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Rientrato a Milano dopo più di un anno di permanenza su un'isola oceanica nella quale non vige delinquenza, dove gli isolani al mattino di buon ora, con tanto di sorriso, augurano una buona giornata mentre passeggio per le strette vie, dove la tranquillità e la serenità regna sovrana, ed essermi ritrovato nel pieno di una città caotica, e che per motivi sovrannaturali m'hanno costretto a posticipare il ritorno sulla amata isoletta, stufo di passeggiare ed essere circondato da volti imbronciati e non sorridenti, da tanti cagaca..i, della cui presenza non sono più abituato in quanto tale tipologia di esseri umani sono pressochè inesistenti per il semplice motivo che i cagaca..i sull'isoletta non son ben accetti e alla loro prima comparsa, la polizia non ci pensa su due volte a rispedirli da dove son venuti, e in casi del tutto speciali non ci pensano su due volte a sparare per poi lasciarli in balia delle correnti oceaniche laddove rinomate ed antiche specie di pesci superdotati di apparati sensoriali svolgono il loro lavoro, ecco che in quattro e quattrotto, dopo svariati anni, decido di fare una improvvisata all'amico gringox per così ritornare nel famoso quartier generale.
Dopo una notte insonne eccomi finalmente in volo dove la bella Inge con un sorriso prettamente nordico mi accoglie per poi salutarmi all'arrivo.
Finalmente dopo sei anni, poso dapprima il piede sinistro e successivamente quello destro sul suolo di destinazione. In una frazione di secondo molti ricordi mi passano per la mente, dalle goliardate degne di amici miei, per arrivare alla fuga dei pescetti, le tante albe trascorse con il rito di babbonare un super burgherone, i tantissimi pastaparties e tavolate di shashlick accompagnato da succulenti vegetali rosolati alla griglia e l'immancabile vodka.
Passo velocemente il controllo passaporti ed eccomi finalmente all'uscita. Qualcosa però mi lascia perplesso.... non più la moltitudine di gente ad aspettare, figli, parenti, amici, ma solo quattro gatti con in bella mostra il sorridente e paffuto amicone con tanto di benvenuto del folto comitato di accoglienza sito all'esterno dell'aeroporto
Ed eccoci sulla strada che da Borispol porta a Kiev, per poi attraversare ed infine arrivare al quartiere generale. Tra i tanti ricordi gioiosi dei tempi passati, il mio sguardo dapprima felice, inizia a rattristarsi in quanto non riuscivo più a riconoscere il caotico vialone. Vero sei anni sono tanti, ma il caotico vialone più che caotico in molti tratti era deserto.
Entro in finalmente in Kiev, mi guardo in giro... poche macchine, poche persone in giro ma si sa: la domenica è sempre domenica, nonostante il tempo era parzialmete nuvoloso una fattispecie di afetta in giro si sentiva, per cui vedere una città semideserta può apparire normale... ma Kiev tanti anni fa non era così, soprattutto di domenica.
La sera andiamo al tucano a brindare e a festeggiare... la clientela abituale è sempre presente: volti conosciuti e non ci sono sempre.... tanto piacere m'ha fatto nel rivedere ma soprattutto sentire la voce della paffuta cantante gitana accompagnata da due vecchie e nuove donzelle e soprattutto dal fantastico violinista, che appena mi vede mi saluta chiedendomi come va.
I giorni passano a gironzolare per kiev ma l'aria che si respira non è più quella gioiosa di anni fa: locali vuoti, bar, ristoranti sia in centro che in periferia semi deserti per non dire vuoti. Kreshiatic e maidan non più affollatte di turisti, gente del posto, belle ragazze sole o in compagnia che passeggiano.
Nella discoteca che ogni martedì andavamo a trascorrere la nottata, pochissime persone: 5 ragazze, 15 turchi, qualche ucraino e basta. Usciamo e decidiamo di fare un giro notturno nel centro di kiev. rieccoci sulla kreshiatick. vodka bar chiuso, ex arena chiuso. Ci dirigiamo nella piazzetta all'interno della ex arena city, una babushka seduta ed affamata ci implora di darle qualcosa, sfilo dal portafoglio la prima prima banconota che mi capita e felicissimo gliela porgo. Ci dirigiamo verso la piazzetta con l'unico locale aperto, il libanese, dove un ventina prsone sono sedute ai tavolini: dalle facce sicuramente turisti tedeschi, danesi, inglesi o peggio ancora americani. Sedute al tavolino posto sotto una scalinata due belle e truccatissime ragazze, una vestita in rosso e l'altra in nero, entrambe belle sorridenti alla vista dell'abbronzato, ma che nel 99% dei casi erano mignotte.
Io e il gringox ci guardiamo in faccia e ritorniamo da dove siam venuti: riecco la babuschka che appena mi vede si alza e con un sorriso e un pizzico di felicità che si intavvedeva nei suoi occhi non fa altro che continuare a ringraziarmi
Ritorniamo sulla kreschiatik e ci avviamo verso la macchina: due ragazzotti a distanza di qualche secondo, ci vengono incontro e ci piazzano in mano volatini pubblicitari di locali da strip tease. A quel punto mi guardo in giro e nella desolazione notturna del pieno centro di kiev, ecco belle e spumeggianti le colorite insegne usate per richiamare i malati di vagina.
I giorni passano. Finalmente arriva il giovedì sera e come ogni giovedì sera trascorso al tucano, si sa come la serata inizia ma non si sa mai come finisce anche perchè le sorprese sono sempre dietro l angolo: come ai vecchi tempi ma in una kiev deserta vediamo il sorgere del sole. Vuoi per la bella serata trascorsa grazie ad un azerbagiano che è stato bravissimo a movimentare la serata coinvolgendo tutti i presenti a ballare e a bere unendo sotto una unica bandiera, quella dell'allegria genuina che molto spesso qua si trovava in locali frequentati da persone del luogo, azeri, turchi, turkmeni, kazaki, ucraini e noi italiani, ecco altri ricordi che affiorano, ricordi bellissimi di vecchi tempi ma ben diversi da quelli attuali e che fanno meditare su come una nazione, per non dire città, si è ridotta grazie ai paladini ciarlatani, beceri, ignoranti e cafoni della politica nazionale ed internazionale.
Il sabato lo dedico al mercatino sito sulla discesa di sant'andrea. Non più turisti come un tempo, le solite bancarelle piene di souvenir, cimeli di guerra, vestitini prettamente ucraini come un tempo, ma poca gente. Un'atmosfera ovattata, a tal punto che sembrava di essere in inverno dove il rumore viene assorbito dalla neve creando così un silenzio surreale. Barettini e caratteristici ristorantini vuoti. La Kontraktova Plochta, in una giornata soleggiata e quasi afosa, con il suo bel gardinetto, semideserta. Mi incammino verso la funicolare prendendo il vialone antistante, un tempo caotico di macchine, pieno di passanti, belle ragazze in minigonna, i suoi barettini e ristorantini sulla strada, anch'essa semi deserta.
Finalmente arrivo alla funicolare per poi risalire nella parte alta per costeggiare san michele e dirigermi al grazioso parco con vista sul Dniepr: nessuna coda in biglietteria, poche persone presenti nel parco, qualche coppietta che si fa le foto ricordo e si gode la vista dall'alto del Dniepr e relativo panorama.
Se la vita notturna settimanale di gente normale che vive in kiev è morta, anche durante la giornata in kiev si respira un'aria strana, a tratti silenziosa, triste, fatta di pochi sorrisi sulle labbra delle persone che ci vivono.
Domani partirò, con sommo dispiacere non tanto per le amicizie vecchie e nuove che qua ho ma quanto per l'aria strana che in questi giorni ho respirato e che a tratti lascia pensare. Lascerò una città dove i cagaca..i non esistono tuttora e non sono mai esistiti, ma rispetto agli anni passati, per la vita che la movimentava, è irriconoscibile, Ritornerò in una città full of cagaca..i e piena di visi incazzati, per poi ritornare, dopo qualche giorno, dando così un addio definitivo al paese del bengodi nonchè rinomata repubblica delle BANANE, nel mio paradiso oceanico, dove problemi dovuti a politici fancazzisti e buonisti, malpagatori, lerciatori di muri, spacca finestrini di auto, cagaca..i, ladri, delinquenti, stupratori, non esistono anchè perchè quei rari casi vengono fatti sparire: dove? ... non si sa ... l'oceano è vasto, le correnti sono assassine, i pesci sono tanti, belli e pure grossi e qualcuno al largo della costa tiene denti ben affilati.
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