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Quattro Chiacchiere Con Pushkin
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Messaggio Quattro Chiacchiere Con Pushkin 
 
6 giugno 2012
Boris Evseev, scrittore
Lo scrittore russo Boris Evseev racconta in un saggio cosa direbbe oggi, a 213 anni dalla sua nascita, il grande poeta e padre della lingua russa.

Aleksandr Pushkin, poeta incomparabile e primo romanziere russo, ha vissuto una vita incredibilmente bella, scomoda per chi gli stava vicino. Una vita a tratti triste e misteriosa.

 

Pushkin è morto a soli 37 anni, lasciando 92.500 rubli di debiti e quattro figli tra le braccia di sua moglie, una bellezza mondana e comune.

 

La vita di Pushkin si è rivelata un paradosso e un mistero. Il paradosso sta nel fatto che un tipo piccoletto, con la faccia da scimmia e le unghie lunghe, abbia creato una lingua e un modo di pensare rivelatisi assolutamente necessari per la Russia moderna.

 

E proprio qui si incontra il mistero: come è possibile che anche oggi Pushkin continui a superare di gran lunga non solo zar e martiri, ma anche le stelle del rock?

 

Sulle questioni veramente importanti non mi fido troppo dei miei contemporanei. È forse per questo motivo che ho pensato diverse volte di conversare direttamente con lui. Ed è da diverso tempo che avrei voluto chiedergli:

 

Aleksandr Sergeyevich, la “Conversazione immaginaria con Alessandro I” scritta all’inizio del 1825, iniziava più o meno così:  “Se fossi stato zar, avrei chiamato Pushkin e gli avrei detto…”. In questa conversazione lo zar rimprovera la Vostra ode “Alla libertà”, così come il Vostro ateismo e il Vostro discorso con il conte Vorontsov. Alcuni pushkiniani di oggi considerano tale conversazione un errore invano. A distanza di tutti questi anni, l’avrebbe rinnegata?

 

Non lo avrei mai pensato.

E per quanto riguarda le frasi sullo zar che si arrabbia e spedisce Pushkin, ciarlatano infervorato, in Siberia, dove egli avrebbe poi scritto alcuni poemi “con ritmo diverso”. Queste frasi, le lascerebbe? Vi spediscono in Siberia e Voi continuate e pensare al ritmo?

 

Non di rado la vita russa mi ha suggerito poemi o novelle esposte con uno stile pessimo o eccellente. E a proposito, se non fosse per questo stile…

A proposito, parlando della lingua. Come non ricordare le Vostre parole quando avete detto: “Pretendiamo che ci chiamino scrittori e non conosciamo la metà delle parole russe”. Quando avete scritto questo, sicuramente avrete pensato: “Ben presto impareremo anche queste parole!”. Ma da allora la situazione non ha fatto altro che peggiorare. Al giorno d’oggi la metà del nostro vocabolario è formata da parole che non sono in alcuna maniera connesse con le radici di riferimento. La nostra lingua, al giorno d’oggi, è solo per metà russa. È una lingua creola.

 

Ehi, attenzione! Sono pure io un creolo.

Per il sangue, questo fenomeno può risultare buono. Però per la lingua, convertirsi in una lingua creola, è un destino deplorevole. Dalla lingua e dal ragionamento sulla quale essa stessa si basa, dipende il percorso verso la formazione di un Paese. Voi stesso avete parlato di questo con una triste affermazione: “La scienza, la politica e la filosofia non si possono ancora spiegare in russo”.

 

E ora sono io a chiedere a Voi: com’è la situazione, a tal proposito, al giorno d’oggi?

Beh, non è cambiato molto. Non c’è alcun rispetto nè per la lingua, nè per la filosofia della vita basata su di essa. In questo modo non può esserci rispetto nemmeno per la propria cultura e, di conseguenza, per noi stessi.

 

Mm.. ricordo di aver scritto: “Mi hanno insegnato una scienza fondamentale: onorare sè stessi”.

E a noi hanno insegnato a onorare gli altri: forme aliene di governo, abitudini che da tempo ormai non hanno più senso, compresa la arroganza etnica.

 

La conversazione con Pushkin potrebbe continuare all’infinito. Visto che, per buona parte delle questioni di oggi, già esistono risposte date da Pushkin.

 

Spesso si dice: Pushkin era un duellante, un gradasso. Però Pushkin era solamente provocato dagli scontri. Lo sfidavano. E lui accettava.

 

Si è cercato di dare un’immagine paradossale di Pushkin. Ma non ci si è riusciti. Al contrario, la sua immagine, di una naturalezza non troppo aggraziata, si è convertita in fonte di ispirazioni.

 

E ancora: Pushkin era un Don Giovanni russo. Però questo amore estremo, spesso, era solo una maschera. E le donne di alto borgo erano disposte a tutto pur di unirsi nell’estasi con la “scimmia francese”, così come veniva chiamato Pushkin dai suoi amici del liceo.

 

Un altro malinteso: Pushkin non era in grado di maneggiare il denaro. Come no! Le sue lettere sono piene di preziosi calcoli matematici e di conti. Il problema era un altro: Pushkin si ritrovava spesso a spendere ben oltre quello che guadagnava con la sua professione letteraria. Prendiamo ad esempio questa lettera: “A quanto pare devo riuscire ad ottenere delle grosse entrate di denaro. E le avrò. Non a caso mi sono lanciato nella speculazione giornalistica”.

 

Si crede inoltre che Pushkin fosse ateo. Senza dubbio, il cammino spirituale del poeta mostra chiaramente che non nutriva molto incanto verso la fede cristiana. Lentamente, però, si indirizzò verso un percorso speciale e inusuale: verso una purificazione data dalla bellezza profonda e non superficiale, verso la creazione del bene non tramite i canoni classici.

 

La sua prosa era il proseguimento delle sue azioni. I suoi versi, desideri inconsci. La vita di Pushkin era arte. Oggi come ieri, la vita di molti scrittori è una parodia delle loro opere.

 

E poi la lingua russa: è un oceano dove giaciono le nostre azioni e i nostri pensieri. Nè Pietro il Grande, nè Lomonosov e nemmeno Karamzin hanno potuto scoprire il russo; il chè significa che nella mentalità russa esiste una tale quantità di pensieri che non si è stati capaci di incontrare la genialità della parola. Solo Pushkin riuscì a fare ciò. E da qui la sua importanza storica.

 

E a ciò dovrebbe far seguito la conclusione: Pushkin ha dato la sua vita per il trionfo della lingua e della cultura russa.

 

Tutto ciò ci porta a pensare che la vita di Pushkin fu la prima e la migliore opera russa, scritta da lui stesso. Ora, a 175 anni di distanza, questo grande romanzo filosofico e carico di poesia – la sua vita stessa - viene letto ancora oggi con entusiasmo e avidità.

http://russiaoggi.it/articles/2012/...hkin_15616.html
 




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Messaggio Re: Quattro Chiacchiere Con Pushkin 
 
Rivivendo Pushkin

6 giugno 2012
Phoebe Taplin, Russia Oggi
Quattro tappe della biografia del sommo poeta russo, da ripercorrere nel giorno del suo 213esimo compleanno

Aleksandr Pushkin è nato 213 anni fa, il 6 giugno 1799. Il suo romanzo in versi, "Evgenij Onegin", ha di fatto avviato la tradizione dei romanzi russi; i drammi e racconti di Pushkin hanno, inoltre, ispirato opere liriche, canzoni e balletti, ed è raro incontrare un russo che non riesca a citare una sua poesia a memoria.

 

Non c'è da stupirsi, quindi, che ogni città e paese voglia avere memoria di lui. Numerose dimore di Stato, chiese e case rivendicano una connessione con il celebre scrittore e molti luoghi sono a lui dedicati. C'è un busto di bronzo del poeta all'esterno della scuola di Mosca che ha sostituito i probabili luoghi dell'infanzia. Pushkin fu battezzato nella turchese Cattedrale dell'Epifania dietro l'angolo.

 

"I minuti dell'infanzia"
Un'ora a Ovest di Mosca, vicino al villaggio di Zakharovo, si trova uno dei centinaia di monumenti dedicati a Pushkin, in un piccolo frutteto che una volta apparteneva a sua nonna materna, Maria Hannibal. Il giovane Pushkin trascorse diverse estati qui, nei boschi di betulle vicino al lago, e in seguito scrisse: "La mia Zakharovo... Riflessa nello specchio delle acque, con i suoi recinti, ponti", e ricordava "con quella bellezza che quieta, i minuti dell'infanzia scorrevano". La statua mostra il poeta da ragazzo, appoggiato sulle ginocchia della nonna, un libro in mano, che guarda in lontananza, come consapevole che la sua grandezza futura venisse nutrita dalla rigogliosa natura circostante.  

 

Il museo, all'interno della casa ricostruita in legno con un belvedere, conserva vari oggetti ottocenteschi, usati per evocare un senso del passato, e ogni angolo è impreziosito da citazioni. Un busto di Pietro I sulla scrivania rafforza la storia della famiglia: il bisnonno di Puskin era un principe africano fatto prigioniero, Abram Petrovich Hannibal, e che divenne un nobile russo e un generale, figlioccio dello Zar.

 

Pushkin in seguito iniziò a scrivere un romanzo storico su Hannibal, "Il negro di Pietro il Grande", che rimase incompiuto. Una colonna di marmo al di fuori della bella chiesa della Trasfigurazione, del Sedicesimo secolo, indica la tomba di Nikolai Pushkin, fratello minore del poeta, che morì quando aveva sei anni. In una poesia, Pushkin descrive una visita autunnale al cimitero "dove sonnecchiano i morti in una pace solenne".


Il fondo confinante ha avuto molti proprietari, tra cui Boris Godunov, soggetto di uno dei migliori drammi di Pushkin. La casa attuale, con il suo parco di tigli, fu costruita dalla famiglia Golitsyn alla fine del secolo XVIII. Pushkin spesso soggiornava qui, quando apparteneva a Natalia Golitsyn, presa a modello per "La dama di picche".

 

"Sono sposato e felice"
Pushkin fu costretto a lasciare questo idillio infantile per frequentare la sua scuola a Tsarskoe Selovicino, vicino a San Pietroburgo, quando aveva dodici anni, ma ne aveva nostalgia e lo visitò l'ultima volta poco prima di sposarsi. Divenuto un poeta famoso, Pushkin si gettò nella vita letteraria e politica di San Pietroburgo. Il suo coinvolgimento nei movimenti di riforma sociale lo portarono alla censura e all'esilio. Ha viaggiato attraverso il Caucaso e la Crimea e ha trascorso due anni nella tenuta di sua madre a Michajlovskoe. Egli scrisse più tardi della sua gioia: "vita di campagna, bagni russi e fragole".


Nel 1831, Pushkin sposò Natalia Goncharova nella chiesa della Grande Ascensione, nel centro di Mosca. Essendosi innamorato ad un ballo, il poeta ebbe il permesso di sposare la bella diciassettenne, ma il giorno delle nozze fu assediato da "cattivi presagi" (anelli di nozze caduti e candeline spente). Vi è una piccola statua d'oro della coppia sotto una cupola fuori dalla chiesa e un'altra, più grande, lungo il vecchio Arbat di Mosca, davanti alla casa dove hanno passato i primi mesi di vita coniugale.

 
Le lettere del tempo scritte da Pushkin suggeriscono un altro breve periodo idilliaco: "Sono sposato e felice ", scriveva. "Il mio unico desiderio è che non cambi nulla... Questa condizione è così nuova per me che mi sento rinascere". Pochi mesi nella stessa città con la suocera, poi il nuovo trasferimento a San Pietroburgo con la moglie. "Non mi piace la vita di Mosca ", dichiarò. "Vivi qui non come vuoi, ma come le donne vecchie vogliono che tu viva" .

 


"Un cadavere ghiacciato sulla slitta"
Onegin prefigura la morte di Puskin: l'eroe combatte un duello con le pistole nella neve, contro il suo amico poeta Lensky, il cui cadavere congelato viene poi caricato sulla slitta. Questo fatto di vita che imita l'arte è particolarmente curioso, dal momento che uno dei temi principali in Onegin è il rapporto tra letteratura e vita reale. In una sera d'inverno del 1837, Pushkin aveva viaggiato in slitta poco fuori da San Pietroburgo, dove fu ferito mortalmente allo stomaco da George D'Anthès ; il poeta era convinto che D'Anthès flirtasse con la moglie e sfidò l'ufficiale francese di cavalleria a duello. Il dramma della scena successiva, con il sangue di Pushkin sulla neve, ha ispirato centinaia di poesie, rappresentazioni teatrali e dipinti, uno dei quali può essere visto al Museo Pushkin di Mosca.

 
 

Tornato a Pietroburgo, due giorni dopo il duello, si spense nella sua ultima dimora, nella vecchia Casa Volkonsky. C'è un obelisco di granito nel sito del duello e un'altra statua nella stazione della metropolitana più vicina.

"A lungo sarò onorato dal popolo"
Uno dei monumenti più significativi di Pushkin è la statua di bronzo a Mosca vicino a Tverskaya. L'iscrizione dice: "A lungo sarò onorato dalla gente ...". Fu inaugurata nel 1880 con interventi di Fedor Dostoevskij e Ivan Turgenev. L'"uomo di metallo su un piedistallo" fa anche un cameo-comparsa ne "Il Maestro e Margherita" di Bulgakov. In questa e molte altre opere,Pushkin è diventato una metafora della quintessenza del russo.

http://russiaoggi.it/articles/2012/...hkin_15615.html
 




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Messaggio Re: Quattro Chiacchiere Con Pushkin 
 
noi russi tutto questo sappiamo dalla scuola
 




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Messaggio Re: Quattro Chiacchiere Con Pushkin 
 
Già, mentre da noi, in tanti casi, a scuola Pushkin è quesi uno sconosciuto. Non so, dipenderà dalle zone o dal tipo di scuola, ma è così.
 




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Messaggio Re: Quattro Chiacchiere Con Pushkin 
 
peccato  ! E` uno scrittore ed il poeta essenziale

purtroppo non ci siano le traduzioni in italiano normali

e quindi Puskin rimane sconosciuto lo stesso
 




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