https://www.russia-italia.com/viewtopic.php?f=14&t=20159&p=6853126#p6853126
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lo stalker
02 Ottobre 2018, 1:14

Re: Road To Ukraine And Russia 2016
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È passato tanto, lo ammetto. Ma dopo quasi sei mesi mi era tornata la voglia di scrivere. Però, dato che all’anniversario ne mancavano tre, ho voluto aspettare proprio questa data per festeggiare l’anniversario della mia vacanza a Mosca, così da pubblicare questa ultima parte del mio viaggio in “contemporanea” con l’anniversario. Prima di iniziare però è doverosa una piccola premessa sul periodo di permanenza: i giorni, devo ammetterlo, mi sembravano troppi e stando alla mia amica moscovita un po’ avevo ragione, ma per una prima volta alla fine si sono rivelati “giusti” per poter vedere abbastanza cose della città con relativa calma e senza il corri corri che la giornata passa in fretta
Ma procediamo con calma!
[b]QUEL TRENO PER MOSCA[/b] 

[quote]Giovane figlio di Napoli!                               Молодой уроженец Неаполя!
che cosa ti ha portato sui campi di Russia?            Что оставил в России ты на поле? 
Non eri felice sul tuo golfo natale?                          Почему ты не мог быть счастливым
                                                                                       Над родным знаменитым заливом? 
Io che ti incontrai presso Mozdok                            Я, убивший тебя под Моздоком,
Pensavo al tuo Vesuvio lontano!                              Так мечтал о вулкане далеком!      [/quote]
[b]Mikhail Svetlov – Italiani [/b]
Dunque, dunque… dov’eravamo rimasti? Così tanto tempo trascorso non aiuta nella scrittura e nel rimembrare, mannaggia la miseria! XD ah ecco. Ero sul treno che da Khar’kov mi avrebbe portato alla mia ultima tappa del viaggio: la grande capitale, Mosca! Ma prima c’era un piccolo problema da risolvere… l’attraversamento del confine. Mi ero ripromesso -e questo il geometra lo sa, perché gliene parlai a Pisa- che alle domande di tutte le autorità avrei risposto solo con facce perplesse per far capire loro che io non parlo una parola della loro lingua se non uno “spasiba” o un “da”. Posso dire che il trucchetto in parte ha funzionato perché prima c’è stato un bel siparietto con l’addetta alla carrozza del mio treno -una donna molto simpatica, tra le altre cose- dove per spiegarmi le regole di base del treno c’ha messo l’anima poverella e poi con la soldatessa ukraina al primo controllo che, al rivolgermi le domande di rito e dopo aver controllato il passaporto, vedeva la mia faccia perplessa di povero ragazzo smarrito… Vi ho già detto che sono bravo a mentire quando mi ci metto?  :smt116   fortuna vuole che il primo controllo del sottoscritto fila liscio, anzi alla povera soldatessa le chiedo di aiutarmi con la compilazione della carta d’ingresso da esibire poi ai suoi colleghi dell’FSB.
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Nel mentre però assisto alla scena -che, ormai penso siano diventate comuni dal 2014- dove è coinvolta una ragazza, madre di due figli, cittadina ukraina con residenza in Russia, paese dove il secondo genito le era nato. Il problema consisteva nel fatto che i documenti del figlio secondogenito non erano giusti secondo il poliziotto di frontiera, il quale comincia a discutere con la ragazza per dirle “noi non possiamo far passare chiunque, sa quanti “rossijani” passano e entrano nel nostro paese?” [nota: il dialogo mi è stato tradotto da un ragazzo in inglese perché personalmente non lo capii], noto con dispiacere per l’ennesima volta le forzature che la situazione politica ha creato e che mi hanno accompagnato per tutta la prima metà del viaggio, come proprio a far notare un distacco forzato da un mondo che a loro appartiene, ma che fanno di tutto per dissociarcisi. Tornando a noi, dopo tante e tante chiacchiere e lacrime i gendarmi l’hanno lasciata passare. Il treno si avvia e decido di dormire un po’ fino all’arrivo in Russia, anche perché non vi nego di essere un po’ preoccupato. Mi aspetta la parte più difficile: convincere i gendarmi dell’FSB a farmi entrare nel loro paese. Credo che qui si sia avverato l’unico luogo comune che terrorizza le menti di noi persone vissute sempre qua in occidente e che per la prima volta si affacciano in questa parte del mondo. All’arrivo nella stazione della già citata città di Bélgorod la tensione sale. Mentre avviene il distacco e il cambio locomotive, l’ispezione arriva nella mia carrozza; stranamente il controllo non è serrato come mi aspettavo. Una banale sbirciata nel mio zaino e un’apertura veloce alla mia valigia. Nessuna mano inserita all’interno, nessuna sacca svuotata, proprio come in cuor mio speravo. Ma il bello deve ancora venire… Si perché al secondo passaggio -quello per il controllo dei documenti- affronto la prima vera grande paura: due donne [di cui una bellissima, NdA] erano le addette al controllo dei documenti. Appena preso in mano il mio documento e la mia carta d’ingresso la ragazza meno avvenente chiama la collega più avvenente -nel mentre era andata più avanti per gli altri controlli- e qui capisco che la bella donna in realtà è il capo. Questi prende il mio passaporto e dopo vari controlli prova a farmi due domande. Io seguo la mia solita prassi ma vedo che non funziona, perché non riesco ad impietosirle… Nemmeno lei, quella che mi ha folgorato il cuore!  :smt044  quindi le vedo titubanti e in quel momento inizio ad avere un attimo di timore. Perché sentivo i loro discorsi e questi non erano rassicuranti. Ma non potevo parlare, avrei inguaiato la mia situazione ancora di più. Fortuna vuole che il ragazzo nominatovi prima si è offerto volontario, dopo la domanda della comandante su chi sapesse parlare inglese, per fare da traduttore. A quel punto le stesse domande rivoltemi antecedentemente mi sono state rivolte di nuovo, ma questa volta in inglese in modo da poter rispondere -e ve lo devo dire, è stata una vera botta di fortuna- e salvarmi in calcio d’angolo. L’inghippo consisteva nel fatto che il mio passaporto era nuovo ed immacolato e loro non riuscivano a spiegarsi il perché di questa cosa. Non potevano assumersi la responsabilità di fare entrare una persona europea in un treno di ukraini e con un passaporto nuovo. Era troppo sospetto. Ma alla fine sono riuscito a far capire loro che io ero solo un turista e che questi era il mio primo viaggio fuori dall’UE, riuscendo a passare. Finito il mio siparietto ho detto uno “spasiba” alla soldatessa di grado minore e un “spasibo, vy krasivaja” (errori voluti per non far capire che qualcosa la so :smt044 ) alla soldatessa, fregandomene di essere risbattuto in Ukraina!  :lol:  ma il tempo di cazzeggiare con il turista per loro è finito. La mia dirimpettaia aveva una bega legale più grave della mia: per non portarvela alla lunga stava trasportando uno scatolone pieno di noci (se la memoria non mi inganna) a dei suoi parenti in Russia, questa, vedendo che la sua situazione era problematica, ha provato a “ungere la situazione”, ma il risultato è stato lo scenario che temevo per me: fatta scendere dal treno e rimandata in Ukraina. La motivazione? Lo scatolo pieno di noci era, per le quantità e la mancata documentazione, un carico da contrabbando… Rientrava nella situazione di contrabbando!!!!!
 
[b]COME PAOLO DI TARSIA[/b]
 	
Eh si, perché come Paolo di Tarsia è stato folgorato sulla via di damasco, anche io ho subito un qualcosa di simile. Al mattino, prima dell’arrivo a mosca, mentre sorseggiavo il mio Chaj nel mio pod’stakan, decido di passeggiare per la carrozza per sgranchirmi un po’ le gambe. Arrivato dall’altro capo della carrozza mi siedo su una specie di sporgenza e mentre osservavo di boschi di betulle che “correvano” dal finestrino, ho assistito alla scena che mi ha fatto capire l’animo russo: una famiglia intenta a fare colazione in treno. Cosa ci sarà mai da esser folgorati? Beh, il loro figlio più piccolo dell’età di uno, massimo due anni (credo) con le gote rossissime, i capelli biondi e gli occhi azzurri aveva in una mano un uovo sodo morsicato e nell’altra un blin. Il bambino si guardava intorno un po’ spaesato, un po’ felice perché faceva la sua colazione con i suoi genitori e il suo fratellone… ecco! È stata quella la mia folgorazione! È li che ho capito l’animo russo… proprio come mi avevano consigliato le persone che mi han detto di viaggiare in treno e sarò loro eternamente grato per questa cosa! Dopo essermi goduto questa scena ed aver provato a fare una foto in modo anonimo, sono tornato al mio posto e in quel momento mi si è seduto di fronte il tizio che mi ha fatto da interprete con le poliziotte. Iniziamo a parlare, ci presentiamo, chiacchieriamo per tutte e due le ore che mi separano dalla meta. Come mai il treno, il perché del viaggio, il perché del suo viaggio. Scopro che è anche un collezionista di vinili ed era andato in Ukraina dai suoi parenti e dal suo venditore di fiducia di vinili. Gli spiego che anche io cerco i vinili di Viktor Tsoj e dei Kino e mi da un indirizzo (che purtroppo non visiterò per negligenza mia). Nel mentre sento il telefono squillare. È un sms del mio contatto moscovita. La mia amica Ekaterina mi dà delle indicazioni per come spostarmi dalla stazione Kurskaja alla stazione Beloruskaja e quindi avere il mio primo assaggio della metro di Mosca. 

[b]COME UN NOVELLO ARTЁM, MA SENZA POST-APOCALITTISMO.[/b]

Il treno arriva a destinazione e io mi sento elettrizzato. Saluto il mio nuovo contatto e scendo dal treno. Scendo nella metro e acquisto il mio cachet da 20 corse (consigliatomi dalla mia amica) e come un novello Artjom, mi addentro nella metro [Nota: il mio riferimento è rivolto all’opera letteraria fantascientifica e post apocalittica “metro 2033” di Dmitrij Glukhovskij dove il ragazzo Artjom ne è il protagonista]
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pronto alla mia esplorazione moscovita. Sì perché se a Kiev e a Khar’kov ho sfruttato più i piedi che i mezzi pubblici, qui a Mosca ho fatto una vera e autentica esplorazione -come appunto il protagonista del libro citatovi- della metropolitana moscovita. Sappiate che si può fare anche un giro turistico della intera metro alla visita delle stazioni più belle e quindi se siete in vacanza a Mosca, secondo me un giro turistico della metro DEVE essere fatto. Data questa piccola postilla, torno al mio racconto. Mi allungo per le famose e ripidi scale mobili delle metro sovietiche (tra l’altro già sperimentate a Kiev e Khar’kov) e finalmente mi trovo nella stazione delle metro kurskaja. La linea che mi fa usare la mia amica è l’anello, la più veloce. Il viaggio infatti dura giusto un dieci minuti se la memoria non m’inganna. Salgo e le scale della beloruskaja e la trovo la, sorridente che mi attende e mi da il benvenuto a Mosca! Che cara donna è lei. Una conoscenza fatta un anno prima online per uno scambio linguistico: lei mi aiuta con il russo e io con l’italiano. Come prima cosa in terra moscovita, pensavo volesse offrirmi un caffè alla italiana maniera, in realtà mi ha portato fuori la stazione per andare a fare la scheda telefonica. Il primo impatto con il ritmo di vita moscovita è “strano”. Stesso traffico che vedevo per le strade di Kiev, macchinoni, polizia gente, ma vigeva una sorta di silenzio. Nessun clacson -ad eccezione delle sirene della polizia che durante il mio soggiorno moscovita devo dire mi ha stalkerato-, nessuno che urla. Sembra il paradiso dell’ordine. Riscontro per l’ennesima volta ciò che noi non abbiamo (specie noi al sud italia, brutto da dire lo so, sono un fiero meridionalista, ma i difetti non vanno nascosti, anzi vanno combattuti) nel nostro paese: il senso del civile!! Nessuno -o almeno il 99,6%- che butta una carta per terra, nessuno che deturpa qualcosa, non un clacson per qualcuno che non cammina. Eppure ricordo dei vari post o dei racconti nelle rare volte che ci siamo visti del caro Sorrento sulla vita moscovita: totalmente l’opposto da quella che mi si presenta. Avrò avuto la fortuna del turista a vedere tutto lindo e pinto? Non lo so, so soltanto che ciò che io ho percepito in 3 diverse città e 3 diversi contesti (medio, povero, e ricco) è questo. Comunque sia, vengo accompagnato dalla mia amica che ha sacrificato la sua pausa pre-pranzo a lavoro per venire ad accogliermi e accompagnarmi all’ostello. Fortuna vuole che l’ostello si trovi non lontano dalla stazione e in una classica zona residenziale moscovita, tra i tipici palazzi sovietici. Lei purtroppo non entra con me perché deve andare al lavoro, e allora ci salutiamo dandoci appuntamento per la sera, quando lei uscirà dal lavoro e mi farà fare un piccolo giro della città (una sorta di entrée di benvenuto  :wink: ). L’ostello si presenta nuovo, ben fatto e pulito; vengo accolto da una giovane ragazza -suppongo la proprietaria- che in un inglese risicato mi accoglie e mi dà le giuste istruzioni per il quieto vivere, allora io per non metterla a disagio le dico che può parlare in russo perché devo “allenarmi” con la lingua. Dopo le convenzioni di rito di una struttura alberghiera, vado in camera per prendere posto nella mia cuccetta, sistemarmi un secondo sul letto, e mi addormento di colpo -sarà stata la nottata pesante o la mattinata, non so-. Mi sveglio quasi a ridosso dell’appuntamento. Quindi mi do una svegliata e una rinfrescata. Giusto il tempo di una doccia veloce, che nel vestirmi il mio dirimpettaio, vedendomi straniero decide di volermi parlare per conoscermi. Un po’ indaffarato gli rispondo con il mio russo macchinoso. Ho stretto una bella amicizia con lui, un signore sulla quarantina di Kazan (altro splendido posto che spero un giorno di visitare) venuto a Mosca per lavoro e per dei corsi di aggiornamento, dai sui tratti somatici, deduco che sia delle zone vicine il Kazakhstan (dalla foto mi direte se ho indovinato oppure no) o forse del Uzbekistan. 
[b]UN “ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE” (O UN PULCINELLA?)[/b]
Tornando a noi e per non dilungarmi troppo, mi scuso con la mia nuova conoscenza e gli spiego che sono di corsa. Con la mia amica il giro perlustrativo è quello tipico del turista: prima un bel giro in metro con il cambio di stazioni. Davvero bello il passare da una linea all’altra solo con una rampa di scale, oltre poi a vedere la linea storica. La linea rossa (chissà perché quel colore  :lol: ) e le sue stazioni… Il confronto tra i vari stili e le varie linee, ma con il continuo richiamo al comunismo, la mendeleevskaja che per me (essendo un chimico) è stata come una visita a La Mecca… Ma alla fine tutto questo viaggio per me è come una visita a La Mecca… La mia Mecca personale.
[img]http://www.russia-italia.com/files/images/7908/20171002_172545.jpg[/img]
Senza divagare e portarvela a lungo, abbiamo visto l’Arbat con la casa di pushkin e il muro pieno di murales dedicato a Viktorj Tsoj [permettetemi un piccolo slogan: [b]“Цой жил, Цой жив, Цой будет жить![/b] ], la villa quella particolare di cui non ricordo il nome  :smt044 , il dintorno del Cremlino e la piazza Rossa, un po’ di moscova… Devo essere sincero: la prima cosa che mi è saltata all’occhio rispetto alle altre due mie mete del viaggio è che mosca è più cosmopolita della sua corrispettiva ukraina. Se a Kiev le cartoline le trovavo alle poste, qui sull’arbat trovi di tutto e tutti i classici negozi di turisti, ma nonostante ciò, mi sembrava un sogno. Lo so per voi che leggete è tutto troppo bello e smielato ma per me che ho vissuto con il mito di questi posti (auto inculcatimi, tra l’altro), l’esserci fisicamente e il vedere e il toccare tutto dal vivo e con mano e non per video o per fotografia, mi ha reso completamente euforico. Euforia che nei giorni seguenti non si è vista confermata, ma addirittura amplificata. La giornata finisce così, davanti a una tazza di chaj in compagnia della mia accompagnatrice e a due fette di torta, in una calda atmosfera quando fuori il clima secco di mosca faceva segnare ai termometri in giro per la città la temperatura di 8 gradi. Il secondo giorno mi sono svegliato relativamente presto. Era tempo di esplorare in solitaria; decido di partire armato di mappa della metro per dirigermi a nord: la mia meta era il Cremlino di Izmajlovo. Perché? Beh, perché chiedendo spesso su fb e qui sul forum e come ho già raccontato in precedenza, ero alla ricerca di una specie di mercatino delle pulci dove comprare oggetti del passato a buon prezzo. L’idea era sempre quella di acquistare dei vinili, magari un Cheburashka e qualcosa di militaria a buon mercato dato che sono un appassionato e parte del viaggio me lo sono pagato con la compravendita ai soft gunner di tali materiali  :smt023 . Peccato sbaglio fermata -o addirittura linea, non ricordo- e devo fare una bella camminata di quaranta minuti che male non mi ha fatto dato che è stata più una camminata nella natura, che un giro in una città. Ne ho approfittato anche per qualche fotografia (di cui una, lo ammetto l’ho usata per il concorso fotografico e non la posterò  :razz: ). Arrivato alla meta, becco una delusione: mi aspettavo davvero un bel mercatino come quelli che avevo trovato in alcune foto su internet, ma l’unica cosa che trovo sono le bancarelle per turisti… ancora loro, che siano dannate! Se c’è un qualcosa che veramente uccide l’animo del turista esploratore -secondo me- so quelle c :smt018 o di bancarelle. Vabbè, deluso da tale scoperta decido di guardare un po’ il materiale da loro offerto e ne approfitto per comprare dei ricordi da portare ai miei. Dando uno sguardo all’orologio, noto che si era fatta ora di pranzo e lo stomaco iniziava a farsi sentire decido quindi di andare al centro commerciale adiacente per mangiare qualcosa. Appena entro vengo accolto da un qualcosa che mi è familiare: una canzone italiana moderna. “vabbè, che sarà mai” penso io, ma appena la canzone finisce sento “Radio Italia solo musica italiana” in quel momento, se esiste una qualche divinità, mi avrà sentito inveirgli contro. Vabbè la fame si fa sentire e decido di fermarmi alla catena di fast food a mo’ di “puzata khata”: TEPEMOK e gusto dei buoni pel’meni con smetana e lui… il mio immancabile compagno di viaggio nonché fornitore di zuccheri per camminare: il kvas! Se c’è una cosa che ho fortemente voluto bere in tutto il viaggio non è stata la vodka, ma il kvas! E anche il kvas della catena di teremok non ha deluso le mie aspettative. Finito il pranzo decido di tornare per poter fare un po’ di spesa al supermercato vicino l’ostello. Ad accompagnarmi nell’operazione tocca al mio nuovo amico e alla nostra nuova reciproca conoscenza: un ragazzo indiano venuto in Russia a trovare il fratello… Senza parlare una quarzo di parola di russo.  :roll:  infatti prima di andare a fare la spesa c’è stato un piccolo siparietto comico: il sottoscritto ha dovuto fare da interprete tra l’indiano e il tizio di Kazan. Non so come ho fatto ma tra un “Wait”, un “хорошо”, gesticolazioni e un paio “Aeh, e mo’ comm’ cazz c’aggia rice ‘sta cosa a chist?” sono riuscito a far capire ambo le parti le rispettive domande e risposte. Finita la scena siamo andati al supermercato a comprare le vivande varie -con l’immancabile kvas- e gli altri ricordi culinari da portare a casa e tornati “a casa” mi sono concesso una cena per i fatti miei nella cucina dell’ostello, in compagnia di 3 bellissime studentesse, una chiacchierata via whatsapp con chi mi chiedeva come andava il viaggio e la mia Cicerona, alla quale esprimevo il mio disappunto per la giornata trascorsa. Le prime due giornate a Mosca sono trascorse così, tra emozioni alle stelle e piccole delusioni, il tutto circondato da un bello scambio culturale russo-indo-campano. 
La prima parte del racconto finisce qui, miei cari. Chiedo venia se vi ho un po’ tediati e state tranquilli: ho scritto tutto il viaggio a mosca e l’ho diviso in tre uscite, quindi non dovrete aspettare un alto anno! La prima è stata oggi, la seconda dopo domani e l’ultima il 6 ottobre, in concomitanza di questo anniversario!

Stay tuned! (caricherò altre immagini nel corso di questi giorni)
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