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"Ugolok" degli Italiani delle terre russofone - GRINGOX d'UCRAINA



Maxovich [ 30 Giugno 2016, 17:58 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Bel racconto, io sono stato nell'altro versante in quello della Romania.


n4italia [ 30 Giugno 2016, 20:43 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Bellissimo racconto e splendide foto !!

Nell'immagine "Gagarin e bokorash sul fiume...", il personaggio al centro, con la camicia bianca, sembra MrG.......


WILLOWMASK [ 01 Luglio 2016, 8:15 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Bel racconto, e i Carpazi sono fantastici.......

Willow


anto63 [ 01 Luglio 2016, 10:22 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
bel racconto, viene voglia di andarci.....
un saluto antonio


lo stalker [ 01 Luglio 2016, 11:11 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Cacchio Gringox, fai venire una voglia di partire -e di mangiare- che andrei a prenotare il primo volo per kiev! Complimenti e come sempre, mi fa piacere che tu te la sia goduta!!


gringox [ 01 Luglio 2016, 13:55 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Venerdì pomeriggio.

Finalmente giunge l’agognato week end, un “ponte” di tre giorni, grazie alla festività della Trojca (Pentecoste) che in questo anno 2016 cade domenica 19 giugno e alla consuetudine qui in Ucraina di spostare la festività coincidente con un giorno già di per sè festivo (come la domenica) al primo giorno lavorativo seguente (cioè il lunedì). I commenti su questa prassi si sprecano, ma è innegabile il piacere e la comodità, per i piccoli come per i grandi, di godere in tali occasioni di un giorno di riposo in più da poter dedicare a ciò che più aggrada.

Inizia così una “tre giorni” che già sulla carta pare estremamente avvincente. Obbiettivo massimo: ascensione sul Goverla (la vetta più alta d’Ucraina – 2061 m.); si tratterebbe per me del secondo tentativo dopo il fallimento di qualche anno a causa di un improvviso e forte temporale che mi aveva impedito di concluderla. Spesso accade che la montagna – e chi la conosce, la rispetta e la ama, la sa anche temere – mette l’uomo in condizione di scegliere del proprio destino, ti mette di fronte a un bivio che coinvolge anche l’aspetto psicologico: o chini il capo e rinunci all’obbiettivo – e dunque umilmente accetti e riconosci la sconfitta; oppure, intriso di ostinazione, la sfidi a tuo rischio e pericolo. Certo le variabili dell’esperienza di montagna e della conoscenza del territorio possono influire su questa scelta facendo prevalere o la paura o il senso di sicurezza. E ciò indipendentemente dal fatto di trovarsi sulla roccia o su un sentiero in alta quota. Altre volte invece sei semplicemente costretto o a recedere o a proseguire, perchè non hai altra scelta. Allora, nel mio caso, l’aggravante della non conoscenza del sentiero e il fatto che fossi in compagnia di persone che non se la sentivano di proseguire, oltre al reale tempaccio (nuvole basse che non si vedeva niente e pioggia a di rotto), non mi aveva lasciato alternative.

Obbiettivo minimo: escursioni nel bosco – il cestino l’ho con me, chissà che non si trovi qualche funghetto; mangiatine tipiche (tra cui il ritorno da “Gagarin e bokorash” per far provare anche alla famiglia la birretta alle erbe e le pietanze locali), e soprattutto relax, tanto relax (compreso qualche mitica saunetta rigenerante) al fresco di queste boscose e verdi montagne dei Carpazi che bazzico da anni e alle quali ormai mi sento intimamente legato. Lontano dalla cappa calda, afosa e inquinata di Kiev.

La novità sta che questa volta sono con me i pargoli che ancora non hanno mai visto questi posti. Una nuova esperienza dunque e per loro, e per me insieme a loro. La tradizione invece sta nella scelta del posto: pur avendo visto diverse zone dei Carpazi, ritorno sempre lì, a Vorohta, un villaggetto decentrato rispetto alla “trassa” (strada) principale che attraversa i Carpazi da Ivano-Frankovsk a Mukachevo, e dunque meno frequentato e più autentico. Così pure la sistemazione è per me una consuetudine. Ogni anno, almeno una volta all’anno, mi fermo al “Kermanich” e lì voglio tornare. Il “Kermanich” si trova all’estremità del paese di Vorohta; è una sorta di “sadyba”, cioè un piccolo albergo con kolyba (ristorante tipico nei Carpazi) annessa, composto da diverse casette in legno (“domiki”) – una sorta di bungalow di montagna. Il bello di questo posto sta nella sua posizione lontana dalla civiltà e ai bordi del bosco e del fiume Prut che vi scorre poco sotto; e nella semplicità del suo stile.


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Il paesino di Vorohta.


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Vorohta.


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La chiesetta di Vorohta.


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Il "Kermanich".


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Il fiume Prut, poco sotto al "Kermanich".


Le previsioni danno tempo variabile, ma si sa, in montagna il tempo può cambiare repentinamente e la mia speranza è che non piova in modo da poter realizzare almeno il programma minimo.

Recupero i pargoli e il resto della famigliola alla stazione di Ivano-Frankovsk, distrutti dopo oltre 12 ore di treno da Kiev e li “deposito” in centro a far colazione, mentre io devo sbrigare delle ultime faccende di lavoro, prima di partire per la montagna. Vedo i piccoli già eccitati per l’esperienza vissuta in treno; mai prima d’ora avevano provato l’ebbrezza di un viaggio così lungo su un treno ucraino/russo: un kupè tutto per loro, le cuccette, i rumori, gli sballottamenti, i butterbrod e il thè portato dalla “provodnitsa”, i compagni di viaggio, ecc... insomma la classica situazione da treno che anche a me fa godere parecchio e di cui altre volte ho raccontato. Un pò meno pimpanti e decisamente meno riposati gli altri componenti della combricola (mogliettina, cognatina e soprattutto il fidanzato di lei che pure per la prima volta ha viaggiato per una notte intera su un treno e – mi dice – non ha chiuso occhio. Lui è uno studente curdo ed in effetti immagino che non sia abituato a certe situazioni!).

Ma il buon umore in ogni caso è percepibile in tutti loro ed in particolare l’agitazione è reale nel Paolino e nel Giorgetto perchè anche per loro, anzi, soprattutto per i piccoli, le aspettative per questo week end sono grandi. Ed io voglio dare loro più emozioni possibili, anche attraverso l’esperienza di situazioni difficile e faticose, chiaramente non esagerate, perchè più loro vivono questo tipo di emozioni più loro le assorbono, e poco alla volta si abituano ad un certo modo di approcciarsi e intendere il viaggio. È commovente vedere il luccichio della curiosità negli occhi dei bambini, in particolare di quello di un anno e mezzo, che nulla apparentemente capisce e distingue di ciò che vede, ma che sono convinto immagazzina le impressioni che, depositandosi ed accumulandosi in qualche angolo recondito del cervello, produrranno chissà una sorta di bagaglio che, nel futuro magari, contribuirà alla formazione del carattere.

Purtroppo il “Kermanich” è pieno. Si aspetta a breve l’arrivo di un “detskij tabor” (una sorta di colonia estiva) di oltre 50 ragazzini che occuperanno ovviamente tutti i “domiki” del complesso. In effetti non è un ponte solo per me, e siamo, tra l'altro, già in periodo di vacanze (le scuole sono chiuse)... potevo calcolarlo, ma mi sono fidato delle mie esperienze passate nelle quali avevo sempre trovato posto.
Non è comunque un problema. Attraversando i paesi nei Carpazi, lungo la strada, si incontrano spesso diverse case in cui vengono esposti sui recinti cartelli con la scritta “je vilni mistsja” ("ci sono posti liberi") e il numero di telefono. Ci mettiamo dunque poco a trovare un’altra sistemazione. Addirittura migliore: più isolata, più “grezza”, più verso il bosco e dunque ancora più autentica. E, tra l’altro, a poche decine di metri oltre il “Kermanich”, importante punto di riferimento per le mie saune serali che intendo fare durante questa vacanzina.

La casetta che affittano Nadja e Serezha è spartana ma ha tutto l’essenziale per poter trascorrere qualche giorno: gas, elettricità, acqua calda. Piacevole respirare l’odore d’abete che riempie le due piccole stanzette, una sotto e una sopra, della casetta. Se si escludono alcuni accessori, tutto all’interno è rigorosamente in legno. Mi sento subito a mio agio e non sono il solo... noto che tutta la combricola è entusiasta della scelta.


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La nostra casetta.


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Il secondo piano della casetta.


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La casetta di Nadja e Serghej.


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Il loro podere.


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Poco distante dalla casetta: Gringox, Giorgetto sulle spalle e Paolino.


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Nadja, la padrona, è gentilissima. Ci racconta che sono diversi anni che vive qui, da quando si è sposata con Serghej, che invece è “mestnij” (locale). Lei è originaria di Chernigov, città lontana 800 km da qui, al confine con Bielorussia e Russia, e, comunicando con lei, mi accorgo subito che la sua lingua nativa è il russo. È lei che in genere tratta coi clienti. Ci dà tutte le indicazioni del caso e ci dice che se volessimo, lei può preparare la cena e la colazione ad un costo davvero simbolico (cena a 60 grn/persona – 2 Eur a cranio). Ovviamente non c’è un menù, si mangia quello che lei prepara per la sua famiglia... Meglio di così – penso – non poteva andare! Per stasera ci sarebbe “jushka s gribami” (zuppa coi funghi porcini) di primo e cotoletta di pollo con patatine novelle di secondo. Andata! E le diamo subito l’ok per la cena.

Serghej è un buon uomo, di poche parole ma sempre sorridente, un montanaro vero. Sgobba dalla mattina alla sera dietro alla costruzione della zona barbecue che sta realizzando poco distante dalla loro casetta, e non si occupa dei rapporti coi turisti. Credo di aver scambiato con lui sì e no due parole e nulla più durante questa permanenza da loro. Hano due figlioletti, un bambino e una bambina, che vivono in stile “Heidi”, tra galline, corse nei prati e giri nel bosco a cercare funghi e bacche. E, come è naturale, sin da subito fanno subito amicizia coi miei bambini.


Sabato.

Per giungere al campo base dove finisce la carrozzabile occorrerebbe una Uaz... talmente è complicata la strada sterrata che si snoda in mezzo al bosco tra buche, sassoni che sfiorano la marmitta e canaletti. Ci metto quasi un’ora per percorrere una manciata di chilometri ad una velocità di 10 km/h. Siamo già all'interno del parco naturale dei Carpazi.


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La strada che conduce al parco naturale dei Carpazi. Questa è ancora decente... sullo sfondo, il Goverla.


Finalmente iniziamo la nostra ascensione, come da obbiettivo massimo. Movimento di turisti ce n’è, soprattutto gruppi di ragazzi dei “lagher” (le colonie estive) che trascorrono l’estate nella natura di queste montagne. Per la maggior parte, a giudicare dalla parlata, è gente dell’ovest Ucraina. Stranieri non ne incontro.

Tutti siamo ben predisposti e di buon umore, e il tempo per fortuna è dalla nostra parte. Zaini in spalla, compreso il Giorgetto sulle mie di spalle. Che già sente che si divertirà e ubriaco di emozione pian piano si addormenterà placidamente.

Già il primo pezzo, quello dentro al bosco di abeti è ripidissimo e il sentiero non è ben segnalato; si cammina a zig zag tra le radici sporgenti degli alberi costeggiando un ruscello dall’acqua limpida.


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Qualcuno sta preparando il pranzo nel bosco...


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La prima parte della salita in mezzo al bosco.


In circa 40 minuti giungiamo alla fine del bosco proprio in quella radura dove tre anni fa mi aveva colto la tempesta costringendomi a ridiscendere velocemente...
Da questo momento la vegetazione si fa più rada, il muschio, i pini mughi e l’erba si sostituiscono agli abeti, e il sentiero diventa evidente. Non ci si può sbagliare, sembra di camminare su un letto di un torrente secco, tra i sassi che segnano il percorso; la ripidità aumenta e diminuisce il passo, e poco alla volta si prende quota. Già si vede, superba, la gobba della cima, o meglio di quella che io pensavo fosse la cima e che invece ahimè si rivelerà poi essere solo l’apice del “piccolo Goverla”.


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La cima piccola e, dietro, la vetta del Goverla.


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Lungo il sentiero...


Di tanto in tanto mi soffermo e mi guardo intorno... Se dietro a questi panettoni boscosi vedessi stagliarsi un “Sella”, un “Sassongher”, un “Cristallo”, o le “Tofane”, penserei di essere sulle “mie” Dolomiti; e in effetti provo ad immaginarmelo questo paesaggio meraviglioso con le Dolomiti dietro e davvero trovo qualche affinità. Forse però maggiore somiglianza queste dolci montagne ce l’hanno con l’Altaj, decisamente diverse invece dal Caucaso...


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Panorama dal Goverla.


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Il panorama chilometrico dalle pendici del Goverla.


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Panorama dalle pendici del Goverla.


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Scorcio della Val Badia sulle Dolomiti.


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Il "Sassolungo" (Dolomiti).


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La vista da un versante del "Sella" (Dolomiti) a valle.


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Il "Sella" visto da Corvara.


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Immagini dal mio archivio fotografico del viaggio sull'Altaj kazako e cinese del 2002. Qui l'Altaj sul versante kazako.


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E qui l'Altaj sul versante cinese.


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Il Kazbeghi avvolto nelle nuvole, nel Caucaso, fotografato da me durante un viaggio in Georgia nel 2013.


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Il paesaggio del Caucaso.


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La particolarità dei Carpazi, visti dall’alto, sta nella visione di panorami chilometrici; nulla ostruisce l’occhio, nè segni di civiltà, nè gli enormi blocchi di pietra che costituiscono le “vere” montagne, nè le vette innevate; occhio che può guardare lontano e seguire le gobbe di queste montagne boscose che incontrano il cielo. E lo spazio che si apre davanti è immenso. Si vedono anche diverse chiazze bianche, piccoli nevai, residui d’inverno che per la posizione meno esposta al sole resistono al caldo estivo.

Proprio per questo il panorama da qui è a suo modo impagabile. O meglio, un prezzo ce l’ha ed è la fatica ed il sudore che provo sulla pelle salendo verso l’alto superando un discreto dislivello e camminando su questo ripido sentiero.

E così giungiamo ai piedi del “piccolo Goverla”, la prima delle due cime del Goverla; manca – ci dicono – ancora un’oretta o forse più di cammino. Improvvisamente piombo nello sconforto! Inizio ad avere la sensazione che qualcosa anche stavolta andrà storto... Questa notizia ha infatti un impatto negativo su tutti, in particolare su qualcuno del nostro gruppo che già non ce la fa più; qualcuno che poco prima era partito pimpante e zompettava agile tra le radici sporgenti degli abeti e che ora mugugna e alterna un passo lento ad una seduta per riprendere fiato... è Paolino che, esausto, convince tutti, me compreso a malincuore, a invertire la rotta e ridiscendere verso la base. Con dispiacere butto gli occhi sulla cima di questo “panettone” che ancora una volta mi vince e mi fermo a guardarlo per diversi secondi, ma – penso – a questo punto la sfida è aperta, e mi riprometto di tornare una prossima volta per sottometterlo! Iniziamo così la discesa. E’ a questo punto che l’altro pargolo, che dormiva da mò, beato e comodo nello zaino sulle spalle del “papetto”, si sveglia ed inizia a guardarsi intorno esclamando qualcosa che assomiglia a dei gemiti di gioia forse per l’emozione del paesaggio che i suoi occhietti vedono intorno, chissà...

Poco dopo arriviamo alla macchina e torniamo alla base. È già sera.


Domenica.

Il giorno successivo, la domenica, lo dedichiamo alla “mangiatina” al “Gagarin ta bokorash”, come da programma. Inutile descrivere la soddisfazione di tutti, compresi i bambini che apprezzano anche un goccino di quella magnifica birretta.

Prima di rientrare alla base facciamo una deviazione a Bukovel’, la nota meta del turismo invernale ucraino. È tanto che non metto piede in questo paesotto; so che è di moda, si sta da anni costruendo molto: nuovi hotel, nuovi impianti di risalita, nuovi ristoranti; la gioventù più “in” d’Ucraina ama trascorrere qui le “settimane bianche” e dar mostra di sè, qui si incontrano macchinoni e gente “tirata”, altro che amanti veri della montagna... No, non fa per me. Certo la posizione è bella, in una conca circondata da montagne boscose, ma a mio parere sono riusciti a rovinarla col cemento e con le costruzioni selvagge. Una cosa bella, a dire il vero, l’hanno fatta: un laghetto artificiale scenografico con acqua trasparente dove sguazzano una miriade di pesciolini... e dove c’è una sorta di spiaggia con tanto di ombrelloni e sdraio e dove si può fare il bagno, ma... a pagamento... Qui a Bukovel’ si ha la sensazione di essere in un mondo finto, un pezzo di occidente e di modernità trapiantato in questo angolo di montagne. Addirittura le strade nel paese non hanno una buca e sembrano quelle precise e lisce dell’Alto Adige! Con la differenza che mentre nelle nostre montagne – mi riferisco per esempio all’Ato Adige che conosco da 40 anni – la modernità è arrivata come evoluzione in linea con la tradizione di quei posti, e si è diffusa in modo uniforme, senza eccessi; qui invece, pur nella cura e nello stile delle infrastrutture, si percepisce la volontà di far prevalere il lusso, le comodità, il “glamour” e dunque il contrasto con la semplicità e la rudezza della realtà intorno al di fuori da qui, che è bella proprio perchè autentica.
Per fortuna che appena si lascia Bukovel’ alle spalle ci si immerge nuovamente nei “veri” Carpazi.


Ultima sera.

Se c’è un piacere per il fisico che, da quando la mia russofilia mi ha irreversibilmente (almeno per il momento) condotto ad amare questo mondo, non trova pari, esso è quello della “banja”. La sauna è per me ormai un rito quasi settimanale anche a Kiev da anni, ma la “banja”, che è la variante a legna, ha un che di più naturale rispetto alla sauna e mi dà maggiore soddisfazione. E più essa è originale e fatta in situazioni particolari, e più il godimento è intenso. Certo d’inverno si raggiunge l’apice del piacere, quando capita di buttarsi letteralmente nella neve con il corpo ancora ustionante per il calore chè esso ha immagazzinato. E più è penetrante la temperatura, e più è agognato il contrasto, più è forte il desiderio di refrigerio... e a me piace che sia bollente davvero (in sauna intorno ai 92°-94°; nella “banja” intorno ai 70°, anche se in quest’ultima il calore lo si sente di più grazie alla maggiore umidità – fino al 70% – rispetto alla sauna). E allora poi ti vene da sorridere quando ti guardi allo specchio e ti vedi rosso come un peperone per la reazione caldo-freddo che si imprime sul corpo. E ti viene voglia di ingurgitare della birra gelata. Ho sentito dire diverse volte che sarebbe corretto abbinare alla sauna il the caldo, che aiuta nel rilassamento... ma io no... non è per me; preferisco infrangere, se possibile, questa norma e sentire nella gola il freddo della birra che scende giù...

Quante “banj” ho fatte in vita mia, e molte me le ricordo... qui sui Carpazi in un’altra occasione di qualche anno fa con un mo cliente, in inverno: ricordo che si usciva dalla casetta della “banja” direttamente sul ruscello gelato; e poi in Siberia, e in Estonia quando ero un pò più giovane: anche qui ricordo l’emozione del bagno nel lago gelato dove era stato fatto un buco nello strato di ghiaccio che aveva formato una sorta di vasca dove ci si buttava una volta usciti dalla “banja”...

Ma anche in estate è bello fare la “banja”, soprattutto come in questa occasione, in montagna, quando comunque la temperatura di sera scende e invoglia il fisico, che spesso è appesantito e stanco dallo stress delle escursioni della giornata, al caldo relax.

Al “Kermanich” c’è una mitica “banja”, che, ovviamente già conosco per averla provata in passato.

Ultima sera... sulla pelle ancora l’odore della carne alla brace e del shashlyk degustato poco prima; giusto in tempo perchè pian piano le nuvole grigie sono diventate uniformi e, contemporaneamente all’avvicinarsi del buio della notte, sta iniziando a piovere; i miei si stanno già coricando, ma a me aspetta l’ultima “banja”. Già domattina si riparte per Kiev; avremo davanti come minimo 12 ore di macchina, tra soste e percorso.


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La "shashlykata" conclusiva...


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...bisogna sudarsela la carne...


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Mi serve dunque un ultimo momento di relax, anche perchè in questi tre giorni le gambe sono state messe per bene alla prova ed è stato un degno allenamento per la vacanza estiva dolomitica che mi aspetta tra poco più di mese. La pioggia intanto inizia a farsi più intensa, forse a suo modo il tempo sta salutando la nostra partenza di domani...

Quest’ultima “banja” la ricorderò a lungo. Nudo, nel buio pesto; i “domiki” del “Kermanich” sono già tutti bui segno che i ragazzini del “tabor” stanno già dormendo. Sento gli scrosci della pioggia venir giù fitti e cadermi sulla testa, ed io qui fuori sotto questa doccia piovana fredda a riportare il corpo alla sua temperatura naturale. E non contento mi metto proprio sotto la grondaia, dove il getto d’acqua che si raccoglie dal tetto è più forte e pungente e mi procura un piacere indescrivibile. Rimango qualche minuto così, alitando per vedere l’aria fredda che esce dalla bocca ed osservando il vapore che emette il corpo ancora bollente, a contatto con l’aria fredda intorno. Vorrei ripetere ancora e ancora questa procedura “banja”-doccia piovana, ma l’orologio segna già l’una. È l’una di notte, devo rientrare nella casetta per questa ultima notte sui Carpazi. La prima volta sui Carpazi con la famiglia.

Un week end che non dimenticherò mai.


Gringox


n4italia [ 01 Luglio 2016, 14:13 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Altro bel racconto accompagnato d immagini di posti splendidi !!

Interessante il confronto tra le montagne ucraine e le nostre Dolomiti...


anto63 [ 01 Luglio 2016, 14:39 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
ale l'anno prossimo mi organizzo e ti raggiungo.
un abbaraccio antonio


gringox [ 01 Luglio 2016, 14:42 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
anto63 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
ale l'anno prossimo mi organizzo e ti raggiungo.
un abbaraccio antonio


Sì Anto, peccato che questo giro non ci siamo beccati... ma ci saranno altre occasioni

Gringox


PS: grazie ragazzi, era da un po' che non aggiornavo il Gringox d'Ucraina


Kot 78 [ 01 Luglio 2016, 19:10 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
complimenti per il racconto, interessantissimo!

ironia della sorte, proprio l'unico posto che ho visitato in Ucraina è proprio la zona di Tyachiv. Purtroppo non ne ho un ricordo molto bello, perchè era l'estate di 3 anni fa, se ben ricordo, quella del caldo record; ero lì per un impianto di lavorazione legname con dei colleghi ungheresi e polacchi. Faceva un caldo assurdo, la cittadina aveva il tipico aspetto scassato e le strade erano quasi vuote. Per chiedere una indicazione abbiamo dovuto fermare 5 volte delle persone, le prime 4 alla vista della targa ungherese hanno detto che "non erano del posto" . boh...non mi è sembrato un posto molto amichevole, un po' come in certe valli minori del mio Piemonte dove, prima di dare indicazioni al turista straniero, prima osservano la targa straniera, poi gli rispondo in dialetto


sorrento76 [ 02 Luglio 2016, 19:08 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Fantastico racconto generale!!Roba da brividi!!


littlelombards [ 02 Luglio 2016, 20:36 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Grazie per averci portato con te Gringox, sembrava davvero di sentire l'odore del bosco ...e del cibo!
Un abbraccio!


geom_calboni [ 03 Luglio 2016, 19:13 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Bellissimo racconto anche perchè ho rivissuto anche io in un colpo solo le emozioni vissute in Transcarpazia, Caucaso, Altaj e Dolomiti
Sul Goverla però non ci sono stato. Ancora...


gringox [ 04 Luglio 2016, 11:34 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Kot 78 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
complimenti per il racconto, interessantissimo!

ironia della sorte, proprio l'unico posto che ho visitato in Ucraina è proprio la zona di Tyachiv. Purtroppo non ne ho un ricordo molto bello, perchè era l'estate di 3 anni fa, se ben ricordo, quella del caldo record; ero lì per un impianto di lavorazione legname con dei colleghi ungheresi e polacchi. Faceva un caldo assurdo, la cittadina aveva il tipico aspetto scassato e le strade erano quasi vuote. Per chiedere una indicazione abbiamo dovuto fermare 5 volte delle persone, le prime 4 alla vista della targa ungherese hanno detto che "non erano del posto" . boh...non mi è sembrato un posto molto amichevole, un po' come in certe valli minori del mio Piemonte dove, prima di dare indicazioni al turista straniero, prima osservano la targa straniera, poi gli rispondo in dialetto


Kotik ciao,

...strano... Tjachev è città "ungherese", il cartello alle estremità della città è bilingue (Tecso - in ungherese). Qui è pieno di gente con passaporto ungherese e che conosce l'ungherese.
Per il resto essa presenta, come da te notato, un aspetto degradato e le strade oggi, se possibile, sono ancora più scassate di allora

A me però Tjachev piace proprio per questo suo essere un po' fatiscente e devastato. E poi il piccolissimo centro è carino con quella chiesetta in mezzo e quella sua miriade di negozietti intorno.

Gringox


PS: Geometra, chissà, la prossima volta torni in Zakarpatja con me ... e magari ci portiamo dietro qualche altro forumista... che ne dici Lombards, sei dei nostri ?


geom_calboni [ 04 Luglio 2016, 14:28 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
gringox ha scritto: [Visualizza Messaggio]
PS: Geometra, chissà, la prossima volta torni in Zakarpatja con me ... e magari ci portiamo dietro qualche altro forumista... che ne dici Lombards, sei dei nostri ?

Sarebbe una bella cosa

Appena ho tempo vi posto delle foto delle rinomate pozze... ehm... piscine di Solotvyno...


gringox [ 04 Luglio 2016, 14:32 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
geom_calboni ha scritto: [Visualizza Messaggio]
gringox ha scritto: [Visualizza Messaggio]
PS: Geometra, chissà, la prossima volta torni in Zakarpatja con me ... e magari ci portiamo dietro qualche altro forumista... che ne dici Lombards, sei dei nostri ?

Sarebbe una bella cosa

Appena ho tempo vi posto delle foto delle rinomate pozze... ehm... piscine di Solotvyno...



Hehe conosco anche quelle... il massimo del "soviet style"


Matt [ 04 Luglio 2016, 18:08 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Che spettacolo queste foto!


direttore [ 04 Luglio 2016, 20:10 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Grande Generale Estasiato da questo bellissimo racconto di viaggio


gringox [ 07 Luglio 2017, 17:08 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
03-05/06/2017: in famiglia sui Carpazi, come da tradizione durante il "ponte" della Pentecoste.



Lago Sinevir.


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Il lago Sinevir.


Di veramente curioso intorno a questo laghetto alpino c’è, a mio parere, solo la leggenda... C’era una volta un conte che possedeva un grande appezzamento di bosco sui verdi Carpazi; egli aveva una bella figlia di nome Sinja, dagli occhi appunto “sinije” (blu) come il cielo. Molti uomini, semplici boscaioli e potenti di altre zone dei Carpazi, facevano la corte alla fanciulla... ma Sinja si era innamorata di un bel giovane pastore di nome Vir, un ragazzo semplice, la cui unica ricchezza era un piffero, che suonava sempre e col quale egli sapeva ammaliare Sinja.

Il padre di Sinja venne a sapere della storia d’amore e si oppose fortemente ad essa. Sinja e Vir, che però si amavano profondamente, erano dunque costretti ad incontrarsi segretamente. I due giovani erano felici...

In breve il conte decise di farla finita con Vir. Commissionò dunque l’omicidio. E così, poco dopo, mentre Vir stava aspettando Sinja per un nuovo incontro, uomini mandati dal conte lo individuarono e gettarono un grande masso sopra il ragazzo uccidendolo. Quando Sinja giunse sul posto venne presa dal dolore lancinante ed immenso, ed iniziò a piangere. Pianse talmente tanto e a lungo che intorno a lei si creò un lago di lacrime nel quale lei stessa annegò.


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Sin e Vir.

Da allora il lago prende il nome di Sinevir, appunto in memoria dei due innamorati Sinja e Vir a simboleggiare l’eterno amore che i due hanno potuto conservare solo con la morte.


Per il resto il laghetto in sè mi delude un pò. Mi aspettavo di catapultarmi in un’oasi di silenzio in mezzo al boscoi e invece mi ritrovo in mezzo a decine di bambini starnazzanti di qualche scolaresca o colonie estive.
L’acqua del laghetto non è neppure così pulita, almeno lungo la sponda. Bello invece il bosco tutt’intorno, le sfumature di verde che si riflettono sull’acqua immobile; e curioso l’isolotto là in mezzo al lago che, se uno lo volesse, si può raggiungere con una sorta di zattera. Chissà, che sia esso forse il masso che uccise Vir?



L’escursione al lago Sinevir non era però l’obiettivo principale del fine-settimana, sebbene sia stato un incipit interessante, dato che era anni che mi riproponevo di vederlo e, per un motivo o per un altro, non ci ero ancora mai stato.

Quest’anno dovevo assolutissimamente porre fine alla maledizione del Goverla, che per ben due volte nel passato (l’ultima l’anno scorso, come raccontato sul Forum), ha provocato il dietrofront nel bel mezzo dell’ascesa alla vetta più alta d’Ucraina (2061 m.).

Lasciati nella casetta nel bosco i bambini insieme ai nonni (che questa volta appositamente ho portato dietro, prevedendo appunto di portare a termine la missione Goverla), e approfittando di un tempo clemente siamo dunque, io e la mogliettina, partiti per l’impresa.

Indescrivibile la fatica! Sul serio... io mi ritengo un discreto montanaro, ho un buon passo, una buona resistenza e amo fare trekking e arrampicare; a questo proposito, proprio mentalmente e sulla base dell’esperienza, ho sempre un pò snobbato, pur avendo imparato ad amarli, i Carpazi in generale, e questa montagna in particolare, ritenendola semplice per il fatto della sua forma a “panettone” erboso dalle pendici apparentemente dolci, senza rocce o burroni... ma mi sono dovuto ricredere! Oltretutto, forse, proprio quell’approccio mi ha causato le sfortune dei tentativi di ascensione precedenti, miseramente falliti...

Parallelamente mi ha sorpreso la quantità di escursionisti, di tutte le età, che abbiamo incontrato durante la salita, e poi sulla cima; questi tra l’altro parevano più in forma e più esperti di me, a giudicare dalla scioltezza con cui si muovevano; mentre io, non facendomi una ragione di ciò, arrancavo e la fatica era ancora maggiore per il senso di invidia che provavo nei confronti di questa gente...

Infine l’ultimo tratto, quello che conduce alla vetta; qui non c’è più un sentiero, bensì è possibile zigzagare come si vuole sul pendio; salita che mi ha comportato uno sforzo bestiale. Alla fine, dopo circa 4 ore di camminata e circa 800 m. di dislivello, ce l’abbiamo fatta! La grande soddisfazione nel mettere i piedi sulla larga e piatta cima del Goverla dopo tutta quella fatica è altrettanto indescrivibile. Il panorama da qui è spettacolare, da una parte, in fondo verso sud si vedono i Carpazi romeni; tutt’intorno le cime più basse dei Carpazi ucraini, “gobbe” di detriti, muschio ed erbe; mentre più in basso i boschi di conifere immensi; praticamente nessun segno di civiltà a valle; tira un forte vento e ci sono anche parecchi sprazzi di neve, cosa apparentemente strana per queste altezze non così estreme – in fondo siamo a poco più di 2000 m., ma è chiaro che la latitudine qui gioca la sua parte e molto spesso capitano nevicate a queste quote anche d’estate.
Bello, bello davvero!


goverla
Il panorama dalla cima del Goverla.

goverla_1


goverla_2
e ancora...


Il resto del week end l’abbiamo dedicato al riposo; per i funghi è ancora presto, nel bosco non ce n’è traccia, neppure di quelli “matti”. Quindi abbiamo optato per una gita alla “fighetta” Bukovel’ – la più rinomata località sciistica d’Ucraina dove da anni c’è un boom di turismo d’èlite un pò in tutte le stagioni dato che qui le infrastrutture ed i servizi sono a livelli europei (come i prezzi!). Nonostante io personalmente non verrei qui a passare le vacanze, non sentendomi a mio agio in questa oasi “finta” e “pantovaja”, devo riconoscere che la conca naturale dove si trova ed il paesaggio intorno sono veramente belli. Come pure il lago artificiale che è una delle attrazioni principale del paese.



bukovel_lago
Il lago di Bukovel' e il bel panorama intorno.



Preferisco decisamente sempre la “nostra” grezza e genuina Vorohta, la “nostra” casetta di legno altrettanto grezza ai margini del bosco, le strade piene di buche sulle quali la gente locale si muove in UAZ, in Lada Niva o in altre “carcasse” di eredità sovietica o... coi carretti trainati dal cavallo...



carretto
Il Gringox contadino dei Carpazi


L’ultima sera, per la gioia di bambini ed adulti, e soprattutto del vecchio scout Gringox, si fa shashlyk nel bosco... i bambini vanno a raccogliere la legna, gli insegno come preparare il fuoco e tutti ci divertiamo ad alimentarlo, a fare le fiamme alte, a cuocere la carne, e, tra una cosa e l’altra, a fare la guerra con le pigne. Fino a quando scende il buio che trasforma le “smereke” (la “smereka” è il larice dei Carpazi) in inquietanti forme che tanto spaventano i bambini e non solo... e si va a dormire.


fuoco
Il nonno (mio suocero) coi bambini intorno al fuoco nel bosco.



Gringox


n4italia [ 07 Luglio 2017, 17:59 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
...questa volta anche la favoletta...

Il piccolo nell'ultima foto lo vedo bello cresciuto...


geom_calboni [ 07 Luglio 2017, 19:03 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
n4italia ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Il piccolo nell'ultima foto lo vedo bello cresciuto...

E parecchio "pimpante"...


Butterfly77 [ 07 Luglio 2017, 19:19 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Bella la leggenda Gringox!!!

I tuoi figli sono veramente belli, complimenti.....

Il piccolo è veramente la tua fotocopia.... spero di conoscere la tua famiglia al prossimo raduno.....

Ciao ciao.


akphantom [ 08 Luglio 2017, 8:10 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
gringox ha scritto: [Visualizza Messaggio]
... la gente locale si muove in UAZ, in Lada Niva o in altre “carcasse” di eredità sovietica o...


Quelli "carcasse" ancora si producono e si vendono UAZ si considera una macchina abbastanza affidabile e facile in manutenzione. Lo comprano cacciatori e pescatori. In alcuni posti estremali e meglio "uccidere" un UAZ che un Landcruiser.


n4italia [ 08 Luglio 2017, 10:35 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
akphantom ha scritto: [Visualizza Messaggio]
gringox ha scritto: [Visualizza Messaggio]
... la gente locale si muove in UAZ, in Lada Niva o in altre “carcasse” di eredità sovietica o...


Quelli "carcasse" ancora si producono e si vendono UAZ si considera una macchina abbastanza affidabile e facile in manutenzione. Lo comprano cacciatori e pescatori. In alcuni posti estremali e meglio "uccidere" un UAZ che un Landcruiser.


Ce ne sono tante in circolazione anche nella citta' dei suoceri, Velikij Novgorod.


lo stalker [ 08 Luglio 2017, 15:44 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
n4italia ha scritto: [Visualizza Messaggio]
akphantom ha scritto: [Visualizza Messaggio]
gringox ha scritto: [Visualizza Messaggio]
... la gente locale si muove in UAZ, in Lada Niva o in altre “carcasse” di eredità sovietica o...


Quelli "carcasse" ancora si producono e si vendono UAZ si considera una macchina abbastanza affidabile e facile in manutenzione. Lo comprano cacciatori e pescatori. In alcuni posti estremali e meglio "uccidere" un UAZ che un Landcruiser.


Ce ne sono tante in circolazione anche nella citta' dei suoceri, Velikij Novgorod.


quando giro per il mio paeselle mi sento come se fossi in URSS... vedo lada Niva OVUNQUE!!!


akphantom [ 09 Luglio 2017, 3:26 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
n4italia ha scritto: [Visualizza Messaggio]

Ce ne sono tante in circolazione anche nella citta' dei suoceri, Velikij Novgorod.


UAZ è una vera macchina per un uomo duro: il conforto è minimale, la guida è faticosa, in corsa sballotta tutti in salotto, ha un motore fra i sedili anteriori che fa rumore e fa caldo.

La cosa interessante che queste macchine si vendono in Giappone per circa 40 000$ (perché dazi d'entrata per le macchine straniere sono alti in Giappone) e certo si trovano quelli amanti di UAZ che li comprano e poi li migliorano spendendo altri 30 000$.


YouTube Link


http://www.uaz.jp/

P.S. Gringox, scusami per offtop.


gringox [ 10 Luglio 2017, 7:30 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
akphantom ha scritto: [Visualizza Messaggio]
gringox ha scritto: [Visualizza Messaggio]
... la gente locale si muove in UAZ, in Lada Niva o in altre “carcasse” di eredità sovietica o...


Quelli "carcasse" ancora si producono e si vendono UAZ si considera una macchina abbastanza affidabile e facile in manutenzione. Lo comprano cacciatori e pescatori. In alcuni posti estremali e meglio "uccidere" un UAZ che un Landcruiser.


Fantom caro, ma io scherzavo!!! Ho usato quel termine "carcassa" in modo ironico
Ti aggiungo addirittura che se non ho ancora comprato la UAZ è perché la mogliettina non vuole che io spenda dei soldi che devono essere usati per cose famigliari... ma non appena ho risolto tutte le cose di famiglia e ho un gruzzoletto disponibile, vai tranquillo che la UAZ me la compro
Guarda non so quanti italiani abbiano avuto esperienze in UAZ come il sottoscritto... Io sono legatissimo a quella macchina che mi ha scarrozzato in tutti i miei viaggi in Russia e Asia centrale: a partire dalla Mongolia, dove andavamo a caccia di marmotte in UAZ nel Bayan Olgii!!! Fino arrivare al Pamir in Tajikistan, passando per le l'Altaj in Kazakhstan e Iturup sulle Kurili (anche se qui, per vicinanza al Giappone, erano molto presenti anche Toyota, col volante a destra).

Insomma, giusto per puntualizzare
Per me la UAZ è un mito

Gringox


icipo76 [ 10 Luglio 2017, 8:12 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
ma vuoi prenderti la uaz tipo jeep o tipo la fiat 900 ?

quella furgone sembra un boiler con le ruote

la jeep invece e' bella tosta mi piace


gringox [ 10 Luglio 2017, 8:52 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
icipo76 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
ma vuoi prenderti la uaz tipo jeep o tipo la fiat 900 ?

quella furgone sembra un boiler con le ruote

la jeep invece e' bella tosta mi piace



Icipetto ciao, io ho esperienze anche di furgone UAZ in Turkmenistan... ma ovviamente intend la jeep
Questa qui, tanto per intenderci:


960


Ciao,

Gringox


n4italia [ 10 Luglio 2017, 10:15 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
icipo76 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
ma vuoi prenderti la uaz tipo jeep o tipo la fiat 900 ?

quella furgone sembra un boiler con le ruote

la jeep invece e' bella tosta mi piace




prova123
...ahahah..., il boiler con le ruote, soprattutto nella versione Carabinieri, fa parte dei miei ricordi d'infanzia, quando mio padre non aveva ancora la patente e venivano spesso a prenderlo o a riaccompagnarlo a casa i colleghi, specie quando c'era qualcosa di urgente...

In seguito anch'io ho avuto modo di usarlo parecchie volte nell'Esercito. Nei miei primi anni di servizio - e ultimi anni del Fiat 900 - era abbastanza utilizzato per spostamenti di piccoli gruppi di persone o per il trasporto di materiali di piccolo ingombro.


icipo76 [ 10 Luglio 2017, 13:05 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
gringox ha scritto: [Visualizza Messaggio]
icipo76 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
ma vuoi prenderti la uaz tipo jeep o tipo la fiat 900 ?

quella furgone sembra un boiler con le ruote

la jeep invece e' bella tosta mi piace



Icipetto ciao, io ho esperienze anche di furgone UAZ in Turkmenistan... ma ovviamente intend la jeep
Questa qui, tanto per intenderci:


960


Ciao,

Gringox


meno male ero gia' preoccupato

la jeep effettivamente e' bella massiccia
sono dei muli questi mezzi


akphantom [ 10 Luglio 2017, 15:25 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
gringox ha scritto: [Visualizza Messaggio]

Fantom caro, ma io scherzavo!!! Ho usato quel termine "carcassa" in modo ironico
Ti aggiungo addirittura che se non ho ancora comprato la UAZ è perché la mogliettina non vuole che io spenda dei soldi che devono essere usati per cose famigliari... ma non appena ho risolto tutte le cose di famiglia e ho un gruzzoletto disponibile, vai tranquillo che la UAZ me la compro
Guarda non so quanti italiani abbiano avuto esperienze in UAZ come il sottoscritto... Io sono legatissimo a quella macchina che mi ha scarrozzato in tutti i miei viaggi in Russia e Asia centrale: a partire dalla Mongolia, dove andavamo a caccia di marmotte in UAZ nel Bayan Olgii!!! Fino arrivare al Pamir in Tajikistan, passando per le l'Altaj in Kazakhstan e Iturup sulle Kurili (anche se qui, per vicinanza al Giappone, erano molto presenti anche Toyota, col volante a destra).

Insomma, giusto per puntualizzare
Per me la UAZ è un mito

Gringox


Ciao Gringox! Infatti pure io penso che UAZ è una "carcassa". Ho capito la tua ironia. Volevo solo notare che la storia di questa macchina non era finita insieme con la epoca sovietica. Sembra che avrà ancora una vita lunga.
Hai ragione detto che è una macchina mitica, epocale. Ma il tempo va avanti e personalmente io mai mi comprerei un UAZ. Anche se un giorno lo farò mia moglie mi lega alla corda di gancio e poi mi rimorchia alla bottega per far tornarlo indietro.

Ho scritto su di Giappone perché l'anno precedente ho visitato Tokyo. E' una città ultramoderna!! Tutte le macchine sono nuove, sempre pulite, senza ammaccature. Non so che pazzi comprano lì UAZ

dsc09098
E' un solito autoparcheggio presso al aeroporto Shizuoka.

A proposito ho scoperto sul web che esiste una modificazione italiana UAZ - Martorelli:

uaz_martorelli_22


gringox [ 06 Settembre 2017, 13:16 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
1° settembre 2017.


Se c’è un aspetto della russofilia che da sempre mi lega ad essa questo è sicuramente il culto di certe tappe della vita dell’uomo come di certe ricorrenze, che davvero – a pensarci bene – sono solenni, e dovrebbero essere vissute davvero come tali, affinchè il ricordo possa essere conservato nel cuore e nella mente per tutta la vita, da chi ha vissuto quel momento come protagonista e da chi gli è stato vicino. Così è la nascita, così è il matrimonio, i vari “giubilei” per i compleanni importanti, così è la morte... e così è il primo giorno di scuola.

L’epoca sovietica ha impresso sicuramente un marchio importante nel consolidamento del culto del 1° settembre – tanto da essere elevato a “den’ znanji” (giorno della conoscenza) – e nel conferimento dell’aspetto coreografico militaresco un pò da “regime”; in questo modo viene insegnato e ribadito un senso di appartenza, fondamentale per l’identificazione dello scolaro e dello studente a un certo tipo di cultura, di tradizione, di società, di mondo. Mi è sempre piaciuto questo approccio, di sicuro più valido del qualunquismo ormai diffuso in Italia. Non avrei immaginato, solo qualche anno fa, che un giorno mi sarebbe toccato assistere in prima persona a questa festa.

Nell’Ucraina del 2017, in questo Paese dilaniato da una guerra civile che si consuma ormai da oltre tre anni nell’Est del Paese e che ha prodotto, oltre ai morti, migliaia di profughi, e dove si sta cercando di estirpare per legge un certo tipo di eredità passata e di belle usanze, queste però tuttora resistono, finchè dura e – aggiungo io – fortunatamente, in alcune realtà e situazioni locali.

Oggi essere russofoni in Ucraina significa appartenere “de-jure” ad una minoranza etnico-linguistica, alla quale si stanno togliendo sempre più diritti e riconoscimenti, nonostante di fatto più di metà del Paese sia tuttora di lingua russa. Un paradosso, certo; ma questa è la politica, e troppo spesso essa non perssegue ahimè il bene comune di un popolo...
Nel caso delle scuole è avvenuto in questi ultimi anni un pesante reindirizzamento verso la lingua ucraina e le scuole russe ad oggi sono quasi del tutto scomparse, almeno qui a Kiev. In questo forse non ci sarebbe nulla di male, se la lingua russa fosse almeno inserita come seconda lingua o come lingua facoltativa, ma questo non sempre avviene.

Io, nel mio piccolo, pur da straniero non rientrante nel mondo ex-sovietico, ma pur sempre russofono, mi sono ritrovato così in questa nuova “minoranza”. E, come tutti gli altri russofoni d’Ucraina colti ed evoluti, mi sono dovuto adeguare (ma sarebbe meglio dire ingoiare) a questi cambiamenti, cercando però, nelle situazioni in cui ciò è ancora permesso, di conservare la propria appartenenza linguistica, per me e per la mia famiglia. Ecco perchè ho insistito affinchè il mio bambino fosse inserito in un contesto scolastico russofono. Per un motivo ideale anzitutto, perchè pur rispettando la nuova priorità di Stato della “ridna mova” (la lingua “patria” ucraina), io e la mia famiglia perseguiamo la nostra priorità, che è quella, attraverso il percorso scolastico in lingua russa, di mantenere un legame forte con le proprie origini culturali. E poi per uno pratico, potendo in questo modo seguire il bambino più da vicino nel suo corso di studi, dato che con l’ucraino non sono ad livello tale da potergli correggere i compiti! Il caso poi ha voluto che questa scuola fosse pure vicina a casa...

Del resto poi, a questa “minoranza” russofona, appartiene tutto quel residuato di società sovietica che per mille ragioni è tuttora presente nell’Ucraina post-sovietica, e post-Maidan. Come in Russia, anche qui ci sono armeni, uzbeki, tajiki, kazaki, azeri, kirghizi, georgiani, moldavi, russi, ecc.; oltre agli stranieri come me, che provengono da altri Paesi del mondo; e tutta questa gente per comunicare usa la lingua russa; e tutta questa gente cerca chiaramente di iscrivere i propri figli, se può, in una scuola dove l’insegnamento venga fatto in russo.

Ed in sostanza era questa l’Ucraina che mi ha accolto quasi 13 anni fa... questo il Paese che ho imparato a conoscere nel profondo e ad amare: russofono e russofilo, e al tempo stesso tollerante, multietnico e multiculturale, contradditorio e diviso internamente, ma al tempo stesso tenuto insieme da un unico destino ucraino; originale e curioso nel suo bilinguismo condiviso da tutti, che spesso risultava bizzarro, talmente era spontaneo e naturale. E questo il Paese che mi piacerebbe tornasse a rivivere nella sua unicità originaria.

E così il 1° settembre 2017 è stato il primo giorno di scuola, della 1° elementare, per mio figlio Paolo. Un primo giorno anche per me, che ho assistito per la prima volta alla “linejka” (la “riga”, così chiamata per il posizionamento degli scolari in fila orizzontale, a mò di riga), la solenne e assai toccante celebrazione dell’inizio dell’anno scolastico nella quale viene suonata la prima campanella.
Non ricordo ai miei tempi, nella “lontana” e, pur diversa da adesso, Milano del 1980, un tale tripudio di solennità.

L’emozione è iniziata già il giorno prima per noi “stranieri” della classe perchè abbiamo dovuto fare la “repeticija” (le prove) della parte di spettacolo che ci riguardava.
Ma il vero scossone emotivo giunge la mattina del 1° settembre, quando, ancora a casa, aiuto a vestire il Paolino, e a “conciarlo” come un “ometto”: il completo blu scuro, la camicetta bianca con il papillon sotto ad un gilè pure scuro, e le scarpe tipo “mocassino” nere. Lui stesso, nonostante l’aria da “figurino”, riesce a malapena a trattenere l’apprensione, e lo si vede dall’espressione seriosa del viso.
Il ritrovo a scuola è per le 8,30. La cerimonia inizia ufficialmente alle 9,00.



a_casa
il Paolino "primino"



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Lo scambio dei fiori.



Qualche attimo prima dell’inizio si raggruppano i bambini delle prime elementari, con la maestra e i genitori. Sono due sole classi di 33 scolari ciascuna. Ci si scambiano mazzi di fiori, si chiacchiera un pò per conoscersi, un pò per definire gli ultimi dettagli della manifestazione. La maestrina è lì, sorridente e timida, meravigliosa nella sua frangetta castano-chiara, che calza a pennello con quel suo “grembiule” bianco che termina a strisce orizzontali amaranto con i tipici rombi della tradizione ucraina; si percepisce anche la sua commozione. È lei che dispone i bambini a due a due, un maschietto e una femminuccia, e tiene per mano il primo bambino della prima coppia.



fila
I bambini della classe si dispongono in fila...



maestrina
La maestrina a guidare la fila.



Alle 9,00 in punto entrano i “primini” accompagnati dalle maestre e vengono disposti su una lunga fila orizzontale – appunto la “linejka” – di fronte al palco dove si trova la direzione della scuola. Ai lati del cortile, nelle file davanti i bambini e i ragazzi delle classi superiori. Infine, tutt’intorno, la folla dei genitori, soprattutto di quelli delle prime classi. Il cortile della scuola è gremito. Ad un certo punto si interrompe il brusio generale, e dagli altoparlanti un pò gracchianti, in totale sintonia con le pareti della scuola che portano i segni evidenti dell’età che ha (è della fine degli anni ’30 del ‘900), si eleva una musica “mezza” militare, una sorta di marcetta. Irrompe allora un “plotoncino” di cinque studenti (tre ragazzi e due ragazze, delle classi più grandi), vestiti con un’uniforme scura da cerimonia, con fascia amaranto sulla giacca che scende in diagonale, e berretto pure color amaranto in testa, che, con preciso passo dell’oca, tenendo sotto mano uno la bandiera ucraina, l’altro, dietro, quella della scuola (un sole rosso con raggi gialli e rossi, su sfondo blu, e in cima il nome della scuola), si dirigono verso il punto dove sosteranno. Questo picchetto d’onore durerà poi fino alla fine della festa.
Parte a questo punto, pastoso e coinvolgente, l’inno nazionale ucraino. Cantano in molti, molti si mettono la mano sul cuore... è l’inizio ufficiale della celebrazione del 1° settembre.


linejka
La "linejka".



cortile



Da ora in poi, per circa un’ora e mezzo è un susseguirsi di balli, di canzoni cantate da scolari piccoli, di filastrocche pronunciate da altrettanti bambini; e poi è il turno dell’inno della scuola – questo in russo, a sottolineare la sua solida e antica tradizione russofona – e lo spettacolino degli scolari stranieri della prima classe nel quale essi scandiscono rumorosamente delle piccole campanelle – il cosiddetto “pervij zvonok” – a simboleggiare l’inizio della prima lezione di scuola. Qui anche il mio Paolino svolge la sua parte degnamente.

Segue poi il discorso della direttrice, una donnona col faccione tondo e paffuto, vestita anche lei in modo tradizionale con una sorta di tunica nera con al centro una striscia gialla verticale riempita da disegni floreali neri... lei, dal sorriso buono ma dalle maniere decise, come si nota dal tono della sua possente voce, proclama un messaggio breve, bello, che in pochi minuti riesce ad esprimere decine di concetti e a trasmettere altrettanti messaggi, alcuni più “ideali”, altri che guardano più al “sodo”. Centrale l’aspetto della multiculturalità, fonte di orgoglio per la scuola; il legame storico alle tradizioni della scuola, che al tempo stesso però guarda al futuro e punta all’insegnamento delle lingue (inglese e tedesco); il senso di appartenenza ad una grande famiglia che comprende i ragazzi, le loro famiglie, gli insegnanti e la scuola in generale; fino poi ai riferimenti alle più “concrete” conquiste della scuola, ai finanziamenti ottenuti per terminare il “remont” (la ristrutturazione), all’impegno congiunto, di personale scolastico e genitori, di rendere la scuola un ambiente più accogliente e più moderno. E fino al commovente minuto di silenzio per tutti i morti di questa martoriata Ucraina... “per tutti i morti”... senza distinzione di etnia, di lingua, di regione del Paese e di “credo” politico.
.
Infine la consegna della spilla col girasole, un altro simbolo ucraino, colorata a metà blu (in alto) e a metà gialla (in basso), i colori della bandiera ucraina, e l’attaccamento della stessa sul vestito dei “primini”, dalla parte del cuore.

Al termine della manifestazione gli scolari rompono le righe ed escono dal cortile passando in mezzo ad una porta immaginaria delimitata da due grandi “rushniki” (sorta di tovaglie di lino o cotone, decorate con disegni a rombi, tipiche della tradizione slava dell’Est) tenuti in mano da due volenterosi genitori. Quasi a “benedire” il passaggio del bambino verso il nuovo mondo della scuola e sancire la nuova unione, non solo ideale, che si crea tra il bambino (e la sua famiglia) e la scuola. A guidare la fila dei “primini” è la maestra che tiene in mano il “karavaj”, il tipico pane rotondo, grande, con decorazioni floreali di pane sulla superficie (usato anche nei matrimoni, viene consegnato agli sposi), pure appartenente alla tradizione slava.

Ci si ritrova poi in classe, scolari, maestra e genitori. La stanza, semplice e modesta, senza tanti fronzoli, dalle pareti color verdognolo appena riverniciate, e con i banchi e le finestre che profumano di nuovo, è accogliente. Qui si conclude il tripudio di gesti che ha caratterizzato la bellissima atmosfera festosa di questa tiepida mattinata kievliana di fine estate; la “nostra” maestrina tiene in mano il “karavaj” e, dopo aver pronunciato un breve discorso di buon auspicio per il lungo, difficile ma interessante viaggio che l’intera classe e ogni singolo scolaro stanno per intraprendere, ancora commossa, lo consegna al bambino seduto al primo banco, affinchè nè stacchi un pezzo, lo mangi, e poi lo consegni al suo compagno di banco e così via. Un momento al quale, alla fine, anche i genitori partecipano, mangiandosi anch’essi un tozzo di pane.



classe
In classe.



Poi alla fine tutti a casa. La festa deve proseguire per tutta la giornata, così ha indicato la direttrice nel suo proclama, rivolegendosi ai “pervoklassniki” (i bambini della prima elementare) e ai loro genitori. Perchè questo è un giorno solenne, che non si ripeterà più, e tale deve restare impresso nella memoria di bambini e grandi. Simbolo del passaggio dall’infanzia al mondo dei grandi.



famiglia
La foto ricordo di famiglia



Ed io, in totale coerenza con le direttive scolastiche, decido così di “bigiare” qualche ora di lavoro facendo una passeggiata con la famiglia e dirigendomi a comprare un pò di squisitezze per la cena in modo da concludere in bellezza la giornata, ma con uno stile decisamente più italiano... a base di antipasto di pesce, e poi polipo e prosecco...



polpo
Il pezzo forte della cenetta a fine giornata





Gringox


sorrento76 [ 06 Settembre 2017, 13:36 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Emozionante resoconto caro Generale. Buon anno scolastico al giovanotto!!


Maxovich [ 06 Settembre 2017, 15:53 ]
Oggetto: Re: GRINGOX d'UCRAINA
Bel resoconto grazie.
Parlavo l'altra sera con mia moglie della differenza del primo giorno di scuola tra Italia e Russia, qui un giorno qualsiasi in Russia un momento di festa di solennità e di impegno per il futuro. A volte mi sorge il dubbio se è il caso di farla crescere qui o in Russia la mia piccola дочь.


geom_calboni [ 06 Settembre 2017, 16:12 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Paolino spettacolare. Salutamelo.
Farà le scarpe a tutti per quanto è scaltro


Butterfly77 [ 06 Settembre 2017, 16:16 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Uau Gringo gran bel racconto....grazie di averlo condiviso qui sul forum anche oggi ho imparato una nuova cosa bella davvero....

Tradizioni che portano sì il passaggio del bambino all'età adulta.... si vede il Paolino visivamente teso nella prima foto che hai postato.....mentre Giorgio nella foto di famiglia sembra un po' annoiato come voglia dire.... "tra poco tocca anche a me tutto questo?"

Grazie ancora di questo pezzo di storia nel primo giorno di scuola di tuo figlio.....


Luda Mila [ 07 Settembre 2017, 9:39 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Emozionante davvero il tuo racconto, Gringox! Con tutti i momenti descritti e le foto, leggendo si ha l' impressione di esserci presenti Apprendo con un po' di sorpresa che il rito sovietico della "linejka" e` sopravvissuto nell'Ucraina di oggi; e` finora la tipica procedura solenne del 1 settembre in tutte le scuole della Russia, solo che qui, invece dell'inno nazionale, si sente la musica popolare delle canzoni per bambini. Paolino e` un vero piccolo gentiluomo Pure la mia nipotina quest'anno ha cominciato la prima elementare, a Mosca...
Scusa la curiosita`, se ho capito bene - nella scuola che avete scelto la lingua ucraina non viene studiata affatto?


icipo76 [ 07 Settembre 2017, 9:55 ]
Oggetto: 
Complimenti bel racconto , questa è sicuramente una di quelle cose che mi piace della Russia.
Queste tradizioni che durano nel tempo , poi a differenza dell'Italia mi è sempre piaciuto il fatto che la inizio è sempre il primo di settembre , da noi è un casino
Tutte le regioni tutti gli anni un giorno diverso


gringox [ 07 Settembre 2017, 10:13 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Luda Mila ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Emozionante davvero il tuo racconto, Gringox! Con tutti i momenti descritti e le foto, leggendo si ha l' impressione di esserci presenti Apprendo con un po' di sorpresa che il rito sovietico della "linejka" e` sopravvissuto nell'Ucraina di oggi; e` finora la tipica procedura solenne del 1 settembre in tutte le scuole della Russia, solo che qui, invece dell'inno nazionale, si sente la musica popolare delle canzoni per bambini. Paolino e` un vero piccolo gentiluomo Pure la mia nipotina quest'anno ha cominciato la prima elementare, a Mosca...
Scusa la curiosita`, se ho capito bene - nella scuola che avete scelto la lingua ucraina non viene studiata affatto?


Grazie cara Luda Che io sappia la "linejka" è tuttora mantenuta in tutte le scuole in Ucraina.
Rispondo subito alla tua curiosità, forse dal racconto non emerge chiaramente: la lingua ucraina certo che viene studiata, come lingua parallela (avranno 3 o 4 ore alla settimana di ucraino), e poi c'è l'inglese (3 ore/settimana). Dalla 5a classe poi verrà inserito anche il tedesco

Ehh già caro Icipetto, proprio così

Ehh già caro geometra, tu che l'hai pure conosciuto recentemente, il Paolino è tosto, ehh...

Oggi, accompagnandolo a scuola, mi sono soffermato a chiacchierare e fare amicizia col nonno di Bobò (mi pare di aver capito si chiami così il bambino), il compagno di classe tajiko del Paolino. La conversazione mi ha riportato alla mente il mio viaggio storico in Tajkistan, secoli fa... ho fatto pure vedere le foto del viaggio (che conservo, come quele degli altri viaggi, nella memoria del telefonino)... e lui si è pure emozionato La famiglia di Bobò ha un chiosco al bazar Demeevskij e vendono frutta secca e spezie... gente semplice, ma dignitosa.

Gringox


n4italia [ 07 Settembre 2017, 10:45 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Bel racconto e belle foto, davvero si ha la sensazione di essere stati lì ad assistere...

Per Paolo: vai, ragazzo..., impegnati e buona fortuna !!

Per il polipo finale: quando capiti di nuovo dalle mie parti, lo preparo io: dicono che mi riesca abbastanza bene..., faremo una "polipata forumistica"...


assodipicche [ 07 Settembre 2017, 10:52 ]
Oggetto: Re:
icipo76 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Complimenti bel racconto , questa è sicuramente una di quelle cose che mi piace della Russia.
Queste tradizioni che durano nel tempo , poi a differenza dell'Italia mi è sempre piaciuto il fatto che la inizio è sempre il primo di settembre , da noi è un casino
Tutte le regioni tutti gli anni un giorno diverso


infatti, la penso come te.
In Russia hanno 9 fusi orari e iniziano tutti il 1 settembre, da noi solo se si provano a proporlo partono le pippe mentali


icipo76 [ 07 Settembre 2017, 11:18 ]
Oggetto: 
Toglimi una curiosità Gringox

Come percepisci il futuro di queste cose ?

È chiaro che tutte queste tradizioni seppur belle sono un eredità sovietica e visto che in ucraina la strada è verso l' allontanamento di queste influenze,
C'è il rischio che tutte queste tradizioni spariscano lentamente?


Butterfly77 [ 07 Settembre 2017, 11:28 ]
Oggetto: Re:
icipo76 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
[...]
Queste tradizioni che durano nel tempo , poi a differenza dell'Italia mi è sempre piaciuto il fatto che la inizio è sempre il primo di settembre , da noi è un casino
Tutte le regioni tutti gli anni un giorno diverso


Caro Icipo condivido il tuo pensiero è un vero peccato averle perse in Italia e si vedono oramai solo nei filmati di tempi che furono meno male che ci sono nazioni come l'Ucraina e la Russia (e credo anche qualcun altro boh?) che le mantengono vive queste tradizioni..... e che il bambino rispetta la maestra fin dal primo giorno.....

n4italia ha scritto: [Visualizza Messaggio]


[...]

Per il polipo finale: quando capiti di nuovo dalle mie parti, lo preparo io: dicono che mi riesca abbastanza bene..., faremo una "polipata forumistica"...


Per la "polipata forumistica" contate anche su di me sono una vera ghiotta di pesce....perché non organizzare un raduno a base di pesce? A chi piace naturalmente.....


icipo76 [ 07 Settembre 2017, 12:09 ]
Oggetto: Re: Re:
Butterfly77 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
icipo76 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
[...]
Queste tradizioni che durano nel tempo , poi a differenza dell'Italia mi è sempre piaciuto il fatto che la inizio è sempre il primo di settembre , da noi è un casino
Tutte le regioni tutti gli anni un giorno diverso


Caro Icipo condivido il tuo pensiero è un vero peccato averle perse in Italia



Non credo che in Italia abbiamo perso qualcosa per il semplice fatto che non c'è mai stata un nessun tipo di tradizione legata al primo giorno di scuola


gringox [ 07 Settembre 2017, 12:46 ]
Oggetto: Re:
icipo76 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Toglimi una curiosità Gringox

Come percepisci il futuro di queste cose ?

È chiaro che tutte queste tradizioni seppur belle sono un eredità sovietica e visto che in ucraina la strada è verso l' allontanamento di queste influenze,
C'è il rischio che tutte queste tradizioni spariscano lentamente?



Guarda Icipetto, a dire il vero viviamo un po' "alla giornata" e purtroppo siamo costretti a subire la direzione del vento... oggi è così e non è detto che lo sia anche domani. Nel caso in questione, di scuole con l'insegnamento in russo prima ce n'erano tante, oggi sono rimaste poche, e non è escluso che domani tolgano pure quelle... oppure le rimettano come era prima...

Questa è, in generale, la triste situazione di insicurezza, di instabilità, che permane nel Paese.

Fare ipotesi per il futuro non è così semplice, poiché la sensazione di instabilità sociale è il riflesso di una instabilità politica. E proprio la politica poi è quella che determina un indirizzo piuttosto che un altro.

Posso dire che sul breve termine le cose, dal punto di vista del nostro discorso, non possono altro che peggiorare. Ma già sul medio-lungo termine non mi azzardo a fare previsioni. Perché potrebbe pure cambiare il vento. Ma come potrebbe cambiare? Ehh..., tutto può succedere, può cambiare in peggio (e in questo caso il rischio è davvero la soppressione di tutta quella eredità), o potrebbe cambiare in meglio.

Poi bisogna anche vedere, nel breve termine, come nei fatti riesce ad essere cambiata la società nel complesso. Capisci che sradicare tutto un passato, o fai come Pol Pot e radi tutto al suolo e fai stragi umane e allontani i bambini dai genitori, oppure inevitabilmente ti scontri con delle difficoltà reali, anzitutto con la forza stessa di certe tradizioni che sono diventate nei decenni una prassi, un dato acquisito, che rallentano l'azione distruttiva. Ecco che quindi tale azione può raggiungere un risultato importante in un tempo medio-lungo (una generazione e oltre); bisogna vedere appunto se il vento che tira ora potrà ancora soffiare a lungo e per quanto...
Oltre che vedere come la società "reale" reagisce a tale azione... al momento una gran parte della società mi pare subisca e stia zitta (e non salti di gioia!), e, dove può, si aggrappa a tutte quelle situazioni, a quegli appigli (come nel nostro caso per es. una scuola russa), a quelle "gabole" che ritiene necessarie per vivere come ritiene più giusto e valido per sé stessa.

Spero di averti un po' chiarito le idee

Gringox


icipo76 [ 07 Settembre 2017, 15:43 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
grazie , chiarissimo

era semplice curiosita' mi interessano queste cose


lo stalker [ 07 Settembre 2017, 16:07 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
Bel Racconto Gringox... Come sempre il tuo stile unico. Complimenti per la cena... il polpo è uno dei miei cibi preferiti... By the way... Hai il numero della maestrina?


n4italia [ 07 Settembre 2017, 16:40 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
lo stalker ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Bel Racconto Gringox... Come sempre il tuo stile unico. Complimenti per la cena... il polpo è uno dei miei cibi preferiti... By the way... Hai il numero della maestrina?



...visto che nell'altro topic Lo Stalker deve unie l'utile al dilettevole con un viaggio in Ucraìna, visto che c'è fa anche questo sacrificio...

Bravo, Stalker..., meriti un premio per l'impegno...


lo stalker [ 07 Settembre 2017, 17:05 ]
Oggetto: Re: GRINGOX D'UCRAINA
n4italia ha scritto: [Visualizza Messaggio]
lo stalker ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Bel Racconto Gringox... Come sempre il tuo stile unico. Complimenti per la cena... il polpo è uno dei miei cibi preferiti... By the way... Hai il numero della maestrina?



...visto che nell'altro topic Lo Stalker deve unie l'utile al dilettevole con un viaggio in Ucraìna, visto che c'è fa anche questo sacrificio...

Bravo, Stalker..., meriti un premio per l'impegno...


Uno cerca sempre di tenersi impegnato su diversi fronti...




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