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Seborga
28 Febbraio 2007, 3:50

Re: Racconti Di Un Nonno In Russia
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[size=12][color=#2600ff]Ciao a Tutti....scusate l'assenza....mi farò perdonare terminando quasi quotidianamente il racconto...

Un salutone a Myster...




Quinta parte


Era una fiumana eterogenea di mezzi di trasporto, Camion, ambulanze, moto, slitte a cavallo; si sentiva sparare da mille parti, era un caos indescrivibile, mentre quelli che cadevano non si potevano nemmeno rialzare, macchine che prendevano fuoco a cui nessuno badava perché si pensava solo a se stessi.
Mentre ci allontanavamo si sentiva la morsa sovietica farsi più vicina da rombo dei cannoni e delle Katiuscia.
Verso sera ci sparpagliammo in un paese ed occupammo tutte le isbe disponibili; l'accoglienza non fu certo delle più calorose, ma un pezzo di pane lo rimediai e riuscii ad avere anche un po' i paglia per dormire sotto un tetto, e, dato che io non ero fra i primi, mi sembrò di avere anche uin po di fortuna.
Il freddo si faceva sempre sentire forte, ma ora avevo la possibilità di andare (così pensavo) verso casa.
Prima dell'alba, ci svegliarono e tutti si misero a cercare di salire su un camion per poter allontanarsi sempre più dalla zona, e dopo aver viaggiato molte ore la colonnà si ferma in quanto eravamo giunti in un avvallamento chiamato dai camionisti "Balca della morte".
Ci fecero scendere e proseguire a piedi, mentre sui camion doveva restare solo l'autista ad arrangiarsi in base alle sue capacità per arrivare alla base della Balca; quando arrivammo diversi camion erano capottati.
Proseguiamo con i Carabinieri e la Croce Rossa a piedi fino a sera ed entriamo in un villaggio abbastanza grande.
Io ero sfinito e mi abbandonai insieme ad altri in una piccola Baita e mi addormentai per terra senza più le forze per fare niente.
Mi svegliai scrollato e una ragazza che aveva in mano una ciotola di latte me la porse; sgranai gli occhi credendo di sognare dalla sorpresa, ma la sorpresa venne dopo aver ringraziato e bevuto quando mi accorsi che aveva una gran bella gobba sulla schiena.
Erano poi tre sorelle e ci dissero di fermarci con loro che ci avrebbero, io e il mio compagno, fatti accompagnare al prossimo villaggio con la slitta da un suo fratello dato che ci  dovevano andare non passando per la strada normale.
Noi due non ce lo facemmo ridire e così riuscimmo ad arrivare più presto della colonna appiedata in quel grosso villaggio, dato che eravamo in fuga, tutte le iniziative per cercare di allontanarsi dal fronte erano buone.

Fine quinta parte...[/color][/size]


