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gringox
22 Settembre 2005, 11:59


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Poche macchine mi fanno compagnia nella lenta mia corsa verso Kosice. Logicamente l'orario, ma piu' probabilmente la mancanza di paesi e citta', fanno si' che in questa parte di Slovacchia non ci sia assolutamente quasi nessuno per le strade. Purtroppo non riesco neppure a rendermi conto di cio' che ho intorno, solo sagome di casette sparse per la campagna, di alberi e cespugli, e un continuo saliscendi della strada che alterna curve a gomito, tornanti, a tratti diritti e lisciÃ¢â‚¬Â¦ Intravedo tanto verde, tanta campagna, anzi collina dolce. Nulla da dire sulla qualita' della strada. L'asfalto e' in ottima condizione, meglio sicuramente rispetto alle strade ungherese, neanche paragonabile a quelle ucraine.
Durante questi lunghi momenti solitari, governati da un'alta concentrazione, non ascolto neanche la radio, neanche un discoÃ¢â‚¬Â¦beh, a dir la verita', e' gia' qualche ora che ho spento tutto. Sembra quasi un rifiuto dei suoni esterni e una ricerca della concentrazione. Un'immersione nei propri pensieri. Guardo fuori, guardo il volante, guardo dritto avanti a me. Nonostante sia sceso il buio, e senta fortemente la stanchezza, non ho sonno. Sicuramente in me, mi conosco, sta giocando il fatto dell'emozione di trovarsi in un nuovo Paese, che ancora non era stato visitato da me. E quindi la voglia di scoprire, di vedere, anche se si vede poco niente fuori, la voglia di arrivare a Kosice, che so, per sentito dire, che si tratta di una citta' importante slovacca e grandeÃ¢â‚¬Â¦infine la speranza di poter stavolta valicare il benedetto confine ucraino e potersi poi rilassare ad Uzhgorod, prima di riprendere il cammino domani mattina. E intanto rifletto ad alta voce su come questa volta devo approcciarmi ai doganieri, cosa fargli vedere, cosa inventare. Sicuramente il fatto che sia sera e che comunque arrivi al confine di Uzhgorod tardi gioca a mio favore. In queste ore chissa' che ci siano dei turni di militari piu' Ã¢â‚¬Å“dociliÃ¢â‚¬Â e sensibili e che possano venirmi incontroÃ¢â‚¬Â¦Le ho provate tutte in Ungheria, tanto da rassegnarmi ormai che questa volta i soldi non aiutano, maÃ¢â‚¬Â¦era giorno, c'era movimento e, anche per loro, uscire allo scoperto ed accettare denaro poteva costituire fonte di rischio nei confronti di qualche superiore che poteva piombare a controllare la situazione da un momento all'altroÃ¢â‚¬Â¦ora no. E' sera inoltrata. I superiori dormono o si stanno ubriacando da qualche parteÃ¢â‚¬Â¦e zacchete, io riusciro' nel mio intentoÃ¢â‚¬Â¦Pensieri folli che si inseguono. Una cosa e' ormai chara. Questo di Uzhgorod sara' l'ultimo tentativo, dopo il quale, se dovesse andare buca, behÃ¢â‚¬Â¦non rimane altro che prendere l'amara decisione del ritorno a casa, a Milano. Non ho alcuna intenzione di lasciare la nuova Ã¢â‚¬Å“gring-mobileÃ¢â‚¬Â da qualche parte in Slovacchia, in attesa di venire a riprenderla chissa' tra quanto tempoÃ¢â‚¬Â¦!!
Oltrepassato Presov, una lunga discesa semidiritta mi apre una visuale su una pianura puntellata di lucine arancioni contornate da un alone molto intenso, le classiche luci dei lampioni della citta'Ã¢â‚¬Â¦evidentemente mi sto avvicinando a Kosice. E sono quasi le 22,30. Questo fatto mi consola, significa che, in base alla cartina, sono a circa 140 km dal confine di Uzhgorod e se tutto va bene tra un'oretta e mezza dovrei esserciÃ¢â‚¬Â¦
Nonostante l'orario tardo e il fatto che fosse la mia prima visita in questa citta', grazie a delle indicazioni chiarissime e ad un sistema stradale moderno di cavalcavia, viadotti e speci di tangenziali, in poco tempo mi lascio alle spalle Kosice e proseguendo in salita mi dirigo verso Mihalovce, l'ultima grossa cittadina prima del confine. La strada sale parecchio, evidentemente siamo in montagna ed inizio a sentire un po' di freschino. Anche lungo questa statale trovo poco traffico, qualche camion con targhe straniere, ucraini, polacchi, ungheresiÃ¢â‚¬Â¦
Attraverso diversi paesini spenti, bui. Tutto tace, tutto fermo. Improvvisamente penso: Ã¢â‚¬Å“cavolo, ma pensa te dove sono finito, hehehe, sono in Slovacchia, ma chi poteva mai immaginarloÃ¢â‚¬Â¦e adesso entrero' dal confine di Uzhgorod; mah, speiamo in bene. Va bon, andiamo avantiÃ¢â‚¬Â¦Ã¢â‚¬Â, e rido tra me e me, definendomi un pazzo!! Ripenso brevemente alla giornata di oggi, sono in piedi dalle 8,30 e in movimento dalle 9,30 e ne ho fatta di strada, con tutte le Ã¢â‚¬Å“batosteÃ¢â‚¬Â che ho preso e lo stress che ho accumulato; sono in piedi con un boccone dell'amico MacDonald ingurgitato senza neanche troppa fame nel pomeriggio e basta; potevo a quest'ora essere gia' di la', sui Carpazi, verso Strij o magari gia' a Leopoli, e inveceÃ¢â‚¬Â¦
La strada perennemente a curve mi rallenta la corsa, la mancanza di indicazione del confine e della citta' di Uzhgorod ogni tanto mi tiene in allerta, ma l'impressione di giungere nei pressi del confine in poco tempo e' reale e palpabile. Probabilmente il buon umore e l'interpretazione positiva di pensieri non troppo confortanti hanno trionfato in me sulla stanchezza e lo sconforto per la giornata trascorsa e non ancora finita.
E' passata da qualche minuto la mezzanotte, forse mezzanotte e dieci, e dodici, non ricordo esattamente, che mi trovo improvvisamente a rallentare dietro una macchina ferma, a luci spente, che fatico a vedere e per poco nongli vado addosso; a fianco a me un camion enorme. La strada in teoria dovrebbe essere a doppio senso, ma buona parte della corsia opposta e' occupata da macchine in fila, fila nella quale mi rendo conto di esserci finito anch'io. A fianco alla nostra fila c'e' quella dei camion, enormi bisonti addormentatiÃ¢â‚¬Â¦Rimango con la macchina accesa per qualche minuto, perche' non mi sono ancora completamente accorto della situazione e per mantenermi un po' al calduccio e per far un secondo lavorare un po' la testa per pensare sul da farsi. Poi mi decido, spengo il motore, indosso la giacchetta ed esco in perlustrazione. Nel frattempo dietro di me si erano gia' accalcate altre tre macchine! In breve realizzo la situazione, il confine e' poco oltre, behÃ¢â‚¬Â¦non proprio poco! Cammino per circa 10 min e lo stesso non riesco ad arrivare nei pressi della barriera del confine. Una cosa sconvolgente, una fila interminabile di macchine e camion in attesa di valicare il confine. Qualcuno lo sa e soavemente ha attrezzato la cabina dell'auto a camera da letto, sedili giu', cuscino e copertina, in attesa che arrivi il proprio turno; qualcun altro lo sa anche lui ed e' fuori a fumare e ciacolare con altre personeÃ¢â‚¬Â¦Ã¢â‚¬Âtanto siamo tutti sulla stessa barcaÃ¢â‚¬ÂÃ¢â‚¬Â¦con la bottiglia di birra in mano e il sorriso fatalista di chi accetta sempre le cose come capitano perche' cosi' e' scritto da qualche parte chissa' dove!! Altri ancora ascoltano la radio in macchinaÃ¢â‚¬Â¦insomma tutti lo sanno che ogni giorno e' cosi', si ripete lo stesso rituale, macchine diverse, gente diversa, ma condizione identica. E nessuno si lamenta. Nella mia camminata verso la barriera noto tutti questi atteggiamenti e noto che le macchine sono quasi tutte con targa ucraina e ce ne sono Ã¢â‚¬Å“di tutti i coloriÃ¢â‚¬Â, dalle vecchie Ã¢â‚¬Å“zaparozhecÃ¢â‚¬Â e Ã¢â‚¬Å“ZhiguliÃ¢â‚¬Â a nuovi Jeepponi Tojota e Lexus. La stessa situazione, anzi probabilmente peggiore l'avevo trovata quando, mesi fa, ero rientrato in Italia con le Ã¢â‚¬Å“marshrutkeÃ¢â‚¬Â di Molino Dorino. La' eravamo a Chop e abbiamo fatto 7 ore di fila prima di passare il confine, ma l'orario era piu' comprensibile e poi non avevo fretta e poi faceva parte delle emozioni ancora da provare e da vivereÃ¢â‚¬Â¦Qui, al contrario, la cosa mi pareva incomprensibile. E' mezzanotte e mezza - penso - ma che cavolo ci fanno tutte queste macchine. E la cosa buffa e' che durante la mia camminata avanti e poi indietro verso la macchina, il tutto circa 20 minÃ¢â‚¬Â¦non ci si e' mossi di un millimetro!!!
Rientrato in macchina, mani e testa sul volante rifletto. Se la situazione e' cosi' drammatica, rischio che il mio turno sara' domani mattina, e poi se oltre al danno della perdita di tempo, mi Ã¢â‚¬Å“beccoÃ¢â‚¬Â anche la beffa (che poi non e' lecito definirla cosi') del rifiuto, behÃ¢â‚¬Â¦che cavolo faccio?? Domani e' domenica e lunedi' devo essere in ufficio a KievÃ¢â‚¬Â¦No, non va bene! Pero', non va neanche bene che mi sono sparato tutti questi chilometri, dal confine con la Romania, fino alla Slovacchia, per niente, per non fare neanche l'ultimo tentativo di valico, come programmatoÃ¢â‚¬Â¦Non mi arrendo. Aspetto ancora qualche minuto, nell'attesa che magari si smuova la situazione e nel frattempo, carta alla mano, do' un'occhiata alle possibili varianti. Ã¢â‚¬Å“Ormai sono in ballo, balliamoÃ¢â‚¬Â! Devo almeno provare un confine slovacco e poi, solo dopo l'ultimo eventuale ennesimo rifiuto, prendere la via del ritorno! Vedo che effettivamente c'e' una stradina segnata in giallo, microscopica, che costeggia il confine, verso nord, verso la Polonia. La carta segna: 22 km e poi, sempre sulla carta, ci dovrebbe essere il valico di Vel'ke Kapushani, una dogana secondariaÃ¢â‚¬Â¦speriamo in bene. Devo solo tornare indietro di qualche chilometro e imboccare la strada giusta, perche' con questo buio c'e' il rischio che mi possa perdere. Non era segnato quasi fino all'ultimo questo confine, ben piu' importante, figuriamoci quello!! La decisione e' presa. 
Faccio dietro front con un po' di fatica, perche' siamo tutti accalcati uno dietro l'altro e lo spazio di manovra e' limitato; lascio la colonna e rientro nella piu' totale oscurita, verso l'ignotoÃ¢â‚¬Â¦

Fine quinta puntata.

Gringox


