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Dieci Secoli Della Letteratura Russa → La Dominazione Mongola. La V...
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Messaggio Dieci Secoli Della Letteratura Russa → La Dominazione Mongola. La Via Del Riscatto Nazionale 
 
State ascoltando La Voce della Russia!

Dieci secoli della letteratura russa.

Un programma di Aurelio Montingelli e Anna Gromova per conoscere il passato e meglio comprendere il presente.

La dominazione mongola.

La via del riscatto nazionale.

La battaglia di Kulikovo.

 
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Oggi vi invitiamo a ripercorrere un lungo cammino durante il quale la dominazione mongola arrivo’ a darsi una forma istituzionale che generalmente viene chiamata il Khanato della Russia.

Uno stato guidato da un khan che con maggiore o minore fortuna stabili’ dei rapporti di vassallaggio con i principi russi. Costoro furono obbligati ad ottenere dal khan la patente di nobilta’ riconoscendo in tal modo la loro condizione di vassalli.

Un cammino di oltre un secolo durante il quale i principi conservarono l’autonomia necessaria per farsi guerra fra di loro aiutati in questo dai khan che avevano tutto l’interesse a fomentare una condizione permanente di lotte intestine che avrebbe impedito ogni aspirazione all’ unita’ nazionale.

In questo periodo perviene a dignita’ letteraria l’agiografia, come abbiamo gia’ visto con la Vita di Aleksandr Nevskii. Si tratta di biografie di uomini che in un modo o nell’altro sapevano indicare una prospettiva di riscatto.

Memori che il pericolo, forse quello maggiore perche’ metteva in gioco la fede dei padri, veniva da Occidente, nella seconda meta’ del XIII secolo guadagna una grande popolarita’ la Storia di Dovmont. Leggiamo:

“ Nell’anno 6773 della Creazione, per alcune contese i principi lituani si batterono fra di loro e il beato principe Dovmont, con i suoi guerrieri e tutta la sua gente abbandono’ la patria lituana e pervenne a Pskov. Egli era di stirpe lituana e sulle prime si era inchinato agli idoli secondo i comandamenti dei padri. Ma quando il Signore volle convertire nuovi uomini alla fede cristiana su Dovmont scese la grazia dello spirito santo e come risvegliatosi da un sonno e dal servizio agli idoli prestato, egli, con tutti i suoi boiardi, penso’ di prendere il battesimo nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo. “

Era il 1266. A quella conversione, male accetta dal Gran Maestro dell’Ordine teutonico, seguirono anni di incursioni e di vendetta. Ma il principe Dovmont seppe sempre, alla testa delle milizie di Pskov, difendere la vita e l’onore della nuova patria.

“ E Dovmont cosi’ disse ai pskovitiani: “ Uomini e fratelli di Pskov. Chi e’ vecchio e’ per me un padre, chi e’ giovane mi e’ fratello. Ho sentito parlare del vostro coraggio in tutti i paesi, adesso o fratelli dobbiamo scegliere fra la vita e la morte…”

…” Quando il Maestro di Riga seppe del coraggio di Dovmont, in preda ad un’ira grande arrivo’ a Pskov con velieri e battelli, la cavalleria e macchine da assedio per espugnare la Casa della Trinita’ e prendere prigioniero il principe Dovmont e a fil di spada passare gli abitanti…”

Ma la citta’ resistette ad ogni assalto e il principe Dovmont alla testa delle schiere di Pskov sconfisse in campo aperto i cavalieri teutonici. Dovmont in duello feri’ al volto il Gran Maestro che si dette alla fuga."

 

Fra i principi russi i regionalismi hanno spesso la meglio sui sentimenti nazionali e non pochi sono i casi in cui la dominazione mongola viene sfruttata per recare danno al proprio vicino e conquistarne il territorio.

Un esempio ci viene raccontato da una delle opere piu’ famose dell’epoca “La storia di Mikhail Jaroslavic di Tver” in cui si parla di una faida con il principe di Mosca per il dominio del principato di Vladimir. Il principe Mikhail viene attirato con una trappola nella capitale dell’Orda dove trova la morte.

E’ facile accorgersi di una somiglianza formale con la storia del principe di Cernigov di cui vi abbiamo parlato la volta scorsa, ma la differenza e’ profonda e ce lo spiega il protagonista che ai familiari indica perche’ deve andare pur conscio della fine che lo attende. Nella scelta fra la morte e la sopravvivenza della Terra di Tver egli non ha dubbi.

La sua non e’ una scelta di fede, ma una posizione politica, una visione in cui si fa strada il primato della Terra Russa sui particolarismi e gli interessi personali.

Negli ultimi decenni del XIV secolo ce lo dimostrano le opere dedicate alla costruzione dell’unita’ nazionale intorno al principato di Mosca e alla Battaglia di Kulikovo che di quell’unita’ segno’ il punto piu’ alto.
Leggiamo nel “Racconto della battaglia sul fiume Pjana”.

“Era l’anno 6685 dalla Creazione quando un principe tartaro di nome Arapscia’ volle portare un’armata a Nizhnij Novgorod. Il principe Dmitrij Konstantinovic mando’ un messo al Gran principe Dmitrij Ivanovic, che raccolta un folta schiera accorse a Novgorod…

Ma in mancanza di notizie su Arapscia’ egli torno’ a Mosca inviando contro i tartari i suoi capi militari alla testa di uomini in armi di Vladimir, Perejaslavl, Juriev, Murom e Jaroslavl…”

Questa moltitudine di guerrieri arrivo’ al fiume Piana proprio mentre il principe Arapscia’, con i suoi uomini, ignaro di ogni pericolo aveva lasciato cadere ogni precauzione.

I suoi militi avevano caricato sui carriaggi le corazze e le armi. Avanzavano discinti e tentavano di mitigare l’afa incombente attingendo sempre piu’ di frequente alle botticelle di birra… in sintonia con il nome del fiume che in lingua russa significa Ebbro."

Ma non era quello il pericolo, perche’ all’improviso sulle schiere russe si abbatterono le orde di Mamaj che sterminarono i principi per poi fare scempio della citta’ di Nizhnij Novgorod. Era il 1377.

La prova generale di Kulikovo avrebbe avuto luogo l’anno seguente come leggiamo negli Annali di Simeone che comprendono il testo precedente e la “Narrazione della battaglia sul fiume Vozha”:

“Dopo alcuni giorni i tartari attraversarono il fiume… e si lanciarono contro i nostri… E i nostri fecero altrettanto. Timoteo da una parte, e dall’altra il principe Danila Pronskij…

I tartari scagliarono le lance e tentarono di ripararsi al di la’ del fiume.

I nostri li inseguirono e a colpi di sciabola e con le picche fecero strage di loro. Molti affondarono nelle acque del fiume. “

I tartari fuggirono approffittando dell’oscurita’ lasciando sul terreno tutti i loro averi.

Leggiamo:

“Il Gran principe Dmitrij fece ritorno a Mosca con una grande vittoria. Sciolse le sue armate con un bottino ingente. Quando Mamai seppe della disfatta del suo esercito i cui resti erano accorsi da lui fu colto dall’ira…”

La meschina vendetta che Mamai volle cogliere nella terra inerme di Rjazan non poteva soddisfare il suo orgoglio smisurato.

Tutto era rimandato all’8 settembre del 1380 quando nella piana di Kulikovo l’Orda d’oro sarebbe scesa a combattimento con la Russia.

A questo evento annalisti e scrittori di due secoli dedicarono opere innumerevoli, alcune scritte a caldo, quasi come corrispondenza di guerra, altre frutto della riflessione storica, della passione letteraria o del genio poetico, come e’ il caso del Poema del Don “Zadonscina”.

L’inizio e’ quello di un poema cavalleresco benche’ fosse quello un genere sconosciuto in Russia.

 

“Il principe Dmitrij Ivanovic, con suo fratello cugino principe Vladimir Andreevic e i suoi capi militari era a banchetto dal principe Mikula Vassilevic quando disse:

“ Fratelli! E’ giunta a noi la notizia che il re Mamai si trova sulla riva del Don per andare contro la Rus”.

“O fratelli, andiamo noi verso Settentrione, nelle Terre di Jafet, figlio di Noe’, da cui prende origine il popolo russo ortodosso. Saliamo sui colli di Kiev, lanciamo lo sguardo sul Dnepr glorioso e da li’ su tutta la Terra Russa. E poi sulle Terre d’Oriente, da cui vengono i tartari pagani. Dalla battaglia sul Kajal hanno avuto la meglio sulla progenie di Jafet….Da allora la Terra Russa e’ in preda all’angoscia… e piange i suoi figli, principi, boiardi e guerrieri che hanno abbandonato le case, le spose e i pargoli e tutti i loro averi…sacrificando la vita per la Terra Russa e la Fede cristiana…”

“Fratelli e amici della Terra Russa! Uniamoci tutti insieme. Facciamo felice la Terra Russa, abbandoniamo il dolore nelle Terre d’Oriente, di Sim e cantiamo la vittoria sul pagano Mamai. Cantiamo le gesta dei posteri di San Vladimir…”

 

Secondo gli storici, il Poema del Don fu composto a pochi anni dalla battaglia e senz’altro quando il suo maggiore protagonista, il principe Dmitrij, era ancora in vita.

Nel poema l’agiografia si piega alle leggi della poesia con versi e immagini ispirate in tutta evidenza al Canto della schiera di Igor, che da solo volle sfidare il nemico polovesiano.

Due secoli piu’ tardi il Gran Principe di Mosca, Dmitrij, dimostro’ che contro un nemico ben piu’ temibile, la vittoria era possibile, con l’arma straordinaria dell’unita’ e della ritrovata coscienza nazionale.

 

Avete ascoltato Dieci secoli della letteratura russa.

La dominazione mongola.

Quinta puntata.


http://italian.ruvr.ru/radio_broadcast/6455535/99107586.html

Nella pagina linkata sono disponibili il contributo audio e uno slideshow.
 




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