Martedì 20 settembre - La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha condannato il governo russo per la vicenda dello smantellamento del colosso petrolifero Yukos ma non ha preso nessuna decisione sulle compensazioni richieste dall'ex manager (100 miliardi di dollari).
Nonostante le autorità russe si siano attenute a quanto previsto dalla legge, le decisioni prese per dare esecuzione alla sentenza di condanna della Yukos per evasione fiscale sono state «sproporzionate», hanno stabilito i giudici sul ricorso presentato dall'ex società Yukos contro le autorità russe. Nella sentenza si dichiara inoltre che le autorità russe non hanno tenuto in debito conto il giusto bilanciamento tra il legittimo interesse dello Stato di ottenere dal colosso petrolifero le tasse evase e quello della protezione dei beni della Yukos. In particolare i giudici criticano i tempi brevissimi dati alla Yukos per pagare le tasse e le multe imposte oltre che la velocità con cui è stata messa all'asta la Oao Yuganskenefgaz: un'operazione che si sapeva avrebbe seriamente ristretto le possibilità della Yukos di sopravvivere.
La Corte, al tempo stesso, ha condannato Mosca per avere gestito in modo scorretto la bancarotta del 2006 e per avere imprigionato ex dirigenti del gruppo, incluso l'ex presidente Mikhail Khodorkovski. La Corte non ha voluto entrare nel merito del risarcimento richiesto che rappresenta il doppio delle spese annuali della Difesa russa e costituisce la più grossa somma mai reclamata davanti all'istanza giudiziaria di Strasburgo.
Nel 2003 Youkos, che all'epoca era la più importante compagnia petrolifera russa, venne accusata di frode fiscale e quindi smantellata nel giro di pochi mesi mentre i principali attivi vennero acquisiti da un'impresa statale. Khodorkovski che era uno degli uomini più ricchi di Russia e sostenitore dei movimenti d'opposizione a Vladimir Putin venne arrestato e condannato a 13 anni di carcere unitamente al suo associato Platon Lebedev.












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