[b:24bd13d463]LA CHIESA TORNI A OCCUPARSI DI DIO INVECE DI PREOCCUPARSI DELL'EROS DEI PRETI
PER AVVICINARE LA GENTE ALLA DIMENSIONE TRASCENDENTE, NON LA SI DEVE
DISTRARRE CON ARGOMENTI CHE PUà’ DISCUTERE IN CUCINA, IN PESCHERIA, AL BAR[/b:24bd13d463]
Stefano Mannucci per “Il Tempoâ€Â
«Non si può andare in chiesa come in pescheria».
Battiato, si spieghi meglio.
«Invece di perdere tempo con la sessualità dei preti, quelli che dettano la linea in Vaticano dovrebbero riportare la liturgia della Messa a contatto con il Sacro. Optando per il rito in latino, e lasciando perdere le omelie dove regnano tematiche sociali».
Come ad esempio?
«Come quando parlano di spacciatori di droga. I problemi dei nostri tempi dovrebbero essere banditi dai luoghi religiosi. Per avvicinare la gente alla dimensione trascendente, non la si deve distrarre con argomenti che può discutere in cucina, al mercato, al bar».
I preti antimafia sbagliano?
«Quelli vanno considerati come i missionari, che potevano trovarsi alle prese con i cannibali, i selvaggi, le truppe dei dittatori ostili. Sono sentinelle di frontiera, encomiabili...vanno rispettati per questo. Ma in chiesa, no».
(Franco Battiato alla mostra di Venezia-da Lapresse)
E l'allarme dei vescovi sui matrimoni misti tra cattolici e islamici?
«Se mi innamoro di una persona devo accettarla per ciò che è, per il suo spirito e il suo background. Se mi piace una giapponese mica posso spaventarmi per lo scintoismo, no? Questo è un altro segnale inquietante: se considero una parte dell'umanità come aliena dal mio sentire, presto o tardi giustificherò solo il concepimento dei bambini biondi con gli occhi azzurri».
Però lo scorso weekend è stata annullata per decreto l'esistenza del Limbo. Da venerdì i bimbi nati senza battesimo accedono direttamente in Paradiso.
«Emanano norme per ristrutturare i regni celesti? Qui si sfiora il ridicolo. Come quando, nei secoli successivi alla comparsa in scena di Maometto, i grandi giuristi dell'Islam si accapigliavano per indirizzare i percorsi delle anime: puoi fare l'amore sì, ma solo se ti copri le chiappe o l'ombelico».
Franco Battiato non si nasconde mai dietro la diplomazia. Come sottolinea lui stesso, «non sono un anacoreta. Ma detesto le "leggine della convenienza", in ogni campo».
Come vanno le proiezioni del suo secondo film "Musikanten" in giro per l'Italia?
«Abbiamo incontrato forti difficoltà a trovare una distribuzione...quindi abbiamo deciso di autodistribuire il film, che sarà nelle sale a fine gennaio. Fortunatamente sono arrivate tantissime richieste, da festival, da teatri di tradizione, da cinema, e da più di un mese, tutti i giorni, ho introdotto il film prima della visione. La risposta della gente si è rivelata, fin qui, straordinaria».
Molto diverso dal clima della Mostra di Venezia.
«Da quando la politica si è impossessata della cultura tutto si è deteriorato. L'Italia è un Paese di intrallazzoni, dove molti rispondono solo a chi sta sopra di loro, e, per contentarli, usano ogni tipo di scorrettezza».
(Battiato con il cast del suo ultimo film, Die Musikanten-da Lapresse)
Se lei, per assurdo, diventasse premier, come affronterebbe la questione dei finanziamenti ridotti al comparto culturale?
«Eviterei il vergognoso populismo di certi ministri. Sulla questione dei fondi mi aspetterei una sollevazione popolare. La gente deve abituarsi a difendere la vera ricerca, conquistandosela. E impedendo la svendita al basso divertimento proposto dalla tv. I politici dovrebbero mettere in allerta chi si contenta dello squallore di tanti programmi; e difendere gli artisti che sperimentano».
Ma si sente braccato, nel suo percorso artistico?
«Assolutamente no. Con la fortuna che ho avuto, sarebbe vergognoso se mi atteggiassi a vittima. Faccio musica dagli anni Settanta, ho sperimentato a piacere, arrivando in territori estremi. E sono stato seguito nel mio cammino. Ma vendere centomila o un milione di copie di un mio disco sarebbe lo stesso. L'arte non si fonda sui numeri, ma sulla qualità Â».
A proposito: in questo nuovo "Un soffio al cuore di natura elettrica" (cd e dvd inseparabili per un concerto della scorsa tournèe), lei utilizza una "canzone" della "Dodicesima notte" di Shakespeare. Ancora una volta, il tema di questa "Come away death" non sembra particolarmente pop...
«La morte? Però la risposta del pubblico, dopo la mia visita a Celentano con "La porta dello Spavento Supremo", è stata sorprendente. Un uomo che è venuto a trovarmi in camerino, prima della proiezione del film, con un sorriso mi spiegò che era stato in coma e stava per attraversare quella porta...».
(Frankino con il regista Giorgio Albertazzi-U.Pizzi)
Mi tolga una vecchia curiosità . Nel cd del concerto-tributo per Fabrizio De Andrè, nel 2000, la sua voce sembra spezzarsi mentre interpreta "Amore che vieni amore che vai". Si era commosso?
«Sì, perchè mi era parso di vedere Fabrizio, che era scomparso da poco, materializzarsi d'improvviso davanti ai miei occhi. Il suo ricordo mi travolse: i giorni della nostra antica amicizia, le cene a casa sua. E la sua sorprendente competenza astrologica».
Le è capitato spesso di emozionarsi così durante uno show?
«Solo un'altra volta, in quarant'anni di carriera. In Vaticano, davanti a Wojtyla. Ma non per la presenza fisica del Papa. Mentre cantavo "E ti vengo a cercare", in quel luogo le parole della mia canzone dedicata a Dio acquistarono una dimensione nuova, inaspettata. Fu come uno squarcio nel cielo. Ma andai avanti frenando le lacrime».
Nel suo prossimo film cosa dovremo aspettarci?
«Beh, sarà il terzo capitolo di una ricerca stilistica coerente. Cerco di affrontare tematiche spirituali, lontane dal materialismo becero. Il protagonista sarà un laico curioso. Penso a una interpretazione di Giulio Brogi, e ancora di Alejandro Jodorowsky».
Vedremo location esotiche?
«Non so. Forse italiane. La sceneggiatura mi assorbirà per i prossimi sei mesi. Magari stavolta scriverò anche la colonna sonora».
Parlavamo di mafia. Come si vive oggi in Sicilia?
«Normalmente. Non te ne accorgi più di tanto. La mafia non è più quella di una volta, oggi il potere denuncia chiaramente le sue connessioni con Cosa Nostra: nell'alta finanza, negli affari. Miliardi in cambio di voti. E i figli dei boss vanno nelle università internazionali a prendere master di economia teorica. Ma fanno una vita che non augurerei neppure al mio peggior nemico».
(Con Marta Marzotto)
Cosa ha pensato degli scontri nelle banlieues parigine?
«Bastano dieci sconsiderati per tenere in scacco ottantamila tifosi in uno stadio. Allo stesso modo, chi vuole pescare nel torbido del malcontento, può fare come Sarkozy, il ministro francese. Una frase incendiaria, e via. Poi qualcun altro pensa a schierare gli indecisi nel campo dei violenti. La Cia ha insegnato al mondo come si truccano le rivoluzioni».
Non è stata una rivolta spontanea?
«Da decenni in certe città francesi sembra di stare a Tunisi. La multirazzialità è da sempre un dato funzionale. Perchè tutto scoppia con gli immigrati di terza generazione?».
Perchè?
«Perchè lì, al governo, c'è qualcuno che lancia proclami per far saltare in aria gli equilibri. Come fanno da noi i leghisti. Ricorda quando Calderoli tuonò contro gli extracomunitari che sembravano aver combinato un casino a Bologna? Poi si scoprì che era tutto inventato di sana pianta».
E che dire degli immigrati maltrattati nei nostri centri di prima accoglienza?
«Purtroppo dimentichiamo quello che alcuni italiani - non tutti, ovvio - hanno combinato nella guerra di Libia, o in Etiopia. Anche da noi esistono i sadici, quelli che si divertono a torturare i poveretti. Bisognerebbe cercare di illuminare le loro menti».
Ma in che modo?
«E che ne so? Confido in un intervento soprannaturale».
Dagospia 05 Dicembre 2005












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