Dieci secoli della letteratura russa.
Un programma di Aurelio Montingelli e Anna Gromova per conoscere il passato e meglio comprendere il presente.
La dominazione mongola.
Per la liberta’ e l’onore della Terra russa.
Nel programma precedente abbiamo visto come al culmine delle devastazioni tartare, quando, dopo aver distrutto le maggiori citta’ della Russia, il Khan Batii pensava di dare stabilita’ alle conquiste, creando un impero che in seguito avrebbe assunto il nome di Orda d’oro, a nord si profilo’ una nuova minaccia,forse anche piu’ pericolosa.
A cinque anni di distanza dalla battaglia sul fiume Kalka, nel 1228, la Chiesa di Roma aveva dato vita alla Confederazione di Livonia, che univa cinque staterelli, per meglio dire cinque vescovati sul Baltico, che gestita in condomini o con gli Ordini militari, avrebbe dovuto riportare alla verita’ cattolica il popolo russo.
Con la croce e con la spada.
Alla croce avrebbe dovuto pensare l’arcivescovo di Riga, alla spada il Gran Maestro dei Cavalieri Teutonici.
Nel 1230 dalla Terra di Vladimir si era levata la voce di un grande predicatore, Serapione :
“E Dio oggi ci da insegnamento con i suoi segni, la terra si scuote ai suoi comandamenti, non insegna a noi con la parola, ma con i fatti Eppure non ci siamo pentiti nemmeno dinanzi ai pagani senza pieta’La terra nostra si e’ fatta deserta, le citta’ sono in cenere, le sacre chiese devastate, i padri e i fratelli uccisi, le madri nostre e le sorelle disonorate»
Per Serapione le devastazioni mongole erano la punizione per i peccati commessi dinanzi a Dio, per Onorio III e Innocenzo IV, i due papi che piu’ da vicino seguirono gli avvenimenti, invece erano quelle una punizione per i peccati commessi dinanzi alla Chiesa cattolica,la cui remissione passava solo attraverso la rinuncia alla ortodossia e l’obbedienza al Sommo Pontefice.
Ma i russi non sarebbero mai venuti a compromessi con la loro fede nemmeno dinanzi al braccio armato della Chiesa di Roma.
Leggiamo in un testo anonimo del XIII secolo “Storia della vita e dell’audacia del Pio Gran Principe Aleksandr” noto come “La vita di Aleksandr Nevskii”.
“Le sentinelle annunciarono l’avvicinarsi dei tedeschi. Il principe Aleksandr si preparo’ alla pugna le schiere si mossero una contro l’altra e il Lago Ciudovo si copri’ di guerrieri.
Era sabato e quando sorse il sole si addivenne ad una micidiale battaglia. Un fragore di lance infrante e di fendenti. Come se il lago ghiacciato si fosse spostato. Il ghiaccio non si vedeva perche’ cosparso di sangue.
Ho sentito tutto cio’ da un testimone oculare – scrive l’autore — il quale mi ha detto di aver visto il Signore sceso dal cielo fra gli uomini in arme, per dare ausilio ad Aleksandr E cosi’ con l’aiuto di Dio Aleksndr sconfisse i nemici che si dettero alla fuga. Aleksandr li colpiva disperdendoli,come se volasse e in nessun luogo c’era per loro riparo.
E Aleksandr torno’ con una gloriosa vittoria. Numerosi furono i cavalieri fatti prigionieri dal suo esercito. Costoro venivano sospinti scalzi accanto ai cavalli e da allora chiamati furono cavalieri di Dio”. Perche’ affidati alla sua misericordia.
Intanto nelle terre occupate dalle orde tartare si faceva strada l’ ordine nuovo.
Leggiamo in un documento scritto negli ultimi decenni del XIII secolo intitolato “Parola sui nuovi martiri, il Principe Mikhail, principe russo, e del primo capo militare del principato suo. Composizione concisa a laude di questi santi a cura di padre Andrea”.
“Nell’anno 6746 dalla Creazione, per l’ira di Dio e la moltiplicazione dei peccati del popolo, avvenne l’invasione dei tartari pagani in Terra cristiana.
Allora alcuni si rinchiusero nelle loro citta’, altri ripararono in terre lontane, altri ancora si nascosero nelle grotte e negli anfratti Mikhail fuggi’ in Ungheria. Coloro che si rinchiusero nelle loro citta’, si pentirono dei peccati commessi e in lacrime pregarono Dio e furono dai pagani annientati senza pieta’. Fra quelli che ripararono nelle citta’,nelle grotte e negli anfratti, e nei boschi, pochi si salvarono. Dopo qualche tempo i tartari trasferirono loro nelle citta e li sottoposero prima al censimento e poi ad un tributo.
Quando lo vennero a sapere coloro che erano scappati in terre straniere fecero ritorno.
E i tartari dissero loro : “Non e’ cosa acconcia vivere nelle terre del Khan Batii e non inchinarsi ai suoi piedi.”
“E molti andarono ad inchinarsi al suo cospetto, al sole, agli alberi, agli idoli Ed ognuno chiese per se terre e possedimenti. E a loro venivano concessi a patto che glorificassero il nuovo mondo
Allora il beato principe Mikhail si trovava a Cernigov e Dio vedendo come molti si facessero sedurre dalla gloria terrena, fece scendere su di lui la grazia e lo spirito santo. Gli infuse nel cuore il pensiero di andare dal cesare per smascherare la sua menzogna corrutrice dei cristiani.
Dal suo padre spirituale il principe Mikhael fu confortato nel suo proponimento con queste parole:
“Molti sono andati obbedendo alla volonta’ del tiranno, hanno attraversato la via del fuoco,si sono inchinati agli alberi e agli arbusti ed hanno perduto l’anima loro.,,, Tu invece Mikhail non accetta da loro nemmeno acqua e cibo. Con fermezza sostieni la fede cristiana. Non e’ d’uopo per un cristiano inchinarsi dinanzi a nulla che sia uscito dalle mani dell’uomo,ma solo al Signore Nostro Gesu’ Cristo”.
Mikhail disse che avrebbe fatto la volonta’ di Dio e cosi’ anche Fedor.
E il padre spirituale esclamo’: “Se cosi’ sara’ sarete i nuovi santi martiri dell’epoca nostra a rafforzamento dello spirito altrui.
Poi consegno’ loro l’eucaristia e benedicendoli disse: Dio vi dara’ forza e ausilio.
Giunti nelle terre di Batii il Principe Mikhail e il suo fido boiardo Fedor furono accolti dai maghi di corte che chiesero loro di rispettare le procedure di rito imposte dal tiranno.
Quando a Batii fu riferito il loro sdegnato rifiuto egli incarico’ uno dei suoi cortigiani, di nome Eldega di riferire a Mikhail che poteva scegliere fra l’obbedienza e la morte.
“Mikhail e Fedor intonarono il canto dei defunti, presero l’Eucaristia e alle nuove pressioni cantarono “ O Signore i tuoi martiri non ti hanno rinnegato.
E poi si fecero avanti i carnefici.
Dopo la morte del principe, un russo che aveva rinnegato la fede dei padri per porsi al servizio dei tartari invasori, propose a Fedor il principato del suo signore se avesse rinnegato la fede. Ma Fedor respinse con sdegno quell’offerta di disonore.
E qui l’autore annota il nome del traditore, Doman.
Perche’le generazioni future devono conoscere non solo gli eroi della patria.
Nell’ora piu’ buia della storia russa due principi seppero difendere la patria con la spada e con l’onore.
Lungo sarebbe stato il cammino verso la liberta’, un cammino fatto di lotte e di cedimenti, ma anche di un lento processo di integrazione. Alla morte di Ivan il Terribile un tartaro sarebbe statio incoronato zar di tutte le Russie.
Ma quello era ancora il 20 settembre del 1245.
Un secolo e mezzo piu’ tardi i russi avrebbero dato ai tartari la prima grande battaglia campale della storia assaporando il gusto ineffabile di una vittoria cosi’ a lungo agognata.
Avete ascoltato Dieci secoli della letteratura russa.
La dominazione mongola.
Quarta puntata.
http://italian.ruvr.ru/radio_broadcast/6455535/99102684.html
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Sagrado (GO)

