LA BIELORUSSIA BLOCCA IL GREGGIO RUSSO A POLONIA E
GERMANIA
GERMANIA
MOSCA - Si chiama 'Drushba', che in russo vuol dire amicizia: ma e' diventato il campo di battaglia per una feroce guerra energetica l'oleodotto
che attraverso la Bielorussia collega Mosca ai mercati dell'ovest europeo. La Bielorussia oggi ha chiuso i rubinetti del 'Druzhba', dopo avere iniziato gia' sabato, stando alle accuse di Mosca, un sostanzioso prelievo abusivo del greggio russo. Polonia e Germania sono rimaste a secco, mentre lo stato maggiore di Transneft, il monopolista statale del trasporto degli idrocarburi russi, si e' attivato per organizzare percorsi alternativi. ''Solo nelle ultime 24 ore - ha detto Simion Vainshtok, presidente di Transneft - la Bielorussia ha sottratto illecitamente 900 tonnellate di greggio destinato ai mercati dell'ovest europeo. Dal 6 gennaio, mancano all'appello 79.000 tonnellate di petrolio''. Una situazione che, per l'Italia, non desta ''allarme o forte preoccupazione'' sottolinea intanto il ministro per lo sviluppo economico Pierluigi Bersani spiegando che la dipendenza della penisola da quelle zone e' piu' legata al gas.
Per la capitale russa e' partita in serata da Minsk una delegazione guidata dal viceministro dell'economia Vladimir Naidunov, ma il tono delle dichiarazioni di apertura non lascia presagire rapide schiarite: la Russia insiste per riavviare l'oleodotto prima di qualunque trattativa, e minaccia
ripercussioni a tutto campo, forte della grande dipendenza economica del vicino; la Bielorussia sembra decisa a seguire la strada delle maniere forti e mette in questione tutta una serie di taciti patti bilaterali, compresa la concessione gratuita di basi militari. E per Mosca, si apre anche un altro fronte energetico nell'ex Urss: l'Azerbaigian ha annunciato la chiusura, almeno per i prossimi quattro mesi, del suo oleodotto fra Baku' e il porto russo sul Mar Nero di Novorossisk. Deve risparmiare quel greggio, hanno spiegato i funzionari, perche' l'aumento deciso dal gigante energetico Gazprom sui rifornimenti di metano russo - ora arrivato a prezzi di mercato, a circa 230 dollari per 1.000 metri cubi di gas - costringe il paese a trovare fonti alternative per il riscaldamento.
L'aggressiva politica energetica russa ha provocato un terremoto nell'ex Urss: paesi che avevano beneficiato per anni di tariffe di favore si sono visti presentare per il 2007 conti insostenibili per i loro bilanci. La Bielorussia e' fra i piu' colpiti dal neo-pragmatismo dei colossi energetici del Cremlino: non solo il metano e' raddoppiato, da 46 a 100 dollari per 1.000 metri cubi, ma Minsk ha dovuto anche cedere a Gazprom, a buon prezzo (2,5 miliardi di dollari in quattro anni), meta' delle azioni dei suoi gasdotti. Come se non bastasse, la Russia ha privato il dittatoriale presidente Aleksandr Lukashenko di un'altro importante privilegio: e' cessata da gennaio l'esenzione dalle imposte doganali sull'importazione di petrolio russo, che negli anni scorsi aveva trasformato il paese in un redditizio off-shore per le compagnie petrolifere private e aveva rappresentato per lo stato, grazie alla rivendita dei derivati raffinati del greggio, una delle principali voci attive di bilancio. Secondo gli economisti dei due paesi, la nuova
politica energetica di Mosca mettera' in ginocchio il vicino, che alle graziose concessione russe doveva la sua crescita e la conseguente pace sociale. I commentatori si interrogano sull'esistenza o meno di un calcolo politico dietro la svolta, se il Cremlino di Vladimir Putin stia cercando di affossare lo scomodo alleato di un tempo: lo indicherebbe la furiosa reazione del 'padre padrone' bielorusso, che ha parlato di ''tradimento
di un'amicizia secolare'' prima di far varare, il 3 gennaio, un giuridicamente dubbio provvedimento per tassare gli idrocarburi russi in transito nel suo paese.

















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