Alla fine ho pensato di chiudere con un articolo da me scritto nel 2007 dopo il primo viaggio in Russia e a Mosca in particolare. La rubrica e Direttore vogliono salutarvi così, arrivederci al prossimo anno
Mosca, una città tra paura e speranza
Le automobili corrono come formiche, si inseguono, si superano. E’ la prima immagine di Mosca che scorgo mentre l’aereo partito dall’Italia inizia la discesa verso la capitale russa. Ed è questa l’immagine che conserverò in ogni attimo della mia permanenza: l’idea di una società in fermento che corre verso qualcosa di ancora indecifrabile. Mi mescolo ai moscoviti condividendo con loro momenti di vita quotidiana, primo fra tutti il viaggio in metropolitana, dove un fiume in piena di persone si muove in direzioni diverse incrociando rare volte gli sguardi. Ogni viso che scruto con discrezione racconta una storia e a ogni fermata i vagoni si svuotano e si riempiono di nuovi volti, di universi da esplorare. In superficie Mosca si presenta come un grande cantiere aperto, lavori in corso in numerose zone, ma non sono solo le strade i quartieri o i palazzi a cambiare il loro aspetto. La città presenta così tutte le sue contraddizioni. I giovani russi studiano, lavorano, hanno desideri, sogni, emozioni, progetti, come i loro coetanei in qualsiasi parte del mondo. Molti di loro erano piccoli e altri non erano ancora nati quando sull’Unione Sovietica è calato il sipario. Per questa ragione sono generazioni slegate dal passato e che guardano al futuro con fiducia, con entusiasmo e con apertura verso l’esterno. Ascoltano musica internazionale, indossano t-shirt anche con slogan occidentali e i loro occhi sprizzano curiosità. Come tutti i giovani hanno voglia di libertà ma non sanno verso quale strada andare e cercano punti di riferimento.
Le generazioni adulte sono schiacciate invece tra il ricordo dei tempi sovietici e un futuro che non riescono ancora a decifrare. Il loro presente è pieno di dubbi e di incertezze. Gli anziani hanno sofferto più degli altri e la velocità dei tempi che cambiano li spinge a rifugiarsi nel passato alla disperata ricerca di quella tranquillità che non sentono più. Passeggiando per le vie di Mosca si incontrano ricchezza e povertà che quasi a braccetto si fanno compagnia, il lusso è a pochi metri di distanza da profondi abissi di solitudine e miseria. In vecchie vie della città numerosi artisti di strada allietano i passanti con dolci note musicali che per un attimo fanno dimenticare qualsiasi sofferenza. Parlando con i moscoviti di tutte le età la sensazione che se ne trae è quella di una comunità che vive allo stesso tempo la sindrome da accerchiamento e la voglia di aprire le proprie frontiere alle novità. La gente affolla le chiese e la religione è soprattutto per gli anziani l’unica risposta possibile alle tante incertezze. Molti nutrono interesse per l’impegno politico ma le difficoltà da affrontare non sono poche per chi vuole far sentire la propria voce in un sistema democratico ancora giovane, altri scelgono di diventare imprenditori, altri ancora decidono di andare all’estero per proseguire gli studi o lavorare. La società moscovita sta cambiando ed è una realtà dove paura e speranza stanno gomito a gomito. Una società che guarda con curiosità e attenzione all’Europa e al mondo ma che conserva l’orgoglio di essere cosa diversa dagli altri, di essere la Russia.
