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Russia: Crisi Ha Colpito Anche Il Mercato Delle Opere D’arte
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Messaggio Russia: Crisi Ha Colpito Anche Il Mercato Delle Opere D’arte 
 
La crisi ha colpito anche il mercato delle opere d’arte


Nel primo trimestre del 2009 le opere d’arte, innanzitutto quelle moderne, hanno perso circa il 30% del proprio valore - In Russia la crisi su questo mercato è arrivata con un anno di ritardo rispetto alla crisi finanziaria globale - Dalle aste le vendite passano alle gallerie, ai dealer e ormai avvengono direttamente da collezionista a collezionista.

Dopo lo straordinario boom che nel periodo 2000-2008 aveva interessato il mercato delle opere d’arte, nel 2009 la situazione è cambiata radicalmente. Dopo una crescita media del 20% l’anno registrata nel periodo 2003-2007, l’indice Mei Moses - che riflette i prezzi delle opere d’arte alle aste di Londra e di New York - ha cominciato a segnare il passo. Rispetto all’inizio della crisi finanziaria globale, quando l’indice ha perso appena il 4,5%, nei primi tre mesi del 2009 la contrazione è stata già del 35 per cento. Molti investitori strategici hanno registrato delle perdite drammatiche (nel 2008 l’indice S&P 500 aveva perso il 37%, mentre l’indice della Borsa di Mosca RTS ha lasciato sul terreno il 72,4%) e per poter ottenere denaro in contanti sono stati costretti a mettere in vendita - non di rado a prezzi inferiori al mercato - le proprie collezioni. Questa situazione ha confermato ancora una volta la teoria per la quale il distacco tra la crisi dei mercati finanziari e di quelli delle opere d’arte può variare da uno a 1,5 anni.
Il Salone di antiquariato di Mosca: le vendite in calo, mentre i collezionisti disertano l’evento...La più grave recessione precedente fu registrata sul mercato internazionale delle opere d’arte nell’ormai lontano 1991, l’anno in cui i prezzi crollarono di circa il 40 per cento. Come nell’attuale congiuntura, il crollo fu provocato dalla recessione sul mercato finanziario russo, nel momento in cui parallelamente era scoppiata una bolla speculativa sui mercati dei titoli e degli immobili del Giappone, il principale Paese investitore degli anni 80 sul mercato internazionale delle opere d’arte.
Una situazione più o meno analoga si è creata sul mercato delle opere d’arte anche alla fine del primo decennio del 21° secolo. Una crescita economica vertiginosa della Russia, della Cina e di alcuni altri mercati emergenti ha riversato sul mercato molti nuovi investitori dotati di cospicue risorse finanziarie. Anche i clienti “tradizionali”, come banchieri e finanzieri di Wall Street, hanno preferito spendere i propri bonus da record in opere d’arte. Di conseguenza, dopo essersi surriscaldato più degli altri, il mercato delle opere d’arte ora vive un crollo molto doloroso.
Secondo le stime dell’amministratore delegato di Sotheby’s Russia, Mikhail Kamenskij, per la fine del 2008 le opere d’arte di valore superiore a un milione di dollari hanno perso in media dal 5% al 15% del proprio prezzo, mentre gli oggetti della categoria di valore “media” (da 100mila dollari a un milione di dollari) il 20-25%.
La situazione non ha potuto che influenzare l’andamento delle aste in Russia e anche all’estero: mentre fino all’anno scorso le opere d’arte, in primo luogo i quadri, venivano venduti vicino o addirittura sopra il limite del prezzo massimo stimato dagli esperti, nel 2009 i prezzi di vendita scendono non di rado sotto la quota minima. Di conseguenza, anche le più famose opere d’arte, come i quadri degli impressionisti francesi, si vendono attualmente a un prezzo inferiore del 10-15% rispetto a quanto furono acquistate, per esempio, dieci anni fa.
La probabilità di avere dei prezzi “giusti” diminuisce con l’escalation della recensione globale e non si sa quando il mercato potrà toccare il fondo: in certi casi, come nell’asta di Christie’s nell’ottobre del 2008 di una collezione di quadri del direttore della banca d’investimento Lehman Brothers, i prezzi di vendita possono scendere molto sotto le stime. Un quadro dell’artista americano Willem de Cunning è stato venduto per 2,8 milioni di dollari contro la valutazione iniziale di 4 milioni.
Un altro sintomo della crisi del mercato è legato al passaggio del commercio sul mercato extra aste: le opere d’arte vengono vendute nelle gallerie, attraverso dealer e direttamente da un collezionista all’altro: secondo le stime di esperti della filiale russa della Skate’s Art Research & Ratings, “mentre negli anni precedenti alla crisi le vendite attraverso le aste raggiungevano il 50% delle vendite totali delle opere d’arte, nel 2009 questa quota è scesa al 30 per cento”. Tra i motivi c’è la scarsa volontà dei collezionisti di rendere di dominio pubblico le vendite a un prezzo molto basso. Inoltre, le vendite direttamente tra i dealer permettono di avere a disposizione denaro liquido molto più velocemente rispetto all’iter delle aste.
Così, secondo Skate’s, nel mese di marzo  non è stata venduta nemmeno una tela appartenente al rating dei quadri più cari al mondo (ne rientrano nella lista Skate’s 1000, il cui valore parte da 5,6 milioni di dollari). Non  si prevedo vendite nel periodo aprile-maggio, a differenza di quanto successo nel 2007-2008, il biennio in cui si poteva arrivare a 2-3-4 vendite al mese. Di conseguenza, nel giro di pochi mesi il fatturato delle aste è sceso sui livelli registrati alla fine del 2004 - inizio del 2005.
Molti esperti sono del parere che le opere d’arte della categoria media continueranno a perdere di valore ancora per un bel po’. Le più vulnerabili sono le opere dei pittori moderni e contemporanei, che rischiano di perdere dal 45% al 50% rispetto ai livelli massimi.
In altri segmenti (impressionisti, postimpressionisti, modernisti, arte russa) non si dovrebbe registrare un calo così profondo.
Le opere rare e antiche conservano i propri prezzi meglio di tutte le altre anche nei periodi delle crisi più severe. Nel 2008, sullo sfondo di un calo generale del valore delle opere d’arte moderne, i prezzi dei maestri antichi, degli impressionisti e dei postimpressionisti sono cresciuti in media dell’11%, del 6% e del 4 per cento.
Per riuscire a riprendersi dalla crisi attuale, per il mercato delle opere d’arte ci vorranno come minimo 10 anni. Dopo il rally precedente del 1985-1990, seguito da una crisi, i prezzi delle opere d’arte sono riusciti a ritornare ai massimi soltanto nel 2003.
Dopo la diminuzione del pericolo inflazionistico, il mercato internazionale delle opere d’arte comincerà a crescere 1-2 anni dopo la stabilizzazione dell’economia globale. Vale a dire che gli esperti non prevedono l’inizio del recupero dei prezzi prima del 2010.
Buone notizie, invece, arrivano per gli investitori che anche nel periodo della crisi dispongono di fondi: per loro è giunto il momento per riuscire a acquistare sul mercato a prezzi stracciati e per costituire una preziosa collezione per molti anni a venire. (fonte: Link)


 



 
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