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lenin
05 Febbraio 2006, 20:07

Poveri, single e soprattutto brutti
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Chi &egrave; pi&ugrave; bello? Chi &egrave; benestante ed &egrave; sposato con meno di quattro figli, appare pi&ugrave; bello e pi&ugrave; giovane. Per la Danish Twin Registry le persone che hanno un elevato tenore di vita e sono sposate (evitando una folta figliolanza) dimostrano un'et&agrave;Â  ben inferiore a quella reale. Incredibile! 
Il parametro, secondo lo studio di questa ricerca danese, &egrave; il viso. Tanto pi&ugrave; appare giovane e fresco e tanto sar&agrave;Â  pi&ugrave; elevato il suo reddito. Stupefacente! Essere single e appartenere al un ceto medio-basso, invece, appesantisce il viso, che mostra qualche anno in pi&ugrave;. Impensabile!

Ã¢â‚¬Å“E' pi&ugrave; pericoloso apparire di un anno pi&ugrave; vecchi, piuttosto che diventare pi&ugrave; vecchi di un annoÃ¢â‚¬Â, commenta Kaare Christensen, responsabile dello studio. Apparire pi&ugrave; vecchi, per la ricercatrice, significa essere pi&ugrave; esposti alle malattie e di conseguenza ad una mortalit&agrave;Â  precoce.

Ma il binomio killer &egrave; l'accoppiata (alquanto ardita) tintarella-disoccupazione. L'abbronzatura, dice la ricerca, &egrave; la nemica giurata delle donne. Se l'eccessiva esposizione al sole si combina con una situazione di disoccupazione, si rischia di apparire di 7,2 anni pi&ugrave; anziane rispetto alle donne che invece lavorano ed evitano i solarium. Stupefacente! I disoccupati, anzi le disoccupate con la tintarella -perdendo il lavoro, evidentemente hanno il tempo di stendersi al sole sulla spiaggia - battono ogni record d'invecchiamento precoce. 

Ma per avere la bellezza e un viso pi&ugrave; giovane, fra l'altro, occorre essere pi&ugrave; sereni e con un reddito consistente. E, inaspettatamente in un periodo di aedi dei benefici della globalizzazione economica, si riapre il tema della questione sociale. L'imprenditore o il professionista alto borghese con un florido conto corrente in banca e una barca ormeggiata nel porto turistico pi&ugrave; vicino, hanno sicuramente un viso pi&ugrave; giovane dei coetanei disoccupati, sottoccupati, precari, cassintegrati e proletari (anche questi diventati rari con la crisi demografica, nella accezione marxista delle persone con la sola ricchezza della loro prole). 

E' l'antico problema delle disuguaglianze di classe, impugnate gi&agrave;Â  dalla met&agrave;Â  del 1800 in Italia e Europa dai partiti socialisti, socialdemocratici, laburisti. Con lotte epocali e scioperi generali, in nome dell'uguaglianza e della giustizia sociale, il movimento operaio, socialista e comunista, ottenne via via: la libert&agrave;Â  di associazione sindacale, la tutela del lavoro delle donne e dei minori, un contratto di lavoro di 48 ore settimanali, le ferie pagate, l'assicurazione contro gli infortuni di lavoro, la sanit&agrave;Â  e l'istruzione pubblica e gratuita, il suffragio universale. Il successo fu cos&igrave; forte che la classe operaia conquist&ograve;, come si diceva un tempo, Ã¢â‚¬Å“un ruolo egemone e generaleÃ¢â‚¬Â. Non solo nel sistema produttivo italiano, ma anche nel mondo della cultura.
Ã¢â‚¬Å“Mio marito era metalmeccanico. Lavorava all'ItalsiderÃ¢â‚¬Â, si vantava Lina Sastri al funerale del consorte-fantasma in Ã¢â‚¬Å“Mi manda PiconeÃ¢â‚¬Â, un film degli anni Ottanta che dava uno spaccato fra il comico e il drammatico di Napoli alle prese con la micro criminalit&agrave;Â  della camorra. Oggi le acciaierie Italsider di Bagnoli non esistono pi&ugrave;, sono sparite come molti altri grandi impianti industriali italiani. Sono state cancellate ricchezza, grandi professionalit&agrave;Â , occupazione e senso di appartenenza.

In altri Paesi europei la grande industria si &egrave; riqualificata o, se ha ceduto davanti all'avanzata delle Ã¢â‚¬Å“tigri asiaticheÃ¢â‚¬Â, il suo spazio &egrave; stato occupato dai servizi avanzati. Da noi, invece, grande industria, servizi avanzati ed alta tecnologia spariscono o segnano il passo. C'&egrave; il declino. Oltre 40 contratti diversi di lavoro (quando vengono applicati) servono a tutelare la flessibilit&agrave;Â , a contenere i costi ed assicurare piena libert&agrave;Â  d'azione agli imprenditori. Si licenzia e nascono i call center, popolati da giovani precari presi con contratti a termine tipo quelli a progetto (il nome suona tanto bene, ma sono adottati per Ã¢â‚¬Å“scaricareÃ¢â‚¬Â periodicamente la manodopera, in modo da tenere sotto ricatto gli addetti e comprimere verso il basso le retribuzioni). 

La ricerca danese non parla della bellezza e del viso dei precari. Il precariato per molte persone non &egrave; una fase transitoria della vita ma pu&ograve; diventare una esperienza di lavoro di 10-15 anni. E' Ã¢â‚¬Å“un male oscuroÃ¢â‚¬Â che condiziona il modo di vivere e di pensare. E, arrivati a quarant'anni, il precariato pu&ograve; trasformarsi non in un lavoro garantito, ma anche nella disperazione della disoccupazione. Sinistra batti un colpo. 
Ã¢â‚¬Å“Sono bello, sono vuoto di cervelloÃ¢â‚¬Â, diceva Gastone, il personaggio inventato ed interpretato da Ettore Petrolini

Lenin_Ã‚Â®


