A proposito del lustro internazionale dell'Italia!!!!
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Sempre dall'uomo che dona grande prestigio internazionale all'Italia
Un abbraccio
Rodofetto
Emerge dai decreti consegnati dal Viminale al Copaco "Sono protette da attacchi terroristici". Chiesto segreto di stato su tutte le residenze di Silvio Berlusconi
ROMA - Tutte le residenze del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e quelle dei suoi familiari sono protette da attacchi terroristici e potrebbero essere soggette a segreto di Stato. E' quanto emerge dai decreti, siglati dal ministro dell' Interno il 6 maggio 2004, consegnati nei giorni scorsi al Copaco, l'organismo che dovrà pronunciarsi sulla fondatezza del segreto di Stato opposto dalla presidenza del Consiglio alla procura di Tempio Pausania, che aveva disposto un' ispezione a Villa Certosa, la residenza sarda del premier, per verificare il rispetto dei vincoli paesaggistici.
Sui decreti c'è stato un braccio di ferro tra maggioranza ed opposizione, in seno al Copaco. Per i membri della Cdl, i documenti già in possesso del Comitato erano sufficienti a giudicare fondato il segreto di Stato.
Quelli dell' opposizione avevano invece chiesto di conoscere anche i decreti del ministero dell' Interno. Nonostante la contrarietà e le critiche degli esponenti della maggioranza, il presidente del Copaco, Enzo Bianco, si è rivolto al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega ai servizi segreti, Gianni Letta, per chiedere la visione dei decreti.
In un primo momento, il 5 febbraio scorso, Letta ha risposto a Bianco negando l' accesso ai provvedimenti. La richiesta, secondo il sottosegretario, è "irritualè" ed "irricevibile", in quanto non appoggiata dalla maggioranza del Copaco. Due giorni dopo, però, un' altra lettera di Letta a Bianco, che fa riferimento a colloqui intercorsi, ha annunciato l' accoglimento della richiesta e la trasmissione dei due decreti, con il consenso verbale del ministro dell' Interno.
Il primo dei due provvedimenti, secondo quanto si apprende, contiene l' approvazione del 'Piano nazionale per la gestione di eventi di natura terroristica'; all' interno del decreto c' è anche il Piano di sicurezza per Villa Certosa, che resta però secretato. L' altro decreto, facendo riferimento al terzo capitolo del Piano nazionale, indica che tutte le residenze private del presidente del Consiglio e le loro pertinenze, nonchè quelle dei familiari e dei suoi diretti collaboratori sono sottoposte a misure di sicurezza.
Per tutte è imposta la massima segretezza e viene disposta la totale interdizione all' accesso, salvo autorizzazione del premier. Si sottolinea poi l' urgenza di individuare la "sede alternativa di massima sicurezza per l' incolumità del presidente del Consiglio e per la continuità dell' azione di Governo" e, su proposta del ministro dell' Interno, Giuseppe Pisanu, viene indicata Villa Certosa. Sia la sede di massima sicurezza (Villa Certosa), sia le residenze private del premier e dei suoi familiari, rileva il decreto, sono soggette alla legge 801/77. Si tratta della legge che disciplina, tra l' altro, il segreto di Stato. Ciò significa che, così come è stato fatto per Villa Certosa, anche per le altre residenze del premier e per quelle dei suoi familiari potrebbe essere opposto il segreto di Stato ad un' eventuale richiesta di ispezione da parte di una procura della Repubblica.
da "la Repubblica" (18 febbraio 2005)
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Rodofetto [ 19 Febbraio 2005, 1:53 ]
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A proposito del lustro internazionale dell'Italia!!!!
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Rodo riposati un pò e che è? Sempre polemico su su... e mica possiamo stare sempre sul piede di guerra, uno scrive pure per rilassarsi un pò, se devo centellinare ogni parola è la fine...
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Mystero [ 19 Febbraio 2005, 2:01 ]
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[quote:f5f53d8a04="Mystero"]Rodo riposati un pò e che è? Sempre polemico su su... e mica possiamo stare sempre sul piede di guerra, uno scrive pure per rilassarsi un pò, se devo centellinare ogni parola è la fine...[/quote:f5f53d8a04]
Io non sono polemico, ma quando scrivo su certe cose non è per rilassarmi ma per fare informazione, far crescere coscienza o magari per far riflettere. Quando voglio rilassarmi faccio un pò di goliardia, ma su argomenti futili, non sulle cose serie. Ma insomma, se scrivo 1000 e passa messaggi goliardici non va bene  se scrivo un messaggio serio e appassionato sono polemico  Che devo fare? ;-)
Ovviamente sto facendo della ironia. Continuerò, come sempre, a fare quello che ritengo giusto!
E poi ricorda che il linguaggio esiste ed ha vocaboli precisi proprio per evitare di dover centellinare le parole ;-)
Un abbraccio
Rodofetto
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Rodofetto [ 19 Febbraio 2005, 2:13 ]
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Ok:
ci si lamenta tanto di essere italiani, perchè non chiedere allora una cittadinanza altrove?
Non vanno bene le leggi, chi governa, il sistema e tutto il resto? una bella richiesta di cittadinanza estera e tutto si risolve...
Tanti fanno carte false per venire in Italia, e ci sono così tanti Italiani che sono stufi? Il problema è risolto, uno scambio di popolazioni così, i grandi filosofi italiani vanno a fare filosofia all'estero, e chi invece è stufo dell'estero viene a insegnarci un pò di sano ringraziamento e umiltà in cambio di vivere in un paese diverso dal loro...
Soluzione perfetta... chi è il primo? eheheh  mi piacerebbe solo sapere chi è pronto a tanto, ma dato che non credo che sia così semplice impariamo un pò ad essere affezionati al nostro paese.
Il termine centellinare era utilizzato ad hoc perchè una parola in più o in meno da te è recepita sempre guarda caso come una provocazione, fai come credi sei libero (qui in Italia) di pensare come credi...
Non te la prendere sai che non posso restare inerme a informazione di parte eheh e poi parlavo di rilassarmi non di scherzo, io non scherzerei mai su certi temi infatti parlavo sul serio prima, magari un domani ci sarà qualche problema in più per gli svedesi a venire in Italia se non si chiariranno prima eheh
eheh non sempre è una risata a volte è ironica 
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Mystero [ 19 Febbraio 2005, 2:49 ]
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Io non mi sento italiano
di Gaber - Luporini
2002 © Warner Chappell Music Italiana Srl - Via G. Fara, 39 - 20124 Milano
parlato: Io G. G. sono nato e vivo a Milano.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente
non è per colpa mia
ma questa nostra Patria
non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia.
Mi scusi Presidente
non sento un gran bisogno
dell'inno nazionale
di cui un po' mi vergogno.
In quanto ai calciatori
non voglio giudicare
i nostri non lo sanno
o hanno più pudore.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente
se arrivo all'impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.
Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato.
E' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che tutto è calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c'è un'aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui mi incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos'è il Rinascimento.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Questo bel Paese
forse è poco saggio
ha le idee confuse
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.
Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c'è un'altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido "Italia, Italia"
c'è solo alle partite.
Ma un po' per non morire
o forse un po' per celia
abbiam fatto l'Europa
facciamo anche l'Italia.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono.
Giorgio Gaber
Ecco come intendo la tua amata Patria.
La fortuna di nascere in un determinato luogo, rispetto ad altri tristi contesti, non mi evita di sottolineare la mexda in cui naviga questo paese, in cui tanti, a quanto pare, amano sguazzare ;-)
Un abbraccio
Rodofetto
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Rodofetto [ 19 Febbraio 2005, 3:54 ]
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[quote:d76452a194="Mystero"]
Non te la prendere sai che non posso restare inerme a informazione di parte eheh e poi parlavo di rilassarmi non di scherzo, io non scherzerei mai su certi temi infatti parlavo sul serio prima, magari un domani ci sarà qualche problema in più per gli svedesi a venire in Italia se non si chiariranno prima eheh[/quote:d76452a194]
cosa è? Una minaccia????
Un abbraccio
Rodofetto
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Rodofetto [ 19 Febbraio 2005, 3:57 ]
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Il mio consiglio di cambiare nazionalità resta valido...
no io non minaccio mai, figurati, quando gli Svedesi si prenderanno gioco di tuo figlio e di figli di tanti altri che ora ridono, poi chiamami così rido anche io eheheh
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Mystero [ 19 Febbraio 2005, 4:17 ]
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ma mio figlio non sarà mai nè come berlusconi, nè nazionalista, quindi di lui non si prenderà gioco nessuno, come nessuno si prende gioco di me.
W gli apolidi
Un abbraccio
Rodofetto
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Rodofetto [ 19 Febbraio 2005, 4:25 ]
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Mah, forse adesso un pò di lustro!!!!!!!!
Un abbraccio
Rodofetto
Se il testo non cambia, il Quirinale valuta il rinvio alle Camere
Oggi la bocciatura anche dal plenum dell'organo di autogoverno
Ciampi, no alla legge salva-Previti Anche per il Csm è incostituzionale
di MASSIMO GIANNINI
ROMA - Il conflitto istituzionale tra governo e presidenza della Repubblica, invece di stemperarsi, si arricchisce di un nuovo capitolo: il ddl sulla prescrizione breve, noto come legge Cirielli, o ancora meglio come "norma salva-Previti". Il testo è all'esame del Senato. Se sarà approvato nella formulazione attuale, Ciampi con ogni probabilità potrebbe esercitare per l'ennesima volta le prerogative concesse dagli articoli 74 e 87 della Costituzione. Non firmando la legge, e rinviandola alle Camere per "manifesta incostituzionalità ".
Mai come in questa occasione, le perplessità del Quirinale sembrano condivise da tutti gli addetti ai lavori. Costituzionalisti e penalisti, magistrati e processual-penalisti. Ieri mattina, sul Colle, è salito anche il vicepresidente del Csm. Un incontro di rito, ma che cade in un momento tutt'altro che casuale. Con Ciampi, Virginio Rognoni ha compiuto una ricognizione di tutte le "pratiche" più spinose ancora sul tappeto.
Oltre alla riforma Castelli sull'ordinamento giudiziario (sulla quale il Quirinale segue con attenzione l'esito della mediazione di An sulle modifiche ai punti contestati dal messaggio presidenziale) la pratica più delicata è proprio la legge "salva-Previti". Oggi su questa legge si pronuncerà il plenum del Consiglio superiore della magistratura. Una risoluzione non richiesta dal Guardasigilli, che tuttavia i vertici di Palazzo dei Marescialli, in pieno accordo con il Capo dello Stato, hanno voluto pronunciare, a conferma della "criticità " della questione.
Come ha anticipato lo stesso Rognoni al presidente, sarà una bocciatura senza appello. All'esame dell'organo di autogoverno dei giudici arriverà una relazione di maggioranza, proposta da tutti i togati e dai "laici": la legge - dice quella relazione - è viziata da illegittimità costituzionale, sotto tutti i profili. E il parere finale del Csm andrà a rimpinguare il già corposo "dossier" istruito dagli uffici del Quirinale e fermo sulla scrivania del presidente.
I rilievi al testo che riduce i tempi della prescrizione sono pesanti come macigni. Sono stati segnalati con forza proprio due giorni fa da ben 61 penalisti di tutti gli orientamenti politico-culturali. Non solo Giuliano Vassalli, ma anche esperti di diritto di area Cdl. Un mese fa un analogo appello bipartisan era stato firmato da tutti i maggiori processualisti dell'Associazione nazionale presieduta da Mario Chiavario. Il giudizio è sempre lo stesso: la legge "salva-Previti" è incostituzionale perchè viziata da "palese irragionevolezza". Di più: è "una legge criminogena". Propizia il delitto, invece che prevenirlo.
Se infatti il legislatore minaccia di mandare in carcere per 5 o 6 anni l'autore di un reato, ma al tempo stesso gli garantisce la possibilità di evitare facilmente la condanna grazie ad un abbattimento dei termini della prescrizione, viene del tutto a cadere l'effetto deterrente della norma. E a dispetto della "vulgata" rassicurante del centrodestra, la nuova legge incide pericolosamente sui processi in corso, producendo la prescrizione di un enorme numero di reati. Anche molto gravi. L'elenco, segnalato dai penalisti e ben in vista sugli appunti del presidente della Repubblica, è lunghissimo: "Reati di usura, furto in abitazione, omicidio colposo, corruzione, calunnia, truffa ai danni dello Stato, circonvenzione d'incapace, falso in atto pubblico, resistenza al pubblico ufficiale, millantato credito, frode nelle pubbliche forniture, favoreggiamento, vilipendio di cadavere, sfruttamento della prostituzione".
Non solo. Il colpo di spugna voluto dal Polo finirebbe per estendersi anche a "quasi tutti i reati societari, compreso l'aggiotaggio". Sarebbero a rischio addirittura processi come quello sulla bancarotta Parmalat. Nel parere che sarà varato oggi dal Csm, tra l'altro, si legge che "se si tiene della durata media di un processo di merito si può ragionevolmente concludere che quasi tutti i processi per reati puniti con la pena della reclusione compresa nel massimo tra i 5 e i 6 anni, e la grande maggioranza di quelli per reati puniti con la pena della reclusione massima di 8 anni, sono destinati a sicura prescrizione. Un'analisi compiuta presso la Corte d'Appello di Bologna ha stimato che per tale fascia di delitti, sul totale dei processi iniziati davanti al giudice, la quota destinata a prescriversi passerebbe dall'attuale livello del 9,60% a circa il 47%. Il che in termini assoluti equivarrebbe a una grandezza dell'ordine di 4.500 processi".
Un provvedimento di portata così devastante non poteva non destare la massima attenzione da parte di Ciampi. Anche in questo caso (come ricordato dal Sole 24 Ore) avrà un rilievo decisivo il "precedente" cui il Colle fece già riferimento ai tempi della contestatissima norma sul legittimo sospetto. Si tratta della sentenza numero 353 emessa dalla Corte costituzionale nel 1996, con la quale la Consulta sancì il principio della tutela della "efficienza" del processo di fronte all'"abuso" delle istanze di rimessione "a fini dilatori". Principio che, se è risultato fondamentale nel giudizio di legittimità sulla legge Cirami, a maggior ragione lo sarà sulla legge Cirielli. E non deve essere un caso se proprio questa stessa sentenza è espressamente citata nel parere che sarà approvato oggi dal plenum del Csm.
A questo punto, diventa ancora una volta cruciale l'atteggiamento che la maggioranza terrà nel corso del dibattito parlamentare. Anche in questo caso, il riflesso condizionato del centrodestra è stato lo stesso che aveva caratterizzato la strategia iniziale seguita sulla riforma dell'ordinamento giudiziario: testo blindato, nessuna modifica possibile da parte delle Camere. Se la linea dura tanto cara ai falchi di Forza Italia, a Castelli e alla Lega, sarà confermata nei prossimi giorni, la legge "salva-Previti" non valicherà il Colle.
Se invece la Cdl sarà disponibile a un ripensamento, e a una correzione di rotta, qualche spiraglio si può ancora aprire. Anche se non è facile, sul piano tecnico-giuridico, introdurre elementi di ragionevolezza costituzionale in un testo che non ne ha e non ne può avere. àˆ stato pensato come "norma personale", mirata a tutelare la posizione processuale di un singolo imputato. Ma per occultare un movente così "scandaloso", è diventata una "legge generale", volta a evitare il processo per una vastità di colpevoli. Non c'è, non ci può essere alcun metodo, in tanta follia.
da "la Repubblica" (23 febbraio 2005)
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Rodofetto [ 23 Febbraio 2005, 11:07 ]
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PROSTITUTE PER FORZA
Al mercato delle nuove schiave
Una notte con un'unità di strada che aiuta le ragazze, tutte straniere, «prigioniere» delle organizzazioni di sfruttatori e obbligate a vendersi con la violenza
DAMIANO TAVOLIERE
Sono cinquecentomila le donne e le adolescenti forzate negli ultimi 10-15 anni a entrare nel mercato del sesso nell'Europa occidentale. La loro apparizione sulle strade e nei bordelli d'appartamento è contemporanea alla dissoluzione delle strutture sociali nell'est europeo e alla fame che agita l'intero mondo povero. La domanda viene eccitata dall'offerta di pelli femminili colorate e carni fresche vestite da Barbie. Una fanciulla dei Carpazi o una venere nigeriana titillano l'appetito esotico dei consumatori, espandono il mercato. La criminalità (grande e piccola, italiana e straniera) qualche volta contratta esplicitamente una fase di schiavitù condizionata (viaggio, permanenza e controllo nel paese di destinazione per una somma cospicua da saldare in anni di vendita del proprio corpo), ma spesso promette e raggira, oppure semplicemente compra o rapisce le donne per sottometterle con la forza a una vita d'inferno.
Insonnia e pasticche
Nella notte capitolina mi unisco all'unità di strada di «Roxanne», servizio coordinato dal comune di Roma in collaborazione con le associazioni che operano sul territorio per combattere la tratta. Accanto alle facce di chi tenta una maschera attraente per la clientela vedo i volti di ragazzine turbate dall'insonnia e dalle pasticche, dalla paura del mondo, dalla tristezza spaesata.
Il mercato è veloce, le donne vengono vendute e spostate, si rimuove la merce per stimolare la domanda. C'è chi arriva e chi viene trasferita. E chi cerca di uscire da una schiavitù letterale: botte e sevizie, violenze e abusi, reclusione e vigilanza permanente. Un insieme devastante che riduce al minimo le capacità reattive e complica l'uscita dal giro. Perchè si è controllate 24 ore al giorno e perchè vengono meno la forza e il coraggio necessari a chiedere aiuto e denunciare i «padroni» al numero verde nazionale 800.290.290.
Alcune operatrici di «Roxanne» mi illustrano le ultime novità migratorie, i flussi che oggi saccheggiano più le campagne delle città , dove si è ormai informati sul traffico di carne umana. «Ora abbondano ragazze dai quindici ai trent'anni soprattutto europee, seguite da africane e sudamericane. Le bambine-prostitute sono le più difficili da avvicinare e informare, sulla strada appaiono sicuramente come le più maltrattate, quelle su cui il dominio è maggiore perchè sono più fragili, più soggiogate». Fra le altre vi può essere una relativa autonomia, la possibilità di «contrattare il grado dello sfruttamento e della coercizione; sono le donne che hanno un progetto migratorio individuale definito, finalizzato con il preciso obiettivo di investire il proprio corpo, pagare agli sfruttatori un certo debito e guadagnare tot soldi che servono per tornare prima possibile al paese e realizzare tot cose; anche se poi il contratto non sempre viene rispettato...».
«Ben diverso è il discorso sulle minorenni completamente schiavizzate, in cui abbonda l'uso di alcol, droghe, farmaci sedativi», indotte col terrore a dichiararsi maggiorenni se pescate dalla polizia affinchè non scatti l'automatismo legale della protezione».
La delinquenza organizzata facilita l'attività e sfugge alle indagini dividendosi i compiti: «Ci sono rumeni che adescano le vittime nel loro paese d'origine, le portano in Italia e poi le vendono agli albanesi o agli italiani o ad altri rumeni, cioè si occupano solo del viaggio; e tali passaggi spersonalizzano ulteriormente la vittima», la deprivano d'ogni riferimento, la rendono oggetto totale. Se la ragazza proviene da un sistema culturale rudemente patriarcale, dove la donna ha scarso peso e la sua voce è irrilevante, può accadere che sia ceduta per pochi euro, col vago miraggio di andare a servire in palazzi altolocati; e se torna nella sua comunità originaria dicendo la verità viene punita in quanto «femmina e donnina, radiata dal clan senza tener conto delle condizioni in cui è stata costretta a prostituirsi, cacciata da casa e minacciata di morte dai familiari maschi se si ripresenta».
Un amico di un amico...
Ecco tre profili di ragazze che hanno denunciato i loro aguzzini, potendo così usufruire del progetto di protezione, accoglienza e nuova socializzazione.
Tamara è una ventenne della campagna rumena, dove ha lasciato i genitori (contadino e casalinga) e due sorelle (16 e 23 anni). Dopo la scuola primaria è stata operaia in fabbrica fino a che questa ha chiuso. Tamara pensava di aiutare i suoi emigrando. «Un amico di un amico di mia sorella più grande dice che lui mi può portare in Italia, che conosce amici, mi può dare lavoro come baby-sitter o barista, e così vengo in macchina a Roma con lui».
Ad attenderla in un appartamento di periferia, nell'estate 2004, è una coppia che in una stanza già tiene segregate una minorenne e una coetanea di Tamara. Sono tutti connazionali. La coppia sottrae il passaporto a Tamara e urla che l'unico lavoro esistente è il sesso pagato. Tamara protesta, vuole scappare, ma la coppia passa alle vie di fatto, maschio e femmina insieme tirano fuori il coltello, minacciano lei e la sua famiglia di sterminio se non si piega... Tamara crolla. I due forniscono ragazze ad alberghi e privati, evitando la strada. àˆ la donna che si occupa delle inserzioni sui giornali e gestisce gli appuntamenti con un cellulare scegliendo quale delle tre ragazze inviare a seconda dei desideri espressi dal cliente, mentre l'uomo porta la ragazza all'incontro e la aspetta per ricondurla al covo.
Dopo la prestazione Tamara deve consegnare i soldi, «anche mille euro al giorno, per tutto il lavoro, tutti i giorni». A lei non viene lasciato nulla, è costantemente controllata, non può telefonare, uscire, parlare con qualcuno; si ribella, ma viene tacitata brutalmente; per lei e le altre due ragazze la prigione è assoluta, serrata fra mura di hotel e case anonime, senza neppure l'ombra di un cliente salvatore. I negrieri sembrano aver chiuso il cerchio, poichè Tamara non può neppure essere agganciata sul marciapiede dalle unità di strada. Ma alcuni carabinieri in servizio permanente presso un sontuoso albergo del centro storico nota il movimento ripetuto di un tipo con una splendida fanciulla: la porta, la attende, la riporta via. Il sospetto degli agenti si traduce in pedinamento. L'indagine è accurata e una mattina d'inverno porta all'irruzione nello stabile dei rumeni, alla cattura degli schiavisti e alla liberazione delle segregate.
Tamara vive ora in una casa d'accoglienza, studia l'italiano, comincia a orientarsi, vuole restare qui e ha detto la verità ai suoi ricevendone il calore della comprensione.
La benefattrice
Rosy è nata 29 anni fa a Benin city, Nigeria. A 16 anni rimane orfana con un fratello maggiore (che si sposa e si distacca) e due sorelle più piccole, con le quali viene messa in un istituto dove si diploma perito tecnico. Rosy vorrebbe proseguire gli studi, ma per sostenere le sorelle va a lavorare in un'impresa di pulizie. I soldi sono pochi, la vita grama, la disoccupazione tanta. E il tempo passa. Finchè una concittadina che sta in Italia le suggerisce di «trasferirsi qui per fare la badante o roba del genere». A Rosy sembra un sogno, la conoscente le offre i soldi per il passaporto e il viaggio, «poi me li ridarai», e nel dicembre 2002 parte.
A Roma la riceve un'amica della benefattrice, la conduce in un alloggio dove incontra due ragazze nigeriane, le dice che abiteranno insieme tutt'e quattro, la fa ambientare qualche giorno; per toglierle infine il passaporto e comunicarle che lavoro non ce n'è, l'unica possibilità è prostituirsi: per guadagnare, pagare cibo, affitto, vestiti e medicine, e soprattutto saldare il debito contratto. Quella donna in realtà è la tenutaria della casa, in gergo la madama, la sua sfruttatrice, nonchè la sua sorvegliante fissa, coadiuvata da un uomo che accompagna le passeggiatrici sul marciapiede e controlla il lavoro. Rosy non ha via di scampo: non ha soldi per tornare indietro, anzi li deve rendere a chi gliel'ha prestati, e la somma lievita facendo slittare nel tempo l'ipotesi della liberazione. Prova a protestare ma la riempiono di botte, tanto da ricorrere al pronto soccorso, anche lì vigilata dai guardiani, impossibilitata a dichiarare il vero, con un surplus di isolamento per la lingua sconosciuta e la mancanza di documenti e permesso di soggiorno.
Solo grazie a una retata Rosy pone termine alla balìa e denuncia gli sfruttatori; siamo alla fine del 2003, in un anno la schiava ha reso agli aguzzini trentamila euro. Ora segue un percorso di emancipazione concordato insieme a «Roxanne», già in fase avanzata: lavora in un supermercato, manda soldi alle sorelle, con due amiche abita una casa in affitto e vuole riprendere gli studi.
Dodici mesi di abusi
Katia è una macedone che oggi ha 25 anni, ultima di «quattro fratelli con un padre-padrone violento e alcolista», approdata sulle coste pugliesi nel 1998 insieme al «fidanzato», il quale se ne va subito in nord Europa «a cercare lavoro» e la consegna ad «amici albanesi». L'uso durissimo della forza (pestaggi, violenze sessuali di gruppo, eccetera) la obbliga al marciapiede; dodici mesi ininterrotti di abusi che cessano per una retata. Katia denuncia gli «amici» e stringe una relazione con un italiano di un'altra città . Ma la relazione finisce, Katia è priva di casa e sostentamento, si sposta nella capitale, sopravvive prostituendosi liberamente per strada.
àˆ questione di giorni: conosce un'equipe di «Roxanne» e decide il reinserimento sociale desiderato. Katia ambisce a una normalità esistenziale, la cerca da sempre, anche se la sorte l'ha scaraventata dalla padella patriarcale alla brace degli schiavisti, e poi all'illusione affettiva. Non ha più rapporti con la sua famiglia e la sua gente, estromessa per imposizione del padre. Adesso fa la parrucchiera, gratificata e benvoluta. «Sono contenta, finalmente sto con un tipo giusto che mi adora e voglio farmi una famiglia».
da "il manifesto" (24 febbraio 2005)
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Rodofetto [ 25 Febbraio 2005, 13:24 ]
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[quote:1fd4c372a6="Rodofetto"]La Russia dei soviet, della rivoluzione artistica e culturale, delle case del popolo e dei diritti alle donne, insomma tutta la Russia che per ragioni di comodo si è condannata all'oblio, così come la Cina di Mao, sono contento di averle avute tra i miei miti giovanili.
Rodofetto[/quote:1fd4c372a6]
dovresti scrivere "quella che noi credevamo fosse la russia....e la cina di MAo...."
se aveste saputo la verita' non sarebbe stato un mito
zhenja
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zhenja [ 25 Febbraio 2005, 13:54 ]
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[quote:12e71771cf="zhenja"][quote:12e71771cf="Rodofetto"]La Russia dei soviet, della rivoluzione artistica e culturale, delle case del popolo e dei diritti alle donne, insomma tutta la Russia che per ragioni di comodo si è condannata all'oblio, così come la Cina di Mao, sono contento di averle avute tra i miei miti giovanili.
Rodofetto[/quote:12e71771cf]
dovresti scrivere "quella che noi credevamo fosse la russia....e la cina di MAo...."
se aveste saputo la verita' non sarebbe stato un mito
zhenja[/quote:12e71771cf]
sì certo, ma se hai seguito altri dibattiti sai che su Lenin e sulla Russia di quel periodo, cioè quella dei Soviet, la penso diversamente; su Mao ancora ci sono tante cose da chiarire; direi una bugia se dicessi cose che adesso non so e che in realtà non sa nessuno. Ma è un discorso complesso da fare qua, perchè si farebbero inutile polemiche. Se vorrai ne potremo parlare in privato.
Un abbraccio
Rodofetto
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Rodofetto [ 25 Febbraio 2005, 14:08 ]
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[img:bacb3f329f]http://www.ilmanifesto.it/oggi/vauro.gif[/img:bacb3f329f]
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Rodofetto [ 17 Marzo 2005, 10:00 ]
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