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gringox
07 Luglio 2016, 13:57

Re: Uno Storico Ritorno: Georgia.
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Lunedì 27 giugno.

Nodari è già sulla strada che ci aspetta. Destinazione di oggi è il giardino botanico. Anche qui ero già stato, ma vale assolutamente la pena tornarci. Un tuffo in un paradiso dei profumi e degli aromi che si estende per tutto il promontorio, a pochi chilometri dal centro di Batumi; e un’escursione che si può concludere, come faremo noi, con il giusto relax e un rinfrescante bagno nell’acqua blu dell’isolata spiaggetta che sta ai piedi della collina del giardino botanico e che si può raggiungere solo a piedi.

Zaino porta-Giorgetto (con Giorgetto dentro) in spalla e si parte. Io sono un amante della natura, godo nel passeggiare in mezzo alla vegetazione; molto più che negli zoo dove provo una gran pena per i poveri animali in esso rinchiusi; trovo molto più naturale l’idea del giardino botanico che ti permette di fare il giro del mondo e di attraversare in breve tempo le diverse fasce climatiche della terra (da quella tropicale, sub-tropicale, a quella himalayana, ecc.), venendo in contatto con le diverse tipologie di piante e di vegetazione. Qualche esperienza di giardini botanici ce l’ho, in particolare conosco bene quello di Kiev... ma tra quelli che ricordo di aver visitato, e questo di Batumi, corre un abisso! Qui, per girarlo tutto, forse non basta una giornata, ma noi ci limitiamo al percorso principale. La salita spezza il fiato, soprattutto a me che ho lo zaino porta-Giorgetto sulle spalle, ma la vista mozzafiato sul mare in certi punti del percorso ti ripaga della fatica. Abbracciamo tronchi di enormi eucalipti centenari, camminiamo in mezzo a foreste di bambù, e di palmeti, ci imbattiamo in alberi dalla forma strana e attraversiamo aiuole di rose e fiori di vario tipo. Intorno la frescura, il silenzio e le diverse tonalità del verde... 


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La vista sulla baia al di sotto del giardino botanico.


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Le sagome degli edifici di Batumi in lontananza; vista dal giardino botanico.


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L'enorme tronco di un eucalipto.


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Il bosco di bambù...


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...strani alberi...


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La fitta vegetazione nel giardino botanico.


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Nella spiaggetta nei pressi del giardino botanico ci fanno "visita" dei simpatici montoncini...


A fine escursione, oltre al ricordo di un’intensa giornata nella natura con bagno incluso, piaciuta a tutti, resta un pensierino simpatico, che anche questa volta decido di portarmi a casa: la curiosissima e strana “stydlivaja mimoza” (la mimosa “timida”). La pianta dalle fogliette ultra-sensibili; al tocco “estraneo” (per esempio con un dito), quasi a vergognarsi per l’intrusione, esse si richiudono su sè stesse per qualche minuto e poi si riaprono; e così di notte quando si “addormentano” anche loro rattrapprendosi, e si risvegliano solo con la luce del giorno, riaprendosi. L’ultima volta che la prendemmo ci durò un anno circa, poi – poverina – morì, forse a causa di un colpo d’aria nella stagione invernale. Questa pianta infatti ama il caldo e d’inverno occorre tenerla lontano dalle basse temperature. Questa volta, per sicurezza, ne prendiamo due con l’intenzione di curarle come un “tamagoji” e con la speranza che vivano a lungo.


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La mimosa "timida"...


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...e qui dopo averla toccata...


L’ultima cena a Batumi è la migliore, forse anche per la fame del dopo-passeggiata sul lungo mare provenendo dalle fontane danzanti. Ci lasciamo un pò andare e ordiniamo un pò di tutto: antipasto misto di “pkhali” (rotolini di una specie di erbette), palline di spinaci e melanzane con la salsa di noci; un filamentosissimo e ricchissimo khachapuri – quello classico e che preferisco di gran lunga, cioè l’ “imeretskij”, rispetto all’ “adjarskij” che è la variante con l’uovo – e l’ “ostrij”, una spettacolare specie di brasato con tanta carne di manzo tenerissimo, in salsa di pomodoro, che sarebbe ancora migliore se non mettessero quella dannata erbetta chiamata “kinza” (un pò simile all’ukrop di russa e ucraina memoria, e che pure non sopporto)... ma che in generale è davvero gustoso. E che si chiama “ostrij”, ma che non ha assolutamente nulla di piccante, sebbene in russo la parola “ostrij” quello significhi. Vino e birra e succhi per i piccoli. 


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L'antipasto di "pkhali", rotolini di spinaci e melanzane con salsa di noci.


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Il "ostrij"...


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...e il classico khachapuri.



Martedì 28 giugno.

Un abbraccio quasi fraterno ci congeda da Nodari che ci lascia all’aeroporto. Stiamo per rientrare a Kiev, un pò tristi, un pò stanchi per le escursioni, un pò riposati per il mare; abbronzati e decisamente soddisfatti e felici. Abbiamo trascorso quattro meravigliose giornate pienamente, che sono volate. E, mentre sono in fila per il check-in mi convinco di una cosa: che anche questa volta si tratta di un nuovo “arrivederci” alla Georgia e a Batumi; e che la prossima volta però, non sarà per così poco, ma almeno per una settimana o più.



Gringox


