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Irina SkazalKaskaia
14 Gennaio 2005, 11:14

idea di un viaggio per chi &egrave; impossibilitato a viaggi
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Da "Viaggio intorno alla mia camera" di Francois-Xavier de Maistre, 1794.

"Ho intrapreso ed effettuato un viaggio di quarantadue giorni intorno alla 
mia camera; le interessanti osservazioni che ho compiuto, e il continuo 
divertimento che ho provato lungo il cammino, mi hanno fatto desiderare di 
renderlo di pubblica ragione: la certezza di essere utile mi ha deciso a 
farlo. (...) Potrei cominciare l'elogio del mio viaggio col dire che non mi 
&egrave; costato nulla: punto che merita attenzione. Eccolo, dunque, subito 
magnificato, festeggiato dalla gente di modesta condizione; ma c'&egrave; un'altra 
categoria di persone presso le quali esso &egrave; ancor pi&ugrave; certo di un lieto 
successo proprio per questa medesima ragione, che non costa nulla. - Presso 
chi, dunque? E che! Lo domandate? Presso i ricchi. Quale vantaggio non 
rapresenta poi questa maniera di viaggiare per i malati! Essi non avranno da 
temere l'inclemenza del tempo e delle stagioni. E quanto ai pusillanimi, 
essi saranno al sicuro dai ladri; non incontreranno pecipizi ne' pantani. 
Migliaia di persone che prima di me non avevano osato, altre che non avevano 
potuto, altre infine che non avevano pensato di viaggiare vi si risolveranno 
seguendo il mio esempio. L'essere pi&ugrave; indolente esiterebbe forse a mettersi 
in in cammino con me per procurarsi un divertimento che non gli coster&agrave;Â  ne' 
fatica ne' denaro? Coraggio, dunque, partiamo. Seguitemi, voi tutti che una 
delusione amorosa, un'amicizia negletta tengono rinchiusi nel vostro 
appartamento, lungi dalla meschinit&agrave;Â  e dalla perfidia degli uomini. Tutti 
gli infelici, i malati e gli annoiati dell'universo mi seguano! Tutti i 
pigri si sollevino in massa! E voi, che volgete nel vostro spirito sinistri 
progetti di riforma o di smobilitazione a causa di qualche infedelt&agrave;Â ; voi, 
che chiusi nel vostro studiolo rinunciate al mondo, amabili anacoreti di una 
sera, venite anche voi; abbiate fede in me, ascoltatemi, abbandonate codeste 
idee nere; voi sottraete un istante al piacere senza acquistarne uno alla 
saggezza: degnatevi di accompagnarmi nel mio viaggio, cammineremo pian 
piano, ridendo lungo la strada dei viaggiatori che hanno veduto Roma e 
Parigi. Nessun ostacolo ci potr&agrave;Â  fermare; e abbandonandoci lietamente alla 
nostra fantasia, la seguiremo dovunque le piacer&agrave;Â  condurci. (...)
La mia camera &egrave; situata al quarantacinquesimo grado di latitudine, secondo 
le misure del padre Beccaria; &egrave; orientata da levante a ponentee forma un 
quadrato allungato che misura trentasei passi di perimetro, rasente ai 
muri. Per&ograve; nel mio viaggio ne sommer&ograve; di pi&ugrave;; perch&egrave; la traverser&ograve; spesso in 
lungo e in largo, o diagonalmente, senza regola ne' metodo. Far&ograve; anche degli 
zigzag, e percorrer&ograve; tutte le linee ammesse dalla geometria, se il bisogno 
lo richieder&agrave;Â . Non mi piace la gente cos&igrave; padrona dei suoi passi e delle sue 
idee da poter dire:" Oggi far&ograve; tre visite, scriver&ograve; quattro lettere, finir&ograve; 
quest'opera che ho incominciato". La mia anima &egrave; tanto aperta a ogni sorta 
di idee, di gusti e di sentimenti; accoglie cos&igrave; avidamente tutto ci&ograve; che le 
si presenta...! Perch&egrave; mai dovrebbe rifiutare i piaceri sparsi lungo il 
difficile cammino della vita? Sono cos&igrave; rari, cos&igrave; infrequenti, che 
bisognerebbe essere pazzi per non fermarsi, anzi finanche per non cambiare 
strada, allo scopo di cogliere tutti quelli che ci vengono a portata di 
mano.(...) Cos&igrave;, quando viaggio nella mia camera, raramente percorro una 
linea retta: vado dal tavolo verso un quadro posto nell'angolo; di l&agrave;Â  muovo 
obliquamente per andare alla porta; ma sebbene in partenza l'intenzione sia 
di recarmi proprio l&agrave;Â , se incontro per via la poltrona, non faccio 
complimenti, e mi ci accomodo subito. Una poltrona &egrave; proprio un ottimo 
mobile; &egrave; soprattutto di una estrema utilit&agrave;Â  per ogni uomo amante del 
raccoglimento. Nelle lunghe serate invernali, &egrave; talvolta dolce, e sempre 
prudente, distendervisi mollemente, lontano dal fracasso delle assemblee 
numerose. Un buon fuoco, qualche libro, una penna: quanti espedienti contro 
la noia! (...)
Dopo la poltrona, procedendo verso nord, si scopre il letto, che &egrave; situato 
in fondo alla camera e offre la pi&ugrave; piacevole visuale. E' collocato in una 
posizione assai felice: i primi raggi del sole vengono a scherzarvi tra le 
cortine. Nei bei giorni d'estate li vedo avanzarsi sul muro bianco di mano 
in mano che il sole si alza: gli olmi che stanno davanti alla mia finestra 
li frangono in mille modi e me li fanno danzare sul letto, color di rosa e 
bianco, che, col loro riflesso, sparge ovunque un delizioso colore. (...) 
Confesso che mi piace assaporare codesti dolci momenti, e che prolungo 
sempre, per quant'&egrave; possibile, il piacere che provo a meditare nel dolce 
tepore del mio letto. C'&egrave; forse un teatro pi&ugrave; propizio all'immaginazione, 
capace di risvegliare idee pi&ugrave; tenere, di codesto mobile nel quale talvolta 
mi oblio? (...) Non &egrave; forse in un letto che una madre, ebbra di gioia alla 
nascita di un figlio, scorda ogni sofferenza? L&agrave;Â  vengono a turbarci i 
piaceri fantastici, frutto dell'immaginazione e della speranza. E infine, 
proprio in questo mobile delizioso noi dimentichiamo per met&agrave;Â  della vita i 
dispiaceri dell'altra met&agrave;Â . (...) Un letto ci vede nascere e un letto ci 
vede morire: &egrave; il teatro mutevole dove il genere umano recita di volta in 
volta drammi avvincenti, farse ridicole e tragedie spaventose. E' una culla 
adorna di fiori. E' il trono dell'amore. E' un sepolcro. (...)
Non mi si rimproveri d'esser prolisso nei particolari; &egrave; un'abitudine dei 
viaggiatori. Quando si parte per l'ascensione del MOnte Bianco, quando si va 
a visitare l'ampio cratere della tomba di Empedocle, non si manca mai di 
descrivere con la maggior precisione i particolari pi&ugrave; insignificanti: il 
numero delle persone, quello dei muli, la qantit&agrave;Â  delle provviste, l'ottimo 
appetito dei viaggiatori, tutto insomma, persino i passi falsi delle 
cavalcature, vien registratocon cura per l'erudizione del pubblico 
sedentario. (...) I muri della mia camera sono adorni di quadri e di stampe 
che l'abbelliscono assai. MI piacerebbe tanto farli esaminare al lettore, 
uno per uno, per divertirlo o distrarlo lungo il cammino che dobbiamo 
percorrere per arrivare alla scrivania: ma &egrave; tanto difficile spiegar bene un 
quadro quanto ricavare un ritratto da una descrizione. Che emozionne 
proverebbe, per esempio, il lettore contemplando la prima stampa che si 
presenta allo sguardo! Vi vedrebbe l'infelice Carlotta, che terge lentamente 
e con mano tremante le pistole di Alberto. In viso le son dipinti neri 
presentimenti, e tutte le angosce dell'amore senza speranza e senza 
consolazione; mentre il gelido Alberto, circondato di borse piene d'atti 
processuali e di vecchie carte, si volge freddamente per augurare buon 
viaggio all'amico. Quante volte sono stato tentato di rompere il vetro che 
copre la stampa, per strappare quell'Alberto dal sua tavolo, farlo a 
pezzettini, e mettermelo sotto i piedi! Ma resteranno sempre troppi Alberti 
a questo mondo. Qual &egrave; la persona sensibile che non ha il suo Alberto con 
cui &egrave; costretta a vivere, e contro il quale le effusioni dell'anima, le 
dolci emozioni del cuore si frangono come le onde sugli scogli? Felice chi 
trova un amico dotato di spirito e cuore che s'accordino col suo: un amico a 
lui unito da una conformit&agrave;Â  di gusti, sentimenti e cognizioni; un amico che 
non sia tormentato dall'ambizione e dall'interesse; che preferisca l'ombra 
di un albero alle pompe di una corte! (...)
Dir&ograve; una parola sola della stampa seguente. E' la famiglia dell'infelice 
Ugolino che sta morendo di fame: attorno a lui, uno dei figli &egrave; steso inerte 
ai suoi piedi e gli altri gli tendono le braccia indebolite chiedendo pane, 
mentre lo sventiurato padre, appoggiato ad una colonna della prigione, 
l'occhio fisso e selvaggio, il viso immobile - nell'orribile tranquillit&agrave;Â  
dell'ultima disperazione - muore, della propria morte e di quella dei figli 
a un tempo; e soffre tutto ci&ograve; che pu&ograve; soffrire natura umana. Valoroso 
cavaliere d'Assas, eccoti morente sotto cento baionette, con un supremo 
coraggio, con un eroismo che non si conosce pi&ugrave; ai nostri giorni! E tu, che 
piangi sotto quelle palme, povera negra! e, che un barbaro, che senza dubbio 
non era inglese, ha tradita e abbandonata! che dico? te, ch'egli ha avuto la 
crudelt&agrave;Â  di vendere come una vile schiava, nonnostante tutto il tuo amore e 
la tua devozione, nonostante il frutto del suo amore che porti nel seno, non 
passer&ograve; mai dinanzi alla tua immagine senza rendere omaggio ai tuoi 
sentimenti e alle tue sventure!
Fermiamoci un momento davanti a quest'altro quadro: &egrave; una pastorella che 
sola soletta conduce al pascolo il gregge sulla cima delle Alpi: &egrave; seduta su 
un vecchio tronco di abete rovesciato, imbiancato dalle stagioni; ha i piedi 
nascoste dalle larghe foglie di un ciuffo di cacalia, i cui fiori di un 
viola pallido le s'alzano sopra il capo. La lavanda, il timo, l'anemone, la 
centaurea, fiori di ogni specie che vengono coltivati a fatica nelle nostre 
serre e nei nostri giardini, e che nascono sulle Alpi in tutta la loro 
primitiva bellezza, formano lo splendido tappeto sul quale vagano le 
pecorelle. Graziosa pastorella, dimmi, dove si trova l'angolo felice della 
terra in cui vivi? Non potrei venirci a vivere con te? Ma, ahim&egrave;! la dolce 
serenit&agrave;Â  di cui godi non tarder&agrave;Â  a sparire: il demone della guerra, non 
contento di desolare la citt&agrave;Â , sta per portare terrore e turbamento nel tuo 
solitario romitaggio. Gi&agrave;Â  avanzano i soldati: li vedo salire di monte in 
monte e avvicinarsi alle nuvole; il rombo del cannone risuona nell'alta 
dimora del tuono. Fuggi, pastorella, sollecita il gregge; nasconditi negli 
altri pi&ugrave; remoti e pi&ugrave; selvaggi: non v'&egrave; pi&ugrave; pace su questa triste terra. 
(...)


