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gringox
09 Settembre 2005, 16:34


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Ã¢â‚¬Â¦Bevuto il caffe', un caffettaccio orribile, verso le 9,30 mi rimetto in movimento. La stanchezza di ieri sembra alle spalle, pur non avendo dormito molte ore. Forse il desiderio forte di proiettarmi in territorio ucraino mi sostiene e mi stimola.
Gli ultimi 60 km circa di strada statale scorrono veloci. Solo qualche mezzo pesante ogni tanto rallenta un po' la corsa. Targe russe, polacche, ucraine, tedescheÃ¢â‚¬Â¦qualche italiano, si alternano su questa direttrice importantissima che collega il profondo est con l'europa. Ma qui anche l'europea Ungheria mostra il suo volto povero e trascurato. Anche qui i carretti trainati da cavalli si incontrano facilmente (come in Ucraina) e i villaggi non sono poi cosi' diversi da quelli che si incontrano attraversando la campagna ucraina dell'Ovest.
Grande sorpresa all'arrivo a Zahony: tutti i miei calcoli, in base all'esperienza vissuta mesi prima delle ore di attesa al confine, mi portavano a ritenere che, dopo le 6-7 ore in dogana, sarei entrato finalmente in Ucraina verso le 16,00 - 17,00 e da li' poi gli ultimi 900 km circa li avrei coperti in 7-8 ore, giungendo a Kiev finalmente in nottata. Ma lo stupore e' grande nel vedere che davanti a me, pochissime macchine mi precedono, mentre in senso opposto un mare di furgoni bianchi e auto ordinatissime attendono il loro turno. Grandioso, penso. Vai che forse riesco ad arrivare a Kiev in serata o addirittura nel tardo pomeriggio! 
Pensieri positivi che subiranno una doccia fredda e pungente!
Un po' emozionato, con la macchina nuova, affronto il mio turno alla frontiera ungherese. Patente, libretto, accostamento dell'auto, apertura bagagliaio e cofano, controllo del telaioÃ¢â‚¬Â¦un doganiere gentilissimo, tedesco - pensate un po' - facente parte del gruppo europeo internazionale di doganieri in missione Ã¢â‚¬Å“insegnamentoÃ¢â‚¬Â presso le varie dogane della Ã¢â‚¬Å“nuovaÃ¢â‚¬Â europa. Il foglietto provvisorio in sostituzione del libretto, non ancora pronto, non mi crea alcun problema.
In un attimo sotto i piedi sento i cigolii del vecchi ponte metallico d'epoca sovietica costruito sul fiume Tissa, che divide in questo punto Ungheria e Ucraina. Il versante ucraino e' a un passo. Ecco di nuovo il mio turno. Rapidissimo. Consegno patente, foglietto provvisorio e fotocopia del libretto. Mi vedo otto occhi puntati addosso, quattro nei confronti della gringmobile, due che accompagnano una smorfia sadica, nei confronti dei documenti consegnati e l'ultimo paio che soprassiede la situazione. Inizia in breve un battibecco salato tra me e loro. 
Non mi vogliono far passare! Il foglietto non e' accettato da questo Paese che mira all'Europa, ma che avra' ancora decenni lungo il processo verso l'integrazione. Inizialmente pacata, la conversazione si trasforma presto in un Ã¢â‚¬Å“casoÃ¢â‚¬Â da circo. Provo con la corruzione: 20 Euro (che durante il passaggio con la webbossmobile di qualche mese fa avevano funzionato). Mi vedo ridere in faccia. Estraggo allora la banconota profumata da 50 Euro. Peggio che andar di notte. Mi sento bofonchiare che se continuo cosi' mi applicano l'articolo statale ucraino sulla Ã¢â‚¬Å“deportazioneÃ¢â‚¬Â e rischio di non metter piu' piede definitivamente in territorio ucraino. Allora cambio strategia. Ritorno pacato, cerco il dialogo e l'intermediazione. Chiedo di poter parlare coi superiori. Accettano. Ma, sconvolto e incredulo, sento che la cosa si sta mettendo male. Mi fanno accostare la macchina a lato e mi chiedono di seguirli. Da questo momento sono Ã¢â‚¬Å“trattenutoÃ¢â‚¬Â per circa tre ore, nelle quali si alternano confronti serrati coi militari, attese fuori dall'ufficio, telefonate varie e attimi di speranza si rincorronoÃ¢â‚¬Â¦ma sono vani. Nulla sembra fermare la loro Ã¢â‚¬Å“deontologiaÃ¢â‚¬Â, improvvisamente divenuta sana e incorruttibile, per chissa' quale recondita ragione. Ne' le mie parole, le mie suppliche, le mie spiegazioni ragionate, le mie proposte di Ã¢â‚¬Å“accordarciÃ¢â‚¬Â in qualche modo, modificano la loro impostazione. E' un foglio finale, controfirmato da me sotto costrizione, timbrato e vidimato dal capo, il glaciale verdetto contenente l'indicazione della mia infrazione dell'articolo del codice per l'immigrazione in Ucraina, che provoca il rifiuto del mio ingresso in macchina in Ucraina. Un verdetto ormai senza ricorsi. Ci provo io, ingenuamente, col foglietto tra le mani a supplicare in un ultimo atto di coraggio. Nulla da fare. Mi accompagnano alla macchina e mi fanno segno di far dietro front, indicandoni nuovamente il ponte ferroso sul Tissa. Ho perso. Sto rientrando in Ungheria. Qui affronto un po' di coda e poi un nuovo controllo alla dogana ungherese. Faccio capire che ci ero appena passato e che mi avevano rimandato indietro gli ucrainiÃ¢â‚¬Â¦
Deluso e sconfitto, gia' nuovamente in territorio ungherese, mi fermo un attimo e prendo in mano la cartina stradale. Subito decido. Prodeguo. Ostinato. Provo a valicare il confine da un'altra parte. La mia mente si butta subito verso la Romania, magari l'aggiramento ucraino attraverso la Moldavia. Ma la strada e' lunga ed e' gia' mezzogiorno.

Fine terza puntata

Gringox


