Re: Uno Storico Ritorno: Georgia.
Il "weekendino" georgiano è andato alla grande! Un tuffo nella primavera staccando dal freddo kievliano che già inizia a pungere seriamente.
E un’immersione nel “kolorit” di una Terra e di un popolo che non finisce mai di stupire...
Questo fine settimana l’avevo pianificato esclusivamente per ritrovarmi con gli amici fraterni che ho a Tbilisi e che avevo voglia di rivedere (era oltre un anno che non ci si vedeva). Far conoscere tra loro i miei e i loro bambini, e trascorrere in città un paio di serate divertenti, approfittando del fatto che proprio nel week end in questione si festeggia la “Tbilisoba” (la festa della città di Tbilisi e insieme festa del “raccolto” – con manifestazioni ed eventi “mangerecci e beverecci” un pò sparsi per la città). Una ricarica dunque, che è poi un’esigenza per lo spirito e per la mente, di un’amicizia che mi coinvolge pienamente e che necessita di tanto in tanto anche del contatto fisico.
La serata di benritrovati a Tbilisi trascorre all’insegna della tradizione georgiana. In tutto e per tutto: nell’azzecatissimo locale, “alla buona” e famigliare come ce ne sono tanti in città – bella la consuetudine di poter portare con sè il proprio beveraggio. Nel menù che ha visto da protagonisti dei magnifici kinkhali, della tenerissima Khashlama e del libidinoso shashliciok... e nella dose elevata di vino “domashnoe” (accompagnato anche da un “assaggio” di chacha) che ha contribuito a proiettarci nella dimensione euforica georgiana... in breve ci dimentichiamo che solo poche ore prima eravamo ancora nella gelida Kiev...
Che si debba trattare di una bella serata lo si capisce già in aeroporto, quando seduti nella macchina del buon Zvjadi (che ci accoglie) lui ci mostra la “boccia” da 5 l. del suo vino, esclamando con una risata sonora: “siete pronti ragazzi per stasera?...”

A capotavola Gheorghi (che come ricorda il mio Paolino è quello che ringrazia sempre Dio nei suoi “tost”); alla sua sinistra Zvjadi, io di fronte a lui; e alla sinistra di Zvjadi, a fianco a paolino, il caro Merab. In questa serata di benritrovati ho dovuto fare io il “tamadà”, anche se spesso e volentieri era Gheorghi ad alzarsi e pronunciare solenni alcuni “tost”.
Tra i canonici e commoventi “tost” – quello dedicato ai cari morti, dopo il quale segue la bevuta rigorosamente “alla goccia”.
Il venerdì lo trascorriamo a zonzo per Tbilisi. Tra le attrazioni più divertenti, soprattutto per i bambini, c’è la cabinovia che ti porta alle rovine della rocca di Narikala, da dove si domina la città e si può fare una bella passeggiata fin sotto la “rodina Mat’”, l’imponente statua che rappresenta la “madre” Georgia, che tiene in mano da una parte la coppa di vino, simbolo dell’amicizia, da offrire agli stranieri che giungono in pace; e dall’altra la spada, simbolo della forza, da utilizzare nel caso lo straniero giunga con cattive intenzioni...
La vista dalla cabinovia: qui sopra la piazza Europa;
Il fiume Mtkvari (Kurà, in russo) e la chiesa Metekhi;
La città vecchia che si estende fin quasi la rocca Narikala, che si intravede in alto.
Ancora la chiesa Metekhi e la statua del sovrano Vakhtang Gorgasali a cavallo, lo “zar” che visse nel V sec. d.C e che è considerato uno dei fondatori dello stato georgiano.
Al centro la “rodina Mat’” Georgia.
...passeggiando tra le viette della vecchia Tbilisi...
La facciata della antichissima chiesetta Amchiskhati...
Gente sulle strade per la “Tbilisoba”, la festa della città di Tbilisi...
Bancarelle dove si può degustare vino georgiano delle varie cantine, chacha e “guda”, un formaggio stagionato molto saporito, davvero buono che ricorda un pò un parmigiano di mezza stagionatura, ma più salato (diverso dal classico “suluguni” che, per intenderci è quello che si usa per il kachapuri).
Sabato 15.10.16
Conoscendo ormai bene i georgiani, so che sono capaci di sorprendere sempre nella loro micidiale ed efficacissima improvvisazione.
E così, mentre passeggiamo coi bambini tra le bancarelle di una Tbilisi festosa, tra degustazioni di vino, attrazioni per i bambini, musica, balli e tanto altro, giunge verso l’una la telefonata di Zvjadi che ci avvisa che è già arrivato in zona e ci sta venendo incontro... Qui gatta ci cova, penso io...
In un attimo veniamo “sequestrati” e caricati in macchina. Con lui c’è anche Gheorghi e il suo figlioletto Ivan. È chiaro allora che hanno un programma diverso per trascorrere la seconda parte della giornata...
Volevamo rivedere la restante parte della famiglia di Zvjadi, moglie e figli, in modo che i bambini potessero conoscersi tra loro? Loro adesso sono in Kakheti (la regione georgiana famosa per il vino), nella casa di campagna, a oltre 100 km da Tbilisi; ebbene, là ci dirigiamo! “Tranquilli, abbiamo sgozzato un toro di 200 kg, e la compagnia è già a tavola, e sta aspettando noi... oggi si conclude la “Alaverdoba”, dopo tre settimane di festeggiamenti e sarà bellissimo avervi con noi”. “Tbilisoba”, “Alaverdoba”?... penso che questi georgiani sono sempre in festa, eheh...
Beh, anche se lo volessimo, a questo punto ci risulterebbe impossibile rifiutare una proposta del genere. E noi che pensavamo di terminare la giornata a Tbilisi...
Il viaggio non è brevissimo (circa un’ora e mezza), strada in buono stato, pochissime macchine sul percorso, una curva dietro l’altra tra le montagne prima di giungere a Telavi e poi oltre, verso la campagna di Zvjadi.
Prima di unirci alla famiglia allargata (circa una ventina di persone) già con le gambe sotto il tavolo da ore, è d’obbligo una sosta di preghiera e ringraziamento al Padre Eterno. La religiosità di questi ragazzi è sorprendente, non è per nulla superficiale, e non cade neppure nel fanatismo; è intima, è interiore, è sincera. Ed è davvero parte integrante della loro quotidianità.
Giungiamo così presso il monastero di Alaverdi. Rimango a bocca aperta! Questa cattedrale mastodontica, a tratti diroccata, in mezzo alla pianura e circondata dalle montagne è davvero suggestiva. Qui vive tuttora una comunità di monaci che coltiva uva, vive di preghiera e produce vino e miele.
E così un tassello si aggiunge alla mia conoscenza della Georgia.
La cattedrale di san Giorgio che aveva la cupola più alta della Georgia (circa 50 m.), prima che costruissero la cattedrale Tsminda Sameba a Tbilisi. Questo monastero, costruito nell’XI sec. è patrimonio dell’Unesco.
La spettacolare cornice naturale in cui si trova il monastero...
Le montagne in lontananza, e al di là la regione montuosa di Tusheti...
La tenda dove la famiglia di Zvjadi da tre settimane festeggia “Alaverdoba”...
La tavolata degli uomini (uomini e donne siedono tradizionalmente separati): a sinistra Gheorghi, a destra Zvjadi.
Ciò che resta del povero toro di 200 kg... comunque davvero squisito!
...non contenti del toro, la cena si conclude con un mega-shashlyk di vitellino...
...bello questo mangal...
Che mangiata! Peccato che non ho fotografato la tanica... di vino... da 25 l.!!
Rientriamo a Tbilisi che è già buio. Mentre siamo in macchina Jana chiede a Zvjadi il segreto di come riuscissero loro a bere così tanto. “Hahahaha” sbotta il ragazzo con la sua usuale bonacciona e sonora risata, “perchè mangiamo tanto”... Mah...
Per concludere in bellezza la giornata Gheorghi ci convince a fare un salto a casa sua, per farci conoscere sua moglie e fare un’ultimo brindisi con lui e la sua famiglia. E così facciamo.
Il giorno successivo – la domenica 16 ottobre – è quello del ritorno a Kiev. Zvjadi, quasi fosse in dovere di farlo, ci accompagna in aeroporto e ci porta fino a su, al controllo passaporti, continuando a salutarci fino a che non scompariamo nelle sale del duty free, visibilmente triste e commosso, quasi a non voler troncare il distacco.
Si chiude così questa breve, ma come sempre qui, intensissima parentesi georgiana. La Georgia, me ne rendo conto ogni volta di più, è tutto questo; è nei gesti delle persone, come in queste scene di commiato che racchiudono la profondità dell’amicizia, dell’ospitalità e della schiettezza del rapporto umano.
Gringox