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Il Luccio E Il Gatto
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Il Luccio e il Gatto (Urbano Lampredi)


Guai se il cuoco vuol far da calzolaro!
Peggio, se il calzolar vuol far da cuoco!
Tutto và in precipizio, e non è raro
Veder poi quanto mal finisca il giuoco.
L’ignorante è ostinato, e se ‘l soccorri
Di consiglio, che fai? predichi a’ porri.

Un certo Luccio, sia che s’annojasse
Di mangiar magro, o, come avvenir suole,
Segreta ambizion lo divorasse,
Nel suo lago natìo più star non vuole:
E strana volontà lo prende a un tratto
D’esercitarsi nel mestier del gatto.

Uscito dunque fuor del lago, mira
Un bel Micion che se n’andava a zonzo.
Sulle prime ei temè; pur non ritira
Indietro il piè; ma fatto un cor di bronzo,
Gli disse: «Io sò che sei leale e schietto,
Amico, ascolta: Ho a farti un bel progetto.»

A quei detti, allo strano complimento
Soffermandosi un pò, reprime il Micio,
Oh meraviglia! il natural talento
A quel ghiotto boccon degno d’Apicio;
E levata una zampa, a lui rivolto,
Su via, gli disse, amico mio, t’ascolto.

E il Luccio a lui: Nobil desio mi sprona
A tentar cose inusitate e nuove:
E come il tuo gran nome alto risuona,
Vò che suoni anche il mio nelle tue prove;
In somma, a farla breve, o Micio mio,
Vò far da gatto, e pigliar sorci anch’io.

Tu pigliar sorci?.... Tu!... questa, o Messere,
E’ la più matta fantasia del mondo.
Tu dunque far pretendi il mio mestiere,
Lento così, così paffuto, e tondo?
Varia ci diè natura indole, e forme
Pel vario istinto, e ogni arte ha le sue norme.

Dov’hai l’occhio sì acuto e perspicace
Da vederci la notte più che il giorno?
Dove l’orecchia di sentir capace
Rumor di sorcio che rosicchi intorno?
E dove il naso che sentir ti faccia
L’odor d’un sorcio a venti a cento braccia?

Dov’hai la leggerezza naturale
Da lanciarti per dritto e per traverso?
E’ ver, tu sai guizzar, nè guizzi male,
Ma guizzar dal lanciarsi è ben diverso:
In tal moto non hai garbo nè metro,
Guizzi in avanti, e il topo t’è di dietro.

In fin dov’hai l’andar sì cheto cheto
Con la zampa sospesa e preparata...
Ma che zampa dich’io, se per decreto
Di chi t’organizzò ti fù negata?
Dov’hai l’unghia che ratta si disserra
E prontissimamente il sorcio afferra?

Dunque Luccio mio bel, statti nel lago,
E lì fa il tuo mestier, com’, fo il mio,
Parlar sì saggio il Luccio non fè pago,
Anzi vie più s’accese nel desìo,
E disse: o Micio, sì gentil tu sei,
Che spero farai paghi i voti miei.

Non creder già ch’io mi sia goffo, e lento:
Se mi vedessi là nell’acqua immerso,
Acchiappo i pesciolini a cento a cento,
E gl’inseguo per dritto e per traverso;
A guisa di baleno, e forse più,
Corro, gl’investo, apro la bocca, e giù.

Or sù, replicò il Gatto, il vuoi? si faccia:
Bada sol di non far mala giornata.
Così vanno ambedue di sorci a caccia,
E si mette ciascuno all’imboscata.
Eccoli l’uno e l’altro al gran cimento
Con pari ardor, ma con diverso evento.

Chè il bel Micione in quella guerra esperto,
Vede un sorcio, l’afferra, e se lo pappa;
Altri poscia all’oscuro, altri all’aperto,
Altri frà l’erba, in somma un non ne scappa.
Non dà pace nè tregua, e in fin n’agguanta
Uno salito in cima d’una pianta.

Ben pasciuto alla fin, stanco e spossato
Dal piacevol travaglio della caccia,
Pensa al Collega, e dove l’ha lasciato
Sen và a veder quel ch’abbia fatto, o faccia:
E vede, ahi vista ria che il cor gli serra!
Fuggire i sorci, e il Luccio steso a terra;

Che con languida voce, amico mio,
Vieni, gli disse, ch’io stò per morire;
Di mia presunzion pagato ho il fio;
Stolto! i consigli tuoi non volli udire:
T’arresta; saria vano ogni soccorso,
Che in cento parti son ferito e morso.

La coda se n’è ita; e se da lunge
Non ti vedean, m’avrian mangiato il resto
Que’ sorci indiavolati. Ora mi punge
Solo un desio che a te fò manifesto,
Debita sepoltura aver vorrei
Nel natio lago in sen de’ padri miei.

Morì ciò detto; e quel buon Micio, vago
Di serbar fede, e compiacergli appieno,
Il tolse in bocca, e lo gittò nel Lago,
forse perch’egli avea già il ventre pieno;
E miaolando gridò: Lucci, imparate,
Di sorci a caccia omai più non andate.

U. Lampredi


http://www.larici.it/culturadellest/letteratura/krylov/04.htm
 




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Ultima modifica di n4italia il 23 Dicembre 2012, 17:56, modificato 1 volta in totale 
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