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Lo Scricciolo (Antonio Cesari)


Preso suo vol lo Scricciolo, sul mare
Si fù gettato, che avea messo in voce
Di porvi fuoco: e già la fama a tutto
Il mondo avea bandita la novella.
Gli abitator del regno di Nettuno
Ne furo sbigottiti: in folla traggono
Gli augei per pigliar parte in tanta gloria:
Gli abitator delle foreste tutti
N’ usciro, per veder bollire il mare.
Si disse ancor che, sopra questa voce,
Turba di parassiti al mare in riva
S’appresentar con la forchetta in mano;
Per godersi que’ pesci che bollendo
Gitterìa l’Ocean sopra l’arena;
Pesci più rari certo, ch’alla mensa
D’un provvisore non son messi innanzi
A segretarj de’ ministri. Ognuno
Fà pressa; ognun si anticipa il diletto
Dello spettacol che bera cogli occhi.
Non s’ode un zitto; ognun l’occhio sbarrando
Nel pian s’affisa dell’immenso mare.
Di tratto si bisbiglia, ecco la fiamma. -
Niente ancor, nulla di fiamma. - Almeno
Comincia l’acqua sentir caldo? - Nulla
Del mondo. Or dunque a che riesce questo
Lanciar di campanili? Vergognando
Nel nido suo lo Scricciolo si rimbuca.
Egli avea fatto le sue cento tube
Trobar la fama, e ‘l mar tuttora è mare.

Non tocca alcun la favola: ma dice
Vantar non si dee l’uom, che a cosa fatta.

Cesari


http://www.larici.it/culturadellest/letteratura/krylov/16.htm