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Lo Zar A Racconigi
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Messaggio Lo Zar A Racconigi 
 
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racconigi
Dal 23 al 25 ottobre 1909 Nicola II Romanov, imperatore ed autocrate di tutte le Russie, venne in Italia per una visita di stato. La visita restituiva quella compiuta nel 1902 dal re Vittorio Emanuele III a San Pietroburgo. Nicola II e Vittorio Emanuele III erano legati da un rapporto di sincera amicizia, instauratosi fin dal 1896, quando l’allora principe ereditario italiano aveva presenziato alle nozze dello zar con Alessandra d’Assia e del Reno (Alix Viktoria Helena Luise Beatrice von Hessen und bei Rhein). Non a caso, nel presentare l’evento ai propri lettori, il New York Times scrisse: Csar long a friend of Victor Emmanuel. Tra i due paesi intercorrevano da tempo ottime relazioni diplomatiche; la regina d’Italia Elena del Montenegro era, seppure alla lontana, parente dei Romanov; ed in particolare nel corso del 1909 i rapporti personali tra i due sovrani e quelli più generali tra l’Italia e la Russia erano stati rafforzati dall’ondata di simpatia derivante dai fondamentali soccorsi portati dalle navi russe alle popolazioni vittime del terremoto di Messina e Reggio Calabria del 28 dicembre 1908.
La visita, più “blindata” di un moderno G8, costituì un evento di grande portata internazionale, che richiamò l’attenzione della stampa mondiale. Più volte rinviata negli anni precedenti, si trovò infatti a svolgersi in un anno di particolare tensione politica e diplomatica, a causa dell’annessione della Bosnia Erzegovina, operata  dall’Austria – Ungheria nel 1908.
Racconigi vi invita a riviverne non solo questi risvolti, ma anche quelli mondani, con tutto il pathos, le suggestioni, le “stranezze” e i non pochi… misteri di contorno!
LA STORIA
PERCHÈ A RACCONIGI
Nicola II godeva di pessima fama in tutta Europa, soprattutto dopo la cosiddetta “domenica di sangue”: il 2 gennaio 1905, sulla piazza antistante l’Ermitage, una pacifica dimostrazione di operai e contadini  era stata repressa dal fuoco della Guardia Imperiale.
Nel corso del 1909, in occasione delle due visite ufficiali dell’imperatore in Francia e Regno Unito, Parigi e Londra erano state teatro di vibranti manifestazioni di protesta. La notizia di una sua prossima visita anche in Italia scatenò polemiche, minacce di scioperi e dimostrazioni “rumorose” di dissenso.  Roma pareva perciò una sede poco adatta e pericolosa per ospitare l’evento.
La scelta di Racconigi fu maturata gradualmente, dopo che si erano scartate altre possibilità, come quella di ospitare il sovrano su una nave al largo, com’era successo in Francia (Cherbourg) ed in Gran Bretagna (Cowes).
Accanto al fattore della facile difendibilità del sito, a favore di Racconigi giocò probabilmente anche il desiderio del re di ospitare Nicola in un contesto famigliare, analogo a quello in cui era stato accolto a San Pietroburgo nel 1902. L’atmosfera di Racconigi poteva (e doveva) evocare quella di Tsarskoe Zelo e Peterhof, le residenze predilette dai Romanov, come Racconigi lo era dai Savoia.
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L'ANNUNCIO
La data e la sede della visita furono tenute segrete fino ai giorni immediatamente precedenti. In Italia, il primo giornale a darne notizia, il 17 ottobre, fu l’Avanti! che lo intuì dalle strette misure di polizia già in atto. Quello stesso giorno (una domenica, ed i quotidiani lo avrebbero pubblicato solo l’indomani), re Vittorio Emanuele, ricevendo a Racconigi il sindaco di Torino senatore Teofilo Rossi, con la Giunta, aveva giustificato il disordine causato dai lavori di adattamento, di addobbo e di completamento di taluni appartamenti, affermando: “Già, ora deve arrivare lo Czar: almeno, tutti lo dicono”.
Poi sorridendo aveva aggiunto: “È certo possibile che arrivi qui fra qualche giorno. È naturale, però, che non se ne dica nulla di ufficiale e preciso: con tutto quel che capita in questi tempi, un Capo di Stato fa bene a viaggiare senza strombazzare ai quattro venti, due mesi prima, l’itinerario del suo viaggio…”.  
La notizia trapelò così sulla stampa internazionale quasi in concomitanza con l’inizio del viaggio dello zar, da Odessa: il sovrano stava infatti trascorrendo le villeggiature estive in Crimea, nel palazzo di Livadia (lo stesso che nel 1945 avrebbe ospitato la famosa Conferenza di Yalta).  
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IL CONTESTO EUROPEO
Tra i motivi che resero altissima l’attenzione dei giornali, spiccava quello della delicata situazione politico – diplomatica del periodo. Nel 1908 l’Austria – Ungheria aveva infatti invaso la Bosnia – Erzegovina, violando alcune clausole dei trattati con altre potenze europee, ed in primo luogo con l’Italia e la Germania, ad essa legate nella cosiddetta Triplice Alleanza.
Benché nulla fosse stato annunciato in proposito, ci si attendeva che nell’occasione della visita, lo zar, il re, ed i loro governi avrebbero preso posizione in merito. Anche per questo in Austria la Tägliche Rundschau– considerata assai vicina al principe ereditario - vi dedicò un articolo alquanto polemico: “Secondo qualche giornale russo – essa scriveva – la visita dello Zar in Italia deve distruggere quanto resta della Triplice, staccare l’Italia per sempre dalla Germania e dall’Austria. I giornali russi mostrerebbero più tatto non menando vanto di un viaggio fatto con tali precauzioni, timori e misteri da destare pietà”. L’articolo si concludeva con la considerazione che“questa non è una marcia trionfale, è una fuga”.
Ci si riferiva al fatto che l’imperatore aveva scelto di raggiungere l’Italia compiendo una lunga deviazione in Germania e Francia, al fine di evitare ostentatamente di attraversare l’Austria. Il viaggio in sé costituì perciò uno dei motivi di pathos di quella visita.  
LE MISURE DI SICUREZZA
Come scrissero i giornali, il tratto di ferrovia da Collegno, per il bivio Zappata, sino a Moncalieri fu quello dove venne maggiormente intensificata la sorveglianza: “Due grandi fasci di truppa e di forza pubblica stringono in una cintura umana la strada di ferro… Gli ufficiali di pubblica sicurezza entrano in tutte le case e le cascine prossime ai binari e obbligano gli abitanti all’interno degli edifici, vietando di sporgersi dalle finestre, di affacciarsi agli usci”.
Tutti i passaggi a livello erano sorvegliati strettamente, così come le strade di accesso: “Gli stradali che si snodano e serpeggiano intorno, sono attraversati qua e là da travi enormi, che li tagliano ad intervalli. Sono stati posti per un ordine venuto dall’alto, affinché… se qualche automobile carica di esplosivi si fosse lanciata per caso contro il treno reale avrebbe dovuto infrangersi contro quegli ostacoli potenti! Si dice che tale ordine sbalorditorio proviene dalla polizia russa”!
Di ciò non potremo mai avere conferma; è certo tuttavia che in prossimità della visita, il capo della Guardia Segreta Personale dello zar, Alexander Spiridovich, era stato a Racconigi; egli viaggiò poi con Nicola II sul treno imperiale e nelle sue memorie scrisse: “Le autorità italiane avevano adottato tutte le più serie misure per impedire qualunque dimostrazione socialista lungo il passaggio del treno imperiale a Torino. Avevano dispiegato molta polizia e molti soldati. L’imperatore, che era affacciato al finestrino del treno, lo notò e, osservando che molte delle sentinelle erano accompagnate da cani poliziotto, disse a Dyeduline: “Guarda Vladimir Alexandrovitch: usano cani poliziotto proprio come noi”. Presso la corte imperiale, Vladimir A. Dyeduline era il “Commander of the Palace” chiamato anche “Warden of  the Palace”.
L'ACCORDO SEGRETISSIMO
È del tutto evidente che, essendo segreto, il testo dell’accordo non venne rivelato. Nelle sue memorie, Spiridovich ha scritto che tutti pensavano che la visita dovesse essere puramente di cortesia mentre: “In realtà, fu durante l’incontro a Racconigi che l’Imperatore ed il re firmarono un trattato segreto di reciproca intesa tra Russia ed Italia sui Balcani, dove volevano contrastare la crescente influenza austriaca”.
Il potente “poliziotto”, stimatissimo dalla zar e strenuamente difeso in alcune circostanze avverse della sua vita, aggiunge: “Il trattato aveva grande importanza politica e fu circondato da grande segretezza. Oltre ai sovrani, era conosciuto solo da pochissima gente”.
E nulla davvero trapelò; nel corso della Conferenza Stampa tenuta alle 10.30 del 25 ottobre in Municipio, Giolitti si tenne alquanto abbottonato; il Ministro degli Esteri russo, Isvolsky, si limitò a dire che: “Vi è questo grande interesse comune: di mantenere la pace, di conservare lo status quo in Oriente, di sviluppare l’autonomia dei popoli balcanici. Su questo punto Italia e Russia hanno una perfetta identità di vedute”.
Poi, partito lo zar alle 14.30 del 25 ottobre, e fattasi ormai la notte, l’Agenzia Stefani batté il comunicato ufficiale: “Il convegno del Re d’Italia con l’Imperatore di Russia è stato improntato a quella grande cordialità che corrisponde intieramente all’indole delle relazioni che si sono stabilite tra l’Italia e la Russia… I colloqui tra i ministri Tittoni e Isvolskj hanno avuto naturalmente per oggetto le varie questioni politiche del giorno e specialmente le questioni balcaniche. È stato constatato che in questo campo Italia e Russia tendono alla stessa meta: cioè al consolidamento dello statu quo politico attuale in Turchia e all’indipendenza ed allo sviluppo normale e pacifico degli Stati balcanici. Pertanto il riavvicinamento fra l’Italia e la Russia non può suscitare diffidenze di sorta e sarà certamente salutato da tutte le Potenze come un elemento serio per la conservazione della pace”.
Ciò che veramente fu e le conseguenze che riverberò negli anni successivi sui rapporti diplomatici italiani (guerra di Libia, primo conflitto mondiale) verrà dibattuto ad ottobre nel corso di un convegno internazionale.
    
0000016 foto di gruppo con Zar, Il Re D'italia e Giovanni Giolitti presidente del Consiglio


Aspettando lo Zar ...
Apertura straordinaria del castello di Racconigi, in notturna. Nel contesto delle giornate europee del patrimonio
Lungo il percorso saranno proposti momenti di spettacolo teatrale e di narrazione che faranno vivere al visitatore l'atmosfera dei preparativi e dei momenti maggiormente emozionanti di quei tre giorni di ottobre del 1909
26 settembre 2009 dalle 20.30 alle 22.50, partenza ogni 20 minuti (gruppi max 25 persone)
www.ilcastellodiracconigi.it
 




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Messaggio Re: Lo Zar A Racconigi 
 
Grazie! Molto interessante! Cercherò di farci un salto.
 



 
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