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Rodofetto
24 Febbraio 2005, 0:15

I pensionati russi protestano contro la Â«riforma socialeÂ»!
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E adesso Boris e Galja devono sfidare Putin
Dal primo gennaio i pensionati russi protestano contro la Ã‚Â«riforma socialeÃ‚Â»
Generazioni minacciate di estinzione dalla nuova legge voluta da Putin, che toglie loro ogni mezzo di sopravvivenza e li spinge verso la povert&agrave;Â  assoluta. Milioni di anziani rischiano anche di perdere la casa o di restare senza luce e riscaldamento. Visita a una citt&agrave;Â  esemplare, dove la rivolta &egrave; furiosa

FRANCESCA MEREU
SERGIYEV POSAD (Russia)

Per Boris Andreyev e sua moglie Galja, 82 e 80 anni, come per milioni di pensionati in tutta la Russia, la vita &egrave; diventata pi&ugrave; difficile il primo gennaio scorso - il giorno in cui &egrave; entrata in vigore una riforma sociale che ha fatto perdere loro il diritto alle agevolazioni rimaste dal tempo sovietico. Il cuore malato costringe gli Andreyev ad andare tre volte a settimana in ospedale per curarsi: ma ora non hanno neanche i soldi per pagare l'autobus. Come gli Andreyev, oltre 40 milioni di persone tra pensionati, invalidi, reduci di guerra, ex volontari di Chernobyl, vedove e militari si sono visti abolire una lunga serie di Ã‚Â«benefitÃ‚Â» accordati ai tempi dell'Urss e rimasti finora intoccati: trasporto gratuito sui mezzi pubblici, medicine e cure sovvenzionate dallo stato, cos&igrave; come i canoni d'affitto e le bollette elettriche, tariffe telefoniche ridotte, cure termali, ecc. - benefit che sarebbero diventati di competenza delle amministrazioni locali, in gran parte poverissime e assolutamente non in grado di farvi fronte. In cambio il governo, col consenso di una larghissima maggioranza del parlamento, aveva promesso un assegno mensile, variabile tra i 450 e i 3000 rubli (13 e 85 euro) a seconda dei casi; la propaganda televisiva aveva lodato la riforma, tanto voluta dal presidente Vladimir Putin, dicendo che per la prima volta dopo il crollo dell'Urss i pensionati avrebbero vissuto decentemente. Ma il primo gennaio, quando i pensionati non solo hanno ricevuto assegni pi&ugrave; bassi di quanto promesso ma si sono anche resi conto che quei non avrebbero neanche in minima parte sostituito il welfare cancellato, hanno iniziato una serie di manifestazioni spontanee - poi sostenute dal Partito comunista, dal partito liberale Yabloko e dal populista Rodina - che ancora sono lungi dall'esser cessate.

Dal Caucaso alla Siberia

Per tutto il mese di gennaio i pensionati, da San Pietroburgo al Caucaso e fino alla lontana Siberia, hanno bloccato strade e piazze per chiedere la restituzione dei loro diritti e le dimissioni di Putin e del governo. A Mosca ci sono solo state solo dimostrazioni di solidariet&agrave;Â , in quanto il sindaco Yurij Luzhkov per evitare il peggio ha promesso fin dal primo giorno che il municipio della ricca capitale avrebbe supplito direttamente al pagamento di tutti i benefici sociali soppressi dallo stato. Anche il sindaco di Sergiyev Posad (storica cittadina d'arte e di devozione, 60 km a nord da Mosca) seguendo l'esempio di Luzhkov, ha concesso agli abitanti anziani una tessera per viaggiare gratis in autobus. Ma questo non ha aiutato gli Andreyev: l'orario dei mezzi pubblici &egrave; cambiato il primo gennaio e ora gli autobus passano molto raramente.

Ã‚Â«Hanno fatto tutto apposta. Gli autobus non arrivano cos&igrave; dobbiamo pagare i mezzi privati, che ci costano 10 rubli (30 centesimi). Non possiamo permetterci di pagare cos&igrave; tantoÃ‚Â», dice Andreyev, aprendo un vecchio portafoglio per mostrare i pochi rubli rimastigli per finire il mese.

Cos&igrave; gli Andreyev ogni mese devono spendere in media 300 rubli (8 euro circa) a testa per prendere autobus privati per andare in ospedale. E 600 rubli sono un somma non affrontabile per chi come gli Andreyev percepisce, in due, una pensione di 2.500 rubli (70 euro circa). Ã‚Â«Ecco come vivono i pensionati nella Russia di PutinÃ‚Â», dice Andreyeva, con gli occhi pieni di lacrime. Ã‚Â«Alla mia et&agrave;Â  devo andare in strada, con questo freddo, a lottare per i miei diritti. Questa &egrave; la ricompensa per una vita di lavoroÃ‚Â».

Gli Andreyev, ex operai di fabbrica con pi&ugrave; di 40 anni di contributi, sono tra i circa 150 pensionati riunitisi davanti all'ufficio del sindaco di Sergiyev Posad in una gelida e grigia mattina d'inverno per protestare contro la cosiddetta Ã‚Â«monetizzazione dei privilegiÃ‚Â». Ã‚Â«Putin ridacci i nostri dirittiÃ‚Â», Ã‚Â«Governo dimettitiÃ‚Â», dicono gli slogan scritti a mano sui cartelli che i pensionati reggono a turno, per non congelarsi le braccia dal freddo. Anche a Sergiyev Posad, come ovunque, i pensionati danno la colpa a Putin e al governo per aver peggiorato la loro gi&agrave;Â  misera condizione. Ã‚Â«Putin, per colpa tua i pensionati frugano nei rifiuti per raccattare bottiglieÃ‚Â», urla Dmitry, 69 anni, spiegando che per una bottiglia di birra vuota consegnata ai punti di riciclaggio si riceve 1 rublo. Quando uno degli organizzatori della protesta, membro del Partito comunista locale, chiede di votare per le dimissioni di Putin e del governo la mozione viene approvata con le mani di tutti alzate. Ã‚Â«Il governo ha sbagliato, ma &egrave; anche colpa di Putin. Perch&egrave; si nasconde l&igrave; nel Cremlino? Dovrebbe venire a parlare col popoloÃ‚Â», urla Andreyeva, alzando entrambe le mani.

Al posto dei benefici sociali gli Andreyev ricevono oggi un assegno mensile di 225 rubli (poco pi&ugrave; di 6 euro), che non basta per pagare i viaggi in ospedale, ma che per il governo dovrebbe esser sufficiente anche per pagare le medicine, le bollette della luce e del telefono, la manutenzione delle case, ecc. Ã‚Â«Ho problemi di cuore e le pastiglie che prendo si pagano. Costano 50 rubli a confezioneÃ‚Â», dice Andreyeva. Ã‚Â«Ho bisogno di tre scatole al mese, sono 150 rubli. Da dove li prendo?Ã‚Â».

Molti pensionati hanno i figli che passano loro qualche rublo, ma l'unico figlio che hanno gli Andreyev guadagna solo 150 euro al mese, troppo pochi per aiutare anche i genitori. Prima che la legge entrasse in vigore, con le loro pensioni gli Andreyev vivevano a stento - si potevano permettere solo Ã‚Â«cibo a buon prezzoÃ‚Â» (prodotti di scarsa qualit&agrave;Â  a prezzo controllato, tenuto particolarmente basso). Ora, senza agevolazioni sociali, i soldi non bastano neanche per quello. Ã‚Â«Sono 15 anni che non mi compro biancheria intimaÃ‚Â», dice la pensionata, Ã‚Â«tutto quello che indosso &egrave; ormai vecchio. Il nostro appartamento di una camera ha bisogno di riparazioni. E le cose peggioreranno ancoraÃ‚Â».

Dal 1 febbraio, infatti, anche i servizi comunali, (gas, elettricit&agrave;Â , acqua, telefono, spazzatura) devono esser pagati a tariffa piena. Ã‚Â«Finch&egrave; pagavamo solo il 50% del costo reale la bolletta era di 417 rubli (11 euro circa). Adesso ce ne aspettiamo una almeno doppia - e non possiamo proprio permetterci di pagarla. Ecco perch&egrave; siamo qui oggiÃ‚Â», dice la donna. Gli Andreyev, come la maggior parte dei pensionati di Sergiyev Posad, nelle ultime elezioni hanno votato per Putin e per Russia unita (il partito del Cremlino). Uno sbaglio che non ripeteranno: Ã‚Â«Avevamo fiducia in loro. Abbiamo votato per loro nella speranza di vedere le cose migliorare e ritornare come nel periodo sovietico. Invece ci hanno imbrogliatoÃ‚Â», dice Andreyev. Durante la campagna elettorale del dicembre 2003 Russia unita aveva puntato sulle nostalgie sovietiche dei pensionati, vendendosi come partito che avrebbe portato avanti una politica di sostegno sociale. Molti ci avevano creduto e il partito del Cremlino &egrave; riuscito a strappare molti voti al Partito comunista. Ora Russia unita controlla 306 dei 450 seggi del parlamento, e fa quel che vuole.Un'altra dimostrante, Zoya Ivanova, 73 anni, dopo 44 anni di lavoro in fabbrica, riceve una pensione di 2.000 rubli (54 euro). A gennaio lo stato le ha aggiunto 200 rubli - somma che lei mander&agrave;Â  indietro al presidente. Ivanova - una piccola donna che indossa una pelliccia mezza mangiata dalle tarme - dice d'essere stanca di contare ogni copeca (un centesimo di rublo) e di comprare al negozio solo i prodotti pi&ugrave; scadenti. Ã‚Â«Voter&ograve; per i comunisti invece che per Putin e Russia unita. Al tempo del comunismo per lo meno non avevo fameÃ‚Â», dice.

La povert&agrave;Â  &egrave; di casa

Nel palazzo dove vive Ivanova sono quasi tutti pensionati e la povert&agrave;Â  &egrave; di casa. Ã‚Â«Prima, al tempo dell'Urss, la spazzatura vicino casa era sempre piena di avanzi di cibo: ora non vedi neanche una crosta di pane. I vecchi non buttano niente, perch&egrave; non hanno niente da buttareÃ‚Â», dice la donna con rabbia. Ivanova racconta che quando si presentano spese extra - il mese scorso ha dovuto spendere 100 rubli per far risuolare le scarpe - passa il mese a pane, patate e cavoli. Ã‚Â«La carne me la posso permettere solo una o due volte al mese, costa troppo. I prezzi della frutta non li guardo neanche. Quando vado dal fruttivendolo mi sembra di visitare una boutiqueÃ‚Â».

Ã‚Â«&agrave;Ë† ora che Putin vada via. La situazione deve cambiareÃ‚Â», interrompe Vladimir Novikov, 78 anni, Ã‚Â«Come sarebbe a dire che Putin non ha colpa di quello che succede? Al governo ha messo tutti i suoi amici di San Pietroburgo, la Duma fa quel che dice luiÃ‚Â». Novikov e Andrei Dmitryev, 70 anni, dicono di voler andare a Mosca per dimostrare la loro rabbia davanti al Cremlino. Ma dopo un attimo di riflessione si rendono conto il viaggio nella capitale non possono permetterselo. Luzhkov ha, infatti, concesso l'uso gratuito dei mezzi pubblici solo a quelli che hanno la propiska, la registrazione di residenza, a Mosca. Ã‚Â«Ci hanno anche tolto il piacere d'andare nella capitale. Ma che vita &egrave; mai questa?Ã‚Â». 

da "il manifesto" (23 febbraio 2005)


