Mosca, 19 mag. (TMNews) - Dopo settimane di tira e molla, Mosca arriva in soccorso di Minsk, prostrata da una pesante crisi finanziaria e dall'isolamento internazionale. Oggi il premier bielorusso, Mikhail Myasnikovich, ha annunciato la concessione di un prestito da 3-3,5 miliardi di dollari in tre anni da parte del fondo anticrisi della Comunità economica euroasiatica (EurAsEC). §E' un po' meno di quanto voleva Minsk, che da mesi chedeva al Cremlino tre miliardi di aiuti subito per ripianare il crollo delle riserve di valuta, che l'ha già costretta a svalutare il suo rublo di oltre 50 per cento. Ancora non sono stati resi noti i termini dell'intesa, ma è probabile che lo sblocco della trattive sia seguito all'accordo sul prezzo di alcuni asset statali bielorussi che fanno gola ai russi. L'EurAsEC comunque prende tempo e non approverà formalmente il prestito prima del 4 giugno.
Mosca si era già detta disponibile a concedere un prestito d'emergenza di un miliardo, ma solo in cambio di condizioni stringenti, una sensibile svalutazione, pesanti misure di austerità, un ampio programma di privatizzazione di cui naturalmente dovrebbero beneficiare le società russe. Il prestito riaccende i riflettori sulla dipendenza economica di Minsk da Mosca nonostante il rapporto conflittuale tra i due vicini di casa. Che Alexandr Lukashenko a Vladimir Putin non stia affatto simpatico è cosa nota, tanto che prima delle presidenziali dello scorso dicembre l'autoritario leader bielorusso temeva che Mosca avrebbe messo in campo un suo uomo, contro di lui. Anche per questo fece anticipare il voto, per stringere lo spazio di manovra russo e restare l'unico interlocutore possibile. E questo interlocutore, oggi più isolato che mai, torna a far comodo alla Russia, che vorrebbe mettere le mani su quei pochi gioielli di Stato che Minsk considera garanzia di sovranità: la rete di trasporto del gas, un paio di raffinerie, la fabbrica di fertilizzanti Belaruskali, la compagnia telefonica Beltelkom.
Mosca, 19 mag. (TMNews) - Il ministro russo delle Finanze, Alexei Kudrin, aveva quantificato a tre miliardi di dollari il valore degli asset statali che Minsk deve privatizzare per cercare di abbattere il pesante deficit corrente che ha prosciugato le riserve valutarie e imposto la svalutazione del rublo bielorusso. Così, visto da Mosca, il momento pare giusto per rilanciare, magari rispolverando i piani di integrazione tra le due Repubbliche ex sovietiche, che anni fa stavano molto a cuore al Putin presidente, ma che Lukashenko non ha mai lasciato entrare nel vivo, consapevole che una vera Unione statale con la Russia sarebbe equivalsa a una sorta di annessione. Così, il Trattato di Unione tra i due Paesi (1997), poi l'Unione di Bielorussia e Russia e i successivi accordi di integrazione economica e politica sono rimasti sempre vaghi e appesi ai timori del presidente bielorusso.
Ora, con la svalutazione del rublo imposta dall'alto deficit corrente, che ha eroso drammaticamente le riserve di valuta estera, Lukashenko - al potere dal 1994 - ha avviato il suo quarto mandato tra le proteste dell'opposizione e il crescente malumore della gente, quotidianamente alle prese con la discesa del rublo e i prezzi in aumento. Il giro di vite contro i suoi oppositori gli sta sbarrando definitivamente quella finestra sull'Ovest che il "l'ultimo dittatore d'Europa" sembrava avere aperto negli anni precedenti. Ue ed Usa gli hanno voltato le spalle, mentre chiedere di nuovo aiuto al Fondo monetario internazionale significherebbe apportare riforme così profonde da fargli perdere il controllo sull'economia. Putin lo sa e potrebbe approfittarne per allungare le mani anche in termini politici, oltre che economici. Ne è convinto Fedor Lumkyanov, noto analista e direttore di 'Russia nel mondo globale'. "La situazione è molto difficile in Bielorussia, e oltre alle privatizzazioni, la Russia può lanciare l'idea di una vera integrazione, una volta per tutte", cosa che a molti bielorussi non spiacerebbe affatto, guardando alla potenza economica moscovita.
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