L'inattesa fusione di tre 'piccoli' partiti russi, dove destra e sinistra si mescolano, apre nuove prospettive in vista delle elezioni per la Duma del prossimo anno, e per le presidenziali del 2008. A detta degli esperti Putin starebbe lavorando per creare una 'opposizione leale' a Russia Unita.
Lucia Sgueglia
Martedi' 5 Settembre 2006
Parola d’ordine: “unificazione”. Da qualche mese strane manovre sono in corso tra i piccoli partiti russi, che potrebbero portare a grandi novità. Specie in vista delle prossime elezioni per la Duma del 2007, e le presidenziali del 2008.
È di questi giorni la notizia che tre partiti ‘minori’ - Rodina (Patria), il Partito della Vita e il Partito dei Pensionati - hanno deciso di fondersi in un’unica entità. Nelle parole dei loro leader, la mossa mira a formare “una alternativa di sinistra significativa a Russia Unita” (il partito di Putin), contrapponendosi all’idea di “una forza politica monopolizzatrice”. “Di sinistra” sarebbe l’interesse per problemi sociali e classi povere. La nuova entità tuttavia non ha ancora un nome, né un programma politico preciso. Niente di strano, si dirà: le elezioni sono lontane. Ma guardiamo al curriculum dei tre, dove come sempre nella politica russa destra e sinistra si mescolano con disinvoltura.
Rodina fa da sempre appello ai sentimenti nazionalisti del paese. Creata nel 2003, secondo alcuni col sostegno di Putin, alle politiche di quell’anno conquistò il 9, 2%, divenendo terza forza politica alla Duma. Un risultato tanto straordinario da preoccupare Russia Unita. A dicembre scorso Rodina è stata esclusa dalle elezioni municipali a Mosca, ufficialmente a causa della sua campagna elettorale xenofoba. A marzo poi Dmitri Rogozin, suo leader carismatico e fiero critico del Cremlino, è stato sostituito con Alexander Babakov, ricco uomo d’affari che vicino a Putin. Da allora gli attivisti del partito hanno smesso di condurre i tradizionali rally anti-governativi (si ricorda in particolare lo sciopero della fame di Rogozin nel 2005 contro la riforma del welfare, che portò in piazza migliaia).
Poi c’è il Partito dei pensionati: in passato alleato dei Comunisti, buona capacità di lobby sul governo, non ha seggi alla Duma. Nel 2003 totalizza solo il 3% ma alle successive consultazioni migliora, grazie all’atteggiamento fortemente critico verso le politiche putiniane del leader Valeri Gartung. Anche Gartung è stato da poco rimpiazzato con Igor Zotov, considerato più fedele al Cremlino.
L’iniziativa della fusione viene dal minuscolo e nebuloso Partito della Vita (RPZh): nato nel 2002, ha meno del 2% e si colloca “né a destra né a sinistra”. Sul suo sito web si legge: “siamo per la salvaguardia della vita umana e dell’ambiente naturale e sociale, per la famiglia e la maternità”, ma anche “per proteggere la vita dei cittadini russi da qualsiasi pericolo”. RPZh sarebbe diretta creazione di Putin. Vecchio amico del presidente è il leader Sergei Mironov, miliardario ucraino con cittadinanza russa, svedese, israeliana, ora presidente del Consiglio della Federazione.
Ad agosto, Putin ha incontrato separatamente ciascuno dei tre leader. Subito dopo, la notizia dell’unificazione. Il successo della nuova formazione presso l’elettorato è un’incognita, ora che l’identità di Rodina è stata annullata. A detta di autorevoli commentatori russi e stranieri, tutta l’operazione sarebbe una manovra architettata dal Cremlino per strappare voti al Partito Comunista, considerato attualmente (in difficoltà i liberali di Yabloko e l’LDPR di Zhirinovski) l’unica opposizione reale a Russia Unita. I comunisti sono all’8%, ma a livello regionale e locale hanno raggiunto il 19%.
Secondo ex membri esautorati dei tre partiti, la fusione è anche un buon mezzo per neutralizzare il potenziale oppositivo dei “piccoli”, epurandone le componenti più radicali per renderli presentabili. Allo stesso tempo servirebbe a creare una “opposizione leale”, che dia alla politica russa una parvenza di bipolarismo in attesa delle prossime elezioni. Senza dar troppo fastidio al partito al potere. Senza dubbio oggi Russia Unita domina la politica russa, e detiene la maggioranza assoluta alla Duma. Ma ha debole ideologia, problemi di pluralismo interno, ed è molto schiacciato sulle posizioni del presidente.
L’accesso alla politica si fa comunque sempre più difficile per i piccoli. Tra le recenti “manovre” può inserirsi anche il bando per “estremismo” del Partito Nazional-Bolscevico dello scrittore Limonov, acerrimo nemico di Putin. Tra le leggi recentemente varate, ci sono uno sbarramento del 7% per entrare alla Duma, l’innalzamento del numero di firme necessarie per la registrazione dei partiti, l’impossibilità per un membro di partito di presentarsi in liste diverse. Di qui la necessità di unire le forze, che sta ridisegnando completamente la geografia politica russa.
L'articolo è uscito su Il riformista
Finalmente ho letto come è suddivisa la partitocrazia in Russia. Se ci sono imprecisioni o aggiunte, vi prego di segnalarmelo, essendo un appassionato di politica, mi piacerebbe approfondire la questione sui partiti in Russia (non è necessario schierarsi o meno a favore di questo o quel partito, se avete link mi piacerebbe navigarli)












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