C'è un detective nella Russia degli Zar
A POCO più di quindici anni dal crollo dell'Unione Sovietica, il ventre panciuto della matrioska delle lettere russe ha ormai partorito una nuova generazione di scrittori. Il più noto e promettente di costoro si fa chiamare Boris Akunin, ma per l'anagrafe porta l'impronunciabile nome di Grigorij Tchkhartichvili. Classe 1956, georgiano trapiantato a Mosca, Akunin costruisce romanzi gialli pieni di verve e dalle trame estremamente cerebrali: tutti libri ambientati nella Russia dell'Ottocento in cui si alternano un paio di eroi fissi, ora l'eccentrico 007 dello zar Fandorin, ora l'inquieta e poco ortodossa suor Palegija, una detective davvero coi fiocchi, anzi col velo. Proprio lei, la giovane monaca dai capelli rossi e dal fiuto investigativo degno di Miss Marple, è la protagonista del nuovo thriller dello scrittore russo. Anche stavolta Akunin cosparge di humour nero il suo rebus giallo e con Pelagija e il gallo rosso (Frassinelli, 469 pagine, 16 euro) ci consegna una storia imbottita di sorprese, provvista di tutti gli ingredienti del best seller di successo, come quelli di un Camilleri, per intenderci: mistero, simpatia umana, intreccio. E il raffinato tocco di una prosa deliziosamente rètro. La trama è ingegnosa, ben costruita, e la nuova avventura di Pelagija promette di essere più nera della tonaca della suora, alle prese adesso con l'omicidio di un pazzoide barbuto e scalzo, un furbo santone che si è specializzato nello spillare quattrini agli ingenui adepti della setta religiosa da lui fondata, la setta dei Trovatelli. Chi voleva la morte di questo profetastro vagabondo e cialtrone? E soprattutto, perchè in tanti cercano di coprire le tracce dell'assassino? Per suor Pelagija è quasi un atto di fede venire a capo del rebus. E per Akunin sembra un dovere morale attrarre e distrarre il lettore con una prosa colta, raffinata, divertente, dove la tradizione del thriller viene smontata e rimontata a piacimento. Da Leskov a Chesterton, da Bulgakov a Umberto Eco: pagina dopo pagina, non si può fare a meno di partecipare al gioco sottile di rimandi e citazioni proposto da Akunin. Che sembra nutrire una invincibile passione per i personaggi negativi. Anche quando alla fine sono i buoni ad avere ragione, a noi lettori resta sempre il dubbio: ma gli altri, i cattivi, avevano davvero torto?
(fonte messaggero articolo di FRANCESCO FANTASIA )












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