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gringox
20 Settembre 2005, 11:11


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Mentre proseguo a ritroso, lentamente, penso e ripenso a quello che mi e' successo e a quello che sto per fare. E non sono convinto del tutto. La Romania e' lungaÃ¢â‚¬Â¦circa 300 km. di territorio, prima di giungere al confine di Suceava (quello che ti porta a Chernovcy, in terra ucraina, per intenderci). Arriverei sicuramente di sera, forse di notte, immagino che strade ci saranno sul versante romeno. E poi sono stanco, gia' stanco, nonostante il sole caldo sia ancora alto sopra di me. E strane idee iniziano ad assalirmi la mente: forse che sia meglio non ostinarsi con altri confini e lasciare la macchina a Chop e prendere il treno? Ma poi, dove cavolo la lascio la macchina? E se me la rubano? E poi quanto costera'? Sara' sicuro? MahÃ¢â‚¬Â¦Oppure forse e' meglio tornare a Budapest e lasciarla la' in qualche parcheggio e prendere l'aereo? O forse spararsi il ritorno fino a Milano ora e parcheggiare la gringmobile in garage e rientrare a Kiev in aereoÃ¢â‚¬Â¦Tutti pensieri che entrano ed escono velocemente e mi confondono le idee.
No. Vado avanti, almeno mi do' un orario e sposto la decisione finale di qualche ora piu' avanti. Tanto - penso - fino a sabato sera ho tempo di girare e decidermi. L'imperativo e' l'arrivo in ufficio a Kiev lunedi' mattina (5 settembre), assolutamente ed improprogabilmente!! Impegni importanti d'ufficio mi aspettano.
E poi, se non altro, ho un'altra possibilita' Ã¢â‚¬Å“unghereseÃ¢â‚¬Â di valicare il confine. La seconda frontiera, quella piu' meridionale non e' lonatnissima da qui ed e' meno battuta e conosciuta di quella di Chop e, chissa' mai, che non conoscano bene le regole del libretto della macchina o che almeno siano piu' Ã¢â‚¬Å“dociliÃ¢â‚¬Â e portati al Ã¢â‚¬Å“dialogoÃ¢â‚¬Â. Questa volta preparo subito la banconota da 50 euriniÃ¢â‚¬Â¦
E cosi' proseguo. Sempre con la cartina sotto mano, dato che la campagna ungherese di confine e' un dedalo di stradine strette che attraversano paesucoli vivaci in queste ore del giorno, ma del tutto privi di una qualche indicazione stradale.
Nel centro di Mateshalka un cartello seminascosto mi indica che la strada per il confine e' quella che prosegue sulla sinistra. La imbocco ad andatura moderata. Nessun segno di Ã¢â‚¬Å“UcrainaÃ¢â‚¬Â, nessun mezzo con targhe ucraine o russe, inizio un po' a preoccuparmi. Forse che sia chiuso quel cavolo di confine? Mah, penso, tanto ormai mancano una manciata di chilometri, eventualmente faro' dietro-front e poi pensero' sul da farsi. Il ponte sul fiume Tissa in questo angolo di Ungheria non segna come a Chop il confine naturale con l'Ucraina. Lo attraverso e sono ancora in Ungheria, ancora per pocoÃ¢â‚¬Â¦Improvvisamente vedo il cartello indicante la dogana e in un attimo mi ritrovo incolonnato dietro ad una serie di macchine, poche a dir la verita'. Sono arrivato al confine di Tisabech-Vilok. La bandiera ungherese e, poco piu' in la', quella ucraina sventolano baldanzose ed io tiro un sospiro di sollievo. La frontiera e' aperta, ora speriamo in bene. 
E' il mio turno, per la secona volta nell'arco di qualche ora tento di valicare il confine. Consegno prima il passaporto e poi la carta d'immigrazione compilataÃ¢â‚¬Â¦il Ã¢â‚¬Å“clacÃ¢â‚¬Â del timbro sulla pagina del passaporto e sul modulino mi infondono qualche speranzaÃ¢â‚¬Â¦un'illusione, che dura pero' qualche attimo di secondo! Ã¢â‚¬Å“Teh-passport pozhalujstaÃ¢â‚¬Â (il libretto della macchina per favore) - mi chiede subito il doganiere gentilmente, gli consegno il fatidico Ã¢â‚¬Å“fogliettoÃ¢â‚¬Â sostitutivoÃ¢â‚¬Â¦e' la fine penso. Non passero' neanche stavolta. Lo prende, lo gira, lo rigira, mi guarda e si mette a ridere. Cos'e' questa roba qui? Accosta la macchina e aspetta - mi dice. Che cosa non so, forse che arrivi qualche altro superiore, forse ho qualche speranza, forse posso contrattare, mahÃ¢â‚¬Â¦aspettiamo. Oppure chissa', magari hanno comunicato l'informazione dal confine di Chop e visto che mi trovano recidivo, questa volta incorrero' in casini maggioriÃ¢â‚¬Â¦
Un'altra ora circa di trattative che si concludono per la seconda volta con un secco rifiuto. Firmo la dichiarazione di espulsione, accetto il fatto che mancano i documenti necessari per poter entrare nel territorio ucraino con la propria macchinaÃ¢â‚¬Â¦e mi ritrovo sconsolato di nuovo al volante, ancora una volta in Ungheria, ancora una volta in quelle stradine di campagna, senmpre piu' stanco e demoralizzatoÃ¢â‚¬Â¦e intanto il pomeriggio volge alla sera.
Che fare? Dopo un paio di telefonate in Italia e a Kiev per qualche scambio di consigli, decido che sono ancora in tempo a provare testardamente, ma da un altro Stato. Cartina alla mano vedo che la Romania sarebbe comoda perche' a un passo da qui, ma il primo valico segnato con l'Ucraina e' verso Suceava ed e' parecchio distante, circa 300 km e poi mi immagino quelle stradeÃ¢â‚¬Â¦ci arriverei stanotte. Un rischio che mi pregiudicherebbe un'eventuale successiva dcisione di rientrare disperatamente a casa in Italia. Non ce la farei poi in un giorno solo!
Allora decido di puntare verso nord, verso la Slovacchia, piu' lonatana da qui, ma piu' compatta e con due o tre valichi di confine con l'Ucraina, tutti vicini ed abbordabili. E poi mi sento piu' tranquillo, la Slovacchia e' terra slava, non so perche', ma la sensazione e' di maggiore sicurezza, rispetto alla Romania. 
E cosi' di nuovo mi ritrovo a Neghirehaza, mi mangio un veloce panino dall'amico McDonald e proseguo. Si sta facendo sera. Un sorriso sulle labbra mi viene alla vista del cartello Ã¢â‚¬Å“TokajÃ¢â‚¬Â che segna il passaggio nella cittadina famosa per la produzione del vino ungherese Ã¢â‚¬Å“tokajÃ¢â‚¬Â. Veramente un posto carino, e anche turistico sembrerebbe. Oltre ai dolci rilievi contornati di viti, che scendono lievi verso l'ansa del fiume Tissa, nel paese pullulano le scritte Ã¢â‚¬Å“thermeÃ¢â‚¬Â, a confermare la notorieta' della zona come centro termaleÃ¢â‚¬Â¦Purtroppo non ho ne' tempo ne' voglia per fermarmi ad una delle tante bancarelle lungo la strada che vendono bottiglie di bianco tokaj di produzione propriaÃ¢â‚¬Â¦

E' gia' scuro quando attraverso il confine ungherese slovacco. Velocemente, senza intoppi. Questi due Paesi amici ormai hanno anche deciso di optare ad un risparmio di strutture e di personale. E cosi' ecco che di barriera doganale ce n'e' una sola comune. I due doganieri quello ungherese e quello slovacco sono insieme. Non imagino come facciano a capirsiÃ¢â‚¬Â¦sta di fatto che mi guardano velocemente il passaporto, senza nemmeno prenderlo in mano e poi con un breve cenno mi fanno proseguire. E' gia' buio. Sono in Slovacchia. Mi dirigo verso Koshice.

Fine quarta puntata.

gringox


