https://www.russia-italia.com/viewtopic.php?f=14&t=20159&p=6850367#p6850367
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lo stalker
18 Gennaio 2018, 23:16

Re: Road To Ukraine And Russia 2016
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Riprendo il racconto da dove l'avevo lasciato per inoltrarmi pian piano -sottovoce direbbe qualcuno alle 2 di notte  :-D  :-D  :-D - nella seonda tappa del mio viaggio... Forse sto andando troppo piano visto che sono passati "solo" due mesi dal primo capitolo. Forse dovrei adottare uno scrittore personale che scriva al posto mio... Forse dovrei smetterla di scrivere dopo aver bevuto della Vodka, ma tant'è... Riprendiamo dalla seconda sera a Kiev, nel Maidan... 
[size=12][b]IL SALUTO ALLA CAPITALE[/b][/size]
Oramai stanco e stremato dalla visita al memoriale e dalla camminata che da esso mi ha condotto alla stazione, avendo deciso di tornare a casa con la metro, faccio una seconda sosta in Majdan Nezaležnosti. Come ho detto, l'atmosfera è quella di assoluta serenità e spensieratezza. Bambini che ammirano i giochi di acqua della fontana, ragazzine e ragazzini che scherzano, ridono, si fanno i selfie... Insomma, tutto come se fosse nella norma ed io resto li... impassibile sul muretto a vedere tutte le luci dell'hotel "ukraina", dell'obelisco in piazza, dei bambini che passeggiano, mentre io provo a immaginare le scene di quei giorni del 2014 e il tutto mi fa rabbia. Ma decido di non pensarci oltre e di respirare quell'aria di tranquillità e di primi accenni di freddo... Il freddo "russo", quello tanto temuto dai nostrani, ma che a me da una sensazione di casa (se la reincarnazione è vera, io devo esser stato un russo nella mia precedente vita  :smt044 ). E' il momento di tornare in ostello, preparare la valigia e cominciare a salutare la prima capitale, dove tutto è nato in quel 882: la Rus' di Kiev. Il mattino seguente mi alzo di buon ora, doccia, mi vesto, finisco di sistemare la prima carrellata di souvenir e cerco di capire cosa fare in questa intera giornata dove prenderò il treno solo la sera verso le 23. Decido un po' di sbirciare il mio profilo fb, dove il giorno prima avevo pubblicato una foto di me con i segnali stradali in cirillico per far capire e sapere ai miei contatti (non avevo dettto nulla del mio viaggio più o meno al 90% delle persone che conosco) e vedo che una mia amica di Kiev, avendo riconosciuto il luogo, mi commenta chiedendo come mi stessi trovando. Ne approfitto per chiederle una cosa: dovete sapere, che in Kiev -ma forse nei vecchi paesi URSS, anche se a Mosca ho trovato la situazione opposta- non si trova una cartolina nemmeno a cercarla con i satelliti della CIA (o dell'SBU per rimanere in terra ukraina). Vengo così a conoscenza del fatto che le cartoline si vendono allinterno degli uffici postali. Decido di cogliere la palla al balzo e avventurarmi nell'ufficio di Piazza Maidan. Nell'indecisione totale su quale cartolina scegliere, noto con la coda dell'occhio la scena di due simpatici vecchietti che sostano e chiacchierano nelle panchine dell'ufficio come se fossero in pieno parco tra lo scroscio di una fontana e il passeggiare delle persone. Dopo aver osservato la scena, mi concentro sull'ufficio. Saranno trascorsi gli anni, ma li si respira -ancora persistente- lo stile sovietico. Uscito dall'ufficio lascio trascorrere il tempo e tra il riandare al park Shevchenko, gustarmi un ottimo thè caldo dal solito chioschetto, osservare i ragazzi uscire dalle lezioni universitarie e vedere come il loro modo di vestire stia iniziando a conformarsi al nostro -sigh-, si fa scuro. E' giunto il momento quindi di avviarmi verso la stazione, anche perché stava iniziando a oscurarsi e perché avevo voglia di camminare. L'ultima sosta la faccio in un piccolo minimarket, per comprare una piccola bottiglia di Ararat invecchiato 5 anni da portare come regalo e un po' di cibarie varie per il viaggio. Trascorse le ultime due ore nella capitale Ukraina, scendo alla banchina del binario. Il treno arriva lento come un gigante stanco e tra lo stridio del frenare delle ruote e il chiacchierare dei soldati ukraini armati di tutto punto salgo sul mio treno, aiutato dalla responsabile della carrozza che mi indica qual è il mio scompartimento ed ecco che mi si presenta a seconda impressione del viaggio: ho pagato una miseria per un viaggio notturno di 6 ore e il treno è qualcosa 10 migliore dei vari treni notturni presi in italia. Tappeto sul pavimento, lenzuola, coperte e cuscini puliti.... Il tutto per qualcosa come 6€; sono rimasto davvero meravigliato!
L'interno della stazione di Kiev e il tabellone del viaggio e l'interno del treno
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[size=14][b]L'AMORE... UNA GROSSA MALATTIA!!!: KHAR'KOV - LA 2^ TAPPA[/b] [/size]
[quote][b][i]C'è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore. Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta. Così come non credo che si viaggi per tornare. L'uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perché, nel frattempo, lui stesso è cambiato.[/i][/b][/quote] -Andrej Tarkosvkij-

Il mattino seguente, nel godermi l'alba e nell'osservare il pesaggio circostante inizio a pensare che in fin dei conti chi mi aveva consigliato il viaggio in treno per conoscere queste terre, aveva pienamente ragione. Ciò che mi si spetta davanti gli occhi è uno scenario brullicante di campi e case di legno tipiche della campagna russa. Ma insieme a queste cose, noto sempre il degrado che le accompagna. La realtà di queste terre, fatte di città quasi iper tecnologice -o comunque al passo con i tempi- è sempre accompagnata dai cazzotti datiti in faccia dalla campagna, dove si notano le vere condizioni di vita delle persone comuni: strade non asfaltate, o se asfaltate, con enormi voragini nell'asfalto che a confronto quelle del mio sud italia sembrano strde lastricate di marmo, case di legno in tutto per tutto... stoiche nella loro storia pssata, comprese del classico gabinetto fuori dall'abitazione. Tali scenari penso che da noi non si vedano più da un qualcosa come gli anni 60-70.  Ma ecco che la responsabile del vagone viene ad avvisarci che la corsa del treno sta per terminare, ed eccoci arrivare a destinazione: Khar'kov!!!
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La differenza con Kiev è impressionante. Se a Kiev avvertivi di essere in Ukraina, uno stato con una doppia faccia, una rivolta verso l'Europa e l'altra verso la Russia, qui è proprio la situazione opposta. Sembra già di essere in Russia e l'impressione non è errata; se a kiev le bandiere e gli slogan nazionalisti erano fin troppo presenti, anzi persistenti in ogni luogo nel quale a tratti rasentavano il ridicolo -secondo me-, qui a Khar'kov non si trova nulla di tutto ciò o quasi. Qui ciò che si nota al primo impatto è la loro appartenenza a quel passato che Kiev tanto rigetta, e oltre a farlo notare, fanno in modo di tenerselo stretto! Per alcuni aspetti il tempo sembra essersi fermato aglia nni 80: i modi di vestire e di fare delle persone. Fredde a primo impatto, ma appena chiedi loro un qualcosa subito sono disposti ad aiutarti, resilienti ai cambiamenti che la loro nazione sta vivendo, ma riluttanti all'abbandonare il loro passato. Se a Kiev avevo la sensazione che le persone pensassero cose come [b]"noi siamo ukraini... Forse. Si ci dicono di esserlo, ma siamo un qualcosa di indefinito"[/b], qui l'aria che si respira è [b]"noi siamo ucraini? forse sui documenti. Noi siamo russi!"[/b] Il mio osservare mattutino è accompagnato da una sorta di cantilena, anzi di una preghiera... Come se fosse un rosario. Un uomo con baffo da cosacco, jeans e giacca di pelle scandiva come in rituale religioso le parole: <<Белгород. поездки в Белгород!>> [Belgorod. Viaggi per Belgorod!] che suonavano ogni due minuti, come un richiamo per uccelli usati da un cacciatore in cerca di prede. Era la voce di uno dei tanti omini posteggiati avanti la stazione che proponevano a ottimi prezzi i viaggi in Marshutka -le care marshutke del Geometra- per Belgorod, città a 60 km da Kharkov, ma città già del territorio russo. Questa città sarà protagonista di un piccolo episodio che racconterò nel prossimo capitolo. Khar'kov... Città industriale che purtroppo sta abbastanza decadendo nella miseria per via della già citata crisi del paese. Se l'Ukraina in se è un paese confine, Khar'kov la si può considerare città confine di un confine: culture anche se non tanto lontane che si mescolano per creare una sottocultura unica! Essa non appartiene a uno e all'altro lato, essa appartiene ad Entrambi. Dopo la lunga passeggiata che mi porta dalla stazione al centro per poi portarmi verso l'hotel decido di concedermi una doccia e del riposo. Nel pomeriggio ho un appuntamento con due amiche nella loro agenzia viaggi. Vengo a conoscenza di un'altra strana usanza di quel paese... uffici commerciali come un'agenzia di viaggio non sono sulla strada come siamo abituati a vedere, ma sono all'interno dei palazzi e in questo caso mi trovo in uno dei palazzi più vecchi, nella piazza principale della città, Ploshad Kostitutsij.
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 il monumento all'ordine di Lenin per la Città Eroina (la scritt in ucraino purtroppo non so cosa voglia dire
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il monastero
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Foto delle varie persone incontrate
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Un saluto veloce, lo scambio di doni, un brindisi con del buon vino italiano e delle chiacchiere in tranquillità per ricordare un po' il passato e l'interrogarci sulle rispettive vite dell'ultimo periodo fanno da cornice a una visita in amicizia e allo stesso tempo di lavoro. Mi sono affidato a loro per il biglietto che mi porterà alla terza ed ultima tappa del mio viaggio. Dopo l'ultimo brindisi s'è fatta ora di chiusura e ci accingiamo a una passeggiata notturna con cena in un locale molto carino dove c'è dell'intrattenimento, buona musica, buon cibo e follie varie. La prima serata nella città trascorre così.  
il locale "probka" e il sottoscritto -di spalle :-P -
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L'indomani parte la vera esplorazione alle varie chiese e chiesette varie, il monastero maschile -nel quale non ho potuto fare foto- e i vari intrattenimenti che la città sa offrire, come una delle piazze più grandi d'europa e l'annesso parco dedicato all'intramontabile shevchenko. Il parco è immenso, oltre che bellissimo. Vicino quel parco c'è anche un delfinarium molto carino. Solito osservo con attenzione l'ambiente circostante e le persone che lo vivono. Accanto al delfinarium c'è un locale molto particolare, quanto spartano. Li davvero la vita sembra essersi fermata agli anni 60. Decido di prendere un caffè lì perché quello è stato un punto di ritrovo per me per chiudere una pagina del mio passato sentimentale. Credevo di non farcela, sinceramente, ma -senza ammorbarvi troppo- sono uscito nel mio intento e mi è stato chiesto più volte di tornare in città per una visita e un saluto. Le emozioni vissute in uel momento sono state infinitamente profonde, ma sono contente di averle vissute perché è stato il modo per chiudere definitivamente una porta. Da li decido di incamminarmi per tornare in centro per cenare, ma incuriosito da una piccola folla di persone davanti la chiesa, decido di entrare per vedere la chiesa e curiosare e... Mi trovo imbucato ad un matrimonio Ortodosso :-D Decido di assistere un po' alla cerimonia, e osservare le bellezze che mi circondano... Tra cui le inviate. :-D il mio secondo giorno a Khar'kov finisce così... Nella serata mentre stavo a letto e guardavo un po' di tv faccio una conoscenza online del posto e, dopo un paio di ore di chiacchiericcio, ci diamo appuntamento all'indomani pomeriggio per un tè in centro.
foto dei luoghi
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una delle piazze più grandi d'Europa dove fino al 2014 capeggiava un enorme Lenin, oramai abbattuto  :evil: e sullo sfondo l'università della città.
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la chiesa e il matrimonio al quale mi sono imbucato :-D  :-D  :-D  :-D 
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 Il giorno successivo è particolare. Sto un po' teso perché in serata dovrò attraversare quello che secondo me potrebbe essere il confine più problematico del mio viaggio. Dove c'è realmente la possibilità che io venga fermato dagli ucraini o dai russi con qualche stupido pretesto. Preso un po' dal timore decido di non rovinarmi la giornata e di andare a prendere il famoso tè. La ragazza mi conduce in un localino di Khar'kov basato sul famoso cartone sovietico "пластилиная варона". L'idea di base di questo cafè letterario è bellissima. Per entrare è richiesta una parola d'ordine -che la ragazza conosceva essendo lei una abitué- e ad aprirci la porta è un simpaticissimo signorotto con le scocche rosse, un grembiule verde da sopra i vestiti, un cappello alla fantozzi e dei simpatici baffi alla Dalì, il tutto contornato da un sorriso a 52 denti. Ci piega che l'idea del locale, oltre al cartone trai ispirazione dai vecchi café letterari presenti a L'vov durante il periodo polacco nel quale vi si sviluppavano le varie correnti letterarie e satiriche del posto verso il governo locale e polacco. Dall'accoglienza del tipo, passiamo all'accoglienza delle ragazze che fano da cameriere le quali ci initroducoono in diverse stanze a diversi tema. Noi scegliamo ulla in stile Retrò dove sono presenti videregistratori, tv e altri elettrodomestici dell'eppoca sovietica; in più mi viene data una mini tavoletta con dei pezzetti di plastilina con cui posso giocarci, provare a creare un'opera nell'attesa del tè. Insieme al tè ordino un ovetto di cioccolato ripieno di formaggio tipico del caucaso -di cui non ricordo il nome- che combinato con il cioccolato erano veramente squisiti. Ora vi faccio vedere anche l'opera bambinesca che ho fatto. Dopo l'opera bambinesca avevo appuntamento con le mie amiche. Saluto la ragazza e le auguro tutto il meglio. Saluto anche il tipo che mi ha accolto il quale, avendo sentito la mia provenienza iniza a farmi il solito elenco delle cose belle che ricorda dell'Italia. Dico solito perché a chiunque io abbia detto la mia provenienza, le parole erano sempre le stesse: makeroni, pizza, celentano, roma, venezia, etc. etc. Con le mie amiche il ritrovo era a piazza shevchenko. Da li mi hanno portato al Gorkij park -un parco di intrattenimento in stile Gardaland, Eur, Mirabilandia, Edenlandia, etc. e dopo questa visita siamo andati a cenare. Purtroppo per loro sono stato categorico. Il mio unico ordine è stato: SHASHLIKI!!! E per la gioia del Gringox (in realtà la gioia era la mia) mi hanno portato in un ristorante tipico georgiano. Credo che avrò mangiato i funghi alla griglia più buoni della mia intera vita, oltre a della carne sublimemente cucinata e speziata... L'unica cosa che non mi è piaciuta tanto sono stati i pomodori verdi sott'aceto marinati. Decisamente no. Dopo quella abbuffata mi hanno accompagnato alla metropolitana e da li le nostre strade si sono separate. Io diretto verso la mia nuova meta e loro... Verso casa. Alla stazione si è ripetuto il rituale dell'attesa... Il tempo scorreva lentamente e tra il chattare con qualche amico del viaggio, qualche burpare del mio stomaco per la cena abbondante si fanno le 23, ora di arrivo del mio treno che arriva con 20 minuti di anticipo dalla partenza. Decido allora di salire a bordo e dopo il solito rituale del mostrare il biglietto alla responsabile della cabina e dell'acompagnamento al mio letto, vedo che salgono sul treno le guardie di frontiera ukraine... Di li mi gelo un secondo. in primis passa un poliziotto he chiede di ispezionare il mio zaino. Decido allora di riadottare la tattica del far finta di non capire un quaro di russo e di rispondere solo in inglese. Al mio "what?" il poliziotto capisce e mi indica con il manganello i bagagli e lo zaino. Io apro, mostro fotocamera e vestiaro e richiudo -dopo approvazione del tizio- dopo di me si presenta una soldatessa e altri facenti parte delle forze di frontiera. Nel frattempo che iniziavano i controlli, l'ddetta alla carrozza ha distribuito a tutti noi il foglio da compilare e mostrare alle autorità russe al prossimo controllo e nel mentre che io compilavo, la soldatessa mi chiede i documenti... Attimi di panico che sembrano interminabili. Invece con mio stupore, la ragazza mi concede l'uscita dal paese con un timbro sul passaporto senza grandi problemi. Sospiro di sollievo... Finisco quindi la compilazione del documento, con l'aiuto della stessa soldatessa perché non sapevo cosa dover scrivere (la scena è stata tragi-comica... dovevo esprimermi a gesti perché per mantenere la finta maschera del turista sprovveduto non potevo far domande in russo. Ho un po' rasentato la paranoia, lo so, ma tant'è... La sicurezza non è mai troppa) nel frattempo c'era un po' di casino perché in pratica una mamma con il suo piccolo di pochi mesi aveva problemi con la documentazione del piccolo perché, a quanto son riuscito a capire, mancava un documento che ne permettesse l'ingresso e l'uscita dall'ucraina, dato che il bambino era nato in russia nonostante la madre avesse passaporto ucraino. Dopo tentennamenti vari in cui i militari hanno iniziato a fare dei discorsi finto nazionalisti del tipo "sa che possono entrare dei Rossijani -li chiamano loro- nel nostro paese e minare la nostra libertà" e le lacrime della tizia, la lasciano passare dicendole che probabilmente avrà rogne al controllo russo. Da qui il mio treno prte... Direzione Belgorod (per i controlli) e da li Mosca. Saluto i miei genitori dicendo loro che li avrei ricontattati in Russia perché la scheda ucraina avrebbe smesso e mi preparo il letto in attesa del prossimo incotro... Attesa che verrà anche a voi -forse- che mi state leggendo per il troppo tempo che passa da un racconto all'altro :-D :-D Alla prossima!!! 
(sottofondo di saluto: spokojnaja noch' - Kino)
[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=SZ748QWzpdA[/youtube]
La metro, in classico stile sovietico che tanto adoro
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il café letterario:
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la mia "opera d'arte"  :smt043  :smt043  :smt043 
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la Shashlikata!! (Gringox... Mamma quanto t'ho pensato in quel momento)
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