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Ennesima Tragedia Annunciata! Basta Un Nubifragio E La Provincia Di Messina è I...
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Messaggio Ennesima Tragedia Annunciata! Basta Un Nubifragio E La Provincia Di Messina è In Ginocchio 
 
bertolaso: «dissesto idrogeologico causato dall'abusivismo»


Frane e crolli nel Messinese, 18 morti
Il governo dichiara lo stato d'emergenza


Ancora 35 dispersi. Molti comuni isolati, interrotte strade e ferrovia. Sessanta i salvati


MESSINA - Sicilia orientale devastata da un violento nubifragio: diciotto vittime (ma altri due cadaveri sono già stati avvistati in mare), 75 persone ricoverate in ospedale e ancora 35 dispersi nella provincia di Messina. Gli sfollati sono 400 su 1000 abitanti. Il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato d'emergenza. La zona più colpita da frane e smottamenti è tra i comuni di Scaletta Marina, Giampilieri, Briga e Scaletta Zanclea: un'area di circa 3,5 chilometri. La situazione più grave a Giampilieri Superiore, frazione a circa 20 chilometri dal capoluogo, dove un costone roccioso ha travolto alcune palazzine.
60 SALVATI - I vigili del fuoco che dalla notte scorsa (ha iniziato a piovere giovedì pomeriggio) sono impegnati nei soccorsi alle popolazioni del messinese colpite dal naufragio hanno tratto in salvo finora «almeno 60 persone che erano rimaste sui tetti degli edifici o intrappolate nelle loro abitazioni». Impegnati nella zona colpita presenti oltre 350 unità di vigili del fuoco con i nuclei specialistici dei sommozzatori, dei soccorritori acquatici, dei «Saf» fluviali (speleo alpini fluviali), le sezioni cinofili, tre elicotteri e oltre 150 mezzi (anfibi, ruspe, pale gommate, escavatori, mezzi speciali per interventi in assetto alluvione).

L'ALLARME - A fare scattare l'allarme è stata la segnalazione di un'auto finita in mare. Ma quando i militari sono giunti sul posto lo spettacolo che si sono trovati davanti è stato ben peggiore. Le città sono isolate: le frane hanno interrotto l'autostrada A18 Messina-Catania (Bertolaso ha disposto che debba essere utilizzata soltanto dai mezzi di soccorso), la strada statale 114 e il tratto ferroviario all'altezza di Giampilieri-Scaletta. Intanto la procura della Repubblica di Messina ha aperto un'inchiesta. Lo conferma il capo dell'ufficio Guido Lo Forte: «Ho disposto - ha detto - l'apertura di un procedimento penale nei confronti di ignoti. L'ipotesi di reato è di disastro colposo».

BERTOLASO E NAPOLITANO - «Eravamo in allerta meteorologica da giovedì mattina, più di questo non potevamo fare: o si fa una grande opera di messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale o queste tragedie sono destinate a ripetersi - ha detto il capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, durante una conferenza stampa in Prefettura a Messina -. Non può essere la Protezione civile a risolvere i problemi di dissesto idrogeologico creati dall'abusivismo. Sulla stessa lunghezza d'onda anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «O c'è un piano serio che piuttosto che in opere faraoniche investa sulla sicurezza in questo paese o si potranno avere altre sciagure». Il presidente ha anche chiamato il prefetto Franco Alecci, chiedendo di essere aggiornato ed esprimendo il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime, mentre il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo andrà a Messina per un sopralluogo tecnico.

SINDACO - Il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca ha disposto che sabato le scuole di ogni ordine e grado di tutto il territorio comunale sospenderanno le attività scolastiche. Il sindaco ha poi lanciato un appello: c'è bisogno di volontari, soprattutto medici e infermieri. «Siamo ancora isolati da Catania, i soccorsi sono venuti da Palermo e dalla Calabria - osserva Buzzanca -, ma sui posti dove l'emergenza è maggiore, come la zona sud della città, si arriva soltanto a piedi e il traffico è completamente paralizzato». Tanto che negli ospedali di Messina i feriti arrivano via mare.

VITTIME - Otto vittime sono state identificate: Pasquale Bruno, 40 anni, travolto e soffocato dal fango nella piazza di Giampilieri, e un pensionato di 70 anni, Francesco De Luca, annegato nello scantinato della sua casa in contrada Vallone. Un terzo cadavere è stato recuperato dentro un'auto travolta da un torrente in piena nei pressi di Scaletta Zanclea: è Roberto Carullo, sovrintendente della Polizia ferroviaria. La quarta e la quinta vittima sono un pensionato di ottant'anni, Martino Scibilia e Salvatore Scionti, 64 anni, trovati nelle rispettive abitazioni a Scaletta. Onofrio Sturiale, di 26 anni, è stato travolto da una frana tra Giampilieri e Scaletta Zanclea. Il cadavere di una donna, Agnese Pellegrino di 44 anni, è stato recuperato a Briga Superiore. Un'enorme massa di fango e terra è precipitata sulla casa dove viveva con la famiglia: il casolare in contrada Iannazzo è stato travolto. La parete della cucina in cui la vittima si trovava coi familiari è venuta giù. Il marito e i ragazzi, dopo avere sentito il boato della frana, sono riusciti a rifugiarsi in un'altra stanza, mentre Agnese è rimasta intrappolata in cucina ed è stata travolta dalla parete crollata. Il marito e i figli sono stati tirati fuori dalle macerie dai vigili del fuoco. E l'ottava vittima è Ketty De Francesco, 30 anni, rimasta uccisa a Scaletta.

STRADE CHIUSE - Centinaia di persone sono rimaste bloccate dentro le auto e molte altre, a decine, si sono arrampicate sui tetti delle case per sfuggire alla piena: i soccorritori cercano di raggiungerli in elicottero. «I soccorsi, seppur attivati tempestivamente, stanno incontrando grandissime difficoltà - spiega il comandante dei Ris di Messina Sergio Schiavone -. La gente si è rifugiata nei balconi e sui tetti delle case per evitare il peggio». Allagamenti e case evacuate anche a Giardini Naxos: una trentina di famiglie ha trovato riparo nella caserma dei carabinieri. Sull'autostrada A18 Messina-Catania molti automobilisti sono rimasti bloccati e hanno passato la notte in auto, a causa delle frane: l'autostrada è chiusa da diverse ore in direzione Catania e viene consentito il transito solo ai mezzi di soccorso. La circolazione ferroviaria è sospesa da giovedì sera fra Messina e Santa Teresa Riva, sulla linea che collega Catania e Messina, spiega in una nota il gruppo Ferrovie dello Stato. La contemporanea chiusura dell'autostrada e della statale 114 non consente a Trenitalia di attivare il servizio di autobus sostitutivi per i treni regionali. Per i viaggiatori dei treni a lunga percorrenza il trasferimento viene effettuato con bus tra Catania e Termini Imerese (Palermo). La statale 114, che da Messina porta a Taormina è invasa da montagne di detriti, fango, fiumi di acqua. Le auto sono state sepolte dalla terra e l'acqua è entrata nei piani bassi delle abitazioni, negli scantinati e nei garage. I marciapiedi sono coperti da montagne di terra alte anche dieci metri.

 Una delle vittime a Giampilieri (Ansa)

 Giampilieri (Ansa)



 Una villa su una collina a Giampilieri evacuata perché rischia di franare (Ansa)

  Un tratto della ferrovia Catania-Messina, bloccata da detriti e fango
 



 
morello Invia Messaggio Privato
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Messaggio Re: Ennesima Tragedia Annunciata! Basta Un Nubifragio E La Provincia Di Messina è In Ginocchio 
 


Le zone del Messinese colpite dal nubifragio viste dall'alto nelle immagini riprese dai vigili del fuoco in elicottero

 Le zone del Messinese colpite dal nubifragio viste dall'alto nelle immagini riprese dai vigili del fuoco in elicottero

 Le zone del Messinese colpite dal nubifragio viste dall'alto nelle immagini riprese dai vigili del fuoco in elicottero

 

 Nella borgata di Belmonte Chiavelli gli abitanti lasciano le abitazioni invase dal fango e dall'acqua (Ansa)


 Scaletta Zanclea (Reuters)

 Scaletta Zanclea (Ap)

  Molino (Ansa)

 Molino (Ansa)


 



 
morello Invia Messaggio Privato
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Messaggio Re: Ennesima Tragedia Annunciata! Basta Un Nubifragio E La Provincia Di Messina è In Ginocchio 
 
IL PRECEDENTE DEL 2007


Giampilieri era già stata colpita da un'alluvione nel 2007. In queste immagini, tratte dal sito web di Salvo Restuccia
(salvorestuccia.giampilieri.eu/)









 



 
morello Invia Messaggio Privato
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morello Invia Messaggio Privato
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ma che soluzione ci sarebbe? rinnovare le strade? asfaltarle almeno? rinforzare case vecchie? cosa si puo' fare?
 



 
Furba Invia Messaggio Privato
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Messaggio Re: Ennesima Tragedia Annunciata! Basta Un Nubifragio E La Provincia Di Messina è In Ginocchio 
 
Furba ha scritto: [Visualizza Messaggio]
ma che soluzione ci sarebbe? rinnovare le strade? asfaltarle almeno? rinforzare case vecchie? cosa si puo' fare?

Queste tragedie sono figlie dell'abusivismo.

E il governo fa solo sanatorie.
Ecco il risultato.

Chiedi che soluzioni ci sarebbero, non chiederlo a me se non passerei per terrorista per le teste che farei saltare (ma non in senso figurato).
Troppi ci hanno guadagnato, e alle spalle di gente che muore.
 



 
Airmax Invia Messaggio Privato MSN Live Skype
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Italia = Mafia
 



 
Batir Invia Messaggio Privato
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Furba ha scritto: [Visualizza Messaggio]
ma che soluzione ci sarebbe? rinnovare le strade? asfaltarle almeno? rinforzare case vecchie? cosa si puo' fare?


La soluzione sarebbe di sostituire la testa ad un sacco di gente che crede di sapere e invece non sa nulla.
Quando l'uomo iniziò a costruire assediamenti fissi, pur non conoscendo la geologia e l'architettura (spero un giorno Dio, Allah, Mitra, Confucio, Zaratustra, Brhama, Shiva, Visnu, Manitu' e gli altri della compagnia strafulminino i geologi e gli architetti) ma avevano gli occhi, e sapevano guardare.
Le acque hanno un loro percorso, che se tu lo modifichi, loro si incazzano, il percorso dei torrenti, dei fiumi, dei rii, sono sempre stati prevedibili, vedi la pendenza del terreno, vedi la provenienza, vedi la portata, vedi il prelevamento dai terreni corcostanti ed i materiali che raccolgono, vedi il punto di foce.
Oggi l'abitudine è di convogliare, intubare, parte di fiumi e di torrenti, senza prevedere che il convogliamento o l'intubazione, senza procedere periodicamente alla pulizia dei condotti, provoca l'esondazione dell'acqua.
Se avete visto i servizi su Sarno, si hanno fatto i canali di raccolta ( che hanno sostituito i canli borbonici chiusi in precedenza, ma nell'alveo del canale di cemento, ci sono alberi raccolti, sassi, che in caso di piena frenano il flusso e provocano la fuoriuscita dal canale dell'acque di passaggio.
Nei secoli l'uomo, in montagna o in collina, teneva aperti i canali, e per non far scorrere le acque reflue in modo che corrodessero il terreno, costruiva dei canaletti, anche sulle strade, tagliate di sbieco, da noi si chimano "napule" che impedivano un flusso rettilineo delle acque.
 




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La mattina si svegliano, ogni giorno, un fesso e un furbo. Se i due si incontrano, l'affare è fatto
La vita è troppo corta per essere trascorsa nella pianura padana, se ti è possibile, vattene. Il tuo corpo e la tua anima ti ringrazieranno.
Walter Boiler inventò l'acqua calda dopo avere conosciuto la dama di spadocle
 
Losagen Invia Messaggio Privato MSN Live Skype
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Furba ha scritto: [Visualizza Messaggio]
ma che soluzione ci sarebbe? rinnovare le strade? asfaltarle almeno? rinforzare case vecchie? cosa si puo' fare?


NULLA.....natura è natura e chi va contro natura prima o poi paga le conseguenze. Questa è una conseguenza. Dispiace che ci sono stati dei morti, per cui per rispetto mi trattengo, altrimenti esplodevo come al solito per rincarare la dose,
ma alla fine il capro espiatorio lo si ha già in mano perchè adesso salterà fuori che è colpa del portasfiga.

il resto è scritto nell'intervento di losagen.

PER Furba
Molti anni fa in italia ci fu una tragedia voluta e generata dall'uomo. Quella tragedia si chiamava Vajont.
Fin dall'antichità, itutti sapevano che  su un monte non si poteva costruire, perchè il terreno era instabile e il sottosuolo di quella montagna era più pietrisco che roccia consistente, per cui quelle aqntiche popolazioni se volevano costruire un qualcosa costruivano sul monte che si trovava di fronte, perchè il terreno da quella parte non era franoso....nell'epoca moderna alcuni benpensanti, dato che quella alta vallata era percorsa da un fiumicattolo, pensarono bene di costruire una bella diga. vuoi mettere il progresso, l'elettrictà e tutto il resto. Nonostante che ci fu qualcuno che si oppose perchè consapevole della instabilità del terreno di quella montagna, i progettisti e gli ingegneri decisero di portare aavanti il progetto. Alla fine tutte le analisi del terreno davano loro ragione (???). La diga venne così costruita....tutti erano felici e contenti, unfiore all'occhiello della tecnologia e della ingegneria italica, quando un bel giorno, meglio dire una bella sera, il lato di quella montagna (dannata per gli antichi) si staccò è piombò nel lago artificiale di quella diga che l'uomo costruì di propria volonta e contro natura.  Non vado avanti perchè la tragedia fu immensa e la storia da raccontare è lunga. Basta che digiti su google Diga del Vajont  e scoprirai molte cose:wink:
 




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È appurato che: "L'imbecillità di certe persone non conosce confini ed è inevitabile come il sole, la pioggia, il buio e la luna."
 
Ultima modifica di Speck il 03 Ottobre 2009, 10:35, modificato 1 volta in totale 
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Messaggio Re: Ennesima Tragedia Annunciata! Basta Un Nubifragio E La Provincia Di Messina è In Ginocchio 
 
Eurolettera n. 4/2009
Titolo

La gestione dei fiumi in Europa — Strumenti e possibilità di sviluppo
Autore

Andrea Pignatti
Descrizione
L’avvicinarsi del periodo autunnale, la prospettiva di lunghi periodi di piogge, le emergenze alluvioni che in questi anni hanno costellato la cronaca di tutta Europa, così come il modificarsi del contesto ambientale (un cambiamento climatico in atto che porta a piene dei fiumi meno controllabili) e i crescenti pericoli portati dall’inquinamento, rende la tematica della gestione dei fiumi di stretta attualità.

In materia di acque, comprendendo con questo termine anche le acque fluviali, la normativa comunitaria di riferimento è ad oggi la Direttiva 2000/60/CE che istituisce un quadro per I'azione comunitaria in materia di acque, individuando quella del "bacino idrografico" come corretta unità di riferimento per il governo delle acque e richiedendo, entro il 2015, il raggiungimento di un giudizio di qualità "buono" per tutti i fiumi d'Europa.
La norma europea è stata recepita nell’ordinamento italiano con il Decreto 152/2006 riportante" Norme in materia ambientale" che ribadisce il perseguimento degli obiettivi di prevenzione e riduzione dell'inquinamento nonché I'attuazione del risanamento dei corpi idrici.
Entrambe le norme sottolineano la necessità di ricorrere a sistemi di gestione integrata delle acque, le cui politiche di governo e di controllo vanno affiancate alle altre politiche ambientali e di gestione del territorio, al fine del perseguimento di precisi obiettivi di qualità ambientale dei corpi idrici.

Per la gestione concreta delle acque fluviali, al fine di perseguire gli obiettivi di riduzione dell’inquinamento e conservazione dei biotopi esistenti o in via di estinzione e per favorire una più corretta ed efficace gestione degli eventi alluvionali, l’Unione europea non propone né ha istituito programmi di finanziamento ad hoc. Tuttavia è possibile individuare strumenti che, nel panorama europeo di finanziamenti e fondi comunitari, si indirizzano al perseguimento di obiettivi sopra specificati, in un’ottica di cooperazione generalizzata su materie ambientali.
La tematica dei fiumi può infatti bene inserirsi sia in alcuni programmi di cooperazione territoriale sia in programmi settoriali gestiti dalla Commissione UE.
Nelle azioni di cooperazione all’interno dell’ Obiettivo Cooperazione Territoriale è di fondamentale importanza la promozione del processo di integrazione territoriale, economico e sociale al fine di contribuire alla coesione, alla stabilità e alla competitività attraverso lo sviluppo di partenariati transnazionali e di azioni congiunte su materie di importanza strategica. Presente in tutti i programmi operativi, la tematica ambientale riveste ormai un’importanza strategica nelle azioni di cooperazione sia a livello transfrontaliero che transnazionale, consentendo, attraverso i programmi di cooperazione, una fattiva costruzione di attività volte alla salvaguardia e al controllo dei bacini idrici delle acque interne, che spesso trascendono i confini nazionali e necessitano pertanto di azioni congiunte.
La tematica della gestione delle acque fluviali si inserisce anche all’interno dei programmi specifici settoriali quali LIFE + che, grazie alla presenza delle diverse tematiche che lo compongono, permette di ipotizzare idee progettuali legate non solo agli aspetti più propriamente ambientali – naturalistici, ma anche di sviluppare interessanti azioni con riflessi sulle politiche di governance ambientale nonché alla progettazione di campagne di comunicazione di altissimo livello al fine di migliorare quantitativamente i livelli di conoscenza della materia e di ricaduta ambientale diretta.
La tematica ambientale, compresa la gestione delle acque interne, è anche oggetto del VII programma quadro di ricerca e sviluppo. Attraverso azioni congiunte di ricerca questo programma rende possibile sinergie transnazionali al fine di studiare e raggiungere soluzioni condivise a problematiche comuni che interessano la qualità delle acque europee.
Di interesse è anche il programma comunitario sulla protezione civile. Essendo gli eventi alluvionali in forte relazione con le tematiche legate alla gestione delle acque interne, questo strumento permette di poter coordinare forze, metodologie e capacità al fine di poter meglio gestire eventi di emergenza legati ai fiumi e soprattutto di studiare meccanismi comuni di previsione e conoscenza al fine di evitarli.
Tutti gli strumenti previsti prevedono budget progettuali di ammontare considerevole per la realizzazione di azioni di ampia portata da svolgersi sul continente europeo. C’è da segnalare tuttavia anche l’impegno extra europeo dell’Unione che nelle politiche di Cooperazione decentrata dedica un capitolo a parte alle tematiche dell’ambiente, delle risorse naturali e dell’energia. In questo caso un partenariato transeuropeo permetterebbe uno scambio di buone prassi e un trasferimento di metodologie innovative nella gestione dei fiumi anche là dove, nei paesi del Centro America e dell’America Latina in particolar modo, eventi alluvionali gestiti con poca esperienza e prevenzione spesso conducono a tragici eventi.

E’ interessante infine analizzare come a livello locale sono stati recepiti i dettami europei in materia di acque interne. Strettamente interrelati a processi di pianificazione strategica per la riqualificazione dei bacini fluviali sono i Contratti di Fiume, strumenti di programmazione negoziata finalizzati alla realizzazione di scenari di sviluppo durevole dei bacini elaborati in modo partecipato, affinché siano dunque ampiamente condivisi.
L’elaborazione di scenari di sviluppo durevole di sottobacino fa riferimento a processi di riqualificazione paesistico-ambientale consapevoli delle “matrici fondative” del territorio regionale (idrogeologica, geomorfologia, evoluzione degli ecosistemi naturali e antropici, ecc.) e che interpretano opportunamente le “storie insediative locali”.
Il Contratto di Fiume è quindi la sottoscrizione di un accordo che permette di adottare un sistema di regole in cui i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale, sostenibilità ambientale intervengono in modo prioritario nella ricerca di soluzioni efficaci per la riqualificazione di un bacino fluviale, al fine della realizzazione entro il 2015 degli obiettivi della Direttiva 2000/60/CE.

Questi, insieme agli strumenti prima descritti, rappresentano i mezzi che le amministrazioni europee e le comunità locali hanno per potersi impegnare su un fronte che porterà nel 2015 a celebrare la "Giornata europea di nuoto nel fiume" in tutti i grandi bacini fluviali europei dove, grazie all’impegno e allo sforzo di questi anni, i limiti di qualità imposti dalla direttiva comunitaria saranno stati raggiunti.
 




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Losagen Invia Messaggio Privato MSN Live Skype
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Messaggio Re: Ennesima Tragedia Annunciata! Basta Un Nubifragio E La Provincia Di Messina è In Ginocchio 
 
Si,ecco l'ennesima tragedia che spezza tante vite ed invita alle solite riflessioni!!
Ma se si cerca il colpevole spesso non resta che guardarsi allo specchio!!Io temo che un giorno accadrà anche qui sulle colline circostanti Sorrento dove l'abusivismo regna imperante e dove già lo scorso inverno piovoso mise a dura prova molte strutture!!
Speck dice bene...la NATURA non si ferma di fronte a nulla,senza guardare in faccia a povere persone anziane, fanciulli e genitori che in quei momenti se ne stavano tranquillamente a riposare!!
Condoglianze per i caduti,ma resta un drammatico quesito...che ci fanno case sui greti dei corsi d'acqua?????
 




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SBALORDITO IL DIAVOLO RIMASE QUANDO COMPRESE QUANTO OSCENO FOSSE IL BENE!
 
sorrento76 Invia Messaggio Privato HomePage
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sorrento76 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
che ci fanno case sui greti dei corsi d'acqua?????

Se ci sono vuol dire che ci sono persone che le desiderano e chissà come mai, poi quando succede il botto piangono miseria e chiedono soldi ed interventi allo stato che come sempre, anche se costoro non meriterebbero nulla in quanto proprietari di case costruite abusivamente, elargisce.
Evviva ancora una volta il "Rinomato ed Inimitabile Paese del Bengodi".
All'appello da secoli manca il Vesuvio   e quando il tappo scoppierà come un tappo di champagne, e prima o poi quel tappo scoppierà, allora si che ne vedremo delle belle  
Cattiveria???? No pura realtà...altro esempio di scempio ambientale non rispettando le regole ma soprattutto ciò che è la natura...che s'inculino i verdi ed altri protestatori per i loro continui no se una azienda vuole mettere pale eoliche per produrre energia elettrica...perchè i "C......i" lo definiscono "scempio ambientale!!" Quello si chiama deturpazione panoramico!!0p
Mi spiace sono esploso!!!
 




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Ultima modifica di Speck il 03 Ottobre 2009, 14:40, modificato 4 volte in totale 
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Furba ha scritto: [Visualizza Messaggio]
ma che soluzione ci sarebbe? rinnovare le strade? asfaltarle almeno? rinforzare case vecchie? cosa si puo' fare?


Eliminare la MAFIA
 



 
uaitalia Invia Messaggio Privato
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Speck ha scritto: [Visualizza Messaggio]
sorrento76 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
che ci fanno case sui greti dei corsi d'acqua?????

Se ci sono vuol dire che ci sono persone che le desiderano e chissà come mai, poi quando succede il botto piangono miseria e chiedono soldi ed interventi allo stato e come sempre, anche se costoro non meriterebbero nulla in quanto proprietari di case costruite abusivamente, elargisce.
Evviva ancora una volta il "Rinomato ed Inimitabile Paese del Bengodi".
All'appello da secoli manca il Vesuvio   e quando il tappo scoppierà come un tappo di champagne, e prima o poi quel tappo scoppierà, allora si che ne vedremo delle belle  
Cattiveria???? No pura realtà...altro esempio di scempio ambientale non rispettando le regole ma soprattutto ciò che è la natura...che s'inculino i verdi ed altri protesdtori per i loro continui no se una azienda vuole mettere pale eoliche per produrre energia elettrica...perchè i "Coglioni" lo definoiscono scempio ambientale!! Idioti...quello si chiama deturbazione panoramico!!!
Mi spiace sono esploso!!!


Non dispiacerti!!!
Vedessi quante volte sono esploso io di fronte all'ignoranza di chi,come giustamente sostieni tu,ha mostrato sorpresa e sconcerto dinanzi a tragedie simili,sapendo benissimo che con la sua condotta dissennata ha preparato il terreno per tutto!
Si è verissimo,le pendici del Vesuvio sono cosparse di mega-ville(di camorristi),ristoranti mega e i quartieri periferici di Torre del Greco,S.Sebastiano al Vesuvio,Somma Vesuviana,Terzigno,S.Anastasia etc. etc...e quando un'eruzione avverrà si correrà il serio rischio di una tragedia immane!Io guardo a tutto questo,oltre che con rabbia,anche con dolore....si, perchè ho vissuto la tragedia del terremoto dell'80'(in cui perì il mio vicino di casa dell'epoca!)e che ti lascia molte ferite dentro.Non pensi,in quei momenti,che se la tua casa fosse stata costruita con criteri antisismici non sarebbe accaduto nulla o altri,ma pensi ai pianti di chi perde i propri cari,la casa,tutto...la speranza di un futuro normale!
Ora,proprio per questo a distanza di anni ti si forma dentro quella rabbia di fronte all'incuria,al fanculismo di politici ed imprenditori locali che hanno ricostruito in modo improvvisato,senza una precisa progettazione!!
Ecco,questo è l'annuncio di altre tragedie.Lì in Sicilia avevano avuto avvisaglie delle cosa già 2 anni fa,ebbene..tutto è rimasto uguale fino ad oggi!!
 




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SBALORDITO IL DIAVOLO RIMASE QUANDO COMPRESE QUANTO OSCENO FOSSE IL BENE!
 
sorrento76 Invia Messaggio Privato HomePage
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Speck ha scritto: [Visualizza Messaggio]

Cattiveria???? No pura realtà...altro esempio di scempio ambientale non rispettando le regole ma soprattutto ciò che è la natura...che s'inculino i verdi ed altri protestatori per i loro continui no se una azienda vuole mettere pale eoliche per produrre energia elettrica...perchè i "C......i" lo definiscono "scempio ambientale!!" Quello si chiama deturpazione panoramico!!0p
Mi spiace sono esploso!!!


Ad Arezzo anche la coldiretti è contro le pale eoliche Link  In ogni modo se costruite in zone ventose ben vengano.
Quando sono stato in Cefalonia in Grecia c'erano 10 pale eoliche su una montagna che davano energia a tutta l'isola e non deturpava affatto l'ambiante, tranne qualche pecora che doveva andare a pascolare da qualche altra parte.

Accertato che l'Italia è un paese idrogeologicamente instabile non sò se le centrali nucleari di terza generazione che producono scorie sarà una buona idea costruirle. Si potrebbe fare molto utilizzando l'energia solare come sta facendo il mio comune di Correggio Link  Link
 



 
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Furba ha scritto: [Visualizza Messaggio]
ma che soluzione ci sarebbe? rinnovare le strade? asfaltarle almeno? rinforzare case vecchie? cosa si puo' fare?


Il dissesto idrogeologico in Italia e' un fenomeno normale e naturale, l'orografia del nostro territorio, attraverso millenni, ha formato alvei, canali, canyon e forre, atti a convogliare e scaricare verso mare le preziose acque meteoriche.
Successivamente l’uomo si è arrogato il diritto di modificare la natura a suo profitto e piacimento, incurante delle più elementari regole di prudenza e degli effetti che azioni sbagliate avrebbero avuto sul suo stesso territorio. Si è persa negli ultimi tempi la capacità (che avevano i nostri nonni) di collegare le cause agli effetti… e allora via libera agli scavi di sbancamento, al taglio di alberi (o gli incendi), alla captazione di acque e alla cementificazione di alvei e montagne. Accade quindi che la natura, modificata irreversibilmente e troppo velocemente, cambia non le sue regole, che sono sempre le stesse (i fiumi scendono verso il mare e il terreno e le rocce non trattenute cadono dall’alto verso il basso), ma i suoi equilibri ormai drasticamente violati. Se a ciò si aggiunge l’esistenza di aree geologicamente pericolose da sempre, dove l’uomo ha deciso di andare a costruirsi casa incurante del rischio, allora la situazione si complica ulteriormente!!!

Tutto questo e' aggravato dal costante riscaldamento globale che sta avvenendo e dalla conseguenza della modificazione delle piogge, cioe' a causa del riscaldamento, L'italia si sta affacciando verso un clima sub-tropicale con una riduzione delle piogge e di un aumento degli eventi meteorici di forte intensità come nubifragi ecc. (su cui purtroppo mancano dati globali riferiti all’Italia) che causa come primo effetto un aumento dello scorrimento superficiale delle acque, e conseguentemente aumenta il rischio di dissesti idrogeologici come frane, alluvioni ecc. Paradossalmente, quindi, meno piove e più il terreno è esposto ad una maggiore impermeabilizzazione, e quindi aumenta il pericolo di dissesti in caso di eventi forti...

...Non diteci che nessuno sapeva...
MARIO TOZZI
E’ proprio un Paese bizzarro l’Italia, pensate che d’autunno piove - qualche volta a lungo -, i fiumi straripano e le tempeste mangiano le spiagge. E pensate che, se avete costruito nel letto di un fiume, ci sono buone probabilità che la vostra casa venga spazzata via per colpa delle alluvioni. Un fenomeno nuovo, si potrebbe pensare, mai segnalato finora, specialmente nel Mezzogiorno: chi potrebbe immaginare che intere colline d’argilla franino a mare portandosi con sé case e persone? Non serviva un geologo, bastava un archivista che avesse rovistato nei documenti comunali.

Per sancire come le frane siano un fenomeno comune, esattamente come le mareggiate, nel Messinese: le ultime quattro vittime nel 1998, appena a Nord della città. Ma in Italia avviene, in media, uno smottamento ogni 45 minuti e periscono, per frana, di media, sette persone al mese. Già questo è un dato poco compatibile con un Paese moderno, ma se si scende nel dettaglio si vede che, dal 1918 al 2009, si sono riscontrate addirittura oltre 15 mila gravi frane. E non solo frane, ma anche alluvioni (oltre 5 mila le gravi, sempre dal 1918), spesso intimamente connesse agli smottamenti. Questo nonostante oggi la protezione civile sia molto più efficiente di solo venti anni fa. Le frane sono un fenomeno naturale, ma non lo sono le migliaia di morti né le azioni dell’uomo che le innescano al di là delle condizioni naturali.

Tutto questo era ben noto fino dal tempo della commissione De Marchi, che fotografò, per la prima volta in modo organico (nel 1966), il dissesto idrogeologico del territorio italiano in otto volumi in cui si suggerivano anche alcuni interventi indispensabili e ritenuti urgenti fino da allora. Sono passati decenni e c’è ancora chi si stupisce oggi. Non solo: la situazione è stata aggravata dalla massa assurda delle nuove costruzioni, da centinaia di chilometri di strade, da disboscamenti insensati e dagli incendi mirati, dai condoni edilizi che espongono al rischio migliaia di cittadini che hanno scelto deliberatamente di delinquere. Ma come volevate che finissero quelle case, magari abusive, che strozzano i letti dei corsi d’acqua, come dovevano finire i viadotti troppo bassi, le strade e il cemento che hanno sclerotizzato il territorio?

Eppure - a differenza dei terremoti - le frane possono essere previste e i nomi sono già storia: Ancona (1982), il Monte Toc al Vajont (1963), la Valtellina (1987), Niscemi (1997), Sarno (1998), l’autostrada del Brennero (1998), Soverato (2002) e così via disastrando. Secondo il Cnr il totale del territorio a rischio di frane, o comunque vulnerabile dal punto di vista idrogeologico, in Italia, è pari al 47,6%. Quasi il 15% del totale nazionale delle frane, e quasi il 7% delle inondazioni, avviene in Campania (1600 in 75 anni), dove 230 Comuni su 551 sono a rischio di smottamento. La superficie vulnerabile per frane e alluvioni è, in Campania, pari al 50,3% del territorio regionale.

Il Trentino sfiora l’86% - in vetta alla graduatoria -, le Marche arrivano all’85% e il Friuli è ben sopra il 50%: resta da chiedersi come mai però nel Mezzogiorno quel rischio potenziale si traduce più spesso che altrove in catastrofe, con Basilicata, Calabria e Sicilia che vanno comunque oltre il 60% del territorio a rischio. Ma la risposta la conosciamo già: l’incuria del territorio è qui diventata prassi quotidiana, perché gli amministratori preferiscono costruire un’opera pubblica, anche se inutile, purché si veda e porti consenso: chi si accorgerà invece di una manutenzione ordinaria, spesso invisibile, del territorio?

Per non parlare dell’incivile tolleranza all’abusivismo o dell’ignoranza di qualsiasi principio fisico che informi il territorio: che ne sanno gli amministratori che una frana è uno spettacolare esempio di un fenomeno geologico del tutto naturale, che porta al trasferimento di materiale dall’alto in basso grazie alla forza di gravità? E che le cause generali delle frane sono molte, ma, in tutto il mondo, l’intervento dell’uomo gioca un ruolo fondamentale? Fra qualche giorno nessuno ricorderà i morti di Messina e si continuerà a inseguire il sogno di un ponte inutile che renderà ineluttabile il dissesto idrogeologico, quando non vedrà compromessa addirittura la stabilità complessiva di un intero settore della penisola. Stornando risorse che dovrebbero essere spese per salvare vite e non per inseguire follie faraoniche.
 




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Murmansk
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Ultima modifica di mariano il 04 Ottobre 2009, 12:40, modificato 1 volta in totale 
mariano Invia Messaggio Privato
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Messaggio Re: Ennesima Tragedia Annunciata! Basta Un Nubifragio E La Provincia Di Messina è In Ginocchio 
 
non si può non concordare con tutti gli interventi fin qui letti però scusatemi... Io vi leggo anche non poco ipocrisismo... Se ne avessimo avuto l'occasione ecomonica e non  tutti ci saremmo fatti un altro piano nella nostra casa a mare. Vuol dire che siamo tutti mafiosi visto che qui si urla alla mafia? Ebbene lo ammetto se sfruttare i condoni per ottenere un beneficio tra l'altro pagato vuol dire essere mafiosi io sono il primo mafioso d'italia. Il problema però non sono io ma la gente che reagisce schifata ad una cosa che è naturale
 



 
Davide Rap Invia Messaggio Privato
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Messaggio Re: Ennesima Tragedia Annunciata! Basta Un Nubifragio E La Provincia Di Messina è In Ginocchio 
 
uaitalia ha scritto: [Visualizza Messaggio]

Eliminare la MAFIA

Non riesco a capire cosa centra la mafia e se centra lo è in parte.
Il territorio è competenza dello stato, delle regioni e poi dei comuni. Semmai la colpa è di questi ultimi che pur di rinpinzare le proprie casse (più case = più soldi che entrano nelle casse comunali) se ne sbattono altamente e danno il permesso di costruire in zone nelle quali non si potrebbe. L'italia di esempi ne è piena.
 




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È appurato che: "L'imbecillità di certe persone non conosce confini ed è inevitabile come il sole, la pioggia, il buio e la luna."
 
Speck Invia Messaggio Privato ICQ
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Messaggio Re: Ennesima Tragedia Annunciata! Basta Un Nubifragio E La Provincia Di Messina è In Ginocchio 
 
Però pensandoci bene sorge il dubbioso dubbio
Citazione:

Legge 8 agosto 1985, n. 431 (Galasso)
Conversione in legge con modificazioni del decreto legge 27 giugno 1985, n. 312 concernente disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale.
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n.197 del 22 agosto 1985

    Art. 1. (*)
    (*) La Corte Costituzionale, con sentenza n. 151, del 26-6-1986 (G.U. 2-7-1986 n. 31-bis) ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata in relazione agli artt. 117 e 118 della Costituzione.

    "All'art. 82 del decreto del Presidente della Repubblica 24-7-1977, n. 616, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

    "Sono sottoposti a vincolo paesaggistico ai sensi della legge 29-6-1939, n. 1497:

       1.

          i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare;
       2.

          i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi;
       3.

          i fiumi, i torrenti ed i corsi d'acqua iscritti negli elenchi di cui al testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con Regio decreto 11-12-1933, n. 1775, e le relative sponde o piede degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna;
       4.

          le montagne per la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole;
       5.

          i ghiacciai e i circhi glaciali;
       6.

          i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi;
       7.

          i territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento;
       8.

          le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici;
       9.

          le zone umide incluse nell'elenco di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13-3-1976, n. 448 (1);
          (1) Il decreto del Presidente della Repubblica citato concerne "Esecuzione della convenzione relativa alle zone umide di importanza internazionale, soprattutto come abitat degli uccelli acquatici; firmata a Ramsar il 2 febbraio 1971.

      12.

          i vulcani;
      13.

          le zone di interesse archeologico.

    Il vincolo di cui al precedente comma non si applica alle zone A, B e - limitatamente alle parti ricomprese nei piani pluriennali di attuazione alle altre zone, come delimitate negli strumenti urbanistici ai sensi del decreto ministeriale 2-4-1968, n. 1444, e, nei comuni sprovvisti di tali strumenti, ai centri edificati perimetrati ai sensi dell'art. 18 della legge 22-10-1971, n. 865.

    Sono peraltro sottoposti a vincolo paesaggistico, anche nelle zone di cui al comma precedente, i beni di cui al numero 2) dell'art. 1 della legge 29-6-1939, n. 1497.

    Nei boschi e nelle foreste di cui alla lettera g) del quinto comma del presente articolo sono consentiti il taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di conservazione previsti ed autorizzati in base alle norme vigenti in materia

    L'autorizzazione di cui all'art. 7 della legge 29-6-1939, n. 1497, deve essere rilasciata o negata entro il termine perentorio di sessanta giorni. Le regioni danno immediata comunicazione al Ministro per i beni culturali e ambientali delle autorizzazioni rilasciate e trasmettono contestualmente la relativa documentazione. Decorso inutilmente il predetto termine, gli interessati, entro trenta giorni, possono richiedere l'autorizzazione al Ministro per i beni culturali e ambientali, che si pronuncia entro sessanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta. Il Ministro per i beni culturali e ambientali può in ogni caso annullare, con provvedimento motivato, l'autorizzazione regionale entro i sessanta giorni successivi alla relativa comunicazione.

    Qualora la richiesta di autorizzazione riguardi opere da eseguirsi da parte di amministrazioni statali, il Ministro per i beni culturali e ambientali può in ogni caso rilasciare o negare entro sessanta giorni l'autorizzazione di cui all'art. 7 della legge 29-6-1939, n. 1497, anche in difformità dalla decisione regionale.

    Per le attività di ricerca ed estrazione di cui al Regio decreto 29-7-1927, n. 1443, l'autorizzazione del Ministero per i beni culturali e ambientali, prevista dal precedente nono comma, è rilasciata sentito il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato.

    Non è richiesta l'autorizzazione di cui all'art. 7 della legge 29-6-1939, n. 1497, per gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo che non alterino lo stato dei luoghi e l'aspetto esteriore degli edifici, nonché per l'esercizio dell'attività agro-silvo-pastorale che non comporti alterazione permanente dello stato dei luoghi per costruzioni edilizie od altre opere civili, e sempre che si tratti di attività ed opere che non alterino l'assetto idrogeologico del territorio. Le funzioni di vigilanza sull'osservanza del vincolo di cui al quinto comma del presente articolo sono esercitate anche dagli organi del Ministero per i beni culturali e ambientali".


Citazione:
D.M. 21 settembre 1984
.
Dichiarazione di notevole interesse pubblico dei territori costieri, dei territori
contermini ai laghi, dei fiumi, dei torrenti, dei corsi d'acqua, delle montagne, dei
ghiacciai, dei circhi glaciali, dei parchi, delle riserve, dei boschi, delle foreste,
delle aree assegnate alle Università agrarie e delle zone gravate da usi civici.
IL MINISTRO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI
Considerato che l'art. 9 della Costituzione affida alla Repubblica la tutela del
paesaggio e del patrimonio artistico e storico della Nazione;
Considerato che la legge 22 luglio 1975, n. 382 ed il decreto del Presidente della
Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, hanno affidato allo Stato e alle regioni la tutela
del patrimonio paesaggistico, individuando, nella materia, competenze in molti casi
cumulative e concorrenti;
Considerato che di fatto, specie nei tempi più recenti, lo Stato, e per esso il
Ministero per i beni culturali e ambientali, e le regioni hanno agito convergentemente
per la tutela di detti beni;
Rilevato che la molteplicità dei provvedimenti che sono stati o saranno adottati
impone l'esigenza di un loro coordinamento metodologico e normativo, che
utilizzando gli strumenti giuridici esistenti, configuri nel suo insieme una disciplina
coerente e perequata degli interessi in questione su tutto il territorio nazionale,
presupposto indispensabile della redazione di piani paesistici;
Considerato che la situazione attuale è resa difforme e sperequata dalle forti
disparità di tempi con cui si procede alla redazione dei piani paesistici, e che sono in
vigore soltanto dieci piani paesistici;
Ritenuto che ai sensi dell'art. 82 del decreto del Presidente della Repubblica 24
luglio 1977, n. 616, il Ministro per i beni culturali e ambientali ha conservato in
materia i seguenti poteri: a) il potere di integrare gli elenchi delle bellezze naturali e
d'insieme; b) il potere di inibire lavori o disporne la sospensione, quando essi
rechino pregiudizio a beni qualificabili come bellezze naturali anche
indipendentemente dalla loro inclusione negli elenchi regionali;
Rilevato che le zone del territorio nazionale, ricadenti in fasce territoriali che
segnano le grandi linee di articolazione del suolo e delle coste costituiscono di per
se stesse, nella loro struttura naturale, il primo ed irrinunciabile patrimonio di
bellezze naturali e d'insieme dello stesso territorio nazionale;
Considerato perciò che alle coste, ai fiumi, ai torrenti, ai corsi d'acqua, alle
montagne, ai ghiacciai, ai circhi glaciali, ai parchi, alle riserve, ai boschi, alle foreste,
alle aree assegnate alle Università agrarie, o destinate a usi civici, in quanto
attualmente non siano soggetti a vincoli paesistici, deve essere assicurata una
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specifica tutela per il loro sopra indicato primario valore paesistico, e che detti beni
costituiscono una realtà individuata sul territorio da evidenti caratteri fisici;
Rilevata altresì l'assoluta necessità di evitare 11 crescente degrado del patrimonio
ambientale, emerso anche alla constatazione delle forze politiche e sociali ed a
livello parlamentare in occasione della discussione dell'iniziativa legislativa sul
condono edilizio;
Ritenuto che tale crescente degrado sottrae ininterrottamente agli organi competenti
la possibilità di tener conto, nell'adozione di provvedimenti paesistici, delle essenziali
caratteristiche morfologiche ed estetiche del territorio;
Considerato che appare, pertanto, indispensabile per le zone attualmente non
disciplinate dai piani territoriali paesistici, il ricorso ai cennati poteri concernenti la
individuazione delle zone da proteggere e l'adozione di provvedimenti cautelari
urgenti per rendere più incisiva l'attuazione delle prescrizioni di cui alla legge 29
giugno 1939, n. 1497;
Vista la legge 29 giugno 1939, n. 1497 e il regolamento esecutivo approvato con
regio decreto 3 giugno 1940, n. 1357, nonché l'art. 82 del decreto del Presidente
della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616;
Fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale, di quelle a statuto
ordinario e delle altre
amministrazioni pubbliche e fermi restando i vincoli paesistici attualmente esistenti;
Sentito il comitato di settore per i beni ambientali e architettonici che ha espresso in
data 19 settembre 1984 il proprio parere ai sensi dell'art. 8, lettera c), del decreto del
Presidente della Repubblica 3 dicembre 1975, n. 805, prescritte per «gli interventi,
su e per i beni culturali, di particolare impegno»;
Decreta:
1. Ad integrazione degli elenchi delle bellezze naturali e d'insieme di cui ai punti 1, 3
e 4 della legge 29 giugno 1939, n. 1497, sono inclusi in essi, e sono quindi
sottoposti a vincolo paesistico ai sensi della predetta legge [con eccezione dei centri
abitati delimitati dagli strumenti urbanistici vigenti oppure ai sensi dell'articolo 41-
quinquies, lettera a), della legge 17 agosto 1942, n. 1150, nel testo modificato
dell'art. 16 della legge 6 agosto 1967, n. 765] i seguenti beni e luoghi:
a) i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di
battigia, anche per i terreni elevati sul mare;
b) i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri
dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi;
c) i fiumi, i torrenti e i corsi d'acqua classificabili pubblici ai sensi del testo unico
sulle acque dell'11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative ripe per una fascia di
150 metri ciascuna;
d) le montagne per la parte eccedente 1800 metri sul livello del mare;
e) i ghiacciai e circhi glaciali;
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f) i parchi e le riserve, nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna
dei parchi;
g) i boschi e le foreste;
h) le aree assegnate alle Università agrarie e le zone gravate da usi civici.
Ai centri abitati delimitati dagli strumenti urbanistici vigenti oppure ai sensi dell'art.
41-quinquies, lettera a), della legge 17 agosto 1942, n. 1150, nel testo modificato
dall'art. 16 della legge 6 agosto 1967, n. 765, continua ad applicarsi la disciplina in
vigore alla data di adozione del presente decreto.
2. Al fine di garantire le migliori condizioni di tutela delle bellezze naturali e d'insieme
di cui ai numeri 1), 3) e 4) dell'art. 1 della legge 29 giugno 1939, n. 1497, in vista
dell'adozione di adeguati provvedimenti di pianificazione paesistica, i competenti
organi periferici del Ministero per i beni culturali e ambientali entro novanta giorni
dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del presente decreto, individuano con
indicazioni planimetriche e catastali, nell'ambito delle zone sopra indicate, nelle altre
comprese negli elenchi redatti ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497 e ai
sensi del regio decreto 3 giugno 1940, n. 1357 ed, inoltre, in altre zone di interesse
paesistico le aree in cui sono vietate, fino al 31 dicembre 1985, modificazioni
dell'assetto del territorio, nonché opere edilizie e lavori.
Gli organi suddetti trasmettono gli elenchi entro i successivi trenta giorni al Ministro
per i beni culturali e ambientali che, con proprio decreto da pubblicarsi nella
Gazzetta Ufficiale, approva gli elenchi stessi.
La notificazione del decreto avverrà secondo le formalità previste dalla legge 29
giugno 1939, n. 1497 e dal regolamento di esecuzione approvato con regio decreto
3 giugno 1940, n. 1357.
3. Il presente decreto viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale ai sensi della legge
29 giugno 1939, n. 1497 e del regolamento di esecuzione approvato con regio
decreto 3 giugno 1940, numero 1357

 




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La mattina si svegliano, ogni giorno, un fesso e un furbo. Se i due si incontrano, l'affare è fatto
La vita è troppo corta per essere trascorsa nella pianura padana, se ti è possibile, vattene. Il tuo corpo e la tua anima ti ringrazieranno.
Walter Boiler inventò l'acqua calda dopo avere conosciuto la dama di spadocle
 
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scusate... io come nel caso dell'abruzzo, ove la colpa era del governo ladro (si sono susseguiti destra e sinstra   ) come si dovrebbe risolvere il problema? facendogli rifare le case di tasca loro o regalandogli delle case nuove come successo recentemente?....



Vi spiego come funzione giù....
Improvvisamente ti mutano il piano regolatore o anche se non te lo mutano decidi di fare a fortuna uno stanzotto di 35 metri appena appena abitabile nel tuo terreno vicino al mare (a parte al nord i 4/5 d'italia è praticamente sul mare). Se non te lo demoliscono subito (e sei molto forutunato) non te lo demoliscono poi.
Poi sta villetta simil dacia comincia a intrigarti e decidi di farci una bella tettoia ptrefabbricata che logicamente chiudi e guadagni altri 15-20 metri. a questo punto nella ex baracca comincia a crescere il prato, gli alberi, c'è un bel vialetto, insomma la casa sembra proprio figa.
In base a quello che hai vai da un ingegnere o geometra e gli dici "fammi due calcoli affinchè non mi cada metti un altro stanzotto di 35 metri sopra e mansarda...
ed ecco che quella casa un pò di fortuna ti è diventata un villone... poi c'è un condono e corri di corsa a pagarlo perchè nella peggiore delle ipotesi ci guadagni 150 mila euro solo dalla struttura (parliamo di 1000 euro o più al metro visto che sono questi i prezzi) più il valore del lotto di terreno che in genere sono tra 800 e 1000 metri.
Non stiamo parlando del becero speculatore edilizio ma di quelle decine di migliaia di persone appartenenti al ceto medio .
 



 
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