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Spara Tra Tavolini Bar E Uccide Un Uomo E Una Donna Russa
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morello
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 Spara Tra Tavolini Bar E Uccide Un Uomo E Una Donna Russa
Duplice omicidio a Campegine (Reggio Emilia), arrestato il killer
Una badante e un fornitore di acqua minerale sono stati assassinati poco prima delle 16.30 in via Amendola a Campegine: la donna è stata uccisa a bordo di un'Alfa Mito, poi il killer è entrato al bar Snoopy e ha prima ucciso un fornitore di acqua minerale e ferito un altro avventore del bar
L’assassino, un anziano di Castelnovo Sotto, il 71enne Sandro Ricci, si è asseragliato a bordo di un’auto dove, dopo una decina di minuti, carabinieri e poliziotti sono riusciti a catturarlo e ad arrestarlo. Non è ancora chiaro cosa possa aver scatenato la furia omicida dell'uomo.Sul posto oltre a polizia e carabinieri, con il comandante provinciale dell'Arma (il colonnello Giovanni Fichera) e il capo della squadra mobile Domenico De Iesu, è appena arrivato anche il nuovo sindaco di Campegine Paolo Cervi.
Ore 16.30, l'agguato al bar Snoopy. Aveva in pugno due pistole l’uomo che, poco prima delle 16.30, ha ucciso due persone e ferito una terza in via Amendola, nel centro di Campegine. Prima ha sparato alla sua badante, a bordo un'Alfa Romeo Mito, uccidendola sul colpo, poi è sceso ed è entrato al bar Snoopy, dove ha sparato ancora con la sua pistola P38, uccidendo un 44enne, rappresentante della Mineral Service di Castelnovo Sotto, e ferendo un altro avventore tra i tavoli del locale, a poche centinaia di metri dal municipio.
Ore 17.40, arriva il magistrato. Alle 17.36 è arrivato sul posto anche il sostituto procuratore Maria Rita Pantani, che si occupa delle indagini
Ore 18 Delitto passionale? Ci sarebbero motivi passionali alla base del raptus che ha portato il 71enne Alessandro Rizzi, detto la "Ghebla", a uccidere la sua badante e un rappresentante di acque minerali. Dopo aver sparato alla testa a entrambe le vittime e aver ferito un avventore del bar Snoopy, ferendolo alle gambe, Rizzi si è asseragliato sulla propria auto e si è puntato la pistola alla tempia. I carabinieri, però, alla fine sono riusciti a disarmarlo e a farlo uscire dall'auto, per poi arrestarlo.
Ore 18.20, la badante uccisa è una 43enne moldava. Si chiamava Alena Tyutyunnikova, 43enne di origini moldave, la badante uccisa dal 71enne Alessandro Rizzi. L'uomo ferito alle gambe, trasportato d'urgenza all'ospedale Santa Maria Nuova di Reggio, vive a Sant'Ilario e si trovava al bar dove stava aspettando la moglie, che era andata a una visita dentistica.
Ore 18.45, la seconda vittima si chiama Fabio Artoni. E' il 44enne di Castelnovo Sotto, rappresentante della Mineral Service, l'uomo assassinato da Alessandro Rizzi all'interno del bar Snoopy.
Ultima modifica di Ospite il 17 Giugno 2012, 19:14, modificato 1 volta in totale |
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milian_t
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 Re: Spara Tra Tavolini Bar E Uccide Un Uomo E Una Donna Moldava
che tristezza  chissà cosa è scattato nella testa si quell'anziano.
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tonino86
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 Re: Spara Tra Tavolini Bar E Uccide Un Uomo E Una Donna Moldava
senza parole!!!!
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morello
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 Re: Spara Tra Tavolini Bar E Uccide Un Uomo E Una Donna Moldava
Duplice omicidio a Campegine, arrestata un'altra persona
Sviluppi clamorosi nell’inchiesta sul duplice omicidio di Campegine. Sequestrati armi ed esplosivo. Denunciate le due persone che avrebbero fornito l'arma e le munizioni con le quali Alessandro Rizzi ha ucciso ieri una badante e un fornitore di acqua minerale alle 16.30 in via Amendola a Campegine, ferendo un altro avventore del bar. Durante le perquisizioni è stato arrestato a Campegine il 73enne Silvano Ruozi, perché deteneva armi e munizioni da guerra.
CAMPEGINE
Nuovi sviluppi nell'inchiesta per il duplice omicidio di ieri pomeriggio a Campegine, in provincia di Reggio Emilia. Nella notte i carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, hanno eseguito altri provvedimenti, dopo l’arresto dell’assassino, il settantunenne Alessandro Rizzi. I militari sarebbero risaliti alle persone attraverso le quali il pensionato si è procurato la pistola P38 utilizzata per uccidere la badante moldava Alena Tyutyunnikova, 43 anni, e Fabio Artoni, 44 anni.
Denunciati due uomini di Campegine e Gualtieri che avrebbero fornito all'assassino l'arma e le munizioni. Nel corso delle indagini, è stato arrestato a Campegine il 73enne Silvano Ruozi, perché deteneva armi e munizioni da guerra.
Ieri la sparatoria e due cadaveri a pochi passi dal municipio di Campegine. Sono le 16.18, quando un tranquillo venerdì di provincia si tinge dei colori più foschi, quelli della cronaca nera. I corpi senza vita sono quelli di un uomo e di una donna, massacrati a colpi di pistola. Lui, Fabio Artoni, 44 anni, residente a Castelnovo Sotto, autista addetto alle consegne dell’acqua della Mineral Service, azienda sempre di Castelnovo; lei, Alena Tyutyunnikova, cittadina russa 43enne, originaria di San Pietroburgo, dove lascia due figli e un nipote. “Elena”, in Italia da anni, negli ultimi mesi era badante a servizio di una famiglia di Case Cocconi, piccola frazione di Campegine, dove era anche ospitata. A sparare e uccidere, un carpentiere in pensione di 71 anni, da tutti conosciuto come “Ghibla”: Alessandro Rizzi, vedovo, con trascorsi da alcolista, appassionato di armi e ospite negli ultimi due mesi della casa della sorella, sposata con Mario Cervi, la famiglia dei sette fratelli trucidati dai nazisti.
Ad armare la mano dell’ex carpentiere in pensione, una rabbia folle e disumana, provocata probabilmente da un amore non corrisposto nei confronti della badante russa. L’uomo è stato arrestato pochi minuti dopo la sparatoria.
“Elena” e Fabio erano, nella mente sconvolta di “Ghibla”, le vittime predestinate della mattanza, che si è consumata in due fasi diverse nelle prime ore del pomeriggio di ieri.
Sono le 16.18 quando la tragedia si conclude con i 4, forse 5 colpi di pistola, che uccidono Artoni, colpito alle spalle, proprio mentre consegna le bevande al bar Snoopy di via Amendola, a pochi passi dal Municipio. Tra i due pochi secondi prima un rapido scambio di parole, come riporta uno dei pochi testimoni che hanno assistito alla sparatoria, Maurizio Finotti. Toni duri, quasi un breve diverbio, al quale Artoni pensava di porre fine dicendo, già con lo sguardo rivolto altrove: «Devi smetterla di bere».
Le sue ultime parole, prima di venire raggiunto dagli spari esplosi da Rizzi. Uno dei colpi finisce per ferire anche uno dei due avventori presenti nel bar, Pasquale Verde, di Sant’Ilario. L’uomo riesce a scappare fuori, nonostante un foro di proiettile al polpaccio.
La dinamica dell’accaduto, ricostruita poi dai carabinieri che arrivano in forze nei minuti successivi, insieme agli agenti della questura di Reggio e alla polizia municipale, fa pensare che Rizzi abbia teso un agguato ad Artoni, la sua seconda vittima. La donna infatti l’aveva già uccisa, crivellandola di colpi, almeno da un paio d’ore, e il suo cadavere ricomposto nell’auto, una Mito, parcheggiata di fronte al bar.
A quanto sembra, anche da quanto dichiarato dallo stesso Rizzi, sottoposto a due drammatiche ore di interrogatorio, l’uomo si era offerto di accompagnare la 43enne a compilare la dichiarazione dei redditi.
L’appuntamento era intorno alle 12, ma poi qualcosa è successa tra i due che ha scatenato l’ira folle del pensionato. Da quello che raccontano i conoscenti la Tyutyunnikova, donna di bell’aspetto, molto intelligente e puntuale sul lavoro, aveva una relazione stabile con un uomo di 50 anni, appassionato di cavalli e residente a Campegine, in via fratelli Cavatorti. I due si frequentavano solo la domenica, giorno di libertà della badante.
È possibile che la rabbia del 72enne, invaghito di “Elena”, sia esplosa proprio davanti a un rifiuto di lei. E poi che l’uomo abbia rivolto l’arma contro Artoni, “colpevole” di ridicolizzare da tempo e pubblicamente i suoi sentimenti nei confronti della badante.
Quelle che si dicono “chiacchiere da bar”, scherzi e battute, che possono avere alimentato però nella mente, già offuscata dalla passione, del pensionato, quella rabbia che poi lo ha armato per uccidere.
Gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore di Reggio Maria Rita Pantani, lavorano in queste ore proprio per ricostruire i precisi legami tra i protagonisti di questa tragica vicenda.
Dopo avere ucciso la Tyutyunnikova Rizzi ha ricomposto il cadavere, quasi in un ultimo folle gesto di amore e pietà, facedolo sedere sul lato passeggero della sua auto.
Avrebbe così vagato, per un tempo indeterminato, a bordo dell’auto con a fianco il cadavere della donna che amava e che aveva “osato” dirgli di no. Fino a quando si è fermato davanti al bar, ha parcheggiato la macchina con all’interno il corpo martoriato dalle pallottole ed è entrato nel locale.
Si è fatto servire qualcosa da bere e si è messo seduto, accanto a Finotti. Era scuro in volto e di poche parole, racconterà poi quest’ultimo. Si vedeva che di voglia di parlare proprio non ne aveva. Una stranezza per “Ghibla”, perché tutti ne parlano come di una persona “normale”, forse “un po’originale” nel suo modo di fare, ma sempre di compagnia e pronto alla battuta.
Così taciturno, bevendo, seduto al tavolino del bar, l’uomo è rimasto quasi immobile. In attesa.
All’arrivo del furgone carico di bevande condotto da Artoni – seduto a fianco un collega che non è sceso – Rizzi si è alzato di scatto. È uscito dal bar, si è diretto alla sua auto, da dove ha preso qualcosa ed è tornato sui suoi passi.
«Luciana – ha detto a voce alta, rivolgendosi alla barista – corri in piazza che tua madre è caduta dalla bicicletta». La donna si è precipitata fuori dal bar, seguita subito dopo dal titolare. E proprio mentre quest’ultimo stava varcando la soglia del locale il pensionato si è rivolto ad Artoni. Poche parole, scambiate tra i due, poi il 71enne ha estratto la pistola e ha sparato: 4, 5 colpi a distanza ravvicinata. Una mattanza immortalata dalle telecamere di videosorveglianza del bar.
Poi l’uomo scappa fuori e si barrica in macchina minacciando di uccidersi. Si consegna dopo venti minuti, convinto dalle parole di un carabiniere della stazione locale.
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morello
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 Re: Spara Tra Tavolini Bar E Uccide Un Uomo E Una Donna Russa
La 43enne Alena Tyutyunnikova era russa di San Pietroburgo non Moldava come detto all'inizio dagli inquirenti. Infatti come al solito anche le forze dell'ordine non hanno imparato la geografia, infatti Alena era nata in Moldavia da padre Russo e madre Moldava all'epoca c'era ancora l'Urss. Poi si era trasferita a San Pietroburgo ed aveva preso la cittadinanza russa prima di venire in Italia. da poche settimane aveva ottenuto anche la cittadinanza italiana ed aveva superato l'esame di teoria per prendere la patente.
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morello
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 Re: Spara Tra Tavolini Bar E Uccide Un Uomo E Una Donna Russa
Mattanza a Campegine: il paese sotto shock per l’arresto di Silvano Ruozi
Il presidente del Circolo Arci in carcere dopo la perquisizione a casa sua da parte dei carabinieri: aveva armi e munizioni non denunciate. I figli: «Nostro padre ha sbagliato a non denunciare quelle armi, ma con i due omicidi non c’entra nulla»
Alessandro Rizzi ha ucciso la badante russa 42enne Alena Tyutyunnikova e il 43enne Fabio Artoni usando addirittura una pistola nazista – la Walther P38 – che deteneva illegalmente.
Un’arma della seconda guerra mondiale (adottata dall’esercito tedesco a partire dal 1939) che ha subito insospettito gli inquirenti e fra le ammissioni dell’omicida nelle due ore d’interrogatorio in casema a Castelnovo Sotto ed alcune testimonianze raccolte in fretta, è partita una seconda inaspettata fase investigativa su questa allucinante vicenda. Sono infatti scattate una serie di perquisizioni – nella notte fra venerdì e sabato – che hanno non solo dato dei frutti, ma stanno alimentando il sospetto nei carabinieri del nucleo investigativo di Reggio e Guastalla – coordinati dal pm Maria Rita Pantani – che nell’area di Campegine “girino” molte, troppe armi, retaggio della guerra civile che a metà anni Quaranta portò i partigiani ad impossessarsi di parecchi armamenti tedeschi, poi nascosti con cura per essere pronti all’uso in caso di necessità.
Relativamente alla pistola nazista usata dall’assassino il “quadro” è già chiaro e sono state denunciate due persone.
Il primo denunciato per detenzione illegali di armi è un 75enne di Campegine, che ha ceduto otto anni fa la pistola a Rizzi: agli inquirenti ha spiegato d’averla trovata tempo fa in una discarica, arrugginita nonché mancante di una parte (una guancetta in metallo) e in quello stato l’ha venduta al muratore in pensione che presumibilmente l’ha aggiustata e resa funzionante. Ma nei guai è finito anche un ex vigilantes 70enne di Gualtieri che avrebbe dato all’omicida le munizioni poi usate nel duplice delitto. A quest’ultimo – indagato per omessa denuncia e detenzione di munizioni – sono state sequestrate un centinaio di cartucce calibro 45 in eccedenza rispetto a quelle regolarmente denunciate, ritirandogli – essendo venuti meno i requisiti – la carabina e la pistola che aveva regolarmente denunciato. Ma le perquisizioni a largo raggio hanno portato i militari a bussare anche alla porta, in via Tito, del 73enne Silvano Ruozi, molto conosciuto in paese per la sua attività di volontario nonché presidente del Circolo Arci Tricolore. Con il supporto di un pastore tedesco del nucleo cinofili dei carabinieri di Bologna, i militari trovano di tutto: una Walther P38 con 107 cartucce calibro 9x19, un tubo in ferro con all’interno esplosivo, 150 micce d’innesco, 88 grammi di polvere da sparo, un rotolo da 10 metri di miccia a lenta combustione, 27 inneschi e numerose cartucce di vario calibro (oltre una pistola Beretta, due fucili e due carabine regolarmente denunciati, tra cui una carabina modificata con silenziatore artigianale). Il 73enne è stato arrestato per detenzione illecita di armi, esplosivi e munizionamento da guerra e alterazione di armi comuni da sparo. Al momento Ruozi non viene collegato all’arma del duplice omicidio, ma su di lui gravano i sospetti dell’Arma perché era in possesso di una pistola simile. Al di là della pista-armi, in un’affollatissima conferenza stampa il pm Pantani ha ieri confermato che Rizzi ha ucciso Artoni per gli sfottò al bar sul presunto rapporto fra il pensionato e la giovane russa, mentre ha sottolineato che «qualcosa non torna sul movente passionale relativo all’omicidio di Alena e su questo punto proseguono le indagini». Il magistrato ha anche puntualizzato che «la badante e Artoni non si conoscevano, mentre la donna aveva lavorato tempo fa come badante per Rizzi».
Intanto, i figli di Silvano Ruozi sono sotto shock per l'arresto del padre. «Siamo una famiglia perbene – replicano Daniela e Angelo, che si sono rivolti all’avvocato Vainer Burani affinché li tuteli nella difesa del genitore finito in carcere – finita in una storia che non ci appartiene. Nostro padre non c’entra con la pistola del duplice omicidio e nemmeno con i proiettili, conosceva solo di vista Rizzi. Chi fa dei collegamenti dà notizie insussistenti. Ha solo commesso l’ingenuità di trattenere quelle armi senza denunciarle». Ma Ruozi come le ha avute, a partire dalla Walther P38 simile a quella usata dall’omicida? «L’aveva trovata durante il lavoro – proseguono i due fratelli nella loro esposizione, composta ma decisa, dei fatti – essendo impegnato nel campo delle escavazioni e del movimento terra. La P38 era affiorata durante i lavori intorno ad un argine: era in un contenitore, conservata con del grasso. Una scoperta nemmeno sorprendente dalle nostre parti, lo sanno tutti che i partigiani nascondevano un po’ ovunque le armi sottratte ai nazisti negli anni della guerra civile. Ma nostro padre non è un ricettatore, si era persino dimenticato di quelle armi storiche, anche perché non le ha mai usate: alcune erano in cantina dentro un cassetto, la P38 in solaio. Il silenziatore? L’aveva fabbricato lui perché ha una manualità incredibile: è un cacciatore, gli serviva per sparare alle gazze».
Domani Silvano Ruozi, in carcere, affronterà l’udienza di convalida affiancato dal legale. «Ha solo commesso un’ingenuità – dicono i suoi due figli – la verità verrà a galla».
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morello
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 Re: Spara Tra Tavolini Bar E Uccide Un Uomo E Una Donna Russa
Il “Ghibla” confessa: mi sfotteva al bar dicendomi cornuto
Due ore sotto torchio in caserma davanti alla Pm Pantani Secondo gli inquirenti, si era invaghito ma lei lo rifiutava
CAMPEGINE. Una triangolazione mortale. Alessandro Rizzi detto “Ghibla” è un muratore in pensione di 71 anni, vedovo, appassionato d’armi, che si trasforma, all’improvviso, in un assassino. Poi c’è Alena Tyutyunikova, una russa 42enne che aveva un lavoro stabile (presso una famiglia di Campegine ) e una relazione altrettanto stabile con un uomo del posto, oltre due figli in Russia da mantenere. Infine Fabio Artoni, un uomo di 43 anni, divorziato e con due figli, rifornitore di acque minerali, giunto ieri pomeriggio intorno alle 16.30 con il suo furgone all’incontro che gli è costato la vita nel bar Snoopy.
Tre persone unite da quale filo – spesso o sottile che sia – da sfociare in un duplice omicidio? E’ il nodo più complicato, su cui il pm Pantani ha lavorato incessantemente da ieri pomeriggio, coordinando in loco il lavoro dei carabinieri nei due punti-chiave di questa terribile storia: l’auto (un’Alfa Mito) del pensionato omicida con cui è giunto al bar Snoopy per completare il suo tragico disegno e il locale in cui è avvenuta la sparatoria. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti c’è innanzitutto “qualcosa” fra il 72enne e la badante: si conoscono, il pensionato s’è invaghito della bella moldava molto più giovane di lui. Ieri mattina si sono incontrati, sono andati insieme a fare la dichiarazione dei redditi: alle 13.30, in strada, Rizzi crivella di colpi la donna. La uccide per un rifiuto o perché roso dalla gelosia visto che la donna aveva una relazione con un altro? Per tre ore Rizzi si terrà il cadavere in macchina, finché non parcheggia davanti al bar di via Amendola. E qui si apre lo scenario più incredibile, che lascia attoniti. Il pensionato è già nel bar Snoopy quando arriva il 43enne per rifornire il locale di acqua minerale. Si conoscono e il 71enne – che ha già ucciso, ma ancora nessuno lo sa – si precipita in auto e prende la pistola calibro 38. Ha un conto da saldare anche con Artoni e per un motivo che si lega sempre alla moldava, ma appare pazzesco davanti ad un omicidio. Il 43enne sfotteva Rizzi al bar, sapeva di come l’anziano fosse preso dalla bella badante e gli avrebbe dato del cornuto, forse alludendo alla differenza di età fra i due che rendeva quell’amore impossibile. Una presa in giro forse ripetuta più volte, goliardica, da avventori semmai con un bicchierino di bianco in mano. Ma il muratore in pensione ha perso la testa per quelle derisioni e quando è tornato nel locale ha sparato più colpi, alle spalle, uccidendo Artoni. Una vicenda allucinante, raccontata per due ore da Rizzi agli inquirenti, in caserma a Castelnovo Sotto. All’uscita l’avvocato difensore Emilio Stagnini è sbrigativo: «E’ tutto prematuro, nell’interesse del mio assistito è meglio che non dica niente».
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SaPa
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 Re: Spara Tra Tavolini Bar E Uccide Un Uomo E Una Donna Russa
se non ci fossero morti di mezzo verrebbe quasi da ridere...sono sempre più allibito dinanzi il potere della gnoXXa
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zuzu72
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 Re: Spara Tra Tavolini Bar E Uccide Un Uomo E Una Donna Russa
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morello
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 Re: Spara Tra Tavolini Bar E Uccide Un Uomo E Una Donna Russa
Campegine: Alena aveva vinto 500mila euro
Con un biglietto del Gratta e Vinci giocato lo scorso inverno. Avrebbe voluto andare a vivere ai Caraibi
CAMPEGINE (Reggio Emilia) - Emergono nuovi e importanti dettagli dietro al duplice omicidio di venerdì scorso, quando la Walther p38 di Sandro Rizzi ha spento per sempre le vite del 43enne Fabio Artoni e della badante di 43 anni Alena Tyutyunikova, con un ultimo proiettile da "spendere" per il suicidio, poi scongiurato dall'intervento del brigadiere Gianluca Pezzani.
A differenza di quanto emerso nei giorni successivi alla mattanza, quando si ipotizzava che lo stesso killer di fatto mantenesse la russa, ora stanno invece emergendo particolari decisivi che vanno in direzione opposta. Uno di questi, stando a quanto scritto sull'edizione odierna de Il Resto del Carlino, vorrebbe Alena vincitrice di ben 500mila euro al Gratta e Vinci con un tagliando giocato lo scorso inverno in una ricevitoria reggiana. Per questo motivo, anche se il denaro non era ancora stato incassato, è comunque lecito pensare che non avesse problemi finanziari. Pur continuando a fare la vita normale, aveva un sogno nel cassetto da tanti anni: andare a vivere ai Caraibi, magari insieme al suo nuovo compagno. Il destino, tuttavia, ha riservato un finale molto amaro alla colta russa.
Intanto, mentre le indagini continuano a fare il proprio corso per cercare di risalire al vero movente della furia omicida di Rizzi, è emerso che la famiglia di Fabio Artoni ha espresso la volontà di far svolgere le esequie in forma strettamente privata. Subito dopo, il corpo del contitolare dell’azienda Mineral Service verrà fatto cremare. A quanto emerso, l’uomo non aveva avuto nessuna relazione con la Tyutyunikova e l'astio accumulato nei suoi confronti da Rizzi era dovuto a vicende pregresse, forse con un'altra badante di mezzo. Si prospettano invece tempi lunghi per i funerali della russa: la salma dovrà fare ritorno in patria e, prima, si dovranno sbrigare tutte le pratiche burocratiche.
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#10 22 Giugno 2012, 13:46 |
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