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gringox
21 Ottobre 2005, 16:27


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Ã¢â‚¬Â¦risalendo verso ovest noto un bivio, del quale non ne avevo colto l'esistenza prima; ed in effetti, ora che ripenso, anche la stessa cartina indica che il confine di Uzhgorod e' suddiviso in due parti, un po' come quello/i di Gorizia che tagliavano la citta' in due con la parte ex-jugoslava. Gia', la colonna di macchine nella quale mi ero imbattuto portava evidentemente al confine principale, quello che poi, al di la', ti avrebbe condotto direttamente sulla statale nella direzione dei Carpazi e poi di Kiev; quell'altro (sempre di Uzhgorod) era probabilmente quello Ã¢â‚¬Å“cittadinoÃ¢â‚¬Â, al di la' del quale, cioe', la strada ti conduce direttamente alla citta' di Uzhgorod. Beh, sta di fatto che, con una certa curiosita', decido di fare questa deviazioncina e seguire il cartello con l'indicazione Ã¢â‚¬Å“Ucraina - UzhgorodÃ¢â‚¬Â. Tanto - penso - ormai, non e' che un quarto d'ora in piu' o in meno mi cambi la vita. La discesa e' brevissima, oltrepasso tre casette all'apparenza abbandonate e mi trovo fermo ad un incrocio abbastanza bene illuminato, a differenza della strada di prima nella quale ero incolonnato. Questa luce intensa mi permette di realizzare la situazione che poi, nonostante la mia testa non fosse ormai piu' tanto in grado di connettere, non era poi cosi' tanto logica e comprensibile. La barriera e' molto piu' vicina, rispetto aprima, e la vedo ad occhio nudo, poco oltre l'incrocio. Macchine ovunque, tutti fermi, gente sulla strada: davanti a me, a sinistra, dietro se ne erano gia' aggiunte un paioÃ¢â‚¬Â¦ma soprattutto alla mia destra, da dove una serpentina di auto e camion conduce i miei occhi fino ad un punto, ad una curva, la'Ã¢â‚¬Â¦in fondo dove c'era gia' il buio e dove mi pareva di esserci arrivato nella mia passeggiata a piedi di poco primaÃ¢â‚¬Â¦
Insomma in breve la mia mente poco lucida e stanca mi porta ad una conclusione, che purtroppo non avro' comunque modo di confremare: si tratta di un'unica dogana, ma raggiungibile da due diversi punti. Insomma, la discesa forse e' presa d'assalto dai piu' furbi o dagli Ã¢â‚¬Å“abitue'Ã¢â‚¬Â di questo confine, che viene intesa come una scorciatoia; ma, d'altra parte, i piu' furbi si accorgono presto di diventare i piu' fessi, quando giungono a quell'incrocio, nel quale mi trovo io ora, e si rendono conto che non possono andare oltre perche' la precedenza ce l'hanno quelli della Ã¢â‚¬Å“serpentinaÃ¢â‚¬ÂÃ¢â‚¬Â¦ Chissa' - penso - magari questa gente ci riprova ogni volta con la scorciatoia, pensando e sperando che sia la volta buona di metterla in quel posto agli altriÃ¢â‚¬Â¦mentre invece ogni santa volta si ripete lo stesso copione e sono proprio questi qui a prendersela in quel posto!
Comunque sia, vero o non vero che si tratti dello stesso confine, questo mio breve sopralluogo qui termina, faccio di nuovo dietrofront e ritorno, su per la salita, ad imboccare la strada statale. 
La stradina gialla della cartina, quei 22 km che da Tibava conducono a Velikij Bereznij (gia' territorio ucraino) sono davanti ai miei occhi, sono l'ultima speranza di poter attraversare questo benedetto confine e sono anche l'ultima concreta possibilita' che mi rimane da tentare. So che ora devo concentrarmi piu' che posso, perche' il bivio per questo confine sicuramente non sara' indicato o, dato che si dirama dal centro del paesino di Tibava, nel quale ci saranno anche diverse altre stradine laterali che portano ad altri angoli della cittadina, tale bivio sara' indicato con qualche cartello seminascosto o comunque invisibile per il buio che mi circonda. Sarebbe d'uopo chiedere a qualcuno eventualmenteÃ¢â‚¬Â¦ma, a quest'ora la vedo grigia!
Le ultime sagome delle casette di Tibava sono alle mie spalle. Dopo tre tentativi e svolte in stradine sbagliate, finalmente imbocco quella giusta! E qui la stanchezza, l'oscurita', la strettezza della strada tutta a curve e il paesaggio circostante mi catapultano in una realta' da favola fantasticaÃ¢â‚¬Â¦alberi da inferno dantesco, sul ciglio della strada, dai grossi tronchi e dai rami che ti passano sopra, che sembrano braccia che cercano di avvinghiare nelle proprie maglie la macchina quasi a volerti impedire di proseguire per il puro gusto di dimostrare che a quest'ora della notte sono loro i padroni del tempo e dello spazioÃ¢â‚¬Â¦Rumori e scricchiolii strani, complice il vento che spira leggero, interrompono la mia concentrazione facendomi di tanto in tanto sussultare sul seggiolino e di conseguenza frenare d'istinto nonostante vada a passo d'uomo e, come se non bastasse, qualche animaletto strano con code lunghe che mi attraversa la strada accecato dai miei potenti fari abbaglianti che tengo accesi durante tutto il percorso lungo questa Ã¢â‚¬Å“magicaÃ¢â‚¬Â stradina. Non una macchina incontro, non un essere umano, solo un misero paesino - beh, chiamarlo paesino e' un complimento - un piccolo agglomerato di quattro case di pietra, che nella mia immaginazione di quei momenti vengono da me identificate come le dimore di qualche strega o personaggio strano che popola le notti di questi boschiÃ¢â‚¬Â¦ In quei momenti provo la paura, dimentico tutto cio' che ho vissuto in questa giornata interminabile, perdo l'identita' spazio-temporale, ma non riesco neppure a cogliere cosa potrebbe succedermi; sicuramente qualcosa di irreale, di fantastico, perche' la situazione che sto vivendo ha semplicemente dell'innaturaleÃ¢â‚¬Â¦chissa', magari, nella migliore delle ipotesi, incontro uno gnomo della foresta che mi ferma e mi saluta. Incredibile l'essere umano in balia della sua immaginazione quando le circostanze sono tali da accenderla e da fomentarla al massimo. Allora, in quei momenti, l'essere umano ritorna bambino improvvisamente e arriva ad immaginare cose che solo poco prima non avrebbe neanche mai pensato; scaturisce una fantasia recondita, che nella quotidianita' rimane repressa e atrofizzata dalla realta' di ovvieta' che ci circonda, anche se l'ovvieta' della realta' e' spesso atroce e peggiore di qualsiasi fantasia! Un ritorno all'infanzia, alle paure e alle immaginazioni di quando capita, da bambini, si rimane per esempio per la prima volta a casa da soli per qualche ora, senza genitoriÃ¢â‚¬Â¦ E cosi' questo bosco incredibilmente tenebroso mi opprime e mi spaventa, ma allo stesso momento mi stimola a vincere la paura e ad andare avanti. Sono momenti spaventosamente lunghi e tesiÃ¢â‚¬Â¦
All'improvviso un bivio e una fioca luce di un lampione in mezzo alla stradina. Mi fermo qualche secondo in mezzo alla strada e prendo in mano la cartina. Ci sono. A sinistra la strada porta a Snina, a destra al confine. Svolto a destra, seguo il cartello con la scritta Ã¢â‚¬Å“UcrainaÃ¢â‚¬Â. Il bosco e' alle spalle e con lui, come quando ci si sveglia da un sogno, o da un incubo, tutta la fantasia che era fuoriuscita dal mio animo e dalla mia mente scompare e ritorno ad essere il gringox, seduto al volante della sua macchina che sta per raggiungere l'ultimo confine, sperando di varcarlo da vincitore!
Sono le 01,30 di notte, ripenso alle mie precedenti tappe della giornata di oggi, anzi, ormai di ieri!
Poco oltre ecco la sbarra e la barriera di confine. Velikij Bereznij. Sull'asta una bandiera slovacca buia sventola e poco piu' sotto, a neanche 50 m, la barriera ucraina con la relativa bandiera. Due macchine mi precedono in uscita, una sola sta subendo i controlli qui, in entrata in Slovacchia. Penso ottinmisticamente: Ã¢â‚¬Å“questa volta la vedo bene, dai che passo, dai; dai, dai!!! Questa volta sono io a metterla in quel posto a tutti quei fessi che 30 km piu' a sud fanno la fila in quel dannato confine di Uzhgorod, hehehe!!Ã¢â‚¬Â. L'orario in teoria gioca a mio favore, sicuramente ci sara' qualche povero doganiere che non avra' certo voglia di complicare il mio attraversamento con qualche cavillo burocratico e si accontentera' piuttosto di gonfiare leggermente il suo portafoglietto.
E' il mio turno. Con volto meravigliato i doganieri slovacchi mi scrutano e poi si guardano e sorridono. Mostro i documenti, dopo aver udito un Ã¢â‚¬Å“buonaseraÃ¢â‚¬Â in un italiano con marcato accento slavo. Consegno ancora una volta il solito Ã¢â‚¬Å“fogliettoÃ¢â‚¬Â. Il solito copione, gia' visto due volte oggi; il doganiere, che prende il foglietto in mano, lo apre, lo legge bene o fa finta, ma gli riesce bene, lo gira e rigira, alza gli occhi e mi guarda, poi li riabbassa e riguarda il foglietto, poi lo da' in mano al suo collega, poi si guardano in faccia, sorridono, ma forse vorrebbero sghignazzareÃ¢â‚¬Â¦Insomma, il risultato lo colgo subito, da come si sviluppa la scena. Il doganiere capo, una personcina di mezz'eta', molto affabile, gentile e disponibile, mi chiede di parcheggiare un secondo l'auto poco oltre. Mi dice subito a chiare lettere che con questo foglietto non ho alcuna speranza di varcare il confine ucraino. Ã¢â‚¬Å“hehehe, la' vogliono entrare in Europa, ma passeranno ancora 50 anni, forse, o forse di piu'! hahahaÃ¢â‚¬Â, mi dice in un russo, con forte cadenza cecoslovacca, che riconosco per la sua marcata cantilenosita', tipica di questa lingua slava, misto di polacco, ucraino e russo. In questo modo mi rammenta tra le righe che mi trovo in Slovacchia, un nuovo membro dell'Unione Europea, o quasi, ma comunque che per molte cose ormai si uniforma allo standard europeo e, nel mio caso, permette tranquillamente di circolare col foglietto provvisorioÃ¢â‚¬Â¦E la sua battuta ironica fa trapelare implicitamente l'orgoglio di essere slovacco e non ucraino, nazionalita' forse da lui considerata come sfigata e povera. E pensare che, fino a poco tempo fa, non c'erano poi grosse differenze socio-economiche tra queste genti e questi PaesiÃ¢â‚¬Â¦
Sta di fatto che dialogo parecchio con lui, cerco di spiegargli la situazione, fargli capire quanto sono stanco e gli racconto le mie peripezie. So che sto perdendo tempo; non devo raccontare a lui la storiella, ma devo convincere la parte ucraina a farmi entrare, non quella slovacca a farmi uscire! E poi, nonostante l'affabilita' e la poca considerazione per la nazione ucraina, questo militare pare molto convinto di voler rispettare le regole vigenti in quel Paese, forse piu' per evitare di far correre dei possibili rischi successivi a me, nel mio tragitto in Ucraina con un documento non valido. No sa lui, o forse immagina dai miei racconti, ma insiste sul contrario - da buon militare ottuso -, che la mia esperienza ucraina mi ha gia' piu' volte messo in contatto stretto con la milizia stradale e con situazioni di irregolarita' e che ne sono sempre uscito senza alcuna conseguenza seria, se non con un portafoglio appena appena piu' leggero. Figuriamoci, in un Paese dove molte macchine girano senza targa, l'assicurazione non si capisce se sia obbligatoria o meno, la patente la si puo' comprare a buon mercato, e comunque se circoli senza patente, e vieni beccato, te la cavi al massimo con 5/10 Euro di multa sottobanco al Ã¢â‚¬Å“militsionerÃ¢â‚¬Â di turno che ti controlla!! 
Non so perche', ma continuo a percepire la sensazione che questa volta e' quella buona. Di la', a 50 m. oltre c'e' un ragazzotto in mimeticaÃ¢â‚¬Â¦Dovro' parlare con lui e convincerlo. Ho gia' i 50 euro in tasca per l'evenienza. E 50, nell'altra tasca, nel caso la prima somma non bastasse! La simpatia nata tra me e questo slovacco, purtroppo, rovina i miei piani di approccio solitario alla dogana ucraina. Questo insiste nel voler venire con me per parlare con il doganiere ucraino, mentre io vorrei andarmene da solo. Sento che se vado con lui, poi questi due si mettono a parlare e alla fine della fiera, quell'altro mi rispedisce indietro. Sento che quest'uomo, pensando di farmi del bene, fara' capire al suo collega di la', che non gli conviene rischiare di farmi passare e di non prendere alcuna tangente, altrimenti sarebbe peggio per lui, in caso mi succedesse qualcosa in territorio ucraino. E cosi' e' che, in un attimo, ci ritroviamo in tre: io, l'amico slovacco e il ragazzino in divisa ucrainoÃ¢â‚¬Â¦intorno il silenzio, il buio, il gracchiare delle cicale e il vento che soffia leggero. L'ucraino prende in mano il Ã¢â‚¬Å“fogliettoÃ¢â‚¬Â, lo gira e poi senza neanche aprir becco fa un cenno negativo col capo, lo riconsegna al collega slovacco e fa per andarsene. A quel punto intervengo, con un cenno faccio capire allo slovacco che sto per tirare fuori i soldi e lui mi risponde delicatamente, ma in quel momento mi provoca un nervoso inimmaginabile, di lasciar perdere. Allora apro bocca e cerco di spiegare la situazione all'ucraino; cerco di fargli capire che gia' dopodomani (cioe' ormai domani) devo essere a Kiev in ufficio e che non puo' negarmi la possibilita' di passareÃ¢â‚¬Â¦Provo a giocare sul piano psicologico, cerco di smuovergli la coscienza e di Ã¢â‚¬Å“vincerloÃ¢â‚¬Â nel cuore; cerco di farlo ragionare ed agire come uomo e non come militareÃ¢â‚¬Â¦Per l'ennesima volta dalla mia bocca esce il racconto della mia avventura (ovviamente trascuro i Ã¢â‚¬Å“dettagliÃ¢â‚¬Â dei tentativi andati a vuoto, di varcare il confine nelle dogane precedenti), dei chilometri percorsi da MilanoÃ¢â‚¬Â¦Nulla da fare. Non cede; non passo!
Sconsolato, deluso profondamente ed irritato per quella pressante e fastidiosa presenza al mio fianco che la mia mente stanca addita come colpevole per il fallimento di questo ultimo tentativo, me ne torno verso la macchina, sempre accompagnato dal doganiere slovacco. Inutili i miei ultimi tentativi esasperati di fargli cambiare idea e di tornare dall'ucraino per farla cambiare anche a luiÃ¢â‚¬Â¦Inutile il suo ultimo tentativo di convincermi a lasciare la macchina a Snina (pochi chilometri indietro) per poi prendere il giorno dopo un taxi fino al confine, varcarlo a piedi e da li' prendere un altro taxi fino ad Uzhgorod, e da Uzhgorod in treno o in aereo proseguire per Kiev. E la macchina la sarei venuta a riprendere non appena fosse stato pronto il libretto originale. Tale proposta, seppur conferma di benevolenza e affabilita', mi innervosisce maggiormente e non mi porta ad alcuna risposta nei suoi confronti.
Quando apro il passaporto e vedo il timbro della frontiera slovacca barrato con una croce fatta a biro blu e la scritta chiara Ã¢â‚¬Å“zruscheneÃ¢â‚¬Â (che immagino che in slovacco voglia dire Ã¢â‚¬Å“annullatoÃ¢â‚¬Â), mi trovo gia' oltre la sbarra, seduto in macchina, con qualche lacrima agli occhi.
Guardo l'orologio: 2,15. Mi assalgono i brividi al solo pensiero di dove mi trovo, di dove dovrei essere dopodomani, di dove ero stamattina e di dove ero ieriÃ¢â‚¬Â¦Annientato dalla stanchezza non mi rimane altro che stringere i denti ed avviarmi sulla strada del ritorno a Milano.
La stradina gialla che ripercorro a ritroso non mi da' piu' alcuna sensazione. Non ci sono piu' ne' streghe, ne' gnomi e non c'e' piu' alcuno spazio mentale per lo sfogo della fantasia. Solo lo sguardo fisso alla strada con occhi sbarrati e mente assente. In breve giungo a Tibava ed imbocco nuovamente la statale che mi riportera' a Kosice e poi in Ungheria. 
Pochi chilometri dopo Tibava una luce fioca sulla destra distoglie il mio automatismo e la mia concentrazione, sento un rumore di portiera di macchina che si chiude, mi volto e vedo che un localino, un piccolo bar, e' ancora aperto e tre macchine sono ferme nell'area antistante. Ã¢â‚¬Å“Beh, a questo punto chi se ne fregaÃ¢â‚¬Â - penso - Ã¢â‚¬Å“vado a veder che aria tira la' dentro e casomai mi bevo un birrozzoÃ¢â‚¬Â. Quando apro la porticina sento un tepore piacevole, vedo tanti tavolini di legno massiccio tipo osteria, un gruppetto di persone dalle faccette paciarotte seduto poco piu' in la' schiamazza e solleva boccali di birra schiumanteÃ¢â‚¬Â¦improvvisamente ritorno a percepire sensazioni umane e penso che in effetti mi trovo in Slovacchia, una delle patrie della buona birra e devo assolutamente dissetarmi provandone una. In qualche modo mi rivolgo alla bella camerierina biondina e ordino un bel boccale di birra chiara e fresca, non so quale, ma ne voglio un boccale e di quella chiara. Lei, gentilissima, mi fa sedere e mi dice che in un attimo me l'avrebbe portata. Mi dice anche la somma che devo pagare in corone slovacche, cosa che mi entra da un orecchio e mi esce subito dall'altroÃ¢â‚¬Â¦capita a volte, soprattutto quando ci si presenta con persone nuove, al momento di scambio dei nomi, che subito dopo aver sentito il nome della persona alla quale hai stretto la mano, non te lo ricordi piu', rischiando poi di fare delle figuracce. Lo stesso in questo caso, complice la devastante stanchezza, nonostante la cosa mi poteva incuriosire, non capisco neanche quanto debba pagare. Poco male, tanto non ne ho di corone slovacche e penso Ã¢â‚¬Å“sicuramente accettera' gli Euro; in questi Paesi sono tutti voraci di EuroÃ¢â‚¬Â. Chiedo a lei di tradurmi in Euro quella somma e, al colmo dello stupore, quando mi scrive sul foglietto la cifra di 50 centesimi, cioe' 0,50 di Euro, non trattengo un sorriso di meravigliaÃ¢â‚¬Â¦Ã¢â‚¬ÂNon e' possibileÃ¢â‚¬Â - penso Ã¢â‚¬Å“non puo' costare 50 centesimi di Euro una birra! Si sara' sbagliata; manco in Ucraina costa cosi' poco. Non ho mai trovato una birra cosi' economica in un barÃ¢â‚¬Â¦forse solo in Cina, quando bevevo come una spugna una birra dietro l'altro per le vie di una Pechino con il 95% di umidita' e che costavano forse 10 centesimi circaÃ¢â‚¬Â¦Ã¢â‚¬Â. In tasca non trovo monete, vado in macchina, recupero una monetina da 50 centesimi e gliela porto, e vado a sedermi. Mentre continuo a ridere tra me e me e pensare a questa cosa curiosa mi arriva la birra. Inizio a trangugiarla come acquaÃ¢â‚¬Â¦poi mi fermo. Me la devo gustare e devo riposarmi un po'. Bevo e sorrido e dico qualcosa con voce sommessaÃ¢â‚¬Â¦parlo da solo, come i matti, categoria umana nella quale mi ci metto in questi frangenti, considerata la situazione generale che sto vivendo. 
Con il buon sapore della birra rimasto in bocca, saluto la biondina dal sorriso tenero ed umile e riparto. Uno sguardo di nuovo alla cartina. La strada me la ricordo, almeno fino a Kosice, devo solo ripeterla in senso contrario. Parto. L'unica cosa che ho in testa ora e' quella di rientrare in territorio ungherese e poi cercare di riposare fino a domani mattina, cioe' fino a qualche ora dopo, dato che e' gia' mattina! Tanto ormai non rimane altro che rientrare a Milano e lasciare la macchina in garage, per poi ripartire al piu' presto in aereo per Kiev.
La stanchezza mi toglie ogni consapevolezza della distanza che mi separa da Milano e di quanta strada devo ancora macinare per rivedere la mia casa. Meglio cosi'. Una preoccupazione in meno alla quale far fronte.
Guido, e la nebbia mentale mi avvolge nella sua coltre pesante e mi annienta ogni pensiero. Non sento e non vedo nulla di cio' che attraverso nell'oscurita', compreso il praticamente ormai inesistente confine slovacco-ungherese, attraverso il quale passo senza praticamente neanche fermarmi, al solo cenno di un rallentamento da parte dei doganieri stanchi e svogliati a quest'ora della notte.
Non ce la faccio piu', sono in Ungheria. E sono quasi le 04,00 di mattina. Entro in un autogril, ho solo la forza di parcheggiare la macchina di fianco ad un camion; e' forse l'ultima manovra istintiva volta alla ricerca di un riparo e di una forma di protezione, da chi e da che cosa non si sa; e spengo il motore. Mi addormento, ma poco dopo i brividi mi assalgono e mi risveglio. Da questo momento accendo il motore ed il riscaldamento e cerco di riassopirmi. Non riesco a dormire ed un lento ed interminabile dormiveglia mi accompagna fino allo spuntare del soleÃ¢â‚¬Â¦

Fine sesta puntata.

Gringox


