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Seborga
01 Marzo 2007, 1:49

Re: Racconti Di Un Nonno In Russia
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[color=#4c00ff]Parte ottava...

...pertanto continuammo la nostra marcia ed alla sera riuscimmo ad entrare nelle poche isbe di un altro villaggio trovato sul nostro cammino verso ovest.
Noi non avevamo l''indole di conquistatori e pertanto entrando  in quelle case non pretendevamo niente "comandato dalle armi" ma chiedevamo  "almeno nella maggioranza dei casi" se avevano del pane "Cliba" e della paglia  "Soloma"!  per dormire e del latte che generalmente ce lo davano   e quasi sempre siamo stati trattati diremo più dal punto di vista umano che da quello di invasori.
Certo che quando si ha fame alle volte si prende dove e cosa si può, e noi italiani  avevamo l'appellativo (poco confortante) di ladri con destrezza...dicevano infatti "Italiani zabralare" ma poi ridevano e ci facevano giocare con i loro bambini Malenki.
Mentre i tedeschi erano guardati in cagnesco dalle popolazioni specialmente per la loro prepotenza che li faceva diventare  loro servi!!!
Guardavano male solo i Militi in camicia nera perché sapevano che erano volontari! Ma volente o nolente lo erano perciò durante la ritirata molti di loro cambiavano la divisa e si mettevano le stellette al posto dei facci, ma anche loro erano andati come noi  a difendere le idee di grandezza per lanuova europa ed erano carne da cannoni come noi.
Dal "Si salvi chi può" dalla linea sul fronte del DON emanata dai nostri comandanti vi era anche la direzione di marcia di dove andare e la nosra era di ritrovarci a KIEV, capitale dell'U'Ucraina e che riuscimmo a raggiungerla solo dopo diverso tempo.
Al nostro arrivo ci accolse un folto gruppo di militari di diversi corpi giungendo con le armi alla mano e ci fecero andare verso il centro città.
Ma ciascuno voleva andare per conto proprio non fidandosi di ciò che sarebbe avvenuto; mentre io ero con un piccolo gruppo, vi era una salita da fare  che portava ad una piazza, mentre eravamo arrivati, quasi in cima vedemmo un enorme carro armato con dei cingoli che erano più alti della torretta.
Al ché ci fu un fuggi fuggi generale.
Dopo un po' tuttavia ci accorgemmo che il carro armato non si muoveva, e, nel mentre incontrammo dei nostri che mentre scendevano se la ridevano  a tutto spiano! Il carro armato in questione era un Tank residuo della grande guerra, e, per una volta la nostra paura era stata fasulla.
Ci alloggiamo in un enorme teatro, ma il rancio era pochissimo, e per riscaldasi dal molto freddo, che faceva, si dava fuoco al legnamen del  pavimento.
Fu lì che incontrai il mio amico Masperoni (che passammo insieme moltissimo tempo).
Eravamo circondati dal filo spinato, messo per eventuale difesa,e, anche se eravamo a centinaiua di chilometri dal fronte, a me la situazione non piaceva affatto e mi sembrava di essere intrappolato da un momento all'altro, cosicché dopo aver confabulato con altri sbandati compreso degli ufficiali, decisi di aggregarmi ad un gruppo che progettava di scappare da quel luogo.
Così fu che ci imbarcammo sul primo treno che portava verso ovest; viaggiammo in tradotta ma verso sera il treno si dovette fermare in una stazione diroccata, dove non si trovava nessun villaggio ma solo qualche baraccone.
Gli ufficiali che erano con noi, ci ordinano di scendere...ed il treno riprende la corsa senza di noi.
Ci avviamo per entrare nel baraccone, ci avviciniamo sulla soglia e vi era un caporale il quale ci vietò di entrare perché la baracca avrebbe dovuto ospitare un reparto tedesco.
Considerato che  il freddo era tremendo, insistemmo per entrare e il caporale tirò fuori la pistola minacciando i sparare se avessimo insistito; allora io ed alcuni altri commilitoni che eravamo ancora armati, puntammo le armi su di lui in maniera tale che  ci lasciò entrare.

Fine parte ottava...[/color]


