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Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
LONDRA - "E' difficile credere che un leader del G8 che si atteggia a democratico possa ordinare qualcosa di simile. Ma la gente deve capire che è un bandito". Non usa giri di parole Boris Berezovski, oligarca russo caduto in disgrazia e dal 2001 esule a Londra, per tirare in ballo Vladimir Putin, responsabile, secondo lui, di un misterioso avvelenamento: quello di Aleksandr Litvinenko, 43 anni, ex colonnello dei servizi segreti russi, che da due settimane lotta fra la vita e la morte in un ospedale della metropoli britannica. E che, prima della cena che gli è stata fatale, aveva cominciato a indagare sull'omicidio di una sua vecchia amica: Anna Politkovskaia, la giornalista uccisa lo scorso ottobre a Mosca a colpi d'arma da fuoco.
Livtinenko è di quelli che ci mettono poco a guadagnarsi il ruolo di "personaggio scomodo". Nel 1998 aveva accusato le autorità russe di avergli ordinato l'assassinio dell'oligarca Berezovski, eminenza grigia del Cremlino nell'era Eltsin. Poi, aveva rinfacciato a Putin di aver orchestrato, nel 1999, una serie di attentati terroristici a Mosca, per poter scatenare di nuovo la guerra in Cecenia. Dopo aver lavorato a lungo ai vertici dell'Fsb, i servizi segreti nati dalle ceneri del Kgb, Livtinenko si era trasferito sei mesi fa in Occidente e, da un mese, era cittadino britannico.
L'ex colonnello si è sentito male un paio d'ore dopo aver pranzato con tale Mario, un "contatto" italiano, da Itsu, un ristorante giapponese nella zona di Piccadilly. Così ha raccontato a un giornalista del Sunday Times che è riuscito a vederlo in ospedale, dove è piantonato dalla polizia: "Io ho ordinato, ma lui non ha mangiato niente, sembrava nervoso. Mi ha consegnato un documento di quattro pagine, voleva che lo leggessi subito. Conteneva una lista di nomi, tra cui alcuni funzionari dell'Fsb, che sarebbero coinvolti nell'omicidio della giornalista. Il documento era una e-mail, non un documento ufficiale, non ho capito perché sia venuto a Londra per darmelo quando avrebbe potuto girarmi l'e-mail".
Qualche ora dopo l'incontro, Livtinenko ha cominciato ad accusare i primi malori. Tre giorni dopo, il ricovero al Barnet Hospital e, poi, al London's University College Hospital. Una serie di esami tossicologici ha indicato all'origine dell'avvelenamento una sostanza micidiale, il tallio. Lui non ha dubbi sul fatto che qualcuno abbia tentato di farlo fuori: "Probabilmente pensavano che morissi entro tre giorni per infarto".
Di tallio, in teoria, ne basta un grammo, per uccidere una persona. Inodore e incolore, in Medioriente è usato come topicida. Gli amici che hanno fatto visita a Litvinenko, riferiscono che "sembra un fantasma": non ha più del 50% di probabilità di sopravvivenza e viene alimentato per endovena. Berezovski è andato a trovarlo venerdì scorso, "è invecchiato di dieci anni", ha detto.
L'avvelenamento risale al primo novembre ma solo ora i media britannici hanno dato risalto alla notizia, rispolverando pure un clamoroso caso, avvenuto a Londra nel 1978, in piena Guerra Fredda, quando il dissidente bulgaro Gergi Markov fu assassinato dai servizi segreti agli ordini dell'Urss con la punta avvelenata di un ombrello.
Scotland Yard dichiara che "agenti della direzione del crimine indagano su un avvelenamento sospetto, non ci sono stati arresti, l'inchiesta continua", e che "Litvinenko ha ricevuto a ottobre un e-mail da una persona conosciuta in Italia, un certo Mario, che si era detto in possesso di "informazioni importanti" sull'omicidio di Anna Politkovskaia e gli ha proposto un incontro a Londra".
Secondo il Mail on Sunday, il Mario in questione si chiama, di cognome, Scaramella, sarebbe "un accademico dell'università di Napoli e consulente della commissione Mitrokhin istituita dal Parlamento italiano per indagare sulle attività del Kgb in Italia durante la Guerra Fredda". Proprio Scaramella avrebbe fatto sì che la commissione Mitrokhin interrogasse Litvinenko, fuggito dalla Russia dopo essere stato messo sotto accusa per alto tradimento. E Berezovski insiste: "E' stato quel bandito di Putin".
Fonte: La Repubblica ( Italia)
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#61 20 Novembre 2006, 0:13 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
POLITKOVSKAYA: EX SPIA GRAVE, CREMLINO RESPINGE SOSPETTI
"Sono ancora gravi ma stabili le condizioni di salute di Alexander Litvinenko, l'ex spia russa ricoverata a Londra, mentre il Cremlino definisce "senza senso" la tesi di una regia di Mosca dietro il sospetto avvelenamento dell'ex agente segreto. Quest'ultimo, ha riferito un comunicato dell'Universiyty College Hospital, "non e' in grado di parlare con i giornalisti". "Non vi sono mandati di cattura", in questa fase, ha tenuto a precisare un portavoce della polizia londinese mentre fonti qualificate del Foreign Office hanno fatto sapere che se fosse dimostrato un coinvolgimento di Mosca nell'affaire, cio' "sara' preso molto seriamente" poiche' e' stato compiuto un attentato ai danni di un cittadino straniero "con metodi usati normalmente dai terroristi". L'ex spia era amico personale della giornalista Anna Politkovskaya assassinata il 7 ottobre scorso. E' per questo, hanno affermato amici e collaboratori di Litvinenko, che l'uomo e' stato avvelenato. Tra questi c'e' anche il miliardario russo e nemico di Vladimir Putin, Boris Berezovsky, che alcuni ritengono l'obiettivo trasversale del tentativo di uccidere l'ex agente del KGB. Berezovsky, infatti, potrebbe usare i milioni di rubli di cui dispone per poter orientare la campagna per le presidenziali nel 2008. "Non vi e' necessita' di commentare queste dichiarazioni senza senso", ha tagliato corto il vice portavoce Dmitry Peskov, rispondendo alla Reuters. L' 1 novembre scorso Litvinenko avrebbe ingerito involontariamente una dose estremamente alta di Tallio, una sostanza inodore e insapore altamente tossica, mentre stava pranzando con un suo informatore italiano, Mario Scaramella, tra l'altro informatore della Commissione parlamentare Mitrokhin. L'ex agente russo ha raccontato che quest'ultimo gli aveva promesso documenti scottanti sulla morte della Politkovskaya, per cui gli aveva proposto di incontrarsi in un ristorante giapponese nei pressi di Piccadilly Circus".
Fonte: Repubblica ( Italia)
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#62 20 Novembre 2006, 15:32 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
"Il tentato omicidio di Aleksander Litvinenko, ricoverato il 19 novembre a Londra in fin di vita per un avvelenamento da tallio, ha suscitato commenti allarmati e ipotesi di complotto sulla stampa britannica.
L'ex agente del Kgb è diventato suddito di sua Maestà dopo essere stato accusato di alto tradimento in Russia, ed è attualmente coinvolto nelle indagini sull'assassinio di Anna Politkovskaja. Litvinenko si è sentito male dopo aver pranzato in un ristorante giapponese con un informatore italiano che doveva consegnargli documenti riguardanti il caso della giornalista russa.
Secondo il Times, l'indiziato numero uno è il Cremlino: "Litvinenko era una spina nel fianco di Vladimir Putin a causa del suo passato e delle sue critiche. Se quest'ipotesi fosse provata, sarebbe uno dei più gravi abusi mai perpetrati dalla Russia nel Regno Unito".
Per il quotidiano britannico non ci sarebbe da stupirsi: "L'Fsb, l'agenzia di servizi segreti che ha sostituito il Kgb, è ancora convinta che l'Occidente trami contro gli interessi della Russia, ed è impegnata in una caccia spietata ai traditori, specialmente quelli che parlano troppo dai loro rifugi all'estero".
Sempre sul Times, il columnist Robert Skidelsky avanza qualche dubbio: "Decine di oppositori hanno perso la vita o il lavoro da quando Putin è arrivato al potere con l'obiettivo di ristabilire l'autorità dello stato. Ma non dobbiamo fare l'errore di pensare a un potere monolitico. La Russia non ha un governo: ha un principe a capo di una corte lacerata da fazioni rivali. È possibile che questi crimini siano stati ordinati a livelli più bassi della struttura, ma con il nulla osta della alte sfere".
Anche per Mary Dejevsky, che scrive sull'Independent, la faccenda non è così semplice: "L'ipotesi della mano di Putin dietro all'attentato è chiara, ma è da provare. Il Cremlino ultimamente si sta sforzando molto di migliorare la propria immagine, e questi omicidi sono l'ultima cosa di cui ha bisogno. Sia Litvinenko che Politkovskaja avevano molti altri nemici. È possibile che la giornalista sia stata tirata in ballo per via della sua reputazione all'estero e per creare ulteriori problemi a Putin".-
Fonte: Rivista Internazionale ( Italia)
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#63 21 Novembre 2006, 8:03 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
"Erano nella lista nera del primo ministro ceceno filorusso, Ramsan Kadyrov, figlio di Akhmad: Politkovskaya la reporter, invisa anche al Cremlino, per le sue ripetute denunce delle violazioni dei diritti umani in Cecenia; Baisarov per il suo rifiuto di sciogliere un reparto speciale ceceno agli ordini dei servizi segreti federali (FSB) e per le sue recenti interviste sui media russi contro il proprio premier. Due delitti che potrebbero avere la stessa matrice, secondo "Novaia Gazieta", proiettando l´ombra di Kadyrov sulla capitale russa, dove per la prima volta la polizia cecena, sia pure sotto l´occhio dei colleghi federali, ha eliminato platealmente un suo bersaglio. A sostenere questa tesi, in particolare, è l´ex sindaco di Grozny Beslan Gantamirov, anch´egli in pessimi rapporti con Kadyrov, ma non con il Cremlino".
Fonte: Emmegipress ( Italia)
Ultima modifica di direttore il 21 Novembre 2006, 14:06, modificato 1 volta in totale |
#64 21 Novembre 2006, 8:14 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
"Una folla riunita a Mosca mercoledì scorso ha ricordato la giornalista investigativa Anna Politkovskaya alla fine del periodo di 40 giorni di dolore
( tradizione russa). La gente è rimasta in piedi silenziosamente tenendo candele illuminate e i ritratti della reporter, altri hanno trasportato i cartelli con messaggi alle autorità : “chi l' ha uccisa?„ “non potete uccidere la verità.„ Molti fiori sono stati deposti all'esterno del palazzo dove la Politkovskaya è stata assassinata lo scorso 7 ottobre".
Fonte: Russia Today
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#65 21 Novembre 2006, 14:05 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Turkmenistan
Separmurad Nyazov Presidente
"Nyazov (conosciuto come il Turkmenbashi - "padre di tutti i turkmeni") controlla tutti i mezzi di comunicazione dai quali è costantemente glorificato. Non esistono media in mano a privati e la libertà di stampa è uguale a zero. Le notizie sono filtrate sistematicamente e i giornalisti che criticano il governo vanno in prigione. Il paese è virtualmente chiuso ai giornalisti stranieri, di cui le richieste per l'accreditamento sono
rifiutate sistematicamente".
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#66 21 Novembre 2006, 19:30 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Il tribunale della città di Perm ha deciso di prolungare fino al 23 dicembre 2006 la detenzione di Vladimir Korolev 55 anni fotografo del settimanale economico Permski Obozrevatel. "Reporters senza frontiere denuncia le condizioni di detenzione del fotografo affetto da gravi problemi di salute. Chiediamo la sua messa in libertà", ha dichiarato l'organizzazione di difesa della libertà della stampa. Secondo la Corte di Perm, Vladimir Korolev non è detenuto per
la sua attività giornalistica. Il fotografo afferma che l'obiettivo delle autorità è di gettare discredito su Igor Grinberg ( fondatore del settimanale) e fare scomparire Permski Obozrevatel, uno dei pochi giornali indipendenti nella regione.
Fonte: Reporters senza frontiere
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#67 22 Novembre 2006, 10:11 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Bielorussia
Alexander Lukashenko Presidente
"Governa il paese con pugno di ferro e sin dalla sua elezione nel 1994 ha ridotto l'indipendenza dei media. L'impunità è la norma e non si investiga sugli omicidi che coinvolgono giornalisti. I responsabili per la scomparsa del giornalista russo Dmitri Zavadski restano impuniti".
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#68 22 Novembre 2006, 10:36 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
LONDRA - Si sono ulteriormente aggravate le condizioni del colonnello Alexander Litvinenko, ex agente dei servizi segreti russi avvelenato a Londra tre settimane fa mentre indagava sull'omicidio di Anna Politkovskaya. I test hanno messo in evidenza che nel suo intestino vi sono tre strani oggetti di materiale denso che l'uomo avrebbe ingerito, secondo quanto riportato dal sito della Bbc. L'ospedale non ha chiarito se i tre corpi estranei siano direttamente legati alla malattia. I raggi X hanno mostrato un oggetto rotondo, probabilmente un involucro, nella parte sinistra dell'addome, un altro simile nel colon e un terzo in un'altra parte dell'intestino.
TALLIO RADIOATTIVO - L'ex spia «versa in uno stato molto grave, e rimane in terapia intensiva», fa sapere un portavoce dell'ospedale londinese University College, dove l'uomo, 41 anni, si trova ricoverato. Litvinenko, strenuo oppositore del presidente russo Putin, aveva raccontato ai medici di essersi sentito male dopo essersi incontrato con due connazionali in un hotel della capitale britannica. Si era ipotizzato che gli fosse stato somministrato di nascosto tallio radioattivo, sostanza altamente tossica e in grado di uccidere con estrema lentezza, intaccando sempre di più le difese immunitarie; l'ipotesi era stata poi stata giudicata «improbabile» dagli specialisti che seguono Litvinenko.
Fonte: Corriere della Sera ( Italia)
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#69 23 Novembre 2006, 13:58 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Iran
Ali Khamenei Guida Suprema
" L'Iran è la più grande prigione del Medioriente per i giornalisti e la figura di spicco è la Guida Suprema l' Ayatollah Ali Khamenei. Il regime controlla la stampa e oltre una dozzina di pubblicazioni sono state sospese. I giornalisti continuano a essere arbitrariamente arrestati. Khamenei, che accusa la stampa di "favorire il nemico", è stata la persona maggiormente responsabile della violenza contro i giornalisti scatenatasi nella primavera del 2000"
Fonte : Reporters senza frontiere
Ultima modifica di direttore il 24 Novembre 2006, 12:37, modificato 1 volta in totale |
#70 23 Novembre 2006, 16:28 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Kazakhstan
Nursultan Nazarbayev Presidente
" La maggior parte dei media, pubblici o privati, sono controllati da Nazarbayev. Tutte le voci dissenzienti sono sistematicamente soffocate. Il presidente è stato rieletto nel 2006 con oltre il 90% delle preferenze. I suoi avversari sono stati eliminati, alcuni anche fisicamente".
Fonte: Reporters senza frontiere
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#71 24 Novembre 2006, 12:36 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Ieri sera ho seguito su Rai Tre la rubrica di approfondimento "Primo Piano". Molto inresessante. I servizi riguardavano la morte di Litvinenko, l'omicidio di Anna Politkovskaya, la figura di Putin e la fine di molti oligarchi, i rapporti tra Stato e mafia russa, il rispetto dei diritti umani e la guerra in Cecenia.
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#72 25 Novembre 2006, 11:38 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Karachi, 25 nov - Saleem Syed Shahzad, collaboratore del gruppo ADNKRONOS, è stato rapito da un gruppo di Talebani nella provincia afghana di Helmand. La conferma - dopo giorni di silenzio - è arrivata dallo stesso Saleem che questa mattina ha contattato la moglie per comunicarle il sequestro. Fermato insieme ad un altro giornalista pachistano, è accusato dai rapitori di essere una spia.
Trentacinque anni, pachistano, sposato e padre di due figli, Saleem collabora dal 2004 con ADNKRONOS INTERNATIONAL con reportage dal Pakistan e soprattutto dalle aree tribali del Waziristan, al confine con l'Afghanistan, terreno di reclutamento delle nuove leve di Talebani. Fra i suoi scoop più recenti le rivelazioni sulla riorganizzazione dei Talebani e sulla creazione di un mini-Stato ispirato da al Qaeda nelle province della frontiera afghano-pachistana. Il suo sequestro ha creato grande preoccupazione nel mondo dei media pachistani, dove Saleem è molto conosciuto anche per gli articoli che da anni appaiono sul principale quotidiano 'The Dawn'.
Fonte : Adnkronos
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#73 25 Novembre 2006, 18:36 |
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anastacia
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
L'autorità e il rispetto mediatico conquistato da Vladimir Vladimirovic Putin nel giro di pochi anni, non ha precedenti nella storia russa.
Oggi nessuno osa giocare con il nome del presidente Putin, persino i conduttori dei telegiornali fanno attenzione a scandire le sillabe del suo patronimico.
Nel corso di un decennio la logica che pare essersi diffusa tra i mass-media è quella del silenzio (visto i licenziamenti precedenti) e della narrazione di ogni avvenimento come successo del Governo russo di Putin in particolare.
Detto ciò, credo ci siano troppi punti di domanda nel governo russo.. ma Putin è un Presidente con tutti gli attributi!!!!
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#74 26 Novembre 2006, 15:06 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
MOSCA - Due colleghi di Anna Politkovskaia, la giornalista russa uccisa a Mosca lo scorso ottobre, hanno ricevuto lettere di minacce via posta elettronica. Lo ha rivelato il vicedirettore di "Novaia Gazeta", il periodico per cui lavorava la Politkovskaia.
Fonte: Corriere della Sera (Italia)
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#75 28 Novembre 2006, 1:53 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Articolo di Anna Politkovskaya datato febbraio 2002. Ho diviso il servizio in tre parti, ecco la prima:
" Cade la notte. A shali, sudest di Grozny, fa buio a partire dalle quattro del pomeriggio. Alle cinque, chi può si tappa in casa per paura dei predoni. La notte, in Cecenia, segna l'approssimarsi del terrore.
Ci troviamo in una stanza umida e gelida battezzata "Procura regionale di Shali". Il riscaldamento dipende dalla buona volontà di una piastra elettrica antidiluviana e di una resistenza che rosseggia su una pila di mattoni. Nell'angolo si ammucchiano cianfrusaglie di ogni genere: giocattoli, biancheria, vestiti da donna e da uomo, collant, casseruole, lenzuola, nonché mestoli, decine di videocassette e… manubri. In cima alla piramide sbadiglia l'astuccio socchiuso di una cinepresa.
Questi non sono gli effetti personali di Aleksandr Rudykh o di Marat Berdev – il procuratore regionale e il suo vice – che occupano l'ufficio, imbacuccati fino agli occhi. Questi oggetti sono il frutto delle rapine dei militari russi. I furti sono all'ordine del giorno; in compenso, il fatto che gli oggetti sottratti si trovino dal procuratore è del tutto straordinario.
Ecco dunque la loro storia, che riassume alla perfezione la situazione attuale in Cecenia. Il 26 novembre 2001, di buon mattino, Marat Berdev è stato invitato dai militari a soprintendere a una retata nel borgo di Avtury, come richiede l'ordinanza numero 46 del procuratore generale di Russia, che ingiunge ai "procuratori territoriali" di partecipare a tutte le retate effettuate in Cecenia e di "assicurarsi che gli atti delle truppe siano conformi alla legge".
Avtury è un grosso borgo che si estende lungo il fiume Khulkhulau per almeno sette o otto chilometri. Marat Berdev, il procuratore aggiunto, ha cercato di percorrerlo a grandi passi (di auto neanche a parlarne) per controllare la legalità delle operazioni. Ha capito subito che era fatica sprecata: uomini in passamontagna nero e tuta mimetica, senza il minimo segno che li facesse riconoscere come militari, saccheggiavano e rubavano tutto quello che gli capitava sottomano.
Ha quindi dovuto scegliere che cosa proteggere: i beni o le persone. Si è appostato nel cortile del commissariato di Avtury, dove venivano riuniti gli individui fermati, ha annotato tutti i loro nomi e scattato una foto di ognuno, allo scopo di evitare che qualcuno in seguito potesse sparire senza lasciare tracce; perché queste sparizioni sono il principale flagello della Cecenia attuale. La cosa è andata avanti per quattro ore.
"Verso le 11 del mattino, ho visto arrivare due blindati, con i numeri coperti di fango. Stranamente, tutti erano appollaiati sui veicoli, mentre di solito la gente cerca di rimanere all'interno, col freddo che fa", spiega Marat Berdev. "Incuriosito, mi sono avvicinato, ho guardato (portavo anch'io una tuta mimetica), mi sono arrampicato sull'abitacolo e, appena ho potuto, ho aperto. Era pieno di oggetti di ogni genere. Ho scattato delle foto. Mi sono qualificato…".
Che cosa è accaduto allora? Gli ufficiali che comandavano i blindati hanno sbloccato l'otturatore dei loro mitragliatori e hanno gridato al procuratore: "Come osi? Sono i nostri trofei".
Evidentemente, davanti a un kalashnikov, la legge non conta più. In quel momento la maggior parte dei procuratori in servizio in Cecenia avrebbe battuto in ritirata. Marat Berdev, invece, si è messo a grattare il fango che nascondeva i numeri.
Gli ufficiali hanno ordinato immediatamente ai soldati di truccare di nuovo i veicoli, poi si sono lanciati attraverso il cortile sotto gli occhi di tutti, senza temere niente e nessuno, al volante di una macchina rubata. Sono saliti in piedi sul tetto riprendendosi, visibilmente soddisfatti, con una videocamera ugualmente rubata, con i loro trofei sullo sfondo. "Certo non potevano immaginare che il film che stavano girando sarebbe diventato una prova a loro carico. L'ho sequestrato e ne ho fatto il corpo del reato".
Marat Berdev ha ordinato l'arresto di quegli ufficiali predatori: i fatti erano documentati. Eppure gli agenti del dipartimento regionale dell'Interno di Shali hanno rifiutato di eseguire i suoi ordini. Soltanto per miracolo, grazie al coraggio del generale Ghennadij Nakhaev, comandante militare della regione di Chali, intervenuto in extremis, è stato possibile trascinare in procura tre degli "uomini in passamontagna" per interrogarli. Ma, anche lì, si sono rifiutati di mostrare il volto e di declinare le loro generalità. "Non sono riuscito ad accertare l'identità di nessun ufficiale. Io, che sono un procuratore! Figuriamoci l'abitante di un villaggio!".
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#76 30 Novembre 2006, 13:15 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Ecco la seconda parte dell'articolo, nel pomeriggio inserirò la terza e ultima:
A forza di ostinazione, Marat Berdev ha ottenuto qualche risultato. È stato appurato che i tre ufficiali – un comandante, un capitano e un tenente – appartenevano alla divisione speciale delle truppe del ministero dell'Interno Don-2, acquartierata in un campo vicino a Shali, la capitale regionale.
Questa divisione era già stata oggetto di molte denunce presso i procuratori. Ma, quando Berdev e Rudykh hanno cominciato a parlare di una loro incriminazione, gli "uomini in passamontagna" hanno puntato le armi contro i procuratori, sono saltati sui blindati e hanno raggiunto la loro divisione. La mattina del 27 novembre 2001, i procuratori sono riusciti a entrare nel campo per effettuare una perquisizione e confiscare il prodotto della razzia: da qui il mucchio di oggetti che occupa un angolo dell'ufficio.
"È appena un terzo di quello che hanno rubato", conclude Marat Berdev. "Il resto, le cose più preziose, sono riusciti a nasconderlo: orecchini, anelli, catenine, orologi. La complicità della gerarchia militare è totale. Pensate che io, il procuratore aggiunto regionale, un giorno in cui percorrevo la mia giurisdizione mi sono imbattuto in un soldato di un posto di controllo che pretendeva una mancia per lasciarmi passare. Gli ho mostrato la mia tessera: è diventato furioso all'idea di non prendere un soldo. Non aveva neppure paura che lo accusassi di tentativo di estorsione. Sapeva che gli ufficiali l'avrebbero coperto".
"Ci troviamo fra l'incudine e il martello", aggiunge Aleksandr Rudykh. "I militari sono il martello, e i ceceni che li combattono, l'incudine". Anche se mi hanno chiesto di tacere questa frase, desidero citarla per spiegare meglio quello che succede. "Fra l'incudine e il martello" significa che i procuratori sono costantemente sotto la minaccia delle pallottole. Dovunque, da parte di tutti. È questa la Cecenia attuale: quelli che sono dalla parte della legge devono aspettarsi in ogni momento che qualcuno gli spari addosso.
"Ma, soprattutto, scrivete la cosa più importante", mi chiedono i procuratori. "Per ripristinare l'ordine, bisogna prima proibire i passamontagna. Categoricamente. I militari non ne hanno alcun bisogno se non sono dei banditi".
I generali con cui i procuratori hanno parlato di questa storia erano sinceramente stupiti che avessero osato opporsi ai blindati. "È un miracolo che siate ancora vivi! I nostri militari non perdonano questo genere di cose". Ecco che cosa dicono i superiori diretti degli ufficiali che sono insorti contro i procuratori. Stando così le cose, può la giustizia civile opporsi al banditismo militare?
"Siamo riusciti ad avviare un procedimento per il saccheggio delle case nella località di Avtury". "Ma dove sono gli ufficiali che accusate?" gli ho chiesto. "Nella loro unità. Adesso tocca ai generali prendere una decisione". Naturalmente, i procuratori di Shali non hanno più avuto occasione di sorvegliare le operazioni durante le retate. Altrettanto naturalmente i predoni offesi hanno trovato in fretta qualcuno su cui vendicarsi.
Il 18 dicembre 2001, ad Avtury, via della Cooperativa rimandava l'eco di interminabili urla di donne. Al numero 13 era in corso da due giorni il pranzo funebre di Timur Ismailov, di 25 anni. Gli uomini facevano arrostire la carne nel cortile, e non ho avuto subito la forza di varcare la soglia. I piccoli orfani lasciati dal defunto stavano allineati accanto alla giovanissima mamma, Asmalika, che aveva lo sguardo spossato dalle lacrime e perso nel vuoto.
Tutto è accaduto semplicemente, in maniera sporca, come sempre oggi in Cecenia. Il 2 dicembre scorso, gli uomini della divisione Don-2 hanno circondato Avtury e dato il via a una crudele operazione punitiva. I bruti in passamontagna hanno saccheggiato tutto quello che potevano prendere, poi hanno portato via 25 persone: 24 uomini e una donna. Immediatamente il sindaco Ibrahim Umpashaev è corso alla procura di Shali.
Aleksandr Rudykh ha trascorso il resto della giornata a rastrellare il territorio, da una zona boschiva all'altra. È riuscito a ritrovare e a far liberare 17 persone, tenute prigioniere nei boschi presso Zhigurta, nella regione vicina di Noiaj-Jurt. Senza la sua determinazione, quelle persone sarebbero sparite per sempre. La sera i militari hanno abbandonato sulla strada cinque cadaveri. Recavano tutti le tracce di atroci torture. Timur Ismailov era quello più segnato.
Suo zio Ghelanij assiste anche lui al pranzo, in mezzo ai lunghi lamenti, e non riesce ad articolare parola. Il nipote è stato torturato sotto i suoi occhi. Gli ufficiali gli gridavano: "Perché sei così grasso?" – Timur era alto quasi due metri, ed era effettivamente abbastanza robusto – e lo colpivano. Gli hanno spezzato le costole, fratturato il cranio, i polmoni, i testicoli, i reni, ridotto il fegato a brandelli. Alla fine gli hanno fatto delle iniezioni di gasolina – il cui maledetto odore aleggia ancora nella casa.
Il 16 dicembre è morto. Ma la divisione Don-2 non si è limitata a questo. Ad Avtury, via Mamakaev costeggia il fiume. Il 16 dicembre, all'aurora, gli uomini della divisione hanno risalito la strada senza tralasciare una sola casa, seminando la distruzione. Questa volta, non volevano rubare niente, desideravano solo vendicarsi. Emma Dudaeva si era azzardata a sporgere denuncia in seguito agli avvenimenti del 26 novembre: i militari le avevano rubato tutte le coperte, la biancheria da bagno, le stoviglie nuove, sei sedie e un aspirapolvere. Il 16 dicembre hanno saccheggiato tutto ciò che le restava. Seguo le loro tracce. La casa seguente, numero 127, ospitava i Mahomadov.
"Ho deciso di lasciare tutto com'è. È finita, non ne posso più", sospira il capofamiglia Muhaddin Mahomadov. "È il terzo pogrom quest'autunno". Gli hanno rotto tutti gli sgabelli, frantumato il registratore in mille pezzi. Dal suo vicino, Sherip Saduev, i militari hanno demolito i bagni con il loro blindato, e la cosa li ha molto divertiti. Hanno anche crivellato di colpi il tubo della stufa, che ormai non scalda più. La casa è ghiacciata. Avtury non ha più gas né elettricità. Anche il sindaco è rimasto senza.
Ibrahim Umpashaev è un uomo nervoso, duro d'orecchio. Ha appena quarantasei anni e ne dimostra sessanta. Racconta veri e propri orrori. I suoi due figli adolescenti ascoltano. "Sono un uomo braccato, perché mi oppongo a queste violenze. E sono braccato da entrambe le parti". Come i procuratori. Una notte, una cinquantina di ribelli ceceni hanno assalito il borgo. Si sono precipitati immediatamente a casa di Ibrahim Umpashaev. Hanno percosso con il calcio dei fucili suo figlio di 9 anni, Nurdi, poi l'hanno chiuso in una stanza e hanno dato fuoco alla casa.
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#77 01 Dicembre 2006, 13:15 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Questa è la terza e ultima parte di un articolo di Anna Politkovskaya sulla Cecenia:
La moglie di Ibrahim, madre di altri quattro figli, ha detto: "Io resto con lui, dovete bruciarci insieme". Devono la loro sopravvivenza a un caso provvidenziale. "Quella notte", racconta Ibrahim Umpashaev, "ho chiesto aiuto per radio. Ho spiegato piangendo che eravamo attaccati. I militari mi hanno risposto soltanto: ‘Ti sentiamo male', e hanno interrotto la comunicazione".
I ribelli sono rimasti tre giorni. Passeggiavano per le strade. Quelli che erano originari di Avtury portavano dei passamontagna, gli altri no. Fra loro, c'erano molti giovani russi che non parlavano il ceceno. Nessuna delle unità militari acquartierate nelle vicinanze è intervenuta, e tutti i posti di controllo erano stati tolti.
Dopo tre giorni, i ribelli sono ripartiti verso le foreste e le montagne a est del borgo devastato. Le truppe russe sono uscite dai loro rifugi solo dopo la loro partenza. Recentemente ho cercato di incontrare il generale Igor Artekbaev, che comanda la divisione Don-2. Ho dovuto prima rivolgermi a un tenente sull'orlo dell'esaurimento fisico e nervoso, responsabile del posto di filtraggio mobile della divisione. Dovevo presentare i miei documenti, esporre le mie domande che sarebbero state trasmesse al generale, e la procedura avrebbe seguito il suo corso. Forse. Il tenente ha fatto tutto secondo le regole.
Ma le ore sono trascorse, e alla fine il tenente è venuto a scusarsi. La "gerarchia" aveva risposto per radio: "Se la giornalista ha delle domande da fare, non deve far altro che venire avanti. Siamo qui, appena in fondo al campo di mine". Almeno erano sinceri.
Il 7 dicembre Rizvan Lorsanov ha lasciato la sua casa al volante della sua Niva 4x4, per recarsi a Khankala, alla base principale delle truppe unificate. A casa sua, vicino a Shali, si erano svolte le trattative fra Aslan Maskhadov e il generale Lebed che avevano portato, nel 1996, alla "pace di Khasavjurt". Rizvan Lorsanov era molto conosciuto in Cecenia. In questi ultimi mesi era stato coinvolto a poco a poco nei negoziati. Si erano stabiliti dei "contatti" fra Akhmed Zavkaev, l'emissario del presidente Maskhadov, e il generale Kazantsev.
Le cose non procedevano, ma all'inizio di dicembre Rizvan Lorsanov era riuscito a incontrare il comandante della regione militare del Caucaso del Nord, Ghennadij Troshev, e Aslan Maskhadov. Il 7 dicembre 2001 la sua Niva – conosciutissima in tutti i posti di controllo della zona – attraversava Shali, quando un blindato coi numeri accuratamente ricoperti di fango l'ha costretta a fermarsi.
Alcuni testimoni hanno visto Rizvan Lorsanov scendere, agitare le braccia e chiedere che cosa stesse accadendo. Poi, ognuno è risalito sul proprio veicolo e, poco dopo, si è sentita un'esplosione. Mentre Rizvan Lorsanov e i due uomini che l'accompagnavano voltavano le spalle alla Niva, qualcuno ci aveva messo sotto una bomba e, alla partenza della macchina, l'esplosione era stata comandata a distanza.
Così, l'uomo che avrebbe potuto realmente contribuire ai negoziati di pace è stato vigliaccamente assassinato quando cominciava appena ad avviarli. Il blindato degli assassini, da parte sua, ha continuato tranquillamente a sguazzare nel fango ceceno verso Mesker-Jurt.
È tempo di accomiatarci dai procuratori di Shali. Nel loro ufficio è già notte fonda: sono circa le 7 di sera. Improvvisamente, la suoneria del telefono lacera il silenzio. Marat Berdev solleva il ricevitore e lo passa al suo collega. E Aleksandr Rudykh, lo stesso procuratore Rudykh sfiorato ogni giorno dalle pallottole, ci volta le spalle, a noi e a tutto l'inferno che ci circonda, e mormora all'apparecchio: "Svetlanochka, Svetlanochka… Te lo giuro… Hai la mia parola…". Ci vergogniamo di ascoltare. Ma cosa promette l'intrepido giovane procuratore? Il suo amore? "Svetlanochka, Svetlanochka… Avrai del denaro per le feste di fine anno. Te lo manderò".
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#78 01 Dicembre 2006, 16:15 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Reporters senza frontiere protesta fortemente contro l'arresto della giornalista Susanne Scholl di ORF (Tv pubblica austriaca) e della sua squadra di tecnici e operatori in Cecenia. "Questo è un tentativo inaccettabile di intimidire e limitare la libertà d'espressione dei giornalisti stranieri in Russia" dice Rubina Möhring,presidente di ROG (Reporters senza frontiere in Austria) e vice presidente di RSF International. Susanne Scholl e la sua squadra arrestati il ventiquattro novembre in Cecenia, sono stati interrogati dagli ufficiali del servizio di sicurezza federale. Sono stati liberati dopo poche ore. Il
loro video è stato sequestrato. Susanne Scholl stava lavorando insieme ad altri colleghi alla preparazione di un documentario su Anna Politkovskaya.
Fonte: Reporters senza frontiere
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#79 01 Dicembre 2006, 16:50 |
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 Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Sulla libertà di stampa segnalo questo articolo di Federico Rampini sul Corriere della Sera di oggi, si tratta di un passo in avanti per quello che concerne il lavoro dei corrispondenti esteri che operano in Cina, qualche problema resta però per la stampa locale che continua a non avere libertà:
PECHINO - Articolo 6: "Per intervistare organizzazioni o individui in Cina i giornalisti stranieri hanno bisogno solo del consenso degli interessati". In due righe scarne questo è l'annuncio di una ritirata strategica della censura cinese, un'apertura senza precedenti in vista delle Olimpiadi di Pechino nel 2008. Per la prima volta il regime cinese rinuncia a controllare l'attività dei giornalisti stranieri sul suo territorio, e questo non riguarda solo la copertura degli avvenimenti sportivi ma ogni genere di inchiesta e reportage su temi politici, sociali, ambientali, religiosi. Si conferma così che la Cina vuole usare la vetrina dei Giochi olimpici per affermarsi come una superpotenza "rispettabile" e rassicurare l'Occidente.
La significativa liberalizzazione per la stampa è stata resa nota ieri. Il ministero dell'Informazione ha pubblicato la normativa che regolerà l'attività di tutti i giornalisti stranieri nel periodo olimpico e pre-olimpico, una finestra ampia che va dal primo gennaio 2007 a metà ottobre 2008. L'articolo 6 afferma un principio fondamentale: il diritto per i reporter di girare il paese senza dover chiedere permessi preventivi alle autorità, di parlare con chiunque senza autorizzazioni speciali.
Incalzato sull'interpretazione di quell'articolo, il portavoce del ministero Liu Jianchao ha garantito che la norma va intesa nel senso più ampio, cioè non solo per i resoconti delle gare olimpiche ma per ogni genere di indagine "politica, economica, culturale e su altri temi".
Fino a oggi la nostra attività di corrispondenti in Cina è stata sottoposta invece a vincoli e limitazioni, almeno in teoria. La normativa attuale ci consente di lavorare liberamente solo nelle maggiori città. E anche qui con qualche divieto: per esempio il perimetro della Piazza Tienanmen di Pechino è off-limits per interviste e riprese televisive, una precauzione ereditata dal 1989, quando il regime non riuscì a impedire che le telecamere del mondo intero filmassero l'intervento dei carriarmati contro il movimento studentesco. Al di fuori delle metropoli, in base alla legge noi corrispondenti esteri dovremmo muoverci solo dopo avere avvisato le autorità sui nostri spostamenti, indicando gli itinerari e le persone che intendiamo incontrare. Accade spesso che questa norma non venga rispettata. Tuttavia quando la ignoriamo lo facciamo a nostro rischio, mettendoci nell'illegalità.
Può succedere di essere fermati dalla polizia, interrogati e rispediti a Pechino con un'ammonizione e una multa. La svolta del regolamento per le Olimpiadi è netta: dal primo gennaio 2007 muoverci in giro per la Cina e parlare con la gente a nostro piacimento non sarà solo una consuetudine di fatto, diventerà un nostro diritto.
C'era molta attesa per il varo di questo regolamento, un test cruciale per capire l'atteggiamento con cui il regime affronterà la grande manifestazione del 2008. Da anni è evidente l'importanza politica che la Cina assegna a queste Olimpiadi: non solo una consacrazione dell'immagine della nuova Pechino, capitale cosmopolita di una superpotenza globale, ma anche un'occasione per cancellare il ricordo di Piazza Tienanmen, dell'isolamento e delle sanzioni che seguirono quel massacro. La questione della libertà di stampa è una prova essenziale. Si sa che per il 2008 l'afflusso di giornalisti stranieri aumenterà a dismisura. Il Comitato olimpico internazionale aveva ottenuto garanzie sulla libertà di movimento e d'azione per i giornalisti accreditati. Ma restava da verificare se il governo cinese avrebbe cercato di interpretare quelle promesse in modo riduttivo e l'annuncio di ieri ha soddisfatto le aspettative più ottimistiche.
Per quasi due anni il regime cinese sperimenta una politica permissiva verso i reporter stranieri. Il Foreign Correspondent Club of China, l'associazione della stampa estera a Pechino, ha definito questo regolamento "un passo decisivo per consentire ai corrispondenti di lavorare in condizioni molto più simili agli standard internazionali". Restano ombre e dubbi sull'effettiva volontà del regime di liberalizzare l'informazione. Non è tanto preoccupante la durata limitata di questo esperimento, perché risulta difficile immaginare che dopo averci dato carta bianca per due anni nel viaggiare e intervistare a piacimento, possano ritirarcela di colpo dal novembre 2008. Il vero e grave limite è che questa libertà è un privilegio riservato a noi giornalisti stranieri, non esteso alla stampa cinese.
Questo conferma un'evoluzione già in atto da alcuni anni: il regime di Pechino ha consentito spazi di libertà maggiori ai mass media internazionali, ma ha continuato a mantenere un controllo severo e una censura pervasiva su tutta l'informazione nazionale, dai giornali a Internet. Secondo Reporters Senza Frontiere la Cina è il paese del mondo con il maggior numero di giornalisti in carcere (almeno una cinquantina). Ancora di recente è stato respinto l'appello per un collaboratore cinese del New York Times, detenuto da due anni. Questo non scoraggia tuttavia alcuni giornalisti cinesi dal pubblicare inchieste coraggiose sulla corruzione, gli abusi di potere, i disastri ambientali.
La svolta per le Olimpiadi conferma che l'apertura crescente della Cina alle relazioni con il resto del mondo, la sua integrazione nell'economia globale, è un fenomeno troppo importante per non avere nel lungo termine delle conseguenze politiche. Il boom dei viaggi all'estero, l'accesso a Internet che comunque moltiplica la circolazione delle informazioni e delle idee, si accompagnano a una crescente richiesta di diritti che il regime deve tenere in considerazione. Come la globalizzazione, anche i Giochi del 2008 semineranno qualche germe di cambiamento in questa Cina
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#80 02 Dicembre 2006, 12:20 |
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