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gringox
07 Luglio 2016, 13:49

Re: Uno Storico Ritorno: Georgia.
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Domenica 26 giugno.

La “vacanzina” non è degna di questo termine se non c’è un pò di sapore di avventura! Beh, per me il passaggio della frontiera tra Georgia e Turchia a piedi non è una novità; ben più intrigante credo che possa essere per i bambini. Per questa missione prendiamo la carrozzina in quanto non dobbiamo affrontare sentieri o percorsi scomodi; al massimo l’unico “sbattimento” potrebbe essere il “chiuderla-aprirla” frequente per il sali-scendi tra un mezzo di trasporto e l’altro, occorrenti per giungere a destinazione.

Obbiettivo è tornare ad una mitica spiaggetta turca che avevo trovato per caso tre anni fa e che mi aveva colpito per la sua compattezza, per l’acqua trasparente, per la sua posizione isolata e tranquilla, e per il bel paesaggio intorno. Sulla carta non dovrebbe essere difficile ritrovarla: conosco il nome del paesino che le si trova più vicino (Arkhavi); ho il tablet con le foto da mostrare ad un taxista per farci portare lì; ed arrivare in Turchia in generale da Batumi è semplice dato che ci dovrebbero essere parecchi mezzi che ti ci portano; e il confine è vicino (circa 18 km.). Tre anni fa fu divertente arrivarci. Ricordo che a Batumi, camminando per la ul. Chavchavadze, ad una fermata degli autobus vidi un minibus con targa turca ed improvvisamente, mosso da uno scatto d’improvvisazione, presi per un braccio la mogliettina e in un attimo, senza sapere il perchè, nè cosa ci facevamo lì, nè dove saremmo arrivati, ci trovammo seduti ed iniziò l’avventura. Per fortuna nello zainetto avevo con me i passaporti... Ricordo che fu proprio l’autista turco di quella sorta di marshrutka, ad indicarci, già in territorio turco, e nella totale spaesatezza nostra, la spiaggetta famosa che poi mi sarebbe rimasta impressa e che abbiamo intenzione di ritrovare ora. 

Ebbene oggi, alla fermata degli autobus, sempre in ul. Chavchavadze, ci dicono che quei minibus che prima effettuavano la tratta Batumi-Trabzon (Trebisonda) non ci sono più, o sono molto meno frequenti. Ci consigliano dunque di prendere il primo mezzo per Sarpi – il paesino di confine, l’ultimo della Georgia prima di entrare in Turchia; lì attraversare il confine a piedi e al di là di esso poi muoversi coi mezzi locali per arrivare a destinazione. In tasca ho ancora qualche lira turca e penso che possa tornarmi utile in quel frangente.

Giungiamo così in una mezz’oretta a Sarpi. Qui, oltre al confine, non c’è praticamente nulla se non una spiaggia piccola, rinomata ed amata da tutti gli abitanti di Batumi per la sua acqua pulita perchè – come ci aveva detto anche Nodari – da questa parte il mare non riceve i detriti del fiume Chorokhi che la corrente invece porta sempre verso Batumi. E poi qui ci si ritrova in una situazione molto curiosa: il confine sulla spiaggia, con tanto di cartello che lo indica e di soldatino che ci fa la guardia... e ci si ritrova a nuotare a cavallo tra Georgia e Turchia... col rischio di essere trascinati dall’altra parte e di ritrovarsi clandestini, sempre se non ti impallinano prima, ehehe...


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Il Gringox al confine georgiano-turco. Foto dal mio archivio fotografico del viaggio in Georgia del 2013.


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La spiaggia di Sarpi e, in fondo, la moschea già in terra turca. Foto dal mio archivio fotografico del viaggio in Georgia del 2013.


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La vista della spiaggia di Sarpi dalla Turchia. Foto dal mio archivio fotografico del viaggio in Georgia del 2013.


In questa occasione non ci fermiamo a fare il bagno a Sarpi, ma proseguiamo subito verso la barriera del confine. Giorgetto nel frattempo si è addormentato e, beato nella sua carrozzina, si ritroverà in Turchia senza manco saperlo... Paolino invece è tutto emozionato nel vedere il via-vai di uomini, macchine, autobus, marshrutke e camion, un trambusto disordinato, segno di una grande vivacità ed attività di questo confine. Qui infatti passa la “trassa” principale che collega Turchia, Iran ed Europa con il Caucaso e su su fino alla Russia. E poi c’è quel commercio (e contrabbando) tutto locale che lega Georgia (e Caucaso) con la Turchia e che ha nelle sigarette, nell’alcol e nell’abbigliamento i suoi punti di forza. Tra l’altro, poco prima del confine in terra turca – nel villaggio di Kemal Pashà – si trova un grosso centro commerciale “duty free” dove si possono acquistare a buon prezzo marchi turchi di abbigliamento ed esso è molto frequentato.

Vedo un certo stupore nei doganieri che, abbassando lo sguardo verso i bambini e guardando i loro passaporti... e poi guardando me e la loro mamma... sicuramente penseranno che questa famiglia non è del tutto “a posto”.... 
La scritta “Georgia” e “Sakartvelo” (nella indecifrabile lingua georgiana i cui caratteri di questo bestiale alfabeto già un pò riconosco) è alle spalle. Curioso come in georgiano la parola “Georgia” si dica “Sakartvelo”, dal termine “Kartli” che è una delle storiche ed originarie regioni del Paese. Chssà perchè tutti i Paesi con le lingue più assurde vengono chiamati dai loro abitanti con altrettanti nomi assurdi... penso all’Ungheria (Magyarország), all’Albania (Shqiperia), ai Paesi baschi (Euskadi)...


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La "terra di nessuno" tra Georgia e Turchia.


In breve siamo in Turchia. Paolino si guarda il suo bel passaporto col timbro turco ed io gli faccio notare subito una prima curiosità: la moschea con quel sottile e lungo minareto che si staglia nel cielo – simbolo di un mondo diverso da quello da dove siamo provenuti. Questa piccola moschea ci dà dunque il benvenuto in Turchia.

Qui inizia il “bello”. Tutto è più facile quando si riesce a comunicare con la gente, ma qui nessuno conosce l’inglese, nè tantomeno il russo, e noi ovviamente non parliamo turco! Se uniamo questo fattore agli sguardi, un misto tra stupore e furbizia, nel vedere noi così diversi da loro, una famigliola che non è certo lì per il commercio o per un qualche traffico particolare, ma chissà per che cosa... il pensiero che possiamo diventare dei polli da spennare credo che sia venuto in mente a molti... basta guardare le facce di certi taxisti...

Per arrivare alla famosa spiaggetta credo che non ci siano di più di 35-40 km. Con grosse difficoltà, sotto un caldo cocente, riusciamo a farci capire. Risultato: abbiamo un bel da fare! Taxi, da qui a Hopa; poi minibus, da Hopa ad Arkhavi; e poi ancora taxi da Arkhavi alla spiaggetta! Le prime 20 lire turche vanno via per il primo taxi. Le ultime 5 ci bastano per arrivare ad Arkhavi. Qui rimango senza soldi; la disperata ricerca di un cambio valute ci fa perdere tanto tempo... nessuno ci sa e ci può aiutare. Qui non ci sono cambi! 
Arkhavi è una piccola città, molto curata. Colpiscono le aiuole e la accuratezza dei condomini. Non c’è traccia nè del lugubrio “soviet” – eredità del passato, nè del "megalomanismo" dei nuovi quartieri residenziali, caratteristiche delle città delle ex-repubbliche sovietiche. Qui è tutto più lineare, segno di un piano regolatore più umano. Anche la piccola moschea, che ha l’aria di essere abbastanza antica, è davvero carina e a misura d’uomo. La gente vive molto all’aperto – oggi certo in giro è deserto, forse perchè è domenica e sono tutti al mare; ma molti uomini sono indaffarati, seduti su piccoli sgabelli, a giocare ad uno strano gioco (forse i nardi o una specie di dama) e a bere thè nei curiosissimi bicchierini di vetro. Donne in giro non se ne vedono...


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La piccola moschea di Arkhavi.


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La "vita" nel paesino di Arkhavi.


Fortunatamente troviamo una banca e, col mio bancomat italiano che per puro caso è nel portafoglio, riesco a prelevare 50 Euro in lire turche. Con questi soldi trascorreremo la giornata in Turchia, finalmente più tranquilli. Nella bella piazzetta poco oltre la moschea c’è una fermata di taxi. Mostro il tablet con la foto della spiaggia. Il taxista, sicuro, sembra rispondermi: “so bene dove si trova questo posto, è qui vicino, a circa 6 km., venite con me!”... ed io lo so bene che è qui vicino! Mi chiede 15 lire e partiamo.

In breve siamo in spiaggia. Il posto me lo ricordo bene, non mi par vero di esserci tornato. Riguardo le foto di tre anni fa sul tablet, il profilo della costa, il dirupo dietro la spiaggia e il molo con i pietroni, per rendermi conto di essere veramente tornato allo stesso posto. Ed è proprio così! Il Giorgetto intanto si risveglia ed inizia a fare casino correndo a destra e manca – non si è manco accorto che ci troviamo in un altro Stato; Paolino sta tutto il tempo in acqua; me compreso; la mogliettina si svacca sotto l’ombrellone; facciamo un intermezzo col moscone e ci gustiamo il meritato relax. Intorno la gente è tranquilla; molti giovani, musica turca che proviene dal chioschetto sulla spiaggia e che rimbomba forte. Fa molto caldo e viene molta sete: ovviamente niente birra... ci accontentiamo della ottima limonata fresca turca.


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La spiaggetta isolata di Arkhavi. 


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L'acqua del mare limpida e trasparente.


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La selvaggia costa turca...


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...e il Gringox in acqua :smile: 


Verso il tardo pomeriggio, prima di rientrare in Georgia facendo a ritroso il percorso della mattina, saziamo la fame con la “mangiatina” turca di rito. Io adoro il kebap piccante, quello originale, come lo fanno qui, col peperone verde e il contorno di insalatina e risottino; la Jana, al contrario, non sopporta il piccante e, impegnandoci non poco per farci capire, troviamo per lei un piatto interessante che risulterà essere pure molto buono: la muhlamà, una sorta di “banosh” della Bukovina o della Transcarpazia, ma cucinato non nello smetana bensì nell’acqua, quindi più vicino ad una nostrana polenta, ma con il formaggio locale fuso dentro. Chiudiamo con un classicissimo caffè alla turca, che qui è davvero quello originale, nerissimo, denso e gustoso.


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Il mio kebap...


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...e la muhlamà...



Gringox


