La Volpe Architetto (Francesco Saverio - Franco - Salfi)
Un Leon rè delle selve,
Poichè dome avea le belve,
E, com’Ercole, i malnati
Mostri avea spenti o fugati,
Ritornato a casa alfine
Vezzeggiava le galline,
Fra le cure sue moleste,
Sua delizia eran sol queste.
Genio nobile, ed, affè,
Poco noto agli altri Rè!
Pur sorpreso ognor vedea,
Che la razza non crescea.
Nè quest’era un caso strano;
Ch’ei mancava di guardiano;
Nè in sua casa, essendo ei forte,
Adoprava imposte, e porte;
Sì che ognuna, se voleva
Sempre entrare e uscir poteva.
Il Leon, cui servìan certi
Animal fra gli altri esperti,
Per discuter seriamente
D’un affar cotanto urgente,
A congresso li chiamò;
E il consiglio decretò:
Che un’ostello sia formato
Cui pollajo han poi chiamato;
E là vivan quind’innante
Le galline tutte quante;
Sì che niuna ardisca uscire,
Nè la possa alcun rapire.
Così tutte imprigionate
Quelle bestie fortunate
Far potran del Re la gioja,
Quando stanco ei più si annoja.
Ma chi avrà cotanto ingegno
Da formar sì nuovo ordegno?
Il Leon bentosto apprende,
Che una Volpe, gran maestra,
Fea tai machine stupende.
Ei l’adopra; ed ella destra
Qual sapeva, in pochi dì,
La grand’opera finì.
Corron tutti a visitarla,
Nè alcun cessa d’ammirarla.
Chè la Volpe; cui la corte
Era nota, le più accorte
Bestie, scelse, onde il suo zelo
Innalzasser fino al cielo
E non fù, dicean fra loro,
Visto mai sì bel lavoro!
Qui si mangia... là si beve...
Quindi il lume si riceve...
Là si dorme... qui si cova...
L’opra il Rè fra gli altri approva;
E alla Volpe larga diede
Una insolita mercede;
E se fama il ver narrò,
Anche allor la decorò.
Le galline tutte unite
Tosto là fur trasferite;
Ma, fra tante nuove cure,
Più di pria non fur secure;
Che decrescer più sovente
Si vedea la buona gente;
E sì gran calamità
Donde venga, non si sà.
Dopo lunga esperienza,
Entra in qualche diffidenza
Il Lion che mette intorno
Le sue guardie; ed ecco un giorno
Vien sorpreso il ladroncello.
Ognun corre, e vuol vedello.
Or chi mai creder potea
Di trovar la Volpe rea?
Che il pollaio avea formato
Sì che indarno altri tentato
Avria mai di penetrarvi
Pur saputo avea lasciarvi
Un segreto angusto ingresso,
Che a lei sol dava l’accesso;
Onde spesso era fra’ polli,
E mangiava i più satolli.
Perchè mai fidarsi a tale
Che non sà che far del male?
F. Salfi
http://www.larici.it/culturadellest/letteratura/krylov/06.htm












Sagrado (GO)

