Perché le manifestazioni in Russia non possono spaventare Putin.
di Stefano Grazioli
L’opposizione è andata di nuovo in piazza, per la terza volta da dicembre, chiedendo per il 4 marzo «elezioni oneste» e - con lo sguardo a quelle del 4 dicembre 2011 - la ripetizione del voto per il rinnovo per parlamento. In più gli anti Putin vogliono la riforma dell’intero sistema e la liberazione dei detenuti politici, il primo dei quali è l'oligarca Mikhail Khodorkovsky che da dietro le sbarre fa loro coraggio.
Inutile dire che le richieste non sono state e non sono destinate a essere soddisfatte e, ben sapendolo, è già stata programmata una nuova azione di protesta il 26 febbraio.
OPPOSIZIONE UNITA CONTRO PUTIN. «Russia senza Putin» è stato il motto velleitario che ha unito anche sabato 4 febbraio nazionalisti, comunisti, monarchici, rivoluzionari di destra e di sinistra, ultraliberali e moderati, giornalisti e intellettuali, artisti e presunti tali. Un popolo colorato accomunato dal desiderio di non vedere più Vladimir Putin al Cremlino, ma che si schianta contro la realtà.
LONTANO L'OBIETTIVO DI 1 MLN IN PIAZZA. Il 24 dicembre 2011 Alexei Navalny aveva promesso di portare in strada 1 milione di persone: secondo gli organizzatori ne sono arrivate 120 mila, per le autorità circa 40 mila. Fatta la dovuta scrematura, ci si accorge che in ogni caso che gli obiettivi dichiarati forse con troppo entusiasmo non sono stati raggiunti. L’icona della variegata opposizione è rimasta un po’ in disparte, lasciando solo una breve dichiarazione e sottolineando che in vista delle presidenziali «quella di Putin al Cremlino non sarà un’elezione, ma una nomina. Il premier vincerà come tutti prevedono, ma per noi non saranno elezioni libere perché l'intera procedura elettorale non è stata corretta». Il riferimento è all’esclusione dalla corsa di Grigori Yavlinski, leader del partito liberale.
Opposizione incapace di organizzare un'alternativa al premier
Alexei Navalny, uno dei leader della protesta contro Putin.
(© Getty Images) Alexei Navalny, uno dei leader della protesta contro Putin.
Anche Navalny mette insomma già in conto che lo Zar è destinato a tornare di nuovo al suo posto, ma per il futuro presidente la vita al Cremlino non si annuncia facile. A dire il vero, però, i proclami degli oppositori di Putin cozzano proprio contro la loro incapacità di elaborare una strategia unitaria, che vada oltre lo spirito goliardico delle fotografie strappate (come ha fatto Sergei Udaltsov), dei cartelloni issati di fronte al palazzo presidenziale (copyright di Ilya Yashin, leader di Solidarnost) o degli innumerevoli video in internet. La fantasia della protesta con i pupazzetti e le canzoni ha affascinato i media e illustri commentatori, ma la realtà è che la politica, anche in Russia, è ben altra cosa.
LIBERALI BATTUTI PER 20 ANNI. E allora servono, idee, progetti, e soprattutto leader che riescano davvero a organizzarsi e a coagulare movimenti propositivi ed efficaci da essere competitivi nell’arena elettorale.
Yavlinski da quasi 20 anni combatte la sua battaglia collezionando una bastonata dietro l’altra e non è certo la persona ideale, contando anche il fatto che il suo partito, pur senza brogli, avrebbe collezionato a dicembre poco più del 4%. Briciole.
NAVALNY SPAVENTA LA CLASSE MEDIA. Lo stesso Navalny spaventa con il suo nazionalismo nemmeno troppo latente la grande massa moderata e benestante, alla quale piace il soffio della novità, è stufa della corruzione, vuole cambiamenti evidenti, ma non sogna certo una rivoluzione che faccia precipitare la Russia nell’incertezza e nel caos.
Il giovane Udaltsov ha già stretto la sua alleanza con il vecchio Gennadi Zyuganov e rischia di portare così il candidato comunista al ballottaggio con Putin.
Inoltre, che hanno a che spartire lo scrittore Boris Akunin e il giornalista Leonid Parfionov con le Pussy Riot o il collettivo Voina? Che ci fanno insieme Alexei Kudrin e Mikhail Prokhorov con l’estremista di destra Alexander Belov e il critico rock Artemy Troitsky?
Nella protesta, l'attacco alle tivù, megafono di Putin
Sabato 4 febbraio al Parco della Vittoria è andata in scena anche una manifestazione pro Putin.
(© Getty Images) Sabato 4 febbraio al Parco della Vittoria è andata in scena anche una manifestazione pro Putin.
Nella protesta Vladimir Zhirinovski ha manifestato per conto suo denunciando la mancanza di par condicio nei media «che parlando giorno e notte solo di Putin» e un’altra manifestazione organizzata dall'ex dissidente sovietica Valeria Novodvorskaia e dall’imprenditore ultraliberale Konstantin Borovoi ha coinvolto pochi intimi, gente che all’apparenza non voleva sfilare con nazionalisti e comunisti, ma si è trovata isolata.
SI CERCA L'AVVERSARIO DELLO ZAR. La comune idea di voler mandare Putin in pensione non basta in fondo per convincere il famoso milione di Navalny a scendere in strada. Certamente qualcosa è cambiato e l’atmosfera è diversa, ma sino a ora l’opposizione non si è mostrata in grado di esprimere un progetto comune proprio perché le diverse anime che la compongono sono antitetiche. E manca la volontà. Senza un avversario del suo calibro all’orizzonte è gioco facile per Putin, e a questo si aggiunge il pressing non certo asfissiante a cui è sottoposto.
MANCA UN PIANO CONTRO IL CREMLINO. Dopo le due manifestazioni di dicembre, c’è stato il sacro riposo di gennaio e la prossima è programmata fra tre settimane. Se si pensa che durante la rivoluzione arancione nel dicembre 2004 a Kiev i dimostranti sono stati accampati per oltre un mese di fila al gelo della Maidan (i complottisti diranno che a rendere piacevole il soggiorno c’è stata la regia e la moneta occidentale, un po’ come quella di sabato 4 per i manifestanti filoputinaini che hanno affollato il Parco della Vittoria spinti dal Cremlino), si capisce come gli avversari del futuro presidente non solo non abbiano un piano preciso, ma se la stiano tutto sommato prendendo comoda. Ma anche questa può essere una tattica.
Domenica, 05 Febbraio 2012
http://www.lettera43.it/politica/38...a-non-morde.htm