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News - Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
direttore [ 20 Novembre 2006, 0:13 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
LONDRA - "E' difficile credere che un leader del G8 che si atteggia a democratico possa ordinare qualcosa di simile. Ma la gente deve capire che è un bandito". Non usa giri di parole Boris Berezovski, oligarca russo caduto in disgrazia e dal 2001 esule a Londra, per tirare in ballo Vladimir Putin, responsabile, secondo lui, di un misterioso avvelenamento: quello di Aleksandr Litvinenko, 43 anni, ex colonnello dei servizi segreti russi, che da due settimane lotta fra la vita e la morte in un ospedale della metropoli britannica. E che, prima della cena che gli è stata fatale, aveva cominciato a indagare sull'omicidio di una sua vecchia amica: Anna Politkovskaia, la giornalista uccisa lo scorso ottobre a Mosca a colpi d'arma da fuoco.
Livtinenko è di quelli che ci mettono poco a guadagnarsi il ruolo di "personaggio scomodo". Nel 1998 aveva accusato le autorità russe di avergli ordinato l'assassinio dell'oligarca Berezovski, eminenza grigia del Cremlino nell'era Eltsin. Poi, aveva rinfacciato a Putin di aver orchestrato, nel 1999, una serie di attentati terroristici a Mosca, per poter scatenare di nuovo la guerra in Cecenia. Dopo aver lavorato a lungo ai vertici dell'Fsb, i servizi segreti nati dalle ceneri del Kgb, Livtinenko si era trasferito sei mesi fa in Occidente e, da un mese, era cittadino britannico.
L'ex colonnello si è sentito male un paio d'ore dopo aver pranzato con tale Mario, un "contatto" italiano, da Itsu, un ristorante giapponese nella zona di Piccadilly. Così ha raccontato a un giornalista del Sunday Times che è riuscito a vederlo in ospedale, dove è piantonato dalla polizia: "Io ho ordinato, ma lui non ha mangiato niente, sembrava nervoso. Mi ha consegnato un documento di quattro pagine, voleva che lo leggessi subito. Conteneva una lista di nomi, tra cui alcuni funzionari dell'Fsb, che sarebbero coinvolti nell'omicidio della giornalista. Il documento era una e-mail, non un documento ufficiale, non ho capito perché sia venuto a Londra per darmelo quando avrebbe potuto girarmi l'e-mail".
Qualche ora dopo l'incontro, Livtinenko ha cominciato ad accusare i primi malori. Tre giorni dopo, il ricovero al Barnet Hospital e, poi, al London's University College Hospital. Una serie di esami tossicologici ha indicato all'origine dell'avvelenamento una sostanza micidiale, il tallio. Lui non ha dubbi sul fatto che qualcuno abbia tentato di farlo fuori: "Probabilmente pensavano che morissi entro tre giorni per infarto".
Di tallio, in teoria, ne basta un grammo, per uccidere una persona. Inodore e incolore, in Medioriente è usato come topicida. Gli amici che hanno fatto visita a Litvinenko, riferiscono che "sembra un fantasma": non ha più del 50% di probabilità di sopravvivenza e viene alimentato per endovena. Berezovski è andato a trovarlo venerdì scorso, "è invecchiato di dieci anni", ha detto.
L'avvelenamento risale al primo novembre ma solo ora i media britannici hanno dato risalto alla notizia, rispolverando pure un clamoroso caso, avvenuto a Londra nel 1978, in piena Guerra Fredda, quando il dissidente bulgaro Gergi Markov fu assassinato dai servizi segreti agli ordini dell'Urss con la punta avvelenata di un ombrello.
Scotland Yard dichiara che "agenti della direzione del crimine indagano su un avvelenamento sospetto, non ci sono stati arresti, l'inchiesta continua", e che "Litvinenko ha ricevuto a ottobre un e-mail da una persona conosciuta in Italia, un certo Mario, che si era detto in possesso di "informazioni importanti" sull'omicidio di Anna Politkovskaia e gli ha proposto un incontro a Londra".
Secondo il Mail on Sunday, il Mario in questione si chiama, di cognome, Scaramella, sarebbe "un accademico dell'università di Napoli e consulente della commissione Mitrokhin istituita dal Parlamento italiano per indagare sulle attività del Kgb in Italia durante la Guerra Fredda". Proprio Scaramella avrebbe fatto sì che la commissione Mitrokhin interrogasse Litvinenko, fuggito dalla Russia dopo essere stato messo sotto accusa per alto tradimento. E Berezovski insiste: "E' stato quel bandito di Putin".
Fonte: La Repubblica ( Italia)
direttore [ 20 Novembre 2006, 15:32 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
POLITKOVSKAYA: EX SPIA GRAVE, CREMLINO RESPINGE SOSPETTI
"Sono ancora gravi ma stabili le condizioni di salute di Alexander Litvinenko, l'ex spia russa ricoverata a Londra, mentre il Cremlino definisce "senza senso" la tesi di una regia di Mosca dietro il sospetto avvelenamento dell'ex agente segreto. Quest'ultimo, ha riferito un comunicato dell'Universiyty College Hospital, "non e' in grado di parlare con i giornalisti". "Non vi sono mandati di cattura", in questa fase, ha tenuto a precisare un portavoce della polizia londinese mentre fonti qualificate del Foreign Office hanno fatto sapere che se fosse dimostrato un coinvolgimento di Mosca nell'affaire, cio' "sara' preso molto seriamente" poiche' e' stato compiuto un attentato ai danni di un cittadino straniero "con metodi usati normalmente dai terroristi". L'ex spia era amico personale della giornalista Anna Politkovskaya assassinata il 7 ottobre scorso. E' per questo, hanno affermato amici e collaboratori di Litvinenko, che l'uomo e' stato avvelenato. Tra questi c'e' anche il miliardario russo e nemico di Vladimir Putin, Boris Berezovsky, che alcuni ritengono l'obiettivo trasversale del tentativo di uccidere l'ex agente del KGB. Berezovsky, infatti, potrebbe usare i milioni di rubli di cui dispone per poter orientare la campagna per le presidenziali nel 2008. "Non vi e' necessita' di commentare queste dichiarazioni senza senso", ha tagliato corto il vice portavoce Dmitry Peskov, rispondendo alla Reuters. L' 1 novembre scorso Litvinenko avrebbe ingerito involontariamente una dose estremamente alta di Tallio, una sostanza inodore e insapore altamente tossica, mentre stava pranzando con un suo informatore italiano, Mario Scaramella, tra l'altro informatore della Commissione parlamentare Mitrokhin. L'ex agente russo ha raccontato che quest'ultimo gli aveva promesso documenti scottanti sulla morte della Politkovskaya, per cui gli aveva proposto di incontrarsi in un ristorante giapponese nei pressi di Piccadilly Circus".
Fonte: Repubblica ( Italia)
direttore [ 21 Novembre 2006, 8:03 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
"Il tentato omicidio di Aleksander Litvinenko, ricoverato il 19 novembre a Londra in fin di vita per un avvelenamento da tallio, ha suscitato commenti allarmati e ipotesi di complotto sulla stampa britannica.
L'ex agente del Kgb è diventato suddito di sua Maestà dopo essere stato accusato di alto tradimento in Russia, ed è attualmente coinvolto nelle indagini sull'assassinio di Anna Politkovskaja. Litvinenko si è sentito male dopo aver pranzato in un ristorante giapponese con un informatore italiano che doveva consegnargli documenti riguardanti il caso della giornalista russa.
Secondo il Times, l'indiziato numero uno è il Cremlino: "Litvinenko era una spina nel fianco di Vladimir Putin a causa del suo passato e delle sue critiche. Se quest'ipotesi fosse provata, sarebbe uno dei più gravi abusi mai perpetrati dalla Russia nel Regno Unito".
Per il quotidiano britannico non ci sarebbe da stupirsi: "L'Fsb, l'agenzia di servizi segreti che ha sostituito il Kgb, è ancora convinta che l'Occidente trami contro gli interessi della Russia, ed è impegnata in una caccia spietata ai traditori, specialmente quelli che parlano troppo dai loro rifugi all'estero".
Sempre sul Times, il columnist Robert Skidelsky avanza qualche dubbio: "Decine di oppositori hanno perso la vita o il lavoro da quando Putin è arrivato al potere con l'obiettivo di ristabilire l'autorità dello stato. Ma non dobbiamo fare l'errore di pensare a un potere monolitico. La Russia non ha un governo: ha un principe a capo di una corte lacerata da fazioni rivali. È possibile che questi crimini siano stati ordinati a livelli più bassi della struttura, ma con il nulla osta della alte sfere".
Anche per Mary Dejevsky, che scrive sull'Independent, la faccenda non è così semplice: "L'ipotesi della mano di Putin dietro all'attentato è chiara, ma è da provare. Il Cremlino ultimamente si sta sforzando molto di migliorare la propria immagine, e questi omicidi sono l'ultima cosa di cui ha bisogno. Sia Litvinenko che Politkovskaja avevano molti altri nemici. È possibile che la giornalista sia stata tirata in ballo per via della sua reputazione all'estero e per creare ulteriori problemi a Putin".-
Fonte: Rivista Internazionale ( Italia)
direttore [ 21 Novembre 2006, 8:14 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
"Erano nella lista nera del primo ministro ceceno filorusso, Ramsan Kadyrov, figlio di Akhmad: Politkovskaya la reporter, invisa anche al Cremlino, per le sue ripetute denunce delle violazioni dei diritti umani in Cecenia; Baisarov per il suo rifiuto di sciogliere un reparto speciale ceceno agli ordini dei servizi segreti federali (FSB) e per le sue recenti interviste sui media russi contro il proprio premier. Due delitti che potrebbero avere la stessa matrice, secondo "Novaia Gazieta", proiettando l´ombra di Kadyrov sulla capitale russa, dove per la prima volta la polizia cecena, sia pure sotto l´occhio dei colleghi federali, ha eliminato platealmente un suo bersaglio. A sostenere questa tesi, in particolare, è l´ex sindaco di Grozny Beslan Gantamirov, anch´egli in pessimi rapporti con Kadyrov, ma non con il Cremlino".
Fonte: Emmegipress ( Italia)
direttore [ 21 Novembre 2006, 14:05 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
"Una folla riunita a Mosca mercoledì scorso ha ricordato la giornalista investigativa Anna Politkovskaya alla fine del periodo di 40 giorni di dolore
( tradizione russa). La gente è rimasta in piedi silenziosamente tenendo candele illuminate e i ritratti della reporter, altri hanno trasportato i cartelli con messaggi alle autorità : “chi l' ha uccisa?„ “non potete uccidere la verità.„ Molti fiori sono stati deposti all'esterno del palazzo dove la Politkovskaya è stata assassinata lo scorso 7 ottobre".
Fonte: Russia Today
direttore [ 21 Novembre 2006, 19:30 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Turkmenistan
Separmurad Nyazov Presidente
"Nyazov (conosciuto come il Turkmenbashi - "padre di tutti i turkmeni") controlla tutti i mezzi di comunicazione dai quali è costantemente glorificato. Non esistono media in mano a privati e la libertà di stampa è uguale a zero. Le notizie sono filtrate sistematicamente e i giornalisti che criticano il governo vanno in prigione. Il paese è virtualmente chiuso ai giornalisti stranieri, di cui le richieste per l'accreditamento sono
rifiutate sistematicamente".
direttore [ 22 Novembre 2006, 10:11 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Il tribunale della città di Perm ha deciso di prolungare fino al 23 dicembre 2006 la detenzione di Vladimir Korolev 55 anni fotografo del settimanale economico Permski Obozrevatel. "Reporters senza frontiere denuncia le condizioni di detenzione del fotografo affetto da gravi problemi di salute. Chiediamo la sua messa in libertà", ha dichiarato l'organizzazione di difesa della libertà della stampa. Secondo la Corte di Perm, Vladimir Korolev non è detenuto per
la sua attività giornalistica. Il fotografo afferma che l'obiettivo delle autorità è di gettare discredito su Igor Grinberg ( fondatore del settimanale) e fare scomparire Permski Obozrevatel, uno dei pochi giornali indipendenti nella regione.
Fonte: Reporters senza frontiere
direttore [ 22 Novembre 2006, 10:36 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Bielorussia
Alexander Lukashenko Presidente
"Governa il paese con pugno di ferro e sin dalla sua elezione nel 1994 ha ridotto l'indipendenza dei media. L'impunità è la norma e non si investiga sugli omicidi che coinvolgono giornalisti. I responsabili per la scomparsa del giornalista russo Dmitri Zavadski restano impuniti".
direttore [ 23 Novembre 2006, 13:58 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
LONDRA - Si sono ulteriormente aggravate le condizioni del colonnello Alexander Litvinenko, ex agente dei servizi segreti russi avvelenato a Londra tre settimane fa mentre indagava sull'omicidio di Anna Politkovskaya. I test hanno messo in evidenza che nel suo intestino vi sono tre strani oggetti di materiale denso che l'uomo avrebbe ingerito, secondo quanto riportato dal sito della Bbc. L'ospedale non ha chiarito se i tre corpi estranei siano direttamente legati alla malattia. I raggi X hanno mostrato un oggetto rotondo, probabilmente un involucro, nella parte sinistra dell'addome, un altro simile nel colon e un terzo in un'altra parte dell'intestino.
TALLIO RADIOATTIVO - L'ex spia «versa in uno stato molto grave, e rimane in terapia intensiva», fa sapere un portavoce dell'ospedale londinese University College, dove l'uomo, 41 anni, si trova ricoverato. Litvinenko, strenuo oppositore del presidente russo Putin, aveva raccontato ai medici di essersi sentito male dopo essersi incontrato con due connazionali in un hotel della capitale britannica. Si era ipotizzato che gli fosse stato somministrato di nascosto tallio radioattivo, sostanza altamente tossica e in grado di uccidere con estrema lentezza, intaccando sempre di più le difese immunitarie; l'ipotesi era stata poi stata giudicata «improbabile» dagli specialisti che seguono Litvinenko.
Fonte: Corriere della Sera ( Italia)
direttore [ 23 Novembre 2006, 16:28 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Iran
Ali Khamenei Guida Suprema
" L'Iran è la più grande prigione del Medioriente per i giornalisti e la figura di spicco è la Guida Suprema l' Ayatollah Ali Khamenei. Il regime controlla la stampa e oltre una dozzina di pubblicazioni sono state sospese. I giornalisti continuano a essere arbitrariamente arrestati. Khamenei, che accusa la stampa di "favorire il nemico", è stata la persona maggiormente responsabile della violenza contro i giornalisti scatenatasi nella primavera del 2000"
Fonte : Reporters senza frontiere
direttore [ 24 Novembre 2006, 12:36 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Kazakhstan
Nursultan Nazarbayev Presidente
" La maggior parte dei media, pubblici o privati, sono controllati da Nazarbayev. Tutte le voci dissenzienti sono sistematicamente soffocate. Il presidente è stato rieletto nel 2006 con oltre il 90% delle preferenze. I suoi avversari sono stati eliminati, alcuni anche fisicamente".
Fonte: Reporters senza frontiere
direttore [ 25 Novembre 2006, 11:38 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Ieri sera ho seguito su Rai Tre la rubrica di approfondimento "Primo Piano". Molto inresessante. I servizi riguardavano la morte di Litvinenko, l'omicidio di Anna Politkovskaya, la figura di Putin e la fine di molti oligarchi, i rapporti tra Stato e mafia russa, il rispetto dei diritti umani e la guerra in Cecenia.
direttore [ 25 Novembre 2006, 18:36 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Karachi, 25 nov - Saleem Syed Shahzad, collaboratore del gruppo ADNKRONOS, è stato rapito da un gruppo di Talebani nella provincia afghana di Helmand. La conferma - dopo giorni di silenzio - è arrivata dallo stesso Saleem che questa mattina ha contattato la moglie per comunicarle il sequestro. Fermato insieme ad un altro giornalista pachistano, è accusato dai rapitori di essere una spia.
Trentacinque anni, pachistano, sposato e padre di due figli, Saleem collabora dal 2004 con ADNKRONOS INTERNATIONAL con reportage dal Pakistan e soprattutto dalle aree tribali del Waziristan, al confine con l'Afghanistan, terreno di reclutamento delle nuove leve di Talebani. Fra i suoi scoop più recenti le rivelazioni sulla riorganizzazione dei Talebani e sulla creazione di un mini-Stato ispirato da al Qaeda nelle province della frontiera afghano-pachistana. Il suo sequestro ha creato grande preoccupazione nel mondo dei media pachistani, dove Saleem è molto conosciuto anche per gli articoli che da anni appaiono sul principale quotidiano 'The Dawn'.
Fonte : Adnkronos
anastacia [ 26 Novembre 2006, 15:06 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
L'autorità e il rispetto mediatico conquistato da Vladimir Vladimirovic Putin nel giro di pochi anni, non ha precedenti nella storia russa.
Oggi nessuno osa giocare con il nome del presidente Putin, persino i conduttori dei telegiornali fanno attenzione a scandire le sillabe del suo patronimico.
Nel corso di un decennio la logica che pare essersi diffusa tra i mass-media è quella del silenzio (visto i licenziamenti precedenti) e della narrazione di ogni avvenimento come successo del Governo russo di Putin in particolare.
Detto ciò, credo ci siano troppi punti di domanda nel governo russo.. ma Putin è un Presidente con tutti gli attributi!!!!
direttore [ 28 Novembre 2006, 1:53 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
MOSCA - Due colleghi di Anna Politkovskaia, la giornalista russa uccisa a Mosca lo scorso ottobre, hanno ricevuto lettere di minacce via posta elettronica. Lo ha rivelato il vicedirettore di "Novaia Gazeta", il periodico per cui lavorava la Politkovskaia.
Fonte: Corriere della Sera (Italia)
direttore [ 30 Novembre 2006, 13:15 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Articolo di Anna Politkovskaya datato febbraio 2002. Ho diviso il servizio in tre parti, ecco la prima:
" Cade la notte. A shali, sudest di Grozny, fa buio a partire dalle quattro del pomeriggio. Alle cinque, chi può si tappa in casa per paura dei predoni. La notte, in Cecenia, segna l'approssimarsi del terrore.
Ci troviamo in una stanza umida e gelida battezzata "Procura regionale di Shali". Il riscaldamento dipende dalla buona volontà di una piastra elettrica antidiluviana e di una resistenza che rosseggia su una pila di mattoni. Nell'angolo si ammucchiano cianfrusaglie di ogni genere: giocattoli, biancheria, vestiti da donna e da uomo, collant, casseruole, lenzuola, nonché mestoli, decine di videocassette e… manubri. In cima alla piramide sbadiglia l'astuccio socchiuso di una cinepresa.
Questi non sono gli effetti personali di Aleksandr Rudykh o di Marat Berdev – il procuratore regionale e il suo vice – che occupano l'ufficio, imbacuccati fino agli occhi. Questi oggetti sono il frutto delle rapine dei militari russi. I furti sono all'ordine del giorno; in compenso, il fatto che gli oggetti sottratti si trovino dal procuratore è del tutto straordinario.
Ecco dunque la loro storia, che riassume alla perfezione la situazione attuale in Cecenia. Il 26 novembre 2001, di buon mattino, Marat Berdev è stato invitato dai militari a soprintendere a una retata nel borgo di Avtury, come richiede l'ordinanza numero 46 del procuratore generale di Russia, che ingiunge ai "procuratori territoriali" di partecipare a tutte le retate effettuate in Cecenia e di "assicurarsi che gli atti delle truppe siano conformi alla legge".
Avtury è un grosso borgo che si estende lungo il fiume Khulkhulau per almeno sette o otto chilometri. Marat Berdev, il procuratore aggiunto, ha cercato di percorrerlo a grandi passi (di auto neanche a parlarne) per controllare la legalità delle operazioni. Ha capito subito che era fatica sprecata: uomini in passamontagna nero e tuta mimetica, senza il minimo segno che li facesse riconoscere come militari, saccheggiavano e rubavano tutto quello che gli capitava sottomano.
Ha quindi dovuto scegliere che cosa proteggere: i beni o le persone. Si è appostato nel cortile del commissariato di Avtury, dove venivano riuniti gli individui fermati, ha annotato tutti i loro nomi e scattato una foto di ognuno, allo scopo di evitare che qualcuno in seguito potesse sparire senza lasciare tracce; perché queste sparizioni sono il principale flagello della Cecenia attuale. La cosa è andata avanti per quattro ore.
"Verso le 11 del mattino, ho visto arrivare due blindati, con i numeri coperti di fango. Stranamente, tutti erano appollaiati sui veicoli, mentre di solito la gente cerca di rimanere all'interno, col freddo che fa", spiega Marat Berdev. "Incuriosito, mi sono avvicinato, ho guardato (portavo anch'io una tuta mimetica), mi sono arrampicato sull'abitacolo e, appena ho potuto, ho aperto. Era pieno di oggetti di ogni genere. Ho scattato delle foto. Mi sono qualificato…".
Che cosa è accaduto allora? Gli ufficiali che comandavano i blindati hanno sbloccato l'otturatore dei loro mitragliatori e hanno gridato al procuratore: "Come osi? Sono i nostri trofei".
Evidentemente, davanti a un kalashnikov, la legge non conta più. In quel momento la maggior parte dei procuratori in servizio in Cecenia avrebbe battuto in ritirata. Marat Berdev, invece, si è messo a grattare il fango che nascondeva i numeri.
Gli ufficiali hanno ordinato immediatamente ai soldati di truccare di nuovo i veicoli, poi si sono lanciati attraverso il cortile sotto gli occhi di tutti, senza temere niente e nessuno, al volante di una macchina rubata. Sono saliti in piedi sul tetto riprendendosi, visibilmente soddisfatti, con una videocamera ugualmente rubata, con i loro trofei sullo sfondo. "Certo non potevano immaginare che il film che stavano girando sarebbe diventato una prova a loro carico. L'ho sequestrato e ne ho fatto il corpo del reato".
Marat Berdev ha ordinato l'arresto di quegli ufficiali predatori: i fatti erano documentati. Eppure gli agenti del dipartimento regionale dell'Interno di Shali hanno rifiutato di eseguire i suoi ordini. Soltanto per miracolo, grazie al coraggio del generale Ghennadij Nakhaev, comandante militare della regione di Chali, intervenuto in extremis, è stato possibile trascinare in procura tre degli "uomini in passamontagna" per interrogarli. Ma, anche lì, si sono rifiutati di mostrare il volto e di declinare le loro generalità. "Non sono riuscito ad accertare l'identità di nessun ufficiale. Io, che sono un procuratore! Figuriamoci l'abitante di un villaggio!".
direttore [ 01 Dicembre 2006, 13:15 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Ecco la seconda parte dell'articolo, nel pomeriggio inserirò la terza e ultima:
A forza di ostinazione, Marat Berdev ha ottenuto qualche risultato. È stato appurato che i tre ufficiali – un comandante, un capitano e un tenente – appartenevano alla divisione speciale delle truppe del ministero dell'Interno Don-2, acquartierata in un campo vicino a Shali, la capitale regionale.
Questa divisione era già stata oggetto di molte denunce presso i procuratori. Ma, quando Berdev e Rudykh hanno cominciato a parlare di una loro incriminazione, gli "uomini in passamontagna" hanno puntato le armi contro i procuratori, sono saltati sui blindati e hanno raggiunto la loro divisione. La mattina del 27 novembre 2001, i procuratori sono riusciti a entrare nel campo per effettuare una perquisizione e confiscare il prodotto della razzia: da qui il mucchio di oggetti che occupa un angolo dell'ufficio.
"È appena un terzo di quello che hanno rubato", conclude Marat Berdev. "Il resto, le cose più preziose, sono riusciti a nasconderlo: orecchini, anelli, catenine, orologi. La complicità della gerarchia militare è totale. Pensate che io, il procuratore aggiunto regionale, un giorno in cui percorrevo la mia giurisdizione mi sono imbattuto in un soldato di un posto di controllo che pretendeva una mancia per lasciarmi passare. Gli ho mostrato la mia tessera: è diventato furioso all'idea di non prendere un soldo. Non aveva neppure paura che lo accusassi di tentativo di estorsione. Sapeva che gli ufficiali l'avrebbero coperto".
"Ci troviamo fra l'incudine e il martello", aggiunge Aleksandr Rudykh. "I militari sono il martello, e i ceceni che li combattono, l'incudine". Anche se mi hanno chiesto di tacere questa frase, desidero citarla per spiegare meglio quello che succede. "Fra l'incudine e il martello" significa che i procuratori sono costantemente sotto la minaccia delle pallottole. Dovunque, da parte di tutti. È questa la Cecenia attuale: quelli che sono dalla parte della legge devono aspettarsi in ogni momento che qualcuno gli spari addosso.
"Ma, soprattutto, scrivete la cosa più importante", mi chiedono i procuratori. "Per ripristinare l'ordine, bisogna prima proibire i passamontagna. Categoricamente. I militari non ne hanno alcun bisogno se non sono dei banditi".
I generali con cui i procuratori hanno parlato di questa storia erano sinceramente stupiti che avessero osato opporsi ai blindati. "È un miracolo che siate ancora vivi! I nostri militari non perdonano questo genere di cose". Ecco che cosa dicono i superiori diretti degli ufficiali che sono insorti contro i procuratori. Stando così le cose, può la giustizia civile opporsi al banditismo militare?
"Siamo riusciti ad avviare un procedimento per il saccheggio delle case nella località di Avtury". "Ma dove sono gli ufficiali che accusate?" gli ho chiesto. "Nella loro unità. Adesso tocca ai generali prendere una decisione". Naturalmente, i procuratori di Shali non hanno più avuto occasione di sorvegliare le operazioni durante le retate. Altrettanto naturalmente i predoni offesi hanno trovato in fretta qualcuno su cui vendicarsi.
Il 18 dicembre 2001, ad Avtury, via della Cooperativa rimandava l'eco di interminabili urla di donne. Al numero 13 era in corso da due giorni il pranzo funebre di Timur Ismailov, di 25 anni. Gli uomini facevano arrostire la carne nel cortile, e non ho avuto subito la forza di varcare la soglia. I piccoli orfani lasciati dal defunto stavano allineati accanto alla giovanissima mamma, Asmalika, che aveva lo sguardo spossato dalle lacrime e perso nel vuoto.
Tutto è accaduto semplicemente, in maniera sporca, come sempre oggi in Cecenia. Il 2 dicembre scorso, gli uomini della divisione Don-2 hanno circondato Avtury e dato il via a una crudele operazione punitiva. I bruti in passamontagna hanno saccheggiato tutto quello che potevano prendere, poi hanno portato via 25 persone: 24 uomini e una donna. Immediatamente il sindaco Ibrahim Umpashaev è corso alla procura di Shali.
Aleksandr Rudykh ha trascorso il resto della giornata a rastrellare il territorio, da una zona boschiva all'altra. È riuscito a ritrovare e a far liberare 17 persone, tenute prigioniere nei boschi presso Zhigurta, nella regione vicina di Noiaj-Jurt. Senza la sua determinazione, quelle persone sarebbero sparite per sempre. La sera i militari hanno abbandonato sulla strada cinque cadaveri. Recavano tutti le tracce di atroci torture. Timur Ismailov era quello più segnato.
Suo zio Ghelanij assiste anche lui al pranzo, in mezzo ai lunghi lamenti, e non riesce ad articolare parola. Il nipote è stato torturato sotto i suoi occhi. Gli ufficiali gli gridavano: "Perché sei così grasso?" – Timur era alto quasi due metri, ed era effettivamente abbastanza robusto – e lo colpivano. Gli hanno spezzato le costole, fratturato il cranio, i polmoni, i testicoli, i reni, ridotto il fegato a brandelli. Alla fine gli hanno fatto delle iniezioni di gasolina – il cui maledetto odore aleggia ancora nella casa.
Il 16 dicembre è morto. Ma la divisione Don-2 non si è limitata a questo. Ad Avtury, via Mamakaev costeggia il fiume. Il 16 dicembre, all'aurora, gli uomini della divisione hanno risalito la strada senza tralasciare una sola casa, seminando la distruzione. Questa volta, non volevano rubare niente, desideravano solo vendicarsi. Emma Dudaeva si era azzardata a sporgere denuncia in seguito agli avvenimenti del 26 novembre: i militari le avevano rubato tutte le coperte, la biancheria da bagno, le stoviglie nuove, sei sedie e un aspirapolvere. Il 16 dicembre hanno saccheggiato tutto ciò che le restava. Seguo le loro tracce. La casa seguente, numero 127, ospitava i Mahomadov.
"Ho deciso di lasciare tutto com'è. È finita, non ne posso più", sospira il capofamiglia Muhaddin Mahomadov. "È il terzo pogrom quest'autunno". Gli hanno rotto tutti gli sgabelli, frantumato il registratore in mille pezzi. Dal suo vicino, Sherip Saduev, i militari hanno demolito i bagni con il loro blindato, e la cosa li ha molto divertiti. Hanno anche crivellato di colpi il tubo della stufa, che ormai non scalda più. La casa è ghiacciata. Avtury non ha più gas né elettricità. Anche il sindaco è rimasto senza.
Ibrahim Umpashaev è un uomo nervoso, duro d'orecchio. Ha appena quarantasei anni e ne dimostra sessanta. Racconta veri e propri orrori. I suoi due figli adolescenti ascoltano. "Sono un uomo braccato, perché mi oppongo a queste violenze. E sono braccato da entrambe le parti". Come i procuratori. Una notte, una cinquantina di ribelli ceceni hanno assalito il borgo. Si sono precipitati immediatamente a casa di Ibrahim Umpashaev. Hanno percosso con il calcio dei fucili suo figlio di 9 anni, Nurdi, poi l'hanno chiuso in una stanza e hanno dato fuoco alla casa.
direttore [ 01 Dicembre 2006, 16:15 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Questa è la terza e ultima parte di un articolo di Anna Politkovskaya sulla Cecenia:
La moglie di Ibrahim, madre di altri quattro figli, ha detto: "Io resto con lui, dovete bruciarci insieme". Devono la loro sopravvivenza a un caso provvidenziale. "Quella notte", racconta Ibrahim Umpashaev, "ho chiesto aiuto per radio. Ho spiegato piangendo che eravamo attaccati. I militari mi hanno risposto soltanto: ‘Ti sentiamo male', e hanno interrotto la comunicazione".
I ribelli sono rimasti tre giorni. Passeggiavano per le strade. Quelli che erano originari di Avtury portavano dei passamontagna, gli altri no. Fra loro, c'erano molti giovani russi che non parlavano il ceceno. Nessuna delle unità militari acquartierate nelle vicinanze è intervenuta, e tutti i posti di controllo erano stati tolti.
Dopo tre giorni, i ribelli sono ripartiti verso le foreste e le montagne a est del borgo devastato. Le truppe russe sono uscite dai loro rifugi solo dopo la loro partenza. Recentemente ho cercato di incontrare il generale Igor Artekbaev, che comanda la divisione Don-2. Ho dovuto prima rivolgermi a un tenente sull'orlo dell'esaurimento fisico e nervoso, responsabile del posto di filtraggio mobile della divisione. Dovevo presentare i miei documenti, esporre le mie domande che sarebbero state trasmesse al generale, e la procedura avrebbe seguito il suo corso. Forse. Il tenente ha fatto tutto secondo le regole.
Ma le ore sono trascorse, e alla fine il tenente è venuto a scusarsi. La "gerarchia" aveva risposto per radio: "Se la giornalista ha delle domande da fare, non deve far altro che venire avanti. Siamo qui, appena in fondo al campo di mine". Almeno erano sinceri.
Il 7 dicembre Rizvan Lorsanov ha lasciato la sua casa al volante della sua Niva 4x4, per recarsi a Khankala, alla base principale delle truppe unificate. A casa sua, vicino a Shali, si erano svolte le trattative fra Aslan Maskhadov e il generale Lebed che avevano portato, nel 1996, alla "pace di Khasavjurt". Rizvan Lorsanov era molto conosciuto in Cecenia. In questi ultimi mesi era stato coinvolto a poco a poco nei negoziati. Si erano stabiliti dei "contatti" fra Akhmed Zavkaev, l'emissario del presidente Maskhadov, e il generale Kazantsev.
Le cose non procedevano, ma all'inizio di dicembre Rizvan Lorsanov era riuscito a incontrare il comandante della regione militare del Caucaso del Nord, Ghennadij Troshev, e Aslan Maskhadov. Il 7 dicembre 2001 la sua Niva – conosciutissima in tutti i posti di controllo della zona – attraversava Shali, quando un blindato coi numeri accuratamente ricoperti di fango l'ha costretta a fermarsi.
Alcuni testimoni hanno visto Rizvan Lorsanov scendere, agitare le braccia e chiedere che cosa stesse accadendo. Poi, ognuno è risalito sul proprio veicolo e, poco dopo, si è sentita un'esplosione. Mentre Rizvan Lorsanov e i due uomini che l'accompagnavano voltavano le spalle alla Niva, qualcuno ci aveva messo sotto una bomba e, alla partenza della macchina, l'esplosione era stata comandata a distanza.
Così, l'uomo che avrebbe potuto realmente contribuire ai negoziati di pace è stato vigliaccamente assassinato quando cominciava appena ad avviarli. Il blindato degli assassini, da parte sua, ha continuato tranquillamente a sguazzare nel fango ceceno verso Mesker-Jurt.
È tempo di accomiatarci dai procuratori di Shali. Nel loro ufficio è già notte fonda: sono circa le 7 di sera. Improvvisamente, la suoneria del telefono lacera il silenzio. Marat Berdev solleva il ricevitore e lo passa al suo collega. E Aleksandr Rudykh, lo stesso procuratore Rudykh sfiorato ogni giorno dalle pallottole, ci volta le spalle, a noi e a tutto l'inferno che ci circonda, e mormora all'apparecchio: "Svetlanochka, Svetlanochka… Te lo giuro… Hai la mia parola…". Ci vergogniamo di ascoltare. Ma cosa promette l'intrepido giovane procuratore? Il suo amore? "Svetlanochka, Svetlanochka… Avrai del denaro per le feste di fine anno. Te lo manderò".
direttore [ 01 Dicembre 2006, 16:50 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Reporters senza frontiere protesta fortemente contro l'arresto della giornalista Susanne Scholl di ORF (Tv pubblica austriaca) e della sua squadra di tecnici e operatori in Cecenia. "Questo è un tentativo inaccettabile di intimidire e limitare la libertà d'espressione dei giornalisti stranieri in Russia" dice Rubina Möhring,presidente di ROG (Reporters senza frontiere in Austria) e vice presidente di RSF International. Susanne Scholl e la sua squadra arrestati il ventiquattro novembre in Cecenia, sono stati interrogati dagli ufficiali del servizio di sicurezza federale. Sono stati liberati dopo poche ore. Il
loro video è stato sequestrato. Susanne Scholl stava lavorando insieme ad altri colleghi alla preparazione di un documentario su Anna Politkovskaya.
Fonte: Reporters senza frontiere
direttore [ 02 Dicembre 2006, 12:20 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Sulla libertà di stampa segnalo questo articolo di Federico Rampini sul Corriere della Sera di oggi, si tratta di un passo in avanti per quello che concerne il lavoro dei corrispondenti esteri che operano in Cina, qualche problema resta però per la stampa locale che continua a non avere libertà:
PECHINO - Articolo 6: "Per intervistare organizzazioni o individui in Cina i giornalisti stranieri hanno bisogno solo del consenso degli interessati". In due righe scarne questo è l'annuncio di una ritirata strategica della censura cinese, un'apertura senza precedenti in vista delle Olimpiadi di Pechino nel 2008. Per la prima volta il regime cinese rinuncia a controllare l'attività dei giornalisti stranieri sul suo territorio, e questo non riguarda solo la copertura degli avvenimenti sportivi ma ogni genere di inchiesta e reportage su temi politici, sociali, ambientali, religiosi. Si conferma così che la Cina vuole usare la vetrina dei Giochi olimpici per affermarsi come una superpotenza "rispettabile" e rassicurare l'Occidente.
La significativa liberalizzazione per la stampa è stata resa nota ieri. Il ministero dell'Informazione ha pubblicato la normativa che regolerà l'attività di tutti i giornalisti stranieri nel periodo olimpico e pre-olimpico, una finestra ampia che va dal primo gennaio 2007 a metà ottobre 2008. L'articolo 6 afferma un principio fondamentale: il diritto per i reporter di girare il paese senza dover chiedere permessi preventivi alle autorità, di parlare con chiunque senza autorizzazioni speciali.
Incalzato sull'interpretazione di quell'articolo, il portavoce del ministero Liu Jianchao ha garantito che la norma va intesa nel senso più ampio, cioè non solo per i resoconti delle gare olimpiche ma per ogni genere di indagine "politica, economica, culturale e su altri temi".
Fino a oggi la nostra attività di corrispondenti in Cina è stata sottoposta invece a vincoli e limitazioni, almeno in teoria. La normativa attuale ci consente di lavorare liberamente solo nelle maggiori città. E anche qui con qualche divieto: per esempio il perimetro della Piazza Tienanmen di Pechino è off-limits per interviste e riprese televisive, una precauzione ereditata dal 1989, quando il regime non riuscì a impedire che le telecamere del mondo intero filmassero l'intervento dei carriarmati contro il movimento studentesco. Al di fuori delle metropoli, in base alla legge noi corrispondenti esteri dovremmo muoverci solo dopo avere avvisato le autorità sui nostri spostamenti, indicando gli itinerari e le persone che intendiamo incontrare. Accade spesso che questa norma non venga rispettata. Tuttavia quando la ignoriamo lo facciamo a nostro rischio, mettendoci nell'illegalità.
Può succedere di essere fermati dalla polizia, interrogati e rispediti a Pechino con un'ammonizione e una multa. La svolta del regolamento per le Olimpiadi è netta: dal primo gennaio 2007 muoverci in giro per la Cina e parlare con la gente a nostro piacimento non sarà solo una consuetudine di fatto, diventerà un nostro diritto.
C'era molta attesa per il varo di questo regolamento, un test cruciale per capire l'atteggiamento con cui il regime affronterà la grande manifestazione del 2008. Da anni è evidente l'importanza politica che la Cina assegna a queste Olimpiadi: non solo una consacrazione dell'immagine della nuova Pechino, capitale cosmopolita di una superpotenza globale, ma anche un'occasione per cancellare il ricordo di Piazza Tienanmen, dell'isolamento e delle sanzioni che seguirono quel massacro. La questione della libertà di stampa è una prova essenziale. Si sa che per il 2008 l'afflusso di giornalisti stranieri aumenterà a dismisura. Il Comitato olimpico internazionale aveva ottenuto garanzie sulla libertà di movimento e d'azione per i giornalisti accreditati. Ma restava da verificare se il governo cinese avrebbe cercato di interpretare quelle promesse in modo riduttivo e l'annuncio di ieri ha soddisfatto le aspettative più ottimistiche.
Per quasi due anni il regime cinese sperimenta una politica permissiva verso i reporter stranieri. Il Foreign Correspondent Club of China, l'associazione della stampa estera a Pechino, ha definito questo regolamento "un passo decisivo per consentire ai corrispondenti di lavorare in condizioni molto più simili agli standard internazionali". Restano ombre e dubbi sull'effettiva volontà del regime di liberalizzare l'informazione. Non è tanto preoccupante la durata limitata di questo esperimento, perché risulta difficile immaginare che dopo averci dato carta bianca per due anni nel viaggiare e intervistare a piacimento, possano ritirarcela di colpo dal novembre 2008. Il vero e grave limite è che questa libertà è un privilegio riservato a noi giornalisti stranieri, non esteso alla stampa cinese.
Questo conferma un'evoluzione già in atto da alcuni anni: il regime di Pechino ha consentito spazi di libertà maggiori ai mass media internazionali, ma ha continuato a mantenere un controllo severo e una censura pervasiva su tutta l'informazione nazionale, dai giornali a Internet. Secondo Reporters Senza Frontiere la Cina è il paese del mondo con il maggior numero di giornalisti in carcere (almeno una cinquantina). Ancora di recente è stato respinto l'appello per un collaboratore cinese del New York Times, detenuto da due anni. Questo non scoraggia tuttavia alcuni giornalisti cinesi dal pubblicare inchieste coraggiose sulla corruzione, gli abusi di potere, i disastri ambientali.
La svolta per le Olimpiadi conferma che l'apertura crescente della Cina alle relazioni con il resto del mondo, la sua integrazione nell'economia globale, è un fenomeno troppo importante per non avere nel lungo termine delle conseguenze politiche. Il boom dei viaggi all'estero, l'accesso a Internet che comunque moltiplica la circolazione delle informazioni e delle idee, si accompagnano a una crescente richiesta di diritti che il regime deve tenere in considerazione. Come la globalizzazione, anche i Giochi del 2008 semineranno qualche germe di cambiamento in questa Cina
direttore [ 03 Dicembre 2006, 20:58 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
MOGADISCIO - È stato rilasciato ed è atterrato a Nairobi. Adesso sta bene, ma sono state ore di paura per l'inviato del Corriere della Sera in Somalia, Massimo A. Alberizzi. Il giornalista era stato infatti fermato a Mogadiscio da alcuni miliziani e trattenuto per ore in albergo. Alberizzi si trovava nella capitale somala in compagnia del collega di Liberazione, Emanuele Piano, e del cameraman Marco Ricchello. Avevano avuto autorizzazione dalle Corti Islamiche di girare per le strade di Mogadiscio, ma mentre si trovavano in città i tre sono stati bloccati. Solo Alberizzi è stato però trattenuto. La Farnesina è stata allertata e ha preso contatto con il giornalista, il quale ha comunicato di stare bene avvertendo però di non richiamarlo.
LIBERATO - La notte scorsa Alberizzi è rimasto in albergo sotto il controllo dei miliziani, mentre le Corti Islamiche si riunivano per decidere se arrestarlo o meno. Alla fine ha prevalso la linea moderata del non-arresto e dell'espulsione di fatto. Questa mattina il giornalista è stato portato in aeroporto e alle 15 e 30 ha preso un volo per Nairobi.
PAURA - In questi due giorni di paura e tensione Alberizzi ha avuto momenti di terrore soprattutto ieri (sabato, ndr) pomeriggio, quando un gruppo di uomini armati lo ha portato in aeroporto, su una pista deserta. Il giornalista è stato interrogato a lungo a proposito dei suoi articoli sulla Somalia. Solo dopo una telefonata ricevuta da uno dei miliziani la tensione si è stemperata. Alberizzi è stato riaccompagnato in albergo e tenuto sotto controllo, mentre le Corti decidevano sul da farsi. Poi è stato portato di nuovo in aeroporto. Da qui è partito con un volo Onu verso Nairobi, dove è atterrato poco dopo le 18 ora italiana.
Fonte: Corriere della Sera (Italia)
direttore [ 04 Dicembre 2006, 15:45 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Questo articolo è scritto da Marco Philopat per un inserto del giornale italiano "La Repubblica" e rigurda la figura di anna Politkovskaja:
Una giornalista che ha avuto il coraggio di smascherare il potere in uno straordinario volume che difficilmente verrà pubblicato nel suo paese. La Russia di Putin, uscito per Adelphi con una traduzione perfetta di Claudia Zonghetti è il suo secondo libro. Il primo, Cecenia, il disonore russo fu pubblicato da Fandango nel 2003. Entrambi sono saggi di denuncia rimbalzati più volte su tutte le agenzie di stampa del mondo, proprio come è successo con Gomorra di Roberto Saviano, a dimostrare che la convergenza tra letteratura e critica sociale incide parecchio e può provocare l’intervento scomposto dei nuovi ricchi globalizzati.
Più straziante di Dostoevskij, più surreale di Bulgakov, più violento di Majakovskij, pagina dopo pagina, cazzotto dopo cazzotto, La Russia di Putin ti stende al tappeto. Un drammatico testo sulle atrocità sociali scaturite dalle ceneri dell’ex Urss: giovani militari di leva spariti nel nulla ceceno, forse uccisi da “terroristi internazionali” ma più probabilmente seviziati e stuprati dal nonnismo degli ufficiali; massacri di povera gente; eroi di guerra inseriti nella malavita per sfamare la propria famiglia; sottomarini atomici arrugginiti e comandati da uomini costretti a mangiarsi le suole delle scarpe; i gas velenosi nel teatro Dubrovka, e infine il massacro di bambini nella scuola di Beslan...
Le rigorose indagini e le passionali prese di posizione di Anna Politkovskaja hanno colpito al cuore il sistema di Putin, bisognava tapparle la bocca per sempre... A noi restano i suoi libri, fondamentali per comprendere il lontano far-east russo e tutti i medioevi della modernità.
direttore [ 04 Dicembre 2006, 18:22 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Articolo di Giulietto Chiesa per "La Stampa" dello scorso 27 novembre:
Se davvero all'origine degli assassini di Anna Politkovskaja e del colonnello Litvinenko ci fosse Vladimir Putin, ci troveremmo di fronte a un record di masochismo, ovvero autolesionismo, da Guinness dei primati.
Anna Politkovskaja è stata ammazzata il giorno del compleanno del Presidente russo. Un amico russo mi ha detto: «L'hanno ammazzata di pomeriggio, proprio in tempo per far arrivare il cadavere sul tavolo della festa, quando si alzano i boccali». Colpisce la coincidenza, lo sfregio.
Ma forse non è solo una coincidenza, e non è certamente una sola coincidenza.
Due vertici importanti, cruciali, dove Russia ed Europa s'incontrano per decidere il futuro dei rapporti strategici, in un momento indubbiamente difficile: entrambi vengono preceduti di poche ore da un assassinio che sembra fatto apposta per gettare una luce sinistra sul Presidente russo. Un signore, per giunta, che sa per antico mestiere come, all'occorrenza, si fanno queste cose . Ed è dunque altamente improbabile che commetta con tanta leggerezza due errori così grossolani, consistenti nel gettare tutti i sospetti proprio su se stesso.
Forse sarebbe più logico tenere d'occhio la virata che Putin ha compiuto in questo anno. Ucraina, Georgia, Bielorussia sono stati tre colpi che Mosca ha subito in un anno. Due offensive le ha dovute incassare, una , quella bielorussa, l'ha rintuzzata. Ma a Mosca non sono distratti, come gli sviluppi successivi a Kiev hanno già dimostrato. E hanno carte decisive da giocare, in primo luogo energetiche , per riportare la Russia nel novero dei giocatori mondiali. Ecco, anche, perché ogni punzecchiatura, da qualunque parte venisse, fosse essa Tbilisi, o Varsavia, o Washington, ha ricevuto risposte dure dal Cremlino, sprezzanti, senza complimenti. Detto in altri termini: è finita la «ritirata strategica» di Mosca che ha caratterizzato gli ultimi quindici anni.
Questa virata ha irritato molto gli Stati Uniti e alcuni circoli europei occidentali. Si tenga presente questo dato. Questo Putin non piace più all'Occidente.
Tutti e due gli assassini in questione sfiorano o toccano Boris Berezovskij, l'oligarca che più di ogni altro ha accompagnato l'ascesa al potere di Putin e, più di ogni altro, conosce i suoi segreti. Si ricorda ancora oggi a Mosca la sua telefonata con il terrorista Shamil Basaev all'inizio della seconda guerra cecena, allora pubblicata dal Moskovskij Komsomolets. Forse ci fu più d'un nesso tra la seconda guerra e qualcuno degli oligarchi di Mosca, nel senso che furono loro a inscenarla e a pagarla. Se Scotland Yard volesse lavorare bene, la prima cosa da fare sarebbe sentire, con molta attenzione, proprio Boris Berezovskij. Un panorama comunque inquinato. Dare credito a voci così equivoche non è ragionevole.
E c'è un altro punto da tenere in conto. Vladimir Putin è al termine del suo secondo mandato. Teoricamente non può più ripresentarsi. Lui non ha ancora detto cosa vuol fare. Ha solo lasciato capire che continuerà a esercitare un'influenza decisiva sugli affari dello Stato russo. Non ha scelta. E il fatto che non abbia scelta potrebbe essere proprio confermato da questi due «strani» e «troppo tempestivi» assassini.
Che potrebbero indicare l'inizio di una furibonda lotta per togliere di mezzo proprio il nuovo aspirante interprete della grandezza russa.
direttore [ 08 Dicembre 2006, 13:43 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Articolo di Anna Politkovskaya sulla Cecenia abbandonata dall'Europa datato gennaio 2003
Ma il dramma è proprio che "sappiamo". E "sappiamo" fin troppo bene. In Europa ci sono stati e ci sono signori che sanno. In Cecenia non sono mai mancati "occhi e orecchie" ufficiali degli europei. E l'Europa, o meglio la sua parte politico-burocratica, doveva essere perfettamente al corrente della questione cecena. Questi "occhi e orecchie" sono innanzitutto le persone che avevano nelle loro mani il mandato ufficiale di osservatori internazionali per conto delle maggiori organizzazioni paneuropee (il Consiglio d'Europa e l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa).
Ecco un paio di ritratti dalla realtà cecena del 2002. L'estate scorsa. Il villaggio di Mesker-Jurt è assediato da tre settimane. Arrivano notizie spaventose: gli uomini, radunati nei campi di smistamento, vengono fatti saltare in aria dai soldati. Incontro il signor Inki a Grozny e lo supplico: "Fate qualcosa! Avete un mandato!". Per tutta risposta borbotta confusamente qualche parola… sul fatto che vuole arrivare vivo alla pensione e che ormai manca poco.
Agosto 2002. A Shatoe, un centro abitato sulle montagne, alcune persone sono morte in scontri provocati dai servizi segreti federali. Le vittime sono numerose. Torno a supplicare il signor Inki a Grozny: "Fate qualcosa! Scrivete almeno una dichiarazione a vostro nome! L'avete visto tutti! Siete tutti testimoni! A voi l'Europa darà ascolto!". Ma il signor Inki ricomincia con la storia che lui è "un semplice nonno finlandese" e che "presto arriverà la pensione". Scherza, fa lo spiritoso.
Sono una giornalista che lavora spesso in Cecenia. Ebbene, quando in Cecenia arriva lord Jadd con l'ennesima ispezione per preparare l'ennesimo rapporto sulla situazione dei diritti umani – rapporto in cui sicuramente si dirà che la situazione va "gradualmente migliorando" – io, una giornalista, non riesco ad avvicinarlo. È circondato da un impenetrabile cordone di soldati, e lo vede benissimo, ed è perfettamente consapevole che serve a filtrare le informazioni. Ma non fa mai niente per spezzarlo (me l'ha detto lui stesso). Mai niente. Perché? Perché così lord Jadd è più tranquillo. Anche se il prezzo è che il massacro va avanti.
Il lord riparte, e i ceceni restano soli con il loro dolore, certi che nessuno – né la procura né le organizzazioni europee né l'Onu – li aiuterà a trovare gli assassini, i sequestratori e i carnefici dei loro cari; certi che dovranno farlo da soli, che la vendetta è l'unica strada possibile, perché la giustizia per loro non esiste. Quante volte ho dovuto ascoltare questi sfoghi durante la guerra!
Ma perché le cose vanno così? Perché l'Europa ha assegnato alla Cecenia dei rappresentanti a cui non importa assolutamente niente di niente? Perché si sprecano risorse enormi per mantenerli in Cecenia a spese dell'erario europeo? Perché gli hanno ordinato di tacere? Per tutte le domande difficili c'è sempre una risposta molto semplice. Per la situazione cecena è questa: il silenzio fa comodo. All'Osce e al Consiglio d'Europa.
direttore [ 08 Dicembre 2006, 14:02 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Le torture, le esecuzioni e le sparizioni nelle carceri russe in Cecenia raccontate dalla giornalista Anna Politkovskaja che in questo articolo del giugno 2004 raccolse la testimonianza di un sopravvissuto. Questa è la prima delle tre parti del servizio, la seconda e la terza le invierò in giornata:
Questo è il racconto di un testimone oculare. Lo chiameremo Arsbi. È stato detenuto a Cernokozovo, un carcere di isolamento ceceno dove sono stati portati i prigionieri e i combattenti amnistiati della zona di Komsomolskoe. Ci siamo incontrati su mia richiesta in una capitale europea, dove Arsbi ha trovato rifugio.
Prima l'ho pregato di cercare di riconoscere qualcuno sul nostro video. Ma poi la conversazione è proseguita e si è ampliata. Ecco la sua testimonianza.
"Mi hanno portato a Cernokozovo il 12 aprile 2000. Eravamo sotto il controllo di un reparto speciale del ministero della giustizia. Nella prigione erano in corso dei lavori di ristrutturazione che venivano fatti da detenuti provenienti dal circondario di Stavropol: ogni giorno di lavoro valeva per tre.
Nella mia cella c'erano prigionieri della zona di Grozny. Appartenevano al gruppo Jihad. È così che si definivano. Wahhabiti. In un'altra cella – ma i detenuti venivano spostati di continuo per non dargli il tempo di fare amicizia – sono stato insieme ai combattenti di Komsomolskoe. La musica era la stessa per tutti: io non avevo combattuto, però mi picchiavano come gli altri.
Da Cernokozovo sono uscito con addosso una maglietta. Sul rovescio ci avevamo scritto i nomi dei miei compagni di prigionia. Mi sono messo la maglietta e mi sono avviato all'uscita – i sorveglianti non hanno pensato che potesse contenere delle informazioni. Ho deciso di conservare la maglietta per la storia.
Tra i combattenti della cella numero 10 c'era un russo – Aleksandr Lisnjakov, classe 1961, della regione di Perm. Era arrivato in Cecenia tra le due guerre. Si era convertito all'islam ed era rimasto a combattere come volontario. Poi era stato preso prigioniero. Sasha e io siamo stati nella stessa cella per quasi tre settimane.
direttore [ 08 Dicembre 2006, 15:18 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
SECONDA PARTE
A Cernokozovo lo picchiavano continuamente e molto duramente, ma lui era di tempra più salda dei ceceni. Sono stato anche nella prigione di Pjatigorsk, due mesi. Ma ecco, a Cernokozovo distruggevano la personalità. Un uomo era considerato meno di una bestia. In cella non potevamo neppure parlare e guardarci in faccia. Non potevamo sbirciare dallo spioncino della porta. Ed era vietato pregare. Bisognava stare seduti con la testa china e gli occhi bassi. Qualsiasi altro comportamento era considerato un tentativo di fuga.
Pregavamo di nascosto. A turno. Camminavamo pian piano nella cella in modo che chi pregava desse le spalle allo spioncino e potesse muovere le labbra. A Cernokozovo non resta che sperare in Dio: prima di finire in prigione non pregavo, ho cominciato in carcere – me lo hanno insegnato i wahhabiti in cella con me.
Una volta al giorno ci portavano a fare una passeggiata – noi commentavamo, scherzando 'Mettiamoci il giubbotto antiproiettile'. Fare la passeggiata significa mani dietro il capo, testa bassa, e all'ordine 'Via' devi metterti a correre. Non puoi rallentare, bisogna correre in corridoio e in cortile. Se cadi o rallenti il passo, te le suonano.
Quando arrivava l'ora della passeggiata, tutto il personale di Cernokozovo si radunava in cortile. Si disponevano a scacchiera e tutti avevano qualcosa in mano: manici di vanga, bastoni, manganelli… per picchiarti. Di giorno è l'unico divertimento. Tu fai lo slalom e tutti ti pestano. Fino al cortile della passeggiata. Anche là bisogna correre, ma in cerchio.
Se qualcuno inciampava lo bastonavano. Ma se uno cadeva tutti gli altri finivano addosso a lui, perché non si poteva rallentare e nessuno riusciva a vedere bene davanti a sé: la testa doveva essere china. E così uno cadeva, gli altri gli finivano addosso – e loro pestavano tutti. Il principio era sempre lo stesso: più uno è forte più bisogna suonargliele.
Nella cella numero 2 sono stato con Umarov Magomed, che aveva combattuto per Komsomolskoe. Classe 1978. Wahhabita. Era stato ferito a una gamba. Lo gonfiavano da far paura. Con Umarov sono rimasto per circa quattro settimane, poi mi hanno trasferito.
I wahhabiti le guardie li chiamavano 'waha'. Gridavano 'Sei waha?'. Uno prima non capiva cosa volessero dire, e rispondeva: "No, mi chiamo Magomed". I secondini andavano in bestia e lo picchiavano.
Ricordo Ajndi, sedici anni, del villaggio di Valerik. Ajndi era uno di quelli che puoi picchiarlo finché vuoi, ma non si piega. Era privo di qualsiasi istruzione. Non era mai andato a scuola. Non sapeva scrivere. Quando arrivò in cella aveva la testa coperta di cicatrici. Aveva combattuto a Komsomolskoe.
A Cernokozovo sono stato anche con gli uomini di Gantamirov – un leader ceceno che si era schierato con i russi, ma poi ha preso le distanze da Kadyrov. Gli avevano dato l'articolo 105, omicidio. Erano quelli che avevano attaccato Grozny, i primi a penetrare in città; poi i russi li avevano messi a difendere il posto di blocco. Dopo c'è stato un misterioso incidente con i federali. E a quel punto li hanno arrestati.
A Cernokozovo ho visto anche delle donne – dodici in tutto. C'era una russa, la moglie di un comandante di campo. L'hanno fucilata. Aveva con sé la figlia, una ragazzina di 16 anni. Però le donne non le picchiavano. Le fucilavano e basta. Lena gridava dalla sua cella, ogni volta che sentiva picchiare gli altri: 'Fascisti! Belve! Smettetela!'. E batteva freneticamente i pugni sulla porta. Dicevano di averla uccisa durante un tentativo di fuga.
Nella cella numero 3 ho incontrato Aleksej Beljakov di Karaganda. Il suo nome da musulmano era Sulman. Aveva combattuto. Diceva di essere stato campione olimpico di biathlon, Poi era finito in un giro di racket a Karaganda, e si era ritrovato in Cecenia con loro. Si era convertito all'islam, aveva combattuto ed era stato catturato. Non so che fine abbia fatto.
direttore [ 09 Dicembre 2006, 12:08 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
TERZA E ULTIMA PARTE
Una volta portarono delle persone massacrate di botte. Ci tirarono fuori dalle celle per scaricarli. Erano molto sporchi, ma ancora vivi. Alcuni di loro erano coscienti. Non potevamo parlare, solo scambiarci delle occhiate. Ci dissero di ammucchiarli in una stanza. Poi morirono.
Di notte ci facevano uscire spesso dalle celle. Cominciava la parte 'più interessante', come dicevano i secondini. La porta si apre – sulla soglia appaiono sei uomini. Ti picchiano, ti trascinano nelle loro stanze e ti picchiano ancora. Faccia al muro, manette – e giù con i martelli di legno, dove vogliono. Con quegli stessi martelli ci facevano correre da una stanza all'altra.
Ci guidavano come somari. Ti picchiano a destra – corri a sinistra. Ti bastonano a sinistra – corri a destra. La testa deve essere sempre china. E così arrivi in un posto dove è seduto un uomo, uno che ci gode a tormentare gli altri. Chiede: 'Dov'è Maskhadov?'. Risposta: 'Non ne ho la più pallida idea'.
E allora succede di tutto. Giù con le pinze. Con la corrente elettrica in tutto il corpo. Oppure alza il cane della pistola: 'Se mi dici dov'è Maskhadov ti salvi la pelle. Altrimenti muori subito'. C'era un tipo piccoletto, rosso. Ce la metteva tutta. Cercava di farti più male possibile. Ti veniva una voglia terribile di reagire – e morire subito. Quando prendevano qualcuno per portarlo nelle stanze, gli altri cominciavano a pregare.
La cosa peggiore era sentirli pestare qualcuno. I lamenti, le urla, i gemiti si sentivano benissimo. Era terribile soprattutto quando toccava ai più giovani. Ma l'uomo si abitua a tutto… Una volta ci fanno uscire di cella e ci ordinano: 'Gridate: Allah è un maiale!'. E noi abbiamo gridato… Sasha Lisnjakov prima di Cernokozovo era stato a Khankala, e diceva: 'Qui è meglio'. Là era rimasto nudo, a febbraio, in una fossa piena di cadaveri. Diceva: 'In un primo momento non ce l'ho fatta, ma poi mi sono seduto e sono rimasto lì sui cadaveri – non c'era niente da fare.
Ci tiravano fuori dalle fosse – e ci colpivano sulle gambe con dei tubi'.
Ci sognavamo il pane – da mangiare non c'era quasi niente. Acqua calda nella ciotola e un pezzo di pane al mattino. A pranzo una specie di polentina. E la sera soltanto acqua calda.
Adesso voglio solo vivere. È una grande fortuna essere vivi, mentre gli altri sono morti. Bisogna saperlo apprezzare. Mi hanno rilasciato il 5 ottobre 2000. L'ordine di liberazione era stato redatto due settimane prima. Mi dissero di firmare una dichiarazione che non avevo reclami da sporgere".
direttore [ 10 Dicembre 2006, 18:08 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Articolo di Anna Politkovskaja sul conflitto ceceno datato settembre 2004 ( prima delle quattro parti):
In Russia è in corso una guerra: sono ormai cinque anni che va avanti, e per lunghezza batte già la seconda guerra mondiale. Eppure, la campagna elettorale per la duma (il parlamento russo) alla fine del 2003 non ha mai affrontato questa domanda: perché la guerra non è ancora finita?
Putin è stato eletto presidente nel marzo del 2000. Poco prima dell'inizio della seconda guerra in Cecenia, nel 1999, era solo un colonnello semisconosciuto a cui era stata affidata la direzione dell'Fsb (il nuovo nome del Kgb). Ma è riuscito a bruciare le tappe della sua carriera, diventando il successore designato alla presidenza e primo ministro per volontà di Boris Eltsin – all'epoca affetto da continui problemi di salute – e della sua famiglia (la cerchia di persone più vicine al trono del Cremlino).
Nonostante il suo salto di carriera, però, Putin era un personaggio anonimo in Russia. La famiglia Eltsin decise allora che una guerra era il modo migliore per far crescere rapidamente la fama del successore alla presidenza che aveva promesso di tutelare il suo patrimonio. Così Putin ha dichiarato guerra alla Cecenia, approfittando della possibilità di farsi conoscere che gli offriva l'attualità: degli attentati a Mosca e a Volgodonsk avevano distrutto diversi edifici, e le bande di Basaev e Khattab stavano attaccando il Dagestan.
Tutto è cominciato così: il controllo dei documenti d'identità nei villaggi ceceni si è trasformato in un'atroce operazione punitiva. I cadaveri sfigurati di persone cadute nelle grinfie dei federali sono diventati una tragedia quotidiana. Molte persone sono scomparse senza lasciare traccia, catturate dai militari. A poco a poco le esecuzioni sommarie e i rapimenti sono diventati il biglietto da visita dell'operazione "antiterrorismo" e delle azioni militari sul territorio ceceno.
Chi ne è al corrente? E chi se ne preoccupa? Sfortunatamente, un numero di persone molto ridotto. Il Cremlino ha tagliato fuori dalla Cecenia senza tanti complimenti tutti i testimoni superflui. In primo luogo ha escluso i rappresentanti delle organizzazioni internazionali, che potevano lavorare nella regione solo sotto lo stretto controllo dei militari, parlando esclusivamente con le persone a cui era permesso di avvicinarsi. In secondo luogo, ha proibito ai mezzi di comunicazione l'accesso alla regione.
I giornalisti dispongono esclusivamente delle informazioni filtrate dal servizio stampa militare ed è proibito verificarle direttamente nei villaggi ceceni. I giornalisti non hanno il diritto di abbandonare le posizioni delle unità di combattimento, e chi lo fa viene espulso dalla Cecenia: è così che giorno dopo giorno è stato tessuto l'inganno informativo. E nessuno ha fatto uno sforzo per sottrarsi a quest'inganno. I mezzi di comunicazione che hanno cercato di offrire un'informazione indipendente hanno chiuso i battenti.
direttore [ 10 Dicembre 2006, 18:40 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
SECONDA PARTE
La Cecenia è lo strumento con cui Putin ha conquistato il Cremlino e che lo ha spinto a cercare di soffocare la società civile e la libertà di espressione. Il 99 per cento dei mezzi di comunicazione russi, a causa della manipolazione di Putin sulla questione cecena, trasmettono dalla zona dell'"operazione antiterrorista" solo le informazioni che piacciono al governo centrale. Si tratta di due tipi d'informazioni: il primo riguarda l'eroismo delle unità federali, che eseguono il loro dovere in modo brillante e nel rispetto più totale della legge; il secondo è costituito dalle cronache sulla crudeltà dei ceceni e di chi dovrebbe governarli.
I russi hanno finito per crederci.
E così dalla seconda guerra cecena è nata la nuova Russia del dopo Eltsin, postdemocratica e non sovietica, dove l'importante – come ai tempi del comunismo – non è ciò che succede in realtà, ma come fare il lavaggio del cervello alla gente. Nel caso della Cecenia, il potere ha adottato una tattica tipicamente sovietica: nascondere la verità dietro una montagna di menzogne.
La Russia sta perdendo la capacità di mettere a fuoco i fatti, a volte senza neanche rendersene conto. Nel paese si è imposto il totalitarismo e i cittadini lo hanno accolto con favore, come "l'avvento dell'ordine", prima in Cecenia, poi in tutta la Russia. La morte di persone in guerra è considerata un male necessario: sono vittime giustificate dall'avvento dell'ordine. Volavamo verso l'inferno.
E ci siamo arrivati. Alla fine del 2001 una ragazza di 18 anni si è avvicinata al generale Gadzhiev, comandante militare della regione di Urus-Martan in Cecenia. Il fratello e il marito della giovane erano scomparsi per mano dei federali senza lasciare traccia. Per lei Gadzhiev, che aveva la fama di essere uno dei più crudeli boia della Cecenia e un organizzatore degli squadroni della morte, era il colpevole di quello che era successo ai suoi cari. La ragazza gli si è avvicinata il più possibile e si è fatta saltare in aria.
Aveva addosso una bomba fatta in casa, che aveva preparato da sola. Non era un'estremista religiosa o una fanatica della resistenza. Era semplicemente una cecena che viveva durante la seconda guerra nella regione.
Essere una persona in Cecenia non ha lo stesso significato che in occidente. Una persona in Cecenia è un soggetto biologico privo di qualsiasi diritto e della possibilità di contare sulle strutture dello stato. Perciò una giovane di Urus-Martan, metà vedova e metà sposa, ha deciso di farsi giustizia da sola.
I mezzi di comunicazione russi hanno usato toni patetici per parlare dell'omicidio del generale Gadzhiev: lui era un "eroe caduto", mentre la sua assassina era una "squilibrata" e una "nemica". Ancora una volta la società russa ha preferito chiudere gli occhi davanti alla verità. Putin non ha voluto neanche sentir parlare di una soluzione pacifica in Cecenia, considerandola quasi un'offesa personale. L'Europa – con i suoi leader, il Consiglio europeo, la Nato, il Parlamento europeo – si è lasciata imbrigliare da Putin, e gli ha lasciato fare quello che voleva. Schröder, Blair e Berlusconi hanno dimostrato un grande affetto nei confronti del presidente russo. I ceceni non hanno avuto considerazione da nessuno, e perciò si sono convinti di poter fare affidamento solo su se stessi.
direttore [ 10 Dicembre 2006, 18:54 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
TERZA PARTE
Cos'è successo nel resto della Russia? Si è continuato a ignorare l'accaduto. Per essere più esatti, si è preferito ignorarlo. Il colpevole non è stato più solo il Cremlino, che ha continuato la sua politica cieca nel Caucaso settentrionale, ma tutta la società che gli ha dato il suo consenso. Il silenzio, la rinascita del razzismo e gli sforzi assolutamente insufficienti di intellettuali e giornalisti hanno inasprito la radicalizzazione dei ceceni.
Gli intellettuali si sono rassegnati al prolungamento della guerra. Nessuno ha chiamato più le cose con il loro nome: uccisioni le uccisioni, sequestri i sequestri. Ascoltare le vittime della guerra è diventato un atteggiamento poco intellettuale; meglio il silenzio.
Il 23 ottobre 2002, a meno di un anno dalla morte del generale Gadzhiev, un gruppo di combattenti ceceni, accompagnati da alcune donne e decisi a morire per fermare la guerra, è andato a Mosca e ha preso in ostaggio 916 persone, gli spettatori e gli attori del musical Nord-Ost, in scena al teatro Dubrovka di Mosca. Il mondo si è commosso. La Russia è rimasta di ghiaccio. Il potere sembrava paralizzato, e la cosa più umana a cui è riuscito a pensare è stato avvelenare con un'arma chimica segreta tutti quelli che erano nel teatro.
È successo di mattina presto, il 26 ottobre, 57 ore dopo l'inizio del sequestro. I terroristi sono stati sterminati, senza lasciare testimoni che potessero spiegare come avevano fatto ad arrivare fino al centro della capitale. Con loro sono morti per il gas 130 ostaggi.
Questa terribile tragedia ha insegnato qualcosa alla società russa? Sono forse sorti dei dubbi sulla linea politica del Cremlino in Cecenia, che rende praticamente inevitabile lo sviluppo del terrorismo? Se dei dubbi ci sono stati, non sono durati a lungo. A manifestare il loro sdegno sono state solo le famiglie delle vittime del teatro Dubrovka. Con Putin la Russia sta recuperando i peggiori valori sovietici, come il brutale fondamentalismo stalinista. Stalin diceva: "Non si può fare una frittata senza rompere le uova".
direttore [ 10 Dicembre 2006, 19:52 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
QUARTA PARTE
Lo stesso metodo è stato adottato in tutta la Russia dopo l'attentato del Nord-Ost. "Qualcuno deve morire", hanno gridato Putin e i politici-burattini alla televisione. Alla fine del 2002 la Russia era cambiata. Il potere ha manipolato le persone e le menzogne hanno smesso di sorprendere la maggioranza. La società civile si è sottomessa e ha scelto il silenzio: ai tempi dell'Unione Sovietica si chiamava emigrazione interna.
La Russia è stata informata che in Cecenia sarebbe cominciato "un processo di regolamentazione politico e pacifico", che si sarebbe concluso con un referendum per l'approvazione di una nuova costituzione ed elezioni per la presidenza della repubblica.
Ma in Cecenia non c'erano cambiamenti sostanziali. Tutto era come prima: retate, mutilazioni, sequestri, torture.
L'unica vera novità in questa situazione è stato Kadyrov, un ulteriore fattore di destabilizzazione. Akmad Kadyrov, ex capo religioso ceceno nonché eterno bandito, aveva dichiarato il jihad contro la Russia e aveva lanciato un appello a uccidere quanti più russi possibile. Poi nel 2000 aveva lasciato il leader ceceno Aslan Maskhadov per passare dalla parte dei federali e giurargli fedeltà, guadagnandosi la nomina a leader dell'amministrazione ad interim della repubblica. L'unica attività di Kadyrov da allora sono state le rappresaglie contro i suoi nemici personali.
Più di una volta ha affermato che il suo ideale di politica era "il 1937", l'anno simbolo delle repressioni staliniane, quando milioni di persone sparirono senza lasciare tracce in campi e prigioni, solo perché erano stati dichiarati "nemici del popolo".
Nel periodo successivo all'attentato di Mosca il Cremlino ha puntato proprio su Kadyrov, una persona che nella stessa Cecenia tutti consideravano un traditore. L'amministrazione del presidente Putin aveva scritto apposta per lui la "nuova costituzione della Repubblica cecena". Una volta pronti gli articoli, la costituzione è stata approvata con un "referendum nazionale" che si è tenuto il 23 marzo del 2003 ed è stato annunciato ufficialmente come "l'ingresso volontario della Cecenia nella Federazione russa"
Adesso la Cecenia ha due costituzioni: quella del 1992 e quella del 2003. Una parte della popolazione segue la prima, un'altra la seconda. Il 5 ottobre 2003, sotto la vigilanza di un contingente militare di 80mila soldati, si sono tenute le "elezioni del primo presidente della repubblica cecena", secondo la dicitura ufficiale. Ovviamente Kadyrov è stato eletto al primo turno con una maggioranza schiacciante. A quell'epoca, grazie all'aiuto della Federazione russa, aveva creato un esercito privato di circa cinquemila soldati. In Cecenia è cominciata una violenta guerra civile , magistralmente complicata dagli intrighi del Cremlino.
direttore [ 12 Dicembre 2006, 15:16 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
La donna cecena secondo Anna Politkovskaja in un articolo (sintesi) del 2003 (luglio):
Chi è oggi la donna cecena?
La sua educazione tradizionale è assolutamente ascetica. Il suo dovere è farsi carico di tutto. Non deve parlare delle sue sofferenze personali. La sua virtù è la riservatezza, la capacità di nascondere i sentimenti dentro di sé e non lasciarli mai trapelare, non soltanto in pubblico ma anche in casa, davanti ai parenti maschi, persino i più stretti. Le sue tempeste, quindi, sono interiori. Quanto durerà?
Oltretutto la fedeltà e l'amore della sorella cecena per i fratelli, e tanto più della madre cecena per i figli, sono assoluti, incondizionati, e senza limiti. Poiché la maggioranza delle donne è convinta che con la scomparsa del fratello, del figlio, del marito finisca anche la sua vita è chiaro che a quel punto la forza dei sentimenti esplode come un vulcano.
Il primo e il secondo anno di guerra questi vulcani casalinghi sono rimasti inattivi – le cecene speravano che presto tutto si sarebbe aggiustato, dicevano di contare sui loro uomini, che avrebbero rispettato il loro ruolo tradizionale. Secondo l'educazione maschile cecena, il compito principale di un ragazzo è difendere la donna e la casa, perciò un bambino – a differenza di una bambina – può essere viziato, e gli vengono perdonate molte colpe grazie a una cosa soltanto: la sua disponibilità a difenderle fino alla morte quando è necessario.
Ma non è successo niente di tutto questo. La guerra è continuata. A un certo punto tutta la tradizione è crollata sotto l'urto dello stile di guerra imposto dai federali. E così la donna cecena è arrivata in prima linea. È diventata radicale più rapidamente degli uomini, che sono rimasti dietro di lei, pur convinti di essere sempre un passo avanti. Per di più la donna cecena ha capito che è giunto il momento di esprimere i suoi sentimenti.
Il vulcano ha cominciato a eruttare.
direttore [ 12 Dicembre 2006, 22:18 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Russia: vietata marcia in memoria giornalisti assassinati
MOSCA - L'amministrazione Putin ha vietato una marcia in ricordo dei giornalisti uccisi in programma per domenica prossima in Russia. Lo ha denunciato Igor Iakovenko, leader dell'Unione dei giornalisti russi. "Fascisti, estremisti e nazionalisti possono organizzare marce, mentre noi non abbiamo il diritto di onorare la memoria dei colleghi uccisi", ha detto Iakovenko. Sono 14 i giornalisti che dal 2000 hanno pagato con la vita le loro denunce e critiche al governo e agli oligarchi russi. Il 7 ottobre scorso e' stata uccisa Anna Politkovskaya, che aveva denunciato le atrocita' commesse dalle truppe di Mosca in Cecenia.
Fonte: Corriere della sera (Italia)
direttore [ 14 Dicembre 2006, 16:47 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Ecco una scheda su Anna Politkovskaja tanto per rinfrescare un po' la memoria

:
Anna Politkovskaja nasce il 30 aprile 1958 con il nome di Anna Mazepa a New York, figlia di due diplomatici ucraini di stanza presso l'ONU. Studia giornalismo all'Università di Mosca, dove si laurea nel 1980.
La sua carriera inizia al famoso giornale moscovita Izvestia e prosegue, nel periodo della Perestrojka, con collaborazioni con quotidiani, radio e TV libere. Nel 1998, si reca per la prima volta in Cecenia come inviata della Obshchaya Gazeta per intervistare Aslan Mashkadov, all'epoca neo-eletto Presidente di Cecenia.
A partire dal giugno 1999 fino alla fine dei suoi giorni, lavora per la Novaya Gazeta. Nello stesso periodo, pubblica alcuni libri fortemente critici su Vladimir Putin, sulla conduzione della guerra in Cecenia, Daghestan ed Inguscezia. Spesso per il suo impegno viene minacciata di morte.
Nel 2001, la Politkovskaja è costretta a fuggire a Vienna in seguito a ripetute minacce ricevute via e-mail da Sergei Lapin, un ufficiale dell'OMON (la polizia cecena) da lei accusato di crimini contro la popolazione civile in Cecenia. Lapin viene arrestato per un breve periodo e poi rilasciato nel 2002. Il processo riprende nel 2003 per concludersi, dopo numerose interruzioni, nel 2005 con una condanna per l'ex-poliziotto per abusi e maltrattamenti aggravati su un civile ceceno e per falsificazione di documenti.
Proprio in Cecenia la Politkovskaja si reca molto spesso, sostenendo le famiglie delle vittime civili, visitando ospedali e campi profughi, intervistando sia militari russi che civili ceceni. Nelle sue pubblicazioni, non risparmia critiche violente sull'operato delle forze russe in Cecenia, sui numerosi e documentati abusi commessi sulla popolazione civile e sui silenzi e le presunte connivenze degli ultimi due Primi Ministri ceceni, Ahmad Kadyrov e suo figlio Ramzan, entrambi sostenuti da Mosca.
La Politkovskaja gode anche di notevole considerazione negli ambienti ceceni: il suo nome è spesso apparso fra i "negoziatori privilegiati" dalla guerriglia, così come appare fra le personalità impegnate a condurre le trattative durante la crisi del Teatro Dubrovka.
Nel 2003 pubblica il suo terzo libro, A Small Corner of Hell: Dispatches From Chechnya (tradotto in Italia con il titolo Cecenia, il disonore russo), in cui denuncia la guerra brutale in corso in Cecenia, in cui migliaia di cittadini innocenti sono torturati, rapiti o uccisi dalle autorità federali russe o dalle forze cecene. Durante la stesura del libro, la Politkovskaja si è avvalsa delle testimonianze anche di militari russi e della protezione di alcuni ufficiali durante i mesi più duri della guerra.
Nel settembre 2004, mentre si sta recando a Beslan durante la crisi degli ostaggi, viene improvvisamente colpita da un malore e perde conoscenza. L'aereo è costretto a tornare indietro per permettere un suo immediato ricovero. Si suppone un tentativo di avvelenamento, ma la dinamica dell'accaduto non verrà mai chiarita del tutto.
Anna Politkovskaja viene ritrovata morta il 7 ottobre 2006 nell'ascensore del suo palazzo a Mosca. La polizia rinviene una pistola Makarov PM e quattro bossoli accanto al cadavere. Uno dei proiettili ha colpito la giornalista alla testa. La prima pista seguita è quella dell'omicidio premeditato ed operato da un killer a contratto. Il mandante è ancora oggi sconosciuto.
L'8 ottobre, la polizia russa sequestra il computer della Politkovskaja e tutto il materiale dell'inchiesta che la giornalista stava compiendo. Il 9 ottobre, l'editore della Novaya Gazeta Dmitry Muratov afferma che la Politkovskaja stava per pubblicare, proprio il giorno in cui è stata uccisa, un lungo articolo sulle torture commesse dalle forze di sicurezza cecene legate al Primo Ministro Ramzan Kadyrov (chiamate dispregiativamente kadiroviti). Muratov aggiunge che mancano anche due fotografie all'appello. Gli appunti non ancora sequestrati vengono pubblicati il 9 ottobre stesso, sulla Novaya Gazeta.
I funerali si svolgono il 10 ottobre presso il cimitero Troyekurovsky di Mosca. Più di mille persone - fra cui i colleghi e semplici ammiratori della giornalista - partecipano alla cerimonia funebre. Nessun rappresentante del Governo russo però vi partecipa.
direttore [ 14 Dicembre 2006, 16:53 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Reporter Senza Frontiere ha consegnato i premi annuali per il giornalismo indipendente. Ieri l’organizzazione parigina, in collaborazione con la fondazione privata Fondation de France, ha premiato come ogni anno un giornalista, un servizio d’informazione, un difensore della libertà di stampa e un “cyber-dissidente”.
Ogni premiato ha ricevuto 2.190 euro. Il vincitore nella categoria giornalisti è il 76enne U Win Tin del Myanmar (Birmania). In carcere dal 1989, U Win Tin è il più anziano prigioniero politico in Birmania. Per la categoria media, il premio è andato al giornale russo Novaya Gazeta, la cui redattrice Anna Politkovskaya è stata uccisa lo scorso 7 ottobre. Al bisettimanale è stato riconosciuto il “costante impegno nel giornalismo investigativo e la puntuale denuncia nei confronti della corruzione dell’amministrazione russa”. Journalists in Danger (Giornalisti in pericolo), un’associazione di reporter del Congo, ha ricevuto il premio per la sua battaglia in nome della libertà di stampa in Africa. Il premio al “cyber-dissidente” è andato a Guillermo Farinas Hernandez, direttore dell’agenzia di stampa indipendente Cubanacan Press.
direttore [ 15 Dicembre 2006, 18:17 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Articolo scritto dalla giornalista Sabina Morandi alcuni mesi prima della morte di Anna Politkovskaja (prima delle due parti):
Che il presidente russo abbia la mano pesante con i giornalisti non è una novità. Dopo la crisi del teatro di Mosca caddero molte teste. Alcuni, come il direttore generale della Ntv Boris Jordan, vennero licenziati pochi minuti dopo la messa in onda di un servizio critico nei confronti del governo. Altri canali indipendenti, come Tvs, furono semplicemente chiusi, ufficialmente per motivi di bilancio.
Capita l'antifona, in occasione dell'assedio di Beslan le televisioni di stato sono state decisamente più "maneggevoli": Rossia Tv e Canale Uno hanno dedicato brevi servizi all'assedio in corso senza alterare la programmazione. Così, mentre il massacro era in pieno svolgimento, soltanto chi aveva un collegamento satellitare con Bbc o Cnn poteva avere qualche informazione su quanto stava accadendo in Ossezia. Alla maggior parte dei cittadini russi non restava invece che scegliere fra la commedia "Donne in amore" trasmessa da Rossia TV o la spy story "Cappella Rossa" del Canale Uno.
Una volta messo il bavaglio alle televisioni le autorità russe si sono potute occupare dei pochi giornalisti indipendenti rimasti in circolazione. Il direttore dell'Izvestia è stato improvvisamente rimosso dall'incarico mentre il giornalista radiofonico Andrei Babitsky è stato bloccato all'aeroporto di Vnukuvo dove prima è stato perquisito e poi arrestato per resistenza a pubblico ufficiale: cinque giorni in cella sono stati sufficienti per tenerlo lontano dallo scenario del massacro.
Il caso più inquietante riguarda un'altra giornalista, Anna Politkovskaya che era riuscita a salire su di un volo diretto a Rostov. Poco dopo il decollo è stata colta da un malore e, una volta atterrata, è stata subito ricoverata. I medici non hanno dubbi: avvelenamento.
Anna Politkovskaya aveva raggiunto la notorietà internazionale nell'ottobre del 2002 quando, insieme al corrispondente del Sunday Times era entrata nel teatro assediato dai terroristi e li aveva convinti a liberare alcuni ostaggi in cambio di acqua e viveri. I ceceni però la conoscevano già, tanto e vero che l'avevano inserita nell'elenco delle persone con cui erano disposti a trattare.
La giornalista della Novaya Gazeta, infatti, aveva condotto alcune approfondite inchieste sulla violazione dei diritti umani nel conflitto ceceno, inchieste poi raccolte in un libro dall'eloquente titolo Cecenia disonore russo, pubblicato in Italia da Fandango. Una voce isolata che è risuonata forte e chiara nel vuoto spinto che circonda la sporca guerra cecena nel panorama mediatico russo.
direttore [ 16 Dicembre 2006, 12:04 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Seconda e ultima parte:
La Politkovskaya non aveva fatto sconti a nessuno. Aveva denunciato il regime di terrore con cui i miliziani tenevano in pugno la popolazione civile così come quello praticato dall'esercito russo a colpi di esecuzioni sommarie, torture, stupri e campi di concentramento. Reportage ricchi e documentati che le sono valsi un premio giornalistico all'estero e due arresti in patria.
Nel corso di un'inchiesta sull'esecuzione di sei civili ceceni, la giornalista era sparita nel nulla, sequestrata presumibilmente dall'intelligence russa e fortunatamente senza conseguenze. Il tentato avvelenamento che ha tenuto la scomoda giornalista lontana dagli eventi di Beslan è insomma solo l'ultimo episodio di questo genere.
Nessun occhio critico, dunque, nessun testimone scomodo. E non c'è nessuno scomodo quanto Anna Politkovskaya le cui inchieste rischiano di insinuare seri dubbi sulla tesi del coinvolgimento degli arabi enfatizzata da Putin proprio perché si concentrano, al contrario, sul ruolo dei militari di Mosca nell'alimentare il conflitto.
Negli ultimi mesi, infatti, la giornalista si è recata spesso in Abkhazia e in Sud Ossezia perché stava indagando proprio sul coinvolgimento delle forze armate russe nel fomentare i separatisti in Georgia, un coinvolgimento che mette d'accordo gli interessi strategici superiori di Putin e il mero interesse personale degli ufficiali della 58esima armata di stanza in Cecenia che si arricchiscono con il contrabbando di ogni sorta di articoli, dall'alcol alla droga, dalla benzina alle armi
E non si tratta di armi di poco conto. Attraverso le permeabili frontiere del Caucaso circolano armamenti modernissimi, granate anti-tank e missili terra aria, un arsenale che, inevitabilmente, attraverso il circolo vizioso del contrabbando, finisce nelle mani della guerriglia cecena. Nella regione il Cremlino sta infatti conducendo un gioco molto pericoloso. Da una parte si presenta come garante dell'ordine e della sovranità nazionale mentre dall'altra alimenta secessioni locali nella speranza di annettersi porzioni consistenti delle ricche regioni petrolifere. Dopo che il nuovo governo filo-americano della Georgia ha deciso di dare una stretta al contrabbando che alimentava i ribelli, centinaia di "volontari" - come li ha definiti la televisione di stato russa - si sono riversati nel paese dall'Abkhazia, altro luogo nel quale l'esercito russo - in questo caso la 14esima armata - ha dato attivo supporto ai separatisti che, nel 1992, organizzarono una vera e propria pulizia etnica contro la minoranza georgiana.
Mosca ha quindi tutto l'interesse a tenere il Caucaso in uno stato di crisi permanente, come dimostra il fermo rifiuto opposto all'ispezione di funzionari dell'Osce, l'Organizzazione europea per la cooperazione e la sicurezza, e come documentato, appunto, dalle inchieste della Politkovskaya.
direttore [ 19 Dicembre 2006, 17:43 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Articolo (frammento) di Anna Politkovskaya datato settembre 2004 ( prima delle due parti):
Dove sono i famigerati "leader dei terroristi ceceni"? Forse si nascondono con bin Laden. Comunque sono vivi, e a quanto pare non si danno per vinti. Per questo è evidente che la sanguinosa politica del Cremlino, basata sulle menzogne e controproducente per il paese, è stata miope, insensata e ha puntato su soluzioni a breve termine. E questo sia che la si chiami politica (pensata per conservare il potere a tutti i costi) o gioco mortale di Putin (il cui risultato è stato imbrogliare definitivamente le carte in tavola).
Adesso la Cecenia è un labirinto pieno di sangue. Il 5 ottobre si sono tenute le elezioni per scegliere il "primo presidente"; ma la Cecenia ne aveva scelto uno almeno altre due volte prima del 5 ottobre. Visti i risultati, i giovani del paese, in mancanza di alternative, sono andati ancora una volta a combattere con i gruppi della resistenza. Adesso li chiamano "la quinta colonna del 5 ottobre": quelli che sono andati sulle montagne in segno di protesta contro delle elezioni truccate e contro l'arrivo al potere di un personaggio come Kadyrov, bugiardo, sanguinario e mediocre (Akmad Kadyrov è morto in un attentato a Grozny il 9 maggio 2004).
Ecco cosa abbiamo ottenuto con Putin. Che cos'è cambiato nel territorio dell'"operazione antiterrorista"? In concreto, niente. L'economia è a zero, ci sono migliaia di rifugiati, le strutture sociali sono inesistenti. Se c'è qualcuno che lavora per rendere più tollerabile la vita dei ceceni, sono le organizzazioni umanitarie internazionali che riescono a superare l'opposizione del potere. L'Fsb ha annunciato ufficialmente alla fine del 2003 che prima del nuovo anno avrebbe verificato minuziosamente le attività di queste organizzazioni, perché sospettava che molti rappresentanti internazionali facessero attività di spionaggio. Le torture non sono finite; tutto è rimasto uguale.
Zeinap, del villaggio di Komsomol, a volte dava da mangiare ai combattenti. Non perché li idolatrasse, ma perché è la cosa giusta da fare in un paese caucasico: dare da mangiare a chi bussa alla tua porta chiedendoti del pane. Alla fine ha pagato per il suo gesto. L'hanno portata in un internato nella regione di Urus-Martan. In quell'edificio si trovava la residenza del generale Gadzhiev. Oggi è occupato dalla direzione regionale dell'Fsb dell'Urus-Martan, una delle più feroci in Cecenia. È la base di uno degli squadroni della morte che si trovano sul territorio della repubblica.
"Ho passato due giorni nell'internato", racconta Zeinap. "Sono stati dei russi a torturarmi, non dei ceceni. Ma i ceceni guardavano e ascoltavano. Erano uomini di Kadyrov. Quando mi hanno portato nell'internato, mi hanno detto che ero responsabile dell'assassinio di quattro poliziotti nel villaggio di Komsomol. Mi hanno detto che mi bastava segnalare una persona qualsiasi con il dito, se volevo liberarmi. All'inizio mi hanno torturato con la corrente elettrica. Mi hanno tappato la bocca con il nastro adesivo; con delle corde, forse fili di ferro o cavi elettrici, mi hanno legato per le dita e mi hanno tenuto in piedi.
direttore [ 19 Dicembre 2006, 19:01 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Seconda e ultima parte :
Quando hanno dato la corrente, mi è sembrato che mi tagliassero le dita. Poi mi hanno fatto sedere su una sedia e mi hanno legato le mani e le gambe in modo molto stretto. Le scosse elettriche mi facevano tremare da capo a piedi, come se facessi dei piccoli salti. Ma non potevo muovermi, perché ero legata. Ho perso conoscenza per il dolore, mi hanno fatto riprendere dandomi dell'acqua. Poi mi hanno dato dei calci con degli stivali pesanti, nello stomaco e nelle reni. Non mi lasciavano riposare o dormire. Credo che si dessero il cambio per torturarmi. Poi mi hanno spogliato e mi hanno stuprato. Mi hanno violentato a lungo, con delle bottiglie, davanti e dietro".
Zeinap è sopravvissuta per miracolo, solo perché a un certo punto è diventata necessaria: avevano deciso di processarla, perché era cominciata la lotta contro le terroriste suicide e il potere voleva una condanna esemplare. Zeinap è stata accusata di avere delle armi in casa. Il processo era presieduto dal giudice del tribunale di un comune di Urus-Martan, Yandarov. L'avvocato assegnato dall'Fsb ha consigliato alla donna di dichiararsi colpevole, "altrimenti sarà anche peggio". Il testo della sentenza sembra un capitolo di un romanzo fantasy o un giallo; ma non ha nessun legame con il diritto, visto che è impossibile emettere una sentenza senza neanche una prova.
"L'imputata ha ricevuto da una donna non identificata una valigia con dei manuali per la trasmissione d'informazioni, due videocassette con la registrazione di riunioni di leader di gruppi armati illegali e due batterie per la radio. Da un membro non identificato di una formazione armata illegale chiamata Islam ha ricevuto una granata F-1, che teneva in casa nascosta in una cassa di patate. L'imputata ha riconosciuto appieno la sua colpevolezza".
Zeinap ha 35 anni. L'hanno condannata a quattro anni. Ci siamo conosciute per caso, e adesso quando ci vediamo parliamo del futuro della Cecenia. Zeinap non vede vie d'uscita per la Cecenia, e neanche per lei. "Mi sparerei, se avessi un'arma. Mi sparerei anche adesso", dice, con lo sguardo invecchiato di colpo.
La campagna della Russia in Caucaso nel ventunesimo secolo è diventata ancora una volta un conflitto cronico, che non offre prospettive. Adesso non si parla neanche più di accordi di pace o di altro tipo. È tutto fermo. Maskhadov sta perdendo l'appoggio dei suoi sostenitori; il radicale Basaev guadagna consensi, soprattutto tra i giovani. La corruzione dei militari non lascia speranze per un ritiro delle truppe. La Russia sta per precipitare in un abisso, scavato da Putin e dalla sua miopia politica.
direttore [ 19 Dicembre 2006, 19:24 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
ROMA - Il Consiglio superiore della magistratura giudica negativamente il disegno di legge sulle intercettazioni, varato dal Consiglio dei ministri ad agosto e ora al vaglio della commissione Giustizia di Montecitorio. Secondo il Csm il Ddl limita le indagini e la liberta' di stampa. L'intento del provvedimento "non ha alcun nesso logico con il tema del rafforzamento del segreto degli atti di indagine e con la repressione delle violazioni di esso", mentre puo' "incidere negativamente sull'efficacia delle indagini, limitando il tempo di svolgimento legittimo delle intercettazioni a una durata troppo breve per consentire l'accertamento di molti reati", scrivono i relatori Vincenzo Siniscalchi (Ds), Antonio Patrono (Mi) e Fabio Roia (Unicost). Inoltre "una parte significativa della fase delle indagini preliminari - rileva la Commissione - risulterebbe sottoposta ad un regime di indifferenziato divieto di pubblicazione degli atti 'anche per riassunto' (ed anche nel 'contenuto' con riferimento alle intercettazioni) con evidente compressione dei valori riconducibili all'articolo 21 della Costituzione"
Fonte : Corriere della Sera (Italia)
direttore [ 21 Dicembre 2006, 15:25 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Articolo di Anna Politkovskaja datato marzo 2005 sull'uccisione di Aslan Maskhadov e la guerra in Cecenia. ( prima di tre parti)
L'8 marzo il comando operativo regionale per le operazioni contro il terrorismo nel Caucaso settentrionale, e in un secondo tempo anche il direttore dell'Fsb (i servizi segreti federali russi) Nikolaj Patrushev, ha annunciato che le forze speciali dell'Fsb avevano liquidato Aslan Maskhadov, eletto nel 1997 presidente della Repubblica Cecena di Ichkeria in base alla costituzione del 1992.
E così oggi si può constatare quanto segue: nella sua breve storia la Cecenia ha avuto quattro presidenti, di cui tre uccisi, mentre il quarto e ancora vivo – Alu Alkhanov, imposto da Mosca – ha una legittimità discutibile. Come dire che è scomparso dalla carta dell'Europa contemporanea un territorio con una situazione militare e politica complicatissima e una guerra terribilmente cruenta in atto.
C'è un altro particolare di grande importanza per la storia: Aslan Maskhadov è morto, come migliaia di altri uomini e donne ceceni, a causa della delazione di altri ceceni. Una delazione avvenuta in seguito a torture, cioè al metodo per ottenere informazioni e condurre indagini usato sia durante la prima sia durante la seconda guerra cecena. Ciò fa di Maskhadov un uomo che ha condiviso le sorti del suo popolo, come vorrebbe fare ogni vero leader. E questo significa che con ogni probabilità resterà nella memoria dei ceceni come un grande martire, indipendentemente da quanto ha fatto in passato.
Cosa succederà in Cecenia con la fine dell'era Maskhadov? Per riuscire a capirlo bisogna ricordare un'altra circostanza: Maskhadov è morto durante la lunga tregua unilaterale da lui stesso dichiarata il 14 gennaio. Una tregua che, anche se non ha avuto un grande successo, resta comunque l'unica nella storia della seconda guerra cecena; era una mano tesa verso il Cremlino per l'avvio di trattative sul cessate il fuoco, la demilitarizzazione e la reciproca consegna dei criminali di guerra.
L'uccisione di Maskhadov significa che la tregua è terminata. Scordatevela, completamente. Non ci saranno trattative. Non ci sarà più bisogno del comitato delle madri dei soldati russi, che aveva cercato di negoziare con gli uomini di Maskhadov. Non ci sarà bisogno di nessuna madre. Solo di guerre.
continua.........
direttore [ 21 Dicembre 2006, 23:46 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Seconda parte:
La pace in Cecenia si allontana fino a sparire dall'orizzonte. La causa (oltre al Cremlino, che è la radice di tutte le cause) va rintracciata nella situazione della resistenza cecena, al cui interno Maskhadov, quasi del tutto isolato, riusciva ancora a controllare i radicali più estremisti. Bisogna dirlo con chiarezza: gli estremisti sono convinti che con la Russia si può solo combattere e che bisogna farlo con ogni mezzo, compresi quelli di cui è stata data una dimostrazione a Beslan. Ora Maskhadov non potrà trattenere più nessuno. Si è creato un deserto tra i settori più moderati.
In compenso i radicali sono molti. Il ruolo di leader della resistenza cecena (indipendentemente da chi verrà nominato come tale dal comitato statale per la difesa dell'Ichkeria, che agisce in clandestinità) andrà al principale oppositore dei metodi moderati di Maskhadov. Il suo nome è Shamil Basaev. In conseguenza dell'uccisione di Maskhadov, organizzata dalle forze speciali dell'Fsb, tutte le leve del comando della resistenza andranno in mano a Basaev, la cui legittimità non è assolutamente convincente: Maskhadov ha lottato per essere riconosciuto come interlocutore delle trattative, Basaev farà in modo di essere l'unica controparte, ma senza trattative.
E questo vuol dire che in Cecenia restano due figure altrettanto sanguinarie e medievali, Basaev e Ramzan Kadyrov (capo paramilitare e vicepremier, figlio del presidente filorusso Akhmad ucciso il 9 maggio 2004). Tutti gli altri si troveranno tra questi due fuochi.
Cosa vuol dire "trovarsi tra due fuochi"? Vuol dire attentati terroristici. Gli islamisti, che già sono in clandestinità, scenderanno ancora più profondamente nei loro bunker. Dietro a Kadyrov c'è Putin. Chi c'è invece dietro a Basaev? Gli "arabi", come piace dire ai federali russi in Cecenia? Dietro a Basaev non ci sono dei mercenari, e anche se ce ne fossero non sono loro a fare il bello e il cattivo tempo.
continua......
direttore [ 22 Dicembre 2006, 0:07 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
Terza e ultima parte:
Dietro a Basaev c'è una resistenza che si sta radicalizzando sempre di più. Le sue fila sono alimentate soprattutto dalla gioventù cecena, che non sa vivere in altro modo se non prendendo parte ad azioni in cui muoiono martiri innocenti per sfuggire alle umiliazioni a cui è sottoposta di continuo dai federali russi. L'altro ambiente che alimenta il radicalismo è quello degli islamici in clandestinità. Più è dura la guerra, più la loro clandestinità si fa profonda. Aumentano continuamente e per ogni combattente ucciso se ne reclutano altri due.
Quello che è già successo in Cecenia, nella zona delle "operazioni antiterroristiche", è avvenuto gradualmente anche nelle repubbliche del Caucaso del nord che circondano la Cecenia. E con l'aumentare nella società russa degli umori anticaucasici e antislamici (umori che si fanno sempre più intensi sotto la "saggia" guida del Cremlino), con le manovre sempre più stupide dell'Fsb per screditare l'islam, i gruppi clandestini non faranno che rafforzarsi. Se bisogna riassumere con una formula tutto quello che è successo negli ultimi anni, si può dire che con l'esempio della Cecenia il potere ha voluto dimostrare come sia pericoloso ribellarsi e ci è sicuramente riuscito.
Ma ha ottenuto in poco più di cinque anni un pericoloso effetto boomerang: moltissimi giovani musulmani non sono più disposti a essere persone di seconda classe e cercano rifugio nell'islam, chiudendosi sempre di più al mondo esterno.
Una stupida ostinazione
L'epoca della lotta ostinata e stupida contro Maskhadov, ex comunista ed ex colonnello dell'esercito sovietico avvicinatosi all'islam solo negli ultimi anni della sua vita, ha fatto sì che la generazione dei suoi figli più giovani non voglia più restare una generazione di musulmani moderati.
La bandiera di questi ragazzi è Basaev. Per lungo tempo il principale ostacolo sulla strada dei combattenti che agiscono in clandestinità è stato proprio Maskhadov. L'ostacolo ora è stato rimosso. La strada è libera. Tutto ciò fa comodo a Basaev, che l'ha sognato per dieci lunghi anni. E non ha alcuna importanza il fatto che Basaev non abbia legittimità. A lui interessa solo preparare azioni di sabotaggio contro la Russia.
La morte di Maskhadov, ucciso a Tolstoj-Yurt, è per Basaev la migliore conferma del suo slogan: con la Russia non si può trattare, con la Russia si può solo combattere. Con ogni mezzo.
direttore [ 03 Gennaio 2007, 12:32 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
(ANSA) Nel 2006 sono stati uccisi in 21 Paesi almeno 81 giornalisti e 32 collaboratori dei media, secondo il rapporto di 'Reporters sans Frontieres'. Inoltre, almeno 871 giornalisti sono stati fermati, 1.472 aggrediti o minacciati, 912 media censurati e 56 rapiti, soprattutto in Iraq e nella striscia di Gaza. Un anno infausto che trova un solo precedente, quello del 1994 quando furono assassinati 103 giornalisti. Per il quarto anno consecutivo, l'Iraq resta il paese piu' pericoloso al mondo.
direttore [ 20 Gennaio 2007, 13:51 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
ANKARA - Lo scrittore e giornalista turco di origini armene Hrant Dink è stato ucciso a Instanbul davanti alla redazione di Argos, il giornale di cui era direttore. L'intellettuale, che da tempo si batteva per i diritti umani, è stato assassinato con quattro colpi di arma da fuoco: due lo hanno raggiunto alla testa, gli altri in varie parti del corpo.
Più volte perseguito dalla giustizia turca, il giornalista era considerato uno degli esponenti di maggior spicco della comunità armena ed era famoso per aver qualificato come genocidio il massacro degli armeni commesso sotto l'impero ottomano. Una posizione che gli aveva procurato l'ostilità dei nazionalisti turchi che rifiutano il termine genocidio. Secondo quanto riporta la Cnn, Dink aveva ricevuto recentemente minacce di morte da parte di nazionalisti che lo consideravano un traditore.
Durissima la reazione del premier turco Erdogan che ha definito l'assassinio "un attentato alla pace e alla stabilità del Paese" e ha asscicurato che "sarà fatto il possibile per catturare al più presto il killer". E da Ankara giunge la notizia dell'arresto di due persone.
Dink, 53 anni, aveva fondato Agos, la rivista voce della comunità armena, e scriveva anche per i quotidiani nazionali Zaman e Birgun. Nato nel '54 a Malatya (Turchia), viveva a Instanbul da quando aveva sette anni. Si era formato nella scuola armena, poi si era laureato in zoologia all'Università di Instanbul pur continuando a dedicarsi agli studi di filosofia. Attivista per la democratizzazione delle Turchia, dalle colonne del suo giornale si batteva per i diritti civili e delle minoranze e per la ricerca del dialogo tra turchi e armeni.
Dink era stato processato per violazione dell'articolo 301 del codice penale - la cui modifica è stata più volte richiesta anche dall'Unione europea - che è servito da base per tanti procedimenti giudiziari contro intellettuali che contestavano la tesi ufficiale sulla questione armena. Secondo il sito del Pen american center, durante le udienze del processo i nazionalisti avevano inscenato proteste violente chiedendo una punizione per Dink. Nell'ottobre 2005 il giornalista era stato condannato da un tribunale di Instanbul a sei mesi di prigione con la condizionale per "insulto all'identità nazionale turca" per aver scritto un articolo sul genocidio del 1915. La pena era stata poi sospesa.
"La morte di Dink - commenta il Consiglio per la Comunità armena di Roma proclamando il lutto - è frutto della cultura dell'odio verso gli armeni che ancora resiste nella frange estremiste della società turca. Un odio alimentato dal potere di Ankara. Ma l'assassinio di Dink è, purtroppo, anche il frutto di quell'opportunismo politico, di quegli interessi economici, di quella indifferenza che alberga in taluni settori della società europea ed italiana".
Fonte: Repubblica (Italia)
direttore [ 09 Febbraio 2007, 21:26 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
ROMA - "La Russia deve fare piu' sforzi per trovare chi ha ucciso la giornalista Anna Politkovskaya. L'Europa ha fra i suoi valori fondamentali quello della liberta' di stampa". Cosi' il Presidente del Parlamento Europeo, Hans Poettering, al termine del suo incontro a Palazzo Chigi con il Presidente del Consiglio, Romano Prodi.
Fonte: Corriere della Sera (Italia)
direttore [ 10 Febbraio 2007, 11:21 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
MOSCA - Due uomini di origine cecena sono stati arrestati dalla polizia russa che indaga sull'omicidio della giornalista Anna Politkovaskaya avvenuto il 7 ottobre scorso. Lo ha riferito il quotidiano "Komsomolskaya Pravda" citando fonti vicine alle indagini. I due sospettati sono stati individuati grazie alle immagini riprese dai satelliti militari.
Mystero [ 24 Febbraio 2007, 1:21 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
RUSSIA: DUE CECENI ARRESTATI PER ASSASSINIO POLITOVSKAYA
RICONOSCIUTI GRAZIE A FOTO SCATTATE DA SATELLITI MILITARI
Mosca, 10 feb. (Adnkronos) - Due persone di origine cecena sono state arrestate in Russia perche' sospettate di essere coinvolte nell'assassinio della giornalista Anna Politovskaya avvenuto lo scorso mese di ottobre a Mosca. I due sarebbero stati identificati grazie alle immagini scattate dai satelliti militari sul luogo del delitto, fuori dall'abitazione della reporter, secondo quanto rendono noto fonti vicine agli inquirenti citate dal quotidiano Komsomolskaya Pravda. Quel giorno i militari russi erano in stato di massima allerta, perche' era il compleanno del Presidente Vladimir Putin.
direttore [ 06 Aprile 2007, 11:30 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
L’Unesco ha deciso di assegnare ad Anna Politkovskaya, la giornalista russa assassinata lo scorso anno, il premio ‘Guillermo Cano per la libertà di stampa’ 2007. “Anna Politkovskaya ha dimostrato un’incredibile coraggio e determinazione nel riportare gli eventi in Cecenia dopo che il mondo intero aveva dimenticato quel conflitto” si legge nella motivazione con cui una giuria internazionale di quindici giornalisti ha spiegato i motivi del riconoscimento postumo alla giornalista scomparsa. “La sua dedizione - continua la nota - e impavida ricerca della verità rappresentano un altissimo punto di riferimento per tutto il giornalismo, non solo in Russia ma in tutto il mondo”. Il premio Unesco/ Guillermo Cano è assegnato ogni anno a persone e organizzazioni che mettono a rischio la loro vita nell’esercizio del diritto d’informazione e della libertà di stampa. Giornalista del ‘Novata Gazeta’, Politkovskaya era nota per le centinaia di articoli con cui aveva raccontato la guerra in Cecenia e le violazioni dei diritti umani lì commesse, attirandosi, secondo colleghi e attivisti per i diritti umani, l’ostilità sia dei militari russi sia dei ribelli ceceni. Aveva inoltre condotto un’accurata inchiesta sulla corruzione all’interno del ministero della Difesa russo. Il 7 ottobre del 2006 è stata ritrovata uccisa con quattro colpi di arma da fuoco nell’atrio del palazzo dove abitava. La sua attività giornalistica di denuncia le erano valsi molti riconoscimenti internazionali tra cui una menzione speciale del ‘Premio Andrei Sakharov’ per “una vita dedicata al giornalismo” e il premio ‘Olof Palme’. La cerimonia di consegna del premio Unesco/ Guillermo Cano per la libertà di stampa si svolgerà come ogni anno il 3 maggio, giornata mondiale della libertà di stampa. Poiché nel 2007 cade il decimo anniversario della nascita del premio stesso, per l’occasione è stata scelta come sede della cerimonia Medellin, in Colombia, città natale di Guillermo Cano, il giornalista alla cui memoria è stato istituito il premio e che 20 anni fa fu assassino a causa delle sue denunce contro i baroni nel narcotraffico.
Fonte: Information safety and freedom
direttore [ 06 Aprile 2007, 11:36 ]
Oggetto: Re: Politkovskaya E Libertà Di Stampa Nel Mondo
La Federazione Russa occupa il secondo posto al mondo per numero di giornalisti uccisi dopo l'Iraq. A partire dal 1992 al 2007 sono infatti 218 i giornalisti russi che hanno perso la vita in circostanze misteriose. Lo ha riferito il direttore della Commissione per la politica informativa e libertà di parola nei mass-media presso la Camera pubblica della Federazione Russa, Pavel Gusev, nel corso di una riunione tenutasi nella città di Nalcik. Secondo quanto dichiarato da Gusev, la Camera pubblica russa è intenzionata ad effettuare una inchiesta concernente la libertà di stampa in Russia. "Si tratta di un'iniziativa molto importante, in quanto la Russia, per coefficente di stampa libera a livello di opinione pubblica internazionale, è stata inserita al 147esimo posto al mondo. Purtoppo tali valutazioni vengono finora effettuate solamente da parte degli osservatori stranieri", ha dichiarato Gusev.
Fonte: Information safety and freedom