e' estramamnete difficile per un osservatore onesto riuscire a superare le porte sprangate che separano la Cecenia dal resto del mondo. In effetti, nessuno sa bene quante siano state le vittime civili in dieci anni di guerra. Secondo le valutazioni di organizzazioni non governative, il loro numero vara da 100.000 e 300.000. Quanti votanti hanno preso parte alle elezioni del novembre 2005? Dal 60 al 80%, secondo le autorita' russe; ma per gli osservatori indipendenti, i votanti non sono stati piu' del 20%. Dato il blackout imposto sulla Cecenia, non e' possibile valutare con precisione gli effetti devastanti di questo spietato conflitto. Ma la censura non puo' mascondere del tutto l'orrore. Sotto gli occhi del mondo, la capitale Grozny (400.000 abitanti), e' stata rasa al suolo. Il mondo continua a tacere davanti al saccheggio e alla distruzione di Grozny e di altre citta' e villagi ceceni. Le donne, i bambini, i civili ceceni non hanno forse lo stesso diritto al rispetto del resto dell'umanita' Nulla puo' scusare l'indifferenza che sembra esprimere il silenzio del mondo. In Cecenia e' in gioco il nostro fondamentale senso morale. Di fatto e' il principio fondamentale delle democrazie e degli stati civilizzati a essere in gioco in Cecenia: il diritto alla vita che comporta la tutela delle persone innocenti, delle vedove, degli orfani. Gli accordi internazionali e la Carta delle Nazioni Unite sono vincolanti in Cecenia non meno che altrove. Il diritto delle nazioni all'autodeterminazione non implica il diritto dei governanti a disporre a loro arbitrio delle popolazioni. E' in gioco anche la lotta contro il terrorismo, cosi' si attizzano le fiamme del terrorismo.Dopo dieci anni di repressione su vasta scala l'incendio, lungi dall'essere domato, si sta estendendo al di la' dei confini, mettendo a fuoco il Caucaso del Nord e inasprendo sempre piu' la ferocia dei combattenti. In Cecenia le guerre si sono susseguite per 300 anni. Sotto lo Zar esplodevano selvaggi scontri coloniali, e sotto Stalin si arrivo' quasi al genocidio, con la deportazione dell'intera popolazione cecena, un terzo della quale peri' durante il tragitto verso il Gulag. Poiche' respingo le imprese coloniali e le azioni di sterminio; amiamo la cultura russa; credo che la Russia possa fiorire in un futuro democratico e ritengo che il terrorismo sia opera di gruppi senza legami con uno stato o di eserciti nazionali, vada sempre condannato, sarebbe auspicabile chiedere la fine del blakout mondiale sulla questione cecena. Dovremo aiutare le autorita' russe a sfuggire alla trappola che esse stesse hanno creato e in cui sono cadute, mettendo a rischio non soltanto i popoli della Cecenia e della Russia, ma il mondo intero. Sarebbe tragico se durante il vertice del G8 a SanPietroburgo nel giugno di ques'anno, la questione cecena fosse messa a tacere. Questo spaventoso conflitto deve essere discusso apertamnete se si vuole arrivare infine alla PACE.












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