Non intendo dire più nulla sull'argomento dato che avevo già concluso oltre una settimana con l'esposizione del mio pensiero sul Risorgimento - tema originario del topic! E mi ero ripromesso di non aggiungere altro...
...ma dopo aver letto questa ultime due pagine, escludendo rare eccezioni tra cui l'intervento in tema, espresso dal caro "Laghetto" (che saluto, visto che è un po' che non si faceva vedere da queste parti

), mi sento in dovere di intervenire per bloccare in tempo l'uscita di rotta del topic. Evitando così di lasciare un brutto ricordo su un thread che per diversi giorni ha procurato una discussione seria su un tema davvero interessante e stimolante.
Credo che Fantom si possa ritenere soddisfatto e abbia compreso un po' meglio un "pezzetto" importante di storia italiana (e dell'italianità, con le sue contraddizioni e la sua "unicità"), leggendo le diverse posizioni espresse dai forumisti che hanno preso parte al dibattito.
Ancora una volta ringrazio Fantom per la sua curiosità, per l'argomento aperto, per il suo sforzo di esprimersi in una lingua che non è la sua e di reggere al confronto con gli altri, per il suo entusiasmo e la sua vivacità... e lo invito a continuare su questa strada perché nel Forum abbiamo bisogno di gente così e di topic di questo livello.
Gringox
PS per Kasha: ti prego non cercare di fare della psicoanalisi anche a me... ne hai già dette abbastanza
La nostalgia è una cosa - che tra l'altro io non reputo cosa negativa, anzi (per me una persona nostalgica è romantica, è di animo buono), è un aspetto della sensibilità umana, è malinconia, la cui intensità varia da persona a persona in base alla predisposizione dell'animo e al livello e alla sostanza dei legami che la persona ha con le proprie radici che si trovano fisicamente lontane, a causa per esempio di un trasferimento all'estero (ma anche per motivi di altra natura)... è legata al ricordo della vita vissuta in precedenza dalla persona, di momenti che non puoi più rivivere perché fisicamente non ti trovi più in quella situazione... nel mio caso era più forte durante i primi anni, la percepisco in minore misura ora, dato che sono orami oltre 11 anni che vivo all'estero. Inizialmente mancava la presenza dei genitori, degli amici, del bel clima italiano, delle "mangiate" italiane, dei pub e del "cazzeggio" con gli amici, e di tanti altri aspetti della quotidianità che vivevo quando stavo a Milano... ma ora ho altre priorità le quali mi legano alla terra in cui mi trovo e mi riempiono la vita in modo completo.
Fantom tra l'altro è an che lui all'estero per lavoro, ma sta in Mongolia, non in Kazakstan...
Il patriottismo è ben altra cosa, ed è relativo alla consapevolezza che una persona ha del valore della Terra da cui proviene e all'orgoglio per il senso di appartenenza a quella Terra, che non diminuisce (anzi in certi casi può pure intensificarsi, come nel mio) quando la persona si trova a vivere lontano dal suo Paese; anche verso di esso ci può essere una certa predisposizione innata dell'animo (una forma di "amore" verso la Patria); ma esso si deve educare e coltivare (ecco il valore dello studio della storia patria); ed il grado di tale consapevolezza può variare anch'esso da persona a persona o può mancare del tutto come si è visto durate la discussione tra i forumisti.
La mia posizione in proposito (molto vicina tra l'altro a quella di Fantom) l'ho già espressa. Inutile ripetermi.