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ema
15 Giugno 2005, 6:58


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La cosa che mi ha impressionato &egrave; il fatto che Nadezda &egrave; stata "la memoria" vivente del marito. Nel senso che si impar&ograve; tutte gli scritti di lui, perch&egrave; i suoi manoscritti furono requisiti e distrutti. Accett&ograve; lavori ed incarichi miseri...... ma sempre pensando a lui, che non c'era pi&ugrave;,  detenuto a migliaia di chilometri di lontananza. E questa passione dur&ograve; per tanti decenni dopo la "scomparsa" del poeta.
Incredibile e significativo che Nadezda  Chazina conservasse le poesie del marito, nel dopoguerra, dopo la morte di Stalin, in foglietti di carta all'interno di una culla.....quasi fosse un simbolo di rinascita...


