vladimir Vladimirovic Putin, e c’è riuscito in tre mesi e due elezioni: le politiche del 2 dicembre dove ha stravinto col 64,3% e 315 deputati alla Duma su 450, e le presidenziali del 2 marzo prossimo dove Putin, uomo dell’anno per “Time”, non potendosi ripresentare, ha designato come successore il suo doppio, Dmitri Medvedev, che già gli ha garantito la poltrona di premier. Tutto si gioca a Mosca: soldi, nomine, potere. Ma la Russia che lo vota è un’altra, lontana e diversissima dallo sfolgorio talora un po’ cialtrone di Mosca. E’ la sterminata provincia dove il sistema di potere putiniano è capillare, a volte brutale, sempre convincente, comunque fondato su un vastissimo consenso.
Come Volgograd, dove alla fine hanno salvato anche l’ottobre rosso. E’ un simbolo, per Volgograd, Krasniji Oktiabr, complesso siderurgico dell’Unione sovietica di come fu temprato l’acciaio per farne turbine, carri armati, presse, razzi spaziali. Un nastro ininterrotto e malconcio di capannoni, ciminiere, ponti, torri, edifici, tralicci, disteso per otto km. Tra la città mito della resistenza al nazismo (Stalingrado, prima di Kruscev) e l’imponente madre Volga dove in primavera, quando sgela, transitano e attraccano alla stazione fluviale le navi da carico verso il mar Caspio e le barche dei moscoviti in gita. Un pezzo di storia abitato da 5 mila residui tecnici già pronti a cercarsi un altro lavoro: Ottobre rosso, privatizzato otto anni fa a capitali a maggioranza inglese, doveva essere infatti trasformato in abitazioni e shopping center per i nuovi consumi di massa della provincia anelante a copiare Mosca, e il resto raso al suolo. Ma a ridosso delle elezioni politiche generali del 2 dicembre, ecco arrivare l’uomo del destino, o di dio, insomma del piccolo padre Putin: Sergej Chemezov, presidente della compagnia di stato Rossiskic Tekhnologii. Che, nella linea putiniana di ristatalizzazione e ripontenziamento delle industrie strategiche, porta a termine la fusione di Krasniji Oktiabr con Barricady, complesso statale dove si costruiscono i razzi Topol-m per la marina militare, dispiegato qualche km. più a nord, direzione la città satellite di Volzskij sulla riva opposta della Volga al di là della più grande diga d’Europa e della annessa centrale idroelettrica. Contrordine compagni, niente più dimissioni: con la grande Russia tornano anche le grandi commesse statali, gli investimenti , i soldi, lo sviluppo, il prestigio. A certe condizioni, s’intende. Si investe e si spende nelle zone fidate, che se lo meritano. Perchè l’economia è la priorità, ma è la politica che ne decide i tempi, modi e luoghi. E lo fa con spettacolare meticolosità e un ostentato cinismo. Aveva un sindaco comunista, Volgograd: Roman Gerbennikov, anni 33, eletto appena sette mesi fa. A luglio, però, si era già staccato dal partito di Gennadij Zyuganov, e a dicembre guidava la campagna elettorale di Edinaja Rossija, la Russia unita di Putin. Anche Volzskij, 320.000 abitanti, aveva l’anno scorso per sindaco il comunista Igor Voronon e, per uno scherzo della legge elettorale, una maggioranza dei Liberal-democratici di Vladimir Zhirinovskij. Ma prima il sindaco e poi, trascorse appena due settimane dalle amministrative, tutti e 16 gli eletti del blocco ultranazionalista hanno traslocato in Russia Unita.
“Hanno mostrato uno spiccato senso di pragmatismo politico”, dice Elena Sharkova, vicepresidente regionale del partito, che ha condotto le trattative essendo lei stessa, come esperta di economia, passata in quattro anni da Zyuganov a Zhirinovskij a Putin: “dove la situazione è politicamente stabile, dove c’è compattezza d’intenti e di classe dirigente, li’ le risorse del centro arrivano molto più facilmente”. A Volgograd un miliardo di rubli per rifare le strade più la promessa di una tangenziale; a V0lzskij l’avvio dei lavori di un gigantesco terminal intermodale che ne farà lo snodo strategico dei traffici via fiume, ferrovia e strade verso est e sud, cioè Caucaso, Iran, Kazahstan,
moltiplicando per dieci l’’attuale tonnellaggio.
Se in due settimane o due mesi finiscono tutti nel partito del presidente, a che serve votare per altri? Così alle politiche di dicembre Russia Unita ha stravinto anche a Volgograd e nell’Oblast, regione dallo stesso nome. Con il 55% dei voti, nove punti in meno della media nazionale, è vero, ma tre volte tanto la percentuale racimolata alle amministrative di maggio dopo una serie di disastrosi incidenti dei putiniani: un sindaco in galera per corruzione, il successore transfuga, il candidato ufficiale mandato in onda mentre insultava tutto e tutti come se già fosse il satrapo della città. Ultimo tassello della campagna , di conquista o di acquisizione, delle truppe putiniane nel sud nostalgico, nella roccaforte rossa dei veterani di guerra, della fiamma eterna nel sacrario delle vittime, della statua alla madre patria al Mamaev Kurgan, la più alta di tutte le Russie, è il distacco dai comunisti di Nikolai Kirillovic Maksyuta, governatore della regione da 11 anni. “Se i giochi si decidono a Mosca, è qui in provincia, che ora e ancora più nei prossimi anni si avrà il massimo sviluppo, il più radicale cambiamento nei modi e nel tenore di vita. In queste città da un milione di abitanti, Volgograd, Krasnodar, Kazan, Perm, Rostov sul Don, Soci sul mar Nero prima stazione balneare zarista dove oggi Putin passa due mesi l’anno e che è tutta un cantiere in vista delle Olimpiadi del 2014. Qui si presenteranno anche le migliori opportunità di business”.. così Ferdimando Camoirano, genovese a Volgograd_Volzskij dal 1994, che con la sua Columbus ha ristrutturato i palazzi del potere, banche, chiese, teatri, ponti e centrale idroelettrica, edificato il più alto grattacielo della città, Le Vele, e il ristorant italiano Il Faro, e ora costruisce fabbriche e centri commerciali da Astrakan a San Pietroburgo fino all’estremo oriente nell’isola di Sakhalin.
Volgograd è lo specchio della Russia che ci aspetta. Dopo il crollo dell’Urss ha vissuto in sedicesimo le convulsioni dell’era Eltsin: “fra il ’90 e il ’96 abbiamo revocato la licenza di operare a ben 26 banche private”, racconta Aleksander Shiroki, da 16 anni direttore della Banca Centrale per l’Oblast di Volgograd: “ma superata la disastrosa crisi finanziaria del ’98, abbiamo oggi cinque banche locali e 52 filiali di altri isituti russi più la catena Sberbank”.
E’ rimasta attaccata, Volgograd, alla memoria, ai suoi 300 mila morti che nel ’43 decretarono l’inizio della fine di Hitler, si è tenuta la toponomastica sovietica e la statua di Lenin nella centrale piazza Lenin sulla via Lenin che la percorre tutta, unica vera arteria di una città snocciolata per 70 km. Sulla riva destra del Volga: “E’ una città conservatrice. Ma già nel ’88, epoca Gorbaciov, primo caso in Urss, venne smantellato il teatro drammatico statale e inventato il Net. Nuovo teatro sperimentale”, racconta il regista georgiano Otar Djanghiscerasvili, fondatore e tuttora direttore.
Vanta totale libertà espressiva e stilistica e sala sempre piena; predilige i classici, Shakespeare, Cechov. Moliere “Perché dobbiamo arrivare al pubblico di strada, non solo agli intellettuali e mantenerci quasi completamente con gli incassi”. Però ora sta allestendo un duro testo del quarantenne Nikolaj Koliada “su chi in periferia vive impaurito e abbandonato da Dio e dallo Stato, in una società orientata solo a fare soldi”. Anche Volgograd ha seguito, a ondate, i balenii del business di massa: sei o sette anni fa tutti aprivano distributori di benzina, poi per metà chiusi e il resto, una trentina, acquisiti dalla Lukoil, una delle due grandi holding petrolifere russe e la sesta privata al mondo, che qui ha una grande raffineria e un giacimento di petrolio da tre milioni di tonnellate l’anno. Le slot-machine sono ancora un affare, ci sono quattro catene con più locali, “ma il 1 luglio 2009 dovremo chiudere, se non cambiano la legge sul gioco d’azzardo voluta da Putin, che lo proibisce tranne in quattro grandi aree stile Las Svegas”, dice Vladimir Kipra, gestore in loco della catena Midland. Negli ultimi cinque anni è il boom dei grandi centri commerciali. Come il Diamant, ricavato proprio dalla Columbus con un elegante ristrutturazione di parte della Fabbrica di trattori dove in guerra producevano i tank T34; e il Park House, costruito exnovo su modello occidentalem cioè con grandi spazi e ampi negozi invece dei bugigattoli del vecchio bazar e dei primi shopping-center che ne facevano il verso solo con qualche decoro e un po’ di merci in più. Luccicano, i nuovi negozi: specie quelli della moda, per le curatissime russe una mania. Ci trovi le grandi marche internazionali e le loro scimmiottature autoctone o turche con nomi italiani. Ma anche i prezzi sono occidentali, e a Volgograd il salario di un operaio specializzato sta ancora sui 400-600 euro al mese. In compenso hanno da poco scoperto l’acquisto a rate: il giorno dell’inaugurazione, il magazzinoEto di Volgograd ha venduto elettrodomestici per 36 milioni di rubli, un milione di euro tondi tondi. Non è solo indebitamento: con gli investimenti cresce la domanda di manodopera e professioni qualificate, i salari aumentano in fretta, e a statali e pensionati, Putin ha alzato il reddito del 15%. Sale l’inflazione, ufficialmente al 11,8% benché sia almeno tre punti più alta: “Ma è un riflesso di crescita, non di depressione”, spiega Shiroki il banchiere.
La faccia della città cambia, semmai, più in fretta dei modi di vita. La criminalità è in calo, Elena Sharkova di Russia Unita vanta quest’anno “meno 18% e solo 4 omicidi, e 32 stupri in tuta a regione”. Anche se sua figlia Anna, 25 anni, riconosce che ai quartieri Ottobre rosso, Fabbrica di trattori e Setteventi, una ragazza non rientra sicura la sera per la criminalità diffusa delle gang giovanili. Kipra, il gestore delle slot-machine, giura che non si vede una sparatoria per strada da fine anni ’90, e che la mafia “è come se non ci fosse”. In realtà i clan ceceni, georgiani, azeri si sono spartiti la piazza per aree di business e indossano gli abiti buoni dei finanzieri. I giovani non leggono, dice il regista Djanghiscerasvili: ma affollano gli oltre 70 fitness club, i tre bowling presso i centri commerciali e , quando arrivano i più noti dj moscoviti, le dieci discoteche, come il Pirana e l’Ibiza presso la Stazione fluviale.
In questa Russia profonda, pronta con qualche anno di ritardo a spiccare il balzo dello sviluppo rapido e dei consumi di massa, Putin il calcolatore. Putin il freddo, Putin che incarna il potere, è percepito come la migliore assicurazione disponibile sulla piazza.
  
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