Dopo la caduta dell'impero romano l'Europa tanto decantata è stata un'accozzaglia di ladri, papponi, beceri farabutti, carogne pidocchiose che hanno lottato tra di loro per un'albero o un pezzo di terra dove rischiavano di esserci seppelliti per le loro manie di grandezza, fino a che, stufi di pestarsi i calli così da vicino, decisero di andare a scassare le palle in altri continenti, facendo le stese cose, e ivi trascocandovi i delinquenti
Guarda che forse ti sbagli :-D
Nella Roma antica nacque un piccino che era un Biancone di fatto ma siccome aveva un ben di dio come un Negrone i genitori pensarono bene di togliere la G per chiamarlo Nerone.
Sin dalla sua giovinezza, il futuro imperatore si guardava in giro perchè ammaliato dalla maestosità di Roma, dalle belle fanciulle che la abitavano, dalle schiave longilinee ma che molte volte se la spassavano nei letti dei loro padroni, insomma anche se è schiava un colpetto bisogna darlo e poi lei non disdegna in quanto femmina vogliosa e focosa, ma nello stesso tempo intravvedeva cosa combinavano i suoi concittadini e connazionali romani, i quali erano così orgogliosi di avere come capitale una città bellissima e maestosa da essere soprannominta la città eterna.
Nel frattempo il giovane Nerone cresceva e iniziava a scorgere tutti i mali della roma antica. Uomini saggi che andavano a prostitute, senatori che prendevano le mazzette, ufficiali che rubavano dalle terre conquistate ciò che avevano conquistato e che dovevano andare nei forzieri imperiali ma che in realtà finivano nelle loro tasche.
Finalmente venne il giorno in cui il giovane Nerone venne eletto imperatore. Tutti lo prendevano in giro in quanto amava esibirsi in pubblico con la sua lira a suonare e a cantare con una voce da gallina strozzata. Più che un imperatore, a volte, ai più appariva come uno stornellatore da quattro soldi, uno scemo pure cretino;
"Che bell'imperatore abbiamo!",
tutti dicevano e mormoravano.
Ma per in realtà era tutta una farsa, studiata minuziosamente nei più piccoli dettagli per scorgere tutti i particolari della vita giornaliera che si svolgeva nei templi imperiali.
Mentre cantava, i suoi sudditi rubavano, smazzettavano, prendevano e contavano denari, elargivano terreni per due petecchie a ricchi e facoltosi costruttori per poter poi sguazzarci negli aumenti e nei prestiti di capitale che l'impero dava. Alla fine tutti credevano che Nerone più che imperatore, era una attore cantante che scriveva sonetti e stilava musichette, ma non sapevano che guardava, curiosava, annotava e memorizzava, finchè un bel giorno, vedendo tutta la corruzione e tutto il male che in Roma e nell'impero c'era, decise di dare un bel taglio al tutto. Ma come fare?
Nel frattempo i giorni dalla sua decisione passavano tranquillamente e normalmente, ma lui studiava per progettare tutto. Molte cose venivano fatte di nascosto, altre erano fatte alla luce degli occhi, e tutto questo turbava Nerone sul come poter agire sino a quando, una sera poco dopo che le galline andarono a far la nanna per mettere in produzione l'ovetto mattutino e le oche palatine furono liberate nei palazzi imperiali per la solita guardia notturna, chiamò a rapporto i suoi più fidati comandanti. Scambiò alcuni pareri e molti erano concordi di farla finita con tutta la schifezza che ormai pullulava, per non dire imperava, nella città romana.
Per mantenere l'impero sano e pulito bisognava dar luogo a qualcosa di imponente e di maestoso. Studiarono molte soluzioni, anche quella di arrestare i corrotti, ma una volta stilata la lista videro che era molto lunga per cui inattuabile perchè molti nel frattempo potevano scappare e avvisare gli altri per cui il fuggi fuggi poteva essere generale. Ad un certo punto, preso da un sonetto meraviglioso che nel frattempo gli girava per la testa, Nerone disse:
"Comandanti, l'ordine è bruciare Roma!".
Tutti si guardano negli occhi estereffatti e il comandante Alexandro Minimun esclamò:
"Ma imperatore, non possiamo bruciare Roma, la nosta capitale, la città eterna, la culla della cultura. Cosa dirà il mondo intero?".
L'imperatore a quel punto con la sua faccia barbutina lo guardò negli occhi, sfoderò la guainapicozza e la sbattè sul tavolo urlando:
"Chi vi ha detto che non potete bruciarla? Voi dovete! Tra potere e dovere c'è differenza! Io ho e sono il potere e voi dovete eseguire il mio volere"
Preso da una foga di godimento, iniziò a sbattere la guainapicozza ripetutamentre, e sempre con maggior impeto, sul tavolo marmoreo fino a romperlo. 150 colpi al minuto solo un imperatore ben fornito li poteva fare e a quel punto, nel momento della rottura del tavolo, urlò:
"Voi brucerete Roma, ma non sarete voi! La colpa ricadrà sui cristiani. L'ira degli dei si deve abbattere su questa città così corrotta, così maledetta, ormai capitale del vizio e degli sprechi e non più di un impero. Chi non eseguirà sarà decapitato, crocefisso e messo al rogo":
Così quella notte Roma venne incendiata per essere purificata dai mali che ormai l'affliggevano da tempo, e mentre bruciava, Nerone preso da un qualcosa di estasiale rimase affacciato alla finestra della sua reale reggia tutta notte a vedere il fantastico panorama con il cielo illuminato a giorno e la guainapicozza sfoderata. Una serva appena vide quella cosa così imponente e maestosa svenne, mentre l'imperatore con la sua lira in mano, cantava sonetti, :-D