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Arte e Letteratura - Elisabetta Rasy, La scienza degli addii, Rizzoli



ema [ 14 Giugno 2005, 8:31 ]
Oggetto: Elisabetta Rasy, La scienza degli addii, Rizzoli
Non mi piacciono le biografie romanzate, di solito preferisco le storie documentate e prive di fronzoli estetizzanti. Certo però che questa è una storia affascinante: una storia d'amore, un amore totale e puro, più fantastico di quelle delle favole.

Un poeta, Osip Mandel'atam, incontra una ragazza molto più giovane di lui, Nadezda Chazina, si innamorano, di un amore travolgente. A contrastare il loro amore non è la strega cattiva, ma il comunismo, che deporterà  Osip in un gulag in Siberia, dove troverà  la morte.

Inutile starvi a raccontare perchè Stalin odiasse Osip Mandel'atam, raccontare l'importanza di questo grande poeta, raccontare le ragioni di quella generazione che ha dissipato i suoi poeti....... Quello che mi ha colpito è la figura di un amore che continua dopo il loro distacco violento e ingiusto. Si ameranno senza più vedersi. Il comunismo tenterà  di distruggere tutta la sua opera, ma la Nadezda riscriverà  le poesie tenendole nascoste, imparandole tutte a memoria...... Solo molti anni dopo 30 o 40 si parlerà  di Osip Mandel'atam, grazie a Nadezda che non si è dimenticata di lui, che lo ha sempre amato, che non lo ha dimenticato nel gulag......

Nella sua vecchiaia perfino Iosif Brodskij e Bruce Chatwin andranno a trovare questa vecchia signora, il miracolo è compiuto: l'amore ha vinto la barbarie del comunismo, hanno ucciso il poeta ma non la sua memoria.

Che donna la Nadezda Chazina, chi non vorrebbe avere un amore così? :-)


ale [ 15 Giugno 2005, 0:02 ]
Oggetto: 
"Che donna la Nadezda Chazina, chi non vorrebbe avere un amore così?"
Ti pago una birra se mi trovi un uomo del quale si possa dire lo stesso ... presenti esclusi, ovviamente ;)


ema [ 15 Giugno 2005, 6:58 ]
Oggetto: 
La cosa che mi ha impressionato è il fatto che Nadezda è stata "la memoria" vivente del marito. Nel senso che si imparò tutte gli scritti di lui, perchè i suoi manoscritti furono requisiti e distrutti. Accettò lavori ed incarichi miseri...... ma sempre pensando a lui, che non c'era più, detenuto a migliaia di chilometri di lontananza. E questa passione durò per tanti decenni dopo la "scomparsa" del poeta.
Incredibile e significativo che Nadezda Chazina conservasse le poesie del marito, nel dopoguerra, dopo la morte di Stalin, in foglietti di carta all'interno di una culla.....quasi fosse un simbolo di rinascita...




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