I rapporti russia-Cina
Pechino ha sete di petrolio e dipende da Mosca
Via libera del premier russo al progetto di oleodotto siberiano meno gradito ai cinesi. Storia e analisi del grande affare
La compagnia petrolifera di stato cinese (Cnpc) potrebbe essere l'acquirente di una consistente quota azionaria della società petrolifera “Juganskneftegazâ€Â.
Quest'ultima, va ricordato, è stata la principale società della holding “Yukosâ€Â, di cui nel 2003 ha estratto il 60% dell'intero volume di greggio prodotto: 80 milioni di tonnellate.
A sua volta “Yukos†è stata negli ultimi anni la principale fornitrice di greggio russo alla Cina, con 400mila tonnellate mensili, trasportate via ferrovia alla Cnpc, secondo calcoli del 2003.
“Yukosâ€Â, infatti, era diventata in campo petrolifero il principale fornitore e interlocutore russo di Pechino. Nel 2001, durante la visita a Mosca dell'ex-presidente cinese Jiang Zemin, fu formulato un accordo venticinquennale russo-cinese. Ai colloqui su questo aspetto determinante dei rapporti bilaterali russo-cinesi, come la fornitura del greggio siberiano a Pechino, parteciparono Khodorkovskij e i dirigenti della compagnia statale “Transneft'†(monopolio degli oleodotti russi).
Le parti si impegnarono, allora, a realizzare il progetto di oleodotto in grado di trasportare il greggio siberiano di “Yukos†dai giacimenti di Angarsk (regione di Irkutsk, Siberia orientale) fino al centro dell'industria petrolifera cinese, Daqing, nella Cina settentrionale.
(Daqing, che si trova tra Harbin e Qiqihar, nella provincia di Heilongjiang, fu resa famosa negli anni della Rivoluzione culturale dall'esortazione volontaristica del presidente Mao Zedong :“Industria, prendi esempio da Daqingâ€Â. Là era sorto nei primi anni Sessanta il primo grande campo petrolifero cinese).
Il progetto, allora già elaborato e definito, ha avuto l'appoggio di Khodorkovskij e di Mosca, fin dai mesi immediatamente precedenti l'arresto dell'oligarca. Il quale, va ricordato, aveva proposto che “Yukos†avrebbe non solo partecipato alla costruzione del grande oleodotto (circa 3000 km, costo attorno ai 3 miliardi di dollari), ma lo avrebbe gestito, divenendo unica proprietaria del tratto russo.
Così, imprudentemente, Khodorkovskij aveva sfidato il monopolio del settore, gelosamente esercitato dalla compagnia statale “Transneftâ€Â. La sua gestione esclusiva degli oleodotti nello spazio ex-sovietico permette allo stato di controllare interamente i flussi petroliferi russi (e per ora anche quelli caspici).
La Cnpc , si ricorderà , era stata praticamente estromessa nel dicembre 2002 dall'asta di privatizzazione del 74,95% delle azioni della compagnia russa “Slavneft'â€Â. Il pacchetto fu acquistato da un consorzio delle società russe “Sibneft'†(Abramovic) e TNK, a un prezzo che avrebbe fatto rimettere allo Stato circa 1 miliardo di dollari, secondo il presidente della Corte dei conti russa, Sergej Stepashin.
(Un fatto rilevante, reso noto oggi. Stepashin ha rassegnato le dimissioni da quella carica, dopo il terzo rinvio, questa volta sine die, della presentazione alla Duma del rapporto della CdC che ricostruisce la politica di privatizzazione seguita in Russia negli ultimi dieci anni, che evidenzierebbe sia gli abusi e le illegalità degli oligarchi, non solo di Khodorkovskij, sia l'enorme rimessa complessiva dello Stato nell'alienazione delle sue proprietà più redditizie a loro vantaggio).
Ora, stando a recenti dichiarazioni del ministro dell'industria ed energia Viktor Khristenko, alla Cnpc potrebbe essere offerta una quota di “Yuganskneftegazâ€Â. Una volta che se ne sia definitivamente consolidata la struttura proprietaria, dopo l'asta del 19 dicembre in cui è stata acquisita da una società fittizia; società che a sua volta, pochi giorni dopo, è stata acquistata dalla statale “Rosneft'â€Â.
(L'asta è stata definita “ la truffa del secolo†dal consigliere economico di Putin Andrei Illarionov, ridotto di grado e mansione dopo la dichiarazione che investiva brutalmente l'operazione pilotata dal Cremlino, tendente allo smembramento di “Yukosâ€Â).
La Cina dovrà affrontare la concorrenza di un'altra impresa asiatica, l'indiana Ongc che sarebbe pronta a investire 2 miliardi di dollari (pari al 15% delle azioni) in “Yuganskneftegazâ€Â. Così almeno ha dichiarato giorni fa il suo presidente Subir Raha.
Le mire indiane su “Yukos†si manifestarono un mese fa . Nel corso della sua ultima visita in India, che con la Cina è il principale partner asiatico di Mosca, Putin aveva accennato a un forte interesse di New Dehli agli attivi di “Yukosâ€Â.
Tuttavia, Mosca ha deluso gli auspici di Pechino. Durante la sua ultima nell'ottobre scorso, il presidente russo aveva fatto orecchie da mercante ai solleciti dei dirigenti cinesi per la realizzazione dell'oleodotto Angarsk-Daqing. Si stavano manifestando anche difficoltà sulle forniture di greggio russo, a causa della nuova situazione di “Yukosâ€Â, su cui si abbattevano le misure degli organi fiscali e giudiziari russi.
Del resto, a Mosca, dopo l'ipotesi di accordo con Jiang Zemin sulla realizzazione dell'Angarsk-Daqin, erano state formulate, per l'avvio del greggio verso i paesi del Pacifico, alcune ipotesi. Tra cui quella di avviare il greggio alle coste del Mar del Giappone, a Nachodka, presso Vladivostok, partendo dal centro petrolifero siberiano di Tajshet, nella regione di Irkutsk.
Tre i motivi principali che avevano contribuito a questa seconda ipotesi:
1) ampliare e diversificare forniture e clienti, includendo oltre la Cina sia il Giappone e la Corea del Sud, sia il possibile trasporto di greggio verso gli Usa via Pacifico, da quel terminale estremo;
2) non rischiare impegni esclusivi con un Paese di cui Mosca diffida, anche se con esso ha migliorato i rapporti politici, l'interscambio e la cooperazione, nel quadro del multilateralismo che tanto Pechino che Mosca contrappongono all'unilateralismo Usa;
3) evitare i forti rischi ambientali che l'oleodotto Angarsk - Daqing rappresenterebbe per il Lago Bajkal. Il ministro delle risorse naturali Kirill Jankov aveva posto il veto alla sua costruzione.
Così , il premier russo Mikhajl Fradkov ha finito per firmare, il 30 dicembre scorso, una direttiva per la costruzione dell'oleodotto Tajshet - Nakhodka (T-N), che passerà circa 150 km a nord della grande e preziosa riserva naturale (in passato fortemente danneggiata e inquinata) rappresentata dal Bajkal. Cuore della Siberia. Il T-N si dovrebbe estendere per circa 4200 km, con un costo di gran lunga superiore a quello preventivato per l'Angarsk - Daqing (18 miliardi contro 3-4 miliardi di dollari). La costruzione dell'oleodotto verrebbe affidata, naturalmente, a “Transneft'â€Â.
Tuttavia, avvertiva giorni fa il quotidiano giapponese “Asahi Shimbunâ€Â, a Tokyo si manifestano dubbi su una rapida esecuzione del progetto. Le difficoltà - si dice - verranno fuori, quando inizieranno i negoziati sull'entità degli investimenti giapponesi.
A questo punto, ai cinesi , sopraffatti dalle necessità energetiche, toccherà puntare sulle spoglie di Yukos e rassegnarsi al tramonto dell'ipotesi Angarsk- Daqing. Salvo un possibile fallimento dell'ipotesi Tajshet - Nakhodka.
(fonte il Sole24Ore articolo di Piero Sinatti)












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