Quando la Russia parlava il linguaggio della fiaba.
Ivan Barkov (1732-1768)
Era nato a Pietroburgo o forse no. All’Universita’ non era stato uno studente modello, ma la sua padronanza del latino colpirono Lomonosov che lo volle come segretario particolare.
Lavoro’ come traduttore all’Accademia delle scienze e nel tempo libero compensava i rigori dell’ambiente componendo poemi scurrili che hanno sfidato i secoli pur se la loro prima edizione a stampa risale solo ad una ventina di fa.
Su di lui si sono accumulate le leggende, tanto che nella meta’ del XX secolo qualcuno ipotizzo’ addirittura che non fosse mai esistito.
Nelle sue favole pero’ si intuiscono accenti di solidarieta’ umana inaspettata per il personaggio.
Ivan Barkov.
”La vecchiaia del leone e i sudditi riconoscenti”
(Data di composizione sconosciuta.)
Era stanco e malato
E parecchio malandato
Ma era pur sempre un leone
E non un povero straccione.
I sudditi lo andarono a trovare
Pe esprimergli parole di solidarieta’ avare.
Ma il cinghiale irsuto
Si ricordo’ di essere stato da lui battuto
E prendendo la rincorsa
Colpi’ con forza del leone la carcassa.
C’era anche un bove per niente mite
Che incorno’ le membra scarnite
Dell’antico suo sovrano
Che non era stato troppo alla mano.
Infine si avvicino’ il somaro
Di ogni cosa ignaro
Perche’ viveva nella stalla
Insieme ad una cavalla.
Pensava di tenere un bel sermone
O quantomeno un’orazione,
Ma nel vedere queste scene
Non volle essere da meno delle iene.
E cosi’ dopo un raglio prolungato
Sferro’ un calcio al leone accovacciato.
Il re della foresta emise un fievole ruggito
Pensando che da un somaro essere colpito
Era come morire per due volte
Con le spoglie sue vive e insepolte.
http://italian.ruvr.ru/radio_broadcast/55518946/88323041.html
Dalla pagina linkata è possibile accedere a contributi audio di questa e di altre favole russe di quel periodo.












Sagrado (GO)

