https://www.russia-italia.com/viewtopic.php?f=4&t=1976&p=21855#p21855
-----------------------------------
muslim
31 Luglio 2005, 11:51

SULLE TRACCE DELL'ORO NERO: LE BATTAGLIE A EST!
-----------------------------------
[b]Sulle tracce dell'oro nero[/b]
01.07.2005 Ã‚Â  Ã‚Â scrive Tanya Mangalakova 

Tanya Mangalakova ha sentito Edward Fergusson, a capo del consorzio per la costruzione di un oleodotto che dovrebbe collegare Bourgas, sul Mar Nero a Vlora in Albania. Secondo quest'ultimo non vi sono rischi ambientali legati agli oleodotti, il problema vero sarebbero piuttosto ONG e partiti ambientalisti Bosforo e Dardanelli ormai sarebbero vie di comunicazione congestionate, in particolare per le petroliere. Da anni sono allora nate proposte di oleodotti che colleghino Mar Nero e Mediterraneo. L'area dei dei Balcani rientra in tre di queste ultime, la Costanza-Trieste, la cosiddetta AMBO da Bourgas a Vlore e la Bourgas-Alessandropoli. Sino ad ora sono tutti progetti rimasti esclusivamente sulla carta. Ne abbiamo parlato con Edward Fergusson, presidente e direttore esecutivo del consorzio che intende realizzare l'oleodotto che collega Bourgas, citt&agrave;Â  sulla costa della Bulgaria a Vlore, in Albania. Lo abbiamo incontrato lo scorso 19 giugno, a Sofia, durante una conferenza dedicata alle grandi infrastrutture nei Balcani e all'integrazione europea. Fergusson racconta della nascita del progetto nel 1994, di come ha iniziato ad occuparsene quando allora lavorava alla "Brown and Root" - grossa azienda statunitense che fornisce servizi legati alle costruzioni, all'ingegneria ed all'energia e collabora molto strettamente con il Pentagono - quale responsabile per progetti in Europa ed Africa, e descrive, a suo avviso, le prospettive e le difficolt&agrave;Â  che sta incontrando questo progetto. La "Brown and Root" ha supportato anche le operazioni militari USA nei Balcani. Si calcola che dal 1995 al 2000 circa un sesto del budget dei militari USA nei Balcani sia andato a quest'ultima. 

Come &egrave; nato quest'ambizioso (e molto costoso) progetto denominato AMBO? Come mai &egrave; rimasto sino ad ora solo sulla carta? 

Con l'emergere della Confederazione degli Stati Indipendenti ed il disfacimento dell'Unione Sovietica sono nate per noi molte opportunit&agrave;Â  in quest'area geografica. Vuko Tashkovic, che faceva l'architetto a New York, &egrave; venuto a visitarmi nel mio ufficio a Londra dicendomi di aver l'idea di costruire un oleodotto che collegasse Bourgas, in Bulgaria, a Vlore, in Albania, passando molto vicino a Skopje, Macedonia. Gli ho risposto che per me era un progetto troppo ambizioso per un architetto, da solo. Tutto quello che sapevo era che molto greggio proveniva dal Mar Nero e ritenevo che fosse una cosa naturale pensare ad un collegamento tra quest'ultimo ed il Mediterraneo, cercando di bypassare il Bosforo. Questo andava a beneficio della Macedonia e questo era il vero motivo per cui lui mi proponeva il progetto, evitando tra l'altro anche l'embargo greco. Ho cercato di spiegargli che si trattava di un progetto enorme e che solo grosse aziende con tasche profonde si occupano di progetti di questo tipo. 

Un progetto mega. Nei Balcani, con Paesi con un PIL limitato, ci riesce difficile anche immaginarlo Ã¢â‚¬Â¦. 

Non &egrave; poi cos&igrave; grande. In ogni caso gli studi di fattibilit&agrave;Â  sono molto costosi. Negli stessi giorni in cui sono andato in pensione dalla "Brown and Root", dopo aver seguito per trent'anni grandi progetti nel mondo intero, Vuko Tashkovic si &egrave; ammalato gravemente e mi ha chiesto di andarlo a trovare a New York, ritenendo che ormai non avrei pi&ugrave; seguito il progetto AMBO. Ma in realt&agrave;Â  dal primo incontro il progetto AMBO non era pi&ugrave; progredito. Poi Vuko &egrave; morto e la moglie mi ha chiesto di prendere in mano la loro azienda. La prima cosa che abbiamo fatto &egrave; stato aggiornare lo studio che avevamo gi&agrave;Â  realizzato nel 2000. Poi tra il 2002 ed il 2003, in linea con le previsioni, si scopr&igrave; che i giacimenti di petrolio sotto il Mar Nero erano particolarmente rilevanti, e non solo il Bosforo ma anche lo stretto dei Dardanelli ha iniziato a divenire "troppo stretto". Nell'inverno 2003-2004 le perdite delle aziende petrolifere a causa di cattive condizioni del tempo oppure ritardi nelle consegne sono state rilevanti. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica &egrave; notevolmente aumentato il transito di petroliere in quest'area e questo &egrave; causa di ritardi. Ora la costruzione di un oleodotto &egrave; divenuta una necessit&agrave;Â  anche perch&egrave; si tratta di cargo pericolosi per l'ambiente. 

Ma chi pagher&agrave;Â  per la costruzione di un oleodotto? 

Tutti questi progetti di infrastrutture legate all'energia debbono essere pagati o dalle aziende petrolifere o dai consumatori. Per quanto riguarda le prime i finanziamenti debbono arrivare da quelle aziende che poi hanno garanzie in merito alla copertura del mercato al quale ci si riferisce. E' nostra intenzione di sottoscrivere contratti per il trasporto del greggio e grazie a quei contratti finanzieremo la realizzazione dell'oleodotto. 

Potrebbe descrivere brevemente il percorso dell'eventuale oleodotto? Quest'ultimo &egrave; chiaro in Bulgaria ma in Macedonia vi &egrave; un'incertezza tra Skopje e Tetovo, naturalmente se si passasse sul territorio di quest'ultima occorrer&agrave;Â  rapportarsi anche con i leader della minoranza albanese Ã¢â‚¬Â¦ 

Ritengo che la domanda non sia formulata in modo corretto. In Macedonia abbiamo parlato del progetto solo qualche giorno fa, con il Ministro dell'economia. Il percorso &egrave; oramai quasi del tutto definito in Albania e Bulgaria anche se vi &egrave; ancora dibattito per quanto riguarda il terminal sul Mar Nero. Quindi anche in Bulgaria vi sono ancora elementi di dibattito. In Macedonia non abbiamo pi&ugrave; di due opzioni. 

La prima via Skopje e la seconda via Tetovo Ã¢â‚¬Â¦ 

Un possibile tragitto &egrave; passare a sud di Skopje e poi tirare dritto in direzione sud-ovest passando il confine con l'Albania a circa trenta chilometri a nord del Lago di Ohrid. La polemica a cui lei si riferisce riguarda un possibile spostamento per passare nei pressi di Tetovo. Sinceramente non so. Dal punto di vista tecnico ed economico quest'opzione non ci attrae pi&ugrave; di tanto perch&egrave; significherebbero 50 km in pi&ugrave; di oleodotto, che verrebbe costruito in un'area ricca di falde acquifere. Stiamo provando ad evitare quest'ultima. Dobbiamo ancora approfondire sul terreno le nostre indagini. 

Chi della comunit&agrave;Â  albanese sta insistendo perch&egrave; si opti per il passaggio via Tetovo? 

In realt&agrave;Â  nessuno. Il Ministro ci ha solo chiesto di dargli le motivazioni per la scelta di un'opzione piuttosto che dell'altra. Non ci ha chiesto niente altro. Qualche quotidiano ha affermato il contrario, ma non &egrave; mai stato detto nulla in proposito. 

Nell'aprile scorso ambientalisti albanesi hanno protestato contro la costruzione dell'oleodotto "Bourgas-Vlore" sostenendo che rischia di deturpare un tratto di costa molto bello. Che pensa a proposito? 

Le uniche proteste di cui ho sentito non riguardavano l'oleodotto. L'Albania ha un proprio giacimento e due raffinerie che dal punto di vista ambientale sono un disastro. Lo sappiamo tutti, lo sa anche il governo albanese. Qualsiasi cosa facciamo con il nostro oleodotto rappresenter&agrave;Â  solo un miglioramento di tutto ci&ograve; che attualmente in Albania &egrave; legato al petrolio. Gli oleodotti di per s&egrave; non rappresentano un disastro ambientale, sono il modo pi&ugrave; sicuro di trasportare greggio. Pi&ugrave; sicuri delle petroliere, dei treni, di qualsiasi altro mezzo di trasporto. L'importante &egrave; costruire ed operare secondo determinati standard. Ed &egrave; questo che intendiamo fare, altrimenti le istituzioni finanziarie internazionali non ci concederebbero alcun credito. Necessitiamo di approvazioni rispetto a tutto quello che facciamo, compresa soprattutto una valutazione di impatto ambientale. Posso fare l'esempio di un progetto di oleodotto dal Caucaso alla Turchia che ha causato molte proteste. Solleviamo sempre le proteste delle ONG, dei partiti ecologisti che non ci credono e che costituiscono il problema effettivo, che non sono certo i rischi connessi al trasporto di greggio. Le uniche proteste di cui ho sentito parlare in Albania sono quelle nella baia di Vlore. Lo capisco, avviene lo stesso nel porto di Bourgas. E' un'area turistica, la gente va l&igrave; in vacanza e non vuole vedere le infrastrutture legate al trasporto del greggio. E' compito nostro e del governo albanese quello di convincere l'opinione pubblica che si tratta di un progetto fatto bene, collocato nei posti giusti e che pu&ograve; essere gestito con impatti minimi. Prima che la gente condanni il progetto nel suo complesso vorrei che aspettasse di conoscerlo a fondo. Sino ad ora lo abbiamo presentato a piccoli gruppi di persone e non ad un pubblico ampio. Questa &egrave; la prossima fase in cui entreremo. 

Molti considerano il vostro progetto come concorrente di chi invece vorrebbe costruire un oleodotto che collega Bourgas ad Alessandropoli, in Grecia. Che questioni entrano in ballo? Geopolitiche o esclusivamente di concorrenza economica tra due consorzi contrapposti? 

Entrambe. Vi &egrave; una scuola di pensiero secondo la quale vi sarebbe abbastanza greggio da far funzionare a pieno entrambi gli oleodotti. Potrebbe essere vero. I due oleodotti dovrebbero avere all'incirca le stesse capacit&agrave;Â  di trasporto, circa 35 milioni di tonnellate all'anno. Complessivamente circa 70 milioni di tonnellate. Attualmente attraverso il Bosforo se ne trasportano ogni anno 100 milioni. Petrolio ve ne &egrave; abbastanza per entrambi ma temo che la questione non sia cos&igrave; semplice. Ci&ograve; che accadr&agrave;Â  &egrave; che i due oleodotti saranno concorrenti soprattutto per quando riguarda l'attrazione dei fondi per la costruzione. E sta ai trasportatori decidere dove vogliono mettere il loro greggio. Vengono proposte due soluzioni differenti allo stesso problema. Vi &egrave; qualcuno che afferma che l'oleodotto con il proprio terminal ad Alessandropoli sar&agrave;Â  pi&ugrave; breve, quindi meno caro. Ma &egrave; pi&ugrave; lontano di noi dai mercati di destinazione. 

E per quanto riguarda le opzioni politiche? Due consorzi diversi. All'AMBO partecipano prevalentemente aziende USA mentre a capo dell'altro progetto vi sono compagnie greche e russe. Il vostro studio di fattibilit&agrave;Â  &egrave; stato sostenuto con 1 milione di dollari di credito concesso dalla US Trade Agency Ã¢â‚¬Â¦ 

Siamo uomini d'affari, non optiamo per la dimensione politica. E' senza dubbio vero che inizialmente abbiamo ricevuto il supporto del governo USA e che la Trade Agency ci ha aiutato nel nostro studio di fattibilit&agrave;Â  del 2000. Ma anche prima il nostro intento era quello di intercettare il greggio del Caspio e per definizione questo significa interagire con compagnie petrolifere occidentali. Non per questo abbiamo evitato compagnie petrolifere russe. Abbiamo provato a confrontarci ma oltre ad esprimere interesse in termini generali non si sono mosse. D'altro canto le compagnie petrolifere occidentali hanno sempre mostrato vivo interesse. Il progetto Bourgas-Alessandropoli &egrave; stato di fatto adottato da due governi, poi naturalmente si sono aggiunti i bulgari ma le due forze motrici sono state Grecia e Russia. Quindi &egrave; entrata in campo la politica. Noi siamo un'azienda privata, con fondi privati. Quello della US Trade Agency &egrave; stato un prestito tecnico, che dovremo restituire. Certo, senza alcun tasso di interesse, ma ritengo questa sia una buona politica da parte del governo USA. Anche altri governi dovrebbero fare lo stesso. Se compagnie occidentali volessero entrare nel consorzio dell'oleodotto Bourgas-Alessandropoli nessuno impedirebbe loro di farlo. Cos&igrave; devono andare gli affari. Non sono sicuro invece che le compagnie russe sarebbero pronte ad adottare l'opzione occidentale. 

Michael Chossudovski, ricercatore ed analista politico canadese, ha scritto un articolo nel quale collega la guerra in Kosovo e la crisi in Macedonia al progetto AMBO. Che pensa in merito? 

Conosco l'articolo al quale fa riferimento: &egrave; stato un vero e proprio "Nobel". Degno di Ian Flemming e del suo personaggio James Bond alle prese con un oleodotto a Baku. Veramente una fervida immaginazione. Lo trovo in fin dei conti ridicolo. Tutti gi&agrave;Â  potevano prevedere che ci sarebbe stata una guerra in Kosovo ai tempi in cui venni contattato da Vuko Tashkovic. Mi sembra che l'articolo parlava di USA e risorse petrolifere. Sarebbe sbagliato affermare che non ci sia alcun legame tra interessi dei governo e passaggi nei loro territori dell'oleodotto. Vi sono certamente interessi in ballo. Ma non riesco a capire come si possa mettere tutto assieme e tirarne fuori una sorta di cospirazione. 

***
[b]"E' cominciata la battaglia per i corridoi petroliferi"[/b]

Data: [color=red]19-06-2002 Ã‚Â  [/color]Fonte: "Kapital" 
Autore: Sija Velinova e Galja Aleksandrova 
N.E. BALCANI #570 - BULGARIA/BALCANI
19 giugno 2002
FONTE: http://www.notizie-est.com/article.php?art_id=558

E' COMINCIATA LA BATTAGLIA PER I CORRIDOI PETROLIFERI
di Sija Velinova e Galja Aleksandrova ("Kapital" [Sofia], 8-14 giugno 2002)

L'americana "AMBO Corporation" vuole ricevere entro la fine di giugno una risposta dal governo bulgaro che confermi se quest'ultimo &egrave; interessato o meno al progetto di costruzione di un oleodotto dal porto bulgaro di Burgas a quello albanese di Valona. Lo ha dichiarato a "Kapital" il rappresentante della AMBO (Compagnia petrolifera albano-macedone-bulgara) per la Bulgaria, Rumen Nikolov. La compagnia, che &egrave; stata creata appositamente per la costruzione dell'oleodotto, si attende di ricevere una lettera di sostegno da parte del governo bulgaro che serva come garanzia politica per la realizzazione del progetto, da presentare ai futuri investitori. "Tale sostegno viene richiesto su insistenza degli stessi investitori che hanno dimostrato interesse per l'oleodotto e che sono interessati alla posizione di ogni singolo paese coinvolto nel progetto", ha spiegato Nikolov. La questione del sostegno &egrave; stata posta gi&agrave;Â  un mese fa dal presidente dell'AMBO, Ted Ferguson, innanzi al vicepremier e ministro per lo sviluppo regionale, Kostadin Paskalev, nonch&egrave; in occasione della visita compiuta dal vicepremier Nikolaj Vasilev negli USA nel maggio scorso.

Tuttavia non vi sono ancora state reazioni da parte del governo bulgaro in merito alla questione. Secondo il vicepremier Kostadin Paskalev non si tratta affatto della richiesta di un sostegno politico al progetto. "In questa fase, quello che vogliono quelli della AMBO &egrave; che il progetto di oleodotto venga esaminato e approvato dal consiglio tecnico presso il Ministero dello sviluppo regionale e dei lavori pubblici, per dare il via alla progettazione delle strutture", ha spiegato Kostadin Paksalev a "Kapital". "Il progetto verr&agrave;Â  esaminato dal consiglio di esperti del ministero entro tempi brevissimi", ha confermato il vicepremier. Secondo la sua opinione, verr&agrave;Â  dato il sostegno all'avvio della progettazione della struttura.

LA COMPETIZIONE DEGLI OLEODOTTI
Da lungo tempo &egrave; chiaro che in nessun caso sar&agrave;Â  possibile realizzare due progetti di oleodotti che attraversino la Bulgaria. In primo luogo, perch&egrave; sia l'Europa che i proprietari del petrolio del Caspio si sforzano quanto pi&ugrave; possibile di diversificare i tracciati per il trasporto della materia prima. In secondo luogo, perch&egrave; la costruzione di un tale condotto costituisce sempre in una certa misura una minaccia per l'ambiente e due strutture simili sarebbero troppe per un paese piccolo come la Bulgaria. In terzo luogo, forse l'argomento pi&ugrave; convincente &egrave; che in realt&agrave;Â  non vi &egrave; petrolio a sufficienza per riempire due oleodotti, in misura tale da garantirne la redditivit&agrave;Â . Le previsioni iniziali relative ai giacimenti di petrolio nel bacino del Mar Caspio sono state riviste e attualmente molti degli esperti le considerano eccessivamente ottimistiche. Secondo la maggior parte delle stime esperte, se verr&agrave;Â  costruito l'oleodotto Baku-Ceyhan, cosa che con ogni probabilit&agrave;Â  avverr&agrave;Â , visto che gode del categorico sostegno finanziario e politico degli USA, quasi sicuramente rimarr&agrave;Â  petrolio al massimo per un solo altro oleodotto. E qui la competizione &egrave; tra la Bulgaria e gli altri paesi candidati per offrire terreni da destinarsi al corridoio petrolifero (tali paesi sono la Romania, l'Ucraina e la Grecia, la quale, oltre al percorso Burgas-Aleksandroupolis, ha anche una seconda variante con il tracciato Turchia-Grecia-Albania-Italia) e, sul piano interno, tra i due progetti che riguardano il territorio della Bulgaria. Il precedente governo dava priorit&agrave;Â  al progetto AMBO. Forse il motivo era il categorico orientamente filoatlantico del governo Kostov. L'amministrazione americana ha dichiarato pi&ugrave; di una volta di appoggiare tale progetto. Con l'entrata sulla scena del nuovo governo, dall'autunno scorso inaspettatamente ha cominciato a guadagnare terreno il progetto che dal porto di Burgas porta alla Grecia. E' evidentemente l'esito del miglioramento dei rapporti con la Russia, ma ha avuto un suo ruolo anche la tensione in Kosovo e Macedonia, che per un certo periodo hanno fatto diminuire l'interesse degli investitori per il progetto. 

L'avanzamento del progetto congiunto con Atene ha attivizzato anche i concorrenti. Secondo gli esperti che lavorano alla realizzazione del progetto dell'AMBO, la societ&agrave;Â  americana sta cercando di ricuperare il tempo e le posizioni perduti, effettuando pressioni sul governo per ottenere garanzie politiche da presentare agli investitori e ai creditori. "Non vi sono pressioni da parte degli americani per una realizzazione in tempi pi&ugrave; rapidi del progetto Burgas-Valona", ha commentato Paskalev. Secondo la sua opinione, la Bulgaria &egrave; interessata a partecipare a questo progetto e in una fase successiva esso ricever&agrave;Â  il necessario sostegno istituzionale e politico della parte bulgara, ma prima sar&agrave;Â  necessario valutare la coerenza economica del progetto. La condizione per la concessione di un tale sostegno sar&agrave;Â  l'assenso al finanziamento della costruzione dell'oleodotto da parte delle compagnie petrolifere che si interessano di trasporto del petrolio del Caspio. Per ora l'interesse degli investitori nei confronti di questo progetto &egrave; grande, ma non &egrave; stato ancora espresso un impegno finanziario concreto da parte delle compagnie. L'interesse per il tracciato Burgas-Valona proviene da giganti petroliferi come Texaco, Chevron e British Petroleum. Secondo l'opinione degli esperti, il progetto di oleodotto fino a Valona ha notevoli vantaggi rispetto al progetto Burgas-Aleksandroupolis. Il principale vantaggio &egrave; che lungo tale tracciato potranno transitare maggiori quantit&agrave;Â  di petrolio. Attualmente presso il porto albanese possono essere caricate navi per una capacit&agrave;Â  di carico di 300.000 tonnellate, mentre ad Aleksandroupolis le capacit&agrave;Â  sono di 100.000 tonnellate di petrolio. Burgas-Valona offre vantaggi anche per il fatto che il Kazachistan ha dimostrato di essere seriamente interessato a partecipare al progetto. Attualmente la produzione di petrolio di tale paese &egrave; di 25 milioni di tonnellate annue, ma l'intenzione &egrave; di portarla a 100 milioni di tonnellate annue. Questo vuole dire che se il Kazachistan parteciper&agrave;Â  alla costruzione di Burgas-Valona, potranno essere assicurate quantit&agrave;Â  di petrolio tali da garantire la realizzazione del progetto. Secondo i calcoli preventivi, Burgas-Valona avr&agrave;Â  un valore di 1.130 miliardi di dollari. Il tracciato ha una lunghezza di 900 chilometri e lungo di esso transiteranno 35 milioni di tonnellate di petrolio all'anno. Il tracciato che da Burgas va ad Aleksandroupolis avr&agrave;Â  una lunghezza di 300 chilometri e coster&agrave;Â  tra i 600 e i 680 milioni di euro. L'altra differenza fondamentale tra i due progetti &egrave; che quello Burgas-Aleksandroupolis verr&agrave;Â  realizzato sulla base di accordi interstatali e con la partecipazione statale di ciascuno dei paesi coinvolti. Burgas-Valona, invece, verr&agrave;Â  costruito interamente con finanziamenti privati. Questo progetto ha anche un'analisi economica preventiva, secondo la quale solo con i diritti di transito la Bulgaria guadagner&agrave;Â  tra 70 e 80 milioni di dollari all'anno. La mancanza di una tale motivazione per l'oleodotto fino ad Aleksandroupolis per il momento allontana gli investitori. Tuttavia, la variante dell'oleodotto che porta in Grecia per ora viene messa in primo piano, perlomeno dal governo bulgaro, rispetto al progetto dell'AMBO. E questo nonostante in relazione a questo progetto non siano state superate alcune delle divergenze tra Sofia e Atene per quanto riguarda la futura divisione delle quote tra i paesi che parteciparanno alla costruzione dell'oleodotto. 

Secondo Paskalev non vi sono ostacoli all'avvio della realizzazione di entrambi i progetti, se il governo valuter&agrave;Â  di essere interessato e se vi saranno motivazioni economiche per prendervi parte. Per ora i piani del ministro per le regioni sono quelli di arrivare entro la fine dell'anno alla firma di un accordo tra Bulgaria, Grecia e Russia per la creazione di una societ&agrave;Â  interstatale destinata alla costruzione di Burgas-Aleksandroupolis, risolvendo entro l'inizio dell'estate tutte le controversie con la parte greca. Per ora, tuttavia, le trattative si trascinano e non vi &egrave; ancora nessuna novit&agrave;Â  positiva sull'accettazione della parte greca di tutti gli argomenti del governo bulgaro per la suddivisione delle quote dell'oleodotto. Quello che Atene non riesce ad accettare fino in fondo &egrave; che la Bulgaria abbia nel progetto una quota equa del 33%, dato che non si &egrave; garantita i mezzi per una sua realizzazione. La parte greca insiste affinch&egrave; la futura partecipazione dei singoli paesi venga definita in relazione ai mezzi che ogni paese &egrave; riuscito a raccogliere per la realizzazione del progetto. E questo, allo stadio attuale, d&agrave;Â  notevoli vantaggi alla Grecia, che ha gi&agrave;Â  assicurato circa 120 milioni di euro per la costruzione di Burgas-Aleksandroupolis. La decisione relativa all'oleodotto AMBO, da parte sua, viene in una certa misura ritardata, tra le altre cose, anche per il prolungarsi di queste trattative con Atene. Secondo gli esperti ci&ograve; crea il pericolo che gli investitori dirottino il loro interesse verso tracciati che sono al di fuori del territorio della Bulgaria. Vi &egrave; un rischio anche perch&egrave; entro la fine di giugno le grandi compagnie petrolifere investitrici dovranno decidere se partecipare o meno al progetto per la costruzione dell'oleodotto Baku-Ceyhan. "Entro tale scadenza si prevede che verranno pubblicati i risultati ottenuti dalla British Petroleum con i sondaggi e con l'analisi della coerenza economica di tale oleodotto, che rappresenta una priorit&agrave;Â  per le compagnie petrolifere, ha spiegato Rumen Nikolov della AMBO. Si prevede che sulla base di tali analisi gli investitori decideranno con quali finanziamenti prendere parte al progetto, dal quale a sua volta dipender&agrave;Â  la loro partecipazione alla costruzione dei rimanenti tracciati petroliferi.


DUE "RINASCITE" NEL CAMPO DEGLI AFFARI SOSPETTI
(riassunto da "Kapital" [Sofia], 8-14 giugno 2002)

Il settimanale "Kapital" dedica ampio spazio al viaggio a Skopje dei principali rappresentanti del club di affaristi bulgari "Rinascita" ("Vazkresenie"), recatisi in visita presso i loro colleghi macedoni del club... "Rinascita" ("Voskresenie")! Il club bulgaro, che recentemente si &egrave; trasformato, grazie all'ex zar Simeon, in una sorta di gruppo di consulenza presso il governo di Sofia, sta cercando di ampliare i propri orizzonti alla pi&ugrave; ampia area balcanica. I rapporti inizialmente idilliaci con l'esecutivo dell'ex zar si sono infatti corrosi con il tempo, in particolare per l'esclusione da grandi opere, come il futuro oleodotto Burgas-Aleksandroupolis, o da importanti privatizzazioni, come quella della banca Biohim. Del club "Rinascita" bulgaro fanno parte personaggi come Ilia Pavlov, capo della Multigroup, holding finanziaria creata con fondi provenienti da attivit&agrave;Â  illecite, o come il banchiere Emil Kiulev, legato alla mafia russa, o ancora come Petjo Blaskov, proprietario del controverso quotidiano "Monitor". E' recentemente entrato a fare parte del club anche Petar Mandzukov, il maggiore commerciante d'armi della Bulgaria, che gi&agrave;Â  operava nel settore ai tempi del regime comunista. Secondo quanto scrive "Kapital", gli imprenditori del club "Rinascita" bulgaro puntano ora a rifarsi sulla scena balcanica, grazie in particolare ai buoni contatti del segretario del club, Stojan Dencev, con il Patto di Stabilit&agrave;Â . Attraverso quest'ultimo, gli imprenditori del club puntano a ottenere accesso ai grandi progetti infrastrutturali, come quelli relativi al Corridoio n. 8 (Burgas-Valona). Da qui la recente trasferta a Skopje, paese centrale del corridoio, per cercare un'alleanza con gli omonimi macedoni. "Kapital" fornisce anche un breve elenco dei principali esponenti del club "Rinascita" macedone. Il presidente &egrave; Mihail Trendafilov, proprietario di una ditta di costruzioni e engineering. Tra gli altri imprenditori vi &egrave; Kiril Janev, proprietario di un'azienda tessile privatizzata illegalmente, sindaco di Strumica, esponente estremista della VMRO-DPMNE (&egrave; membro di una dozzina di consigli di amministrazione controllati da tale partito), amico intimo della famiglia del premier Georgievski. Un altro membro &egrave; Zore Temelkovski, imprenditore, ex deputato della SDSM di Crvenkovski, dalla quale ora avrebbe preso le distanze, e sospettato di legami con la mafia macedone e balcanica (ha da lungo tempo rapporti d'affari con la Multigroup di Ilia Pavlov). Jorgo Kuka, da parte sua, &egrave; legato ai circoli d'affari della SDSM, mentre Kiro Pendev &egrave; direttore della Balkanska Banka, controllata dalla bulgara Multigroup. Il segretario del club, Irena Kocareva, &egrave; moglie di un dirigente del Ministero degli Interni e nuora di uno dei pi&ugrave; noti avvocati di Skopje, specializzato nella difesa di mafiosi. Come commenta "Kapital", nei progetti regionali c'&egrave; spazio per tutti: banchieri, boss del gioco d'azzardo, costruttori e commercianti di metalli, assicuratori e commercianti d'armi...

(traduzione e riassunto a cura di A. Ferrario)

***
[b]COME TI SPACCO UN PAESE IN OTTO PARTI ADDOSSANDO LA COLPA ALLE VITTIME[/b]
A. Martocchia
Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia
(Contributo scritto per il seminario "DAL GOLFO ALL'AFGHANISTAN.
PASSANDO PER I BALCANI: LA SFIDA IMPERIALISTICA TRA USA E UE "organizzato dalla Ass. "Pianeta Futuro" a Pisa il [color=red]22/3/2002[/color])
FONTE: http://www.controcorrente.info/Dossier/cometispaccopag1.htm

La disgregazione della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia -per tutto il secondo dopoguerra Stato-cuscinetto tra i due blocchi, chegodeva di ampia autonomia e prestigio nello scenario mondiale - e' statavoluta, agevolata e sancita dalle consorterie occidentali, comeconseguenza della loro "vittoria" al termine della Guerra Fredda.L'interesse strategico dei paesi imperialisti per i Balcani risultaevidente gia' solo abbozzando una stringata cronologia del loro ruolonel processo di disgregazione e soggiogamento, in atto ormai da piu' didieci anni; e d'altronde, non per caso questa semplice operazione di"mettere in fila" gli avvenimenti non viene generalmente compiuta danessun commentatore sulla stampa borghese, stampa che ha preferito epreferisce tuttora sbizarrirsi con interpretazioni irrazionalistiche elombrosiane, dal contenuto fortemente disinformativo. 

PICCOLA CRONOLOGIA Ã‚Â Il 29/11/1990, mentre si festeggia per l'ultima volta la festa nazionalein Jugoslavia, tutti i giornali pubblicano le "rivelazioni" della CIAche giura che il paese si sta per disintegrare. All'inizio dello stessomese il Congresso USA aveva approvato la legge 101/513 per l'appoggio atutte le leadership liberiste, nazionaliste e secessioniste. Ã‚Â Il 15/1/1992 i paesi della Comunita' Europea, nonostante la situazionealtamente pericolosa ed instabile sul terreno, riconoscono formalmentele secessioni slovena e croata, sancendo cosi' gli effetti della"forzatura" di parte tedesca e vaticana. Successivamente, la Bosniaverra' invitata a seguire l'esempio attraverso l'indizione di unreferendum illegittimo e largamente boicottato dalla popolazione. Ã‚Â La diretta conseguenza del riconoscimento della indipendenza dellaBosnia-Erzegovina saranno tre anni di guerra fratricida. La secessionedella Bosnia, centro simbolico e storico della Lotta Popolare diLiberazione e della "Unita' e Fratellanza" jugoslave, rappresenta ilpiu' grande colpo inferto al cuore della Jugoslavia multinazionale. Isuccessivi anni di conflitto serviranno ad affogare, possibilmente persempre, la idea jugoslavista in un lago di sangue e di menzogne. Ã‚Â Gli Stati Uniti d'America hanno usato prima la Germania e poi l'interaComunita' Europea come battistrada, ma il loro appoggio a livellomediatico, diplomatico, finanziario e militare ai secessionismi, especialmente al separatismo bosniaco-musulmano, sara' sempre piu'sfacciato. Il loro attivismo surclassera' via via di gran lunga quellodegli europei. A livello diplomatico, gli USA si renderannoresponsabili del boicottaggio dei piani di pace, a partire dal pianoCutileiro(marzo 1992: l'ex ambasciatore Zimmermann invita musulmani e croati aritirarela loro firma). Via via, gli USA riusciranno a screditare e far fallireogniintervento attuato sotto l'egida delle Nazioni Unite, imponendo laprogressivasostituzione delle missioni ONU con missioni piu' direttamente gestitedall'Alleanza Atlantica. E' il periodo delle grandi "stragi a mezzostampa", delle rimozionidei vari Morillon, MacKenzie, Akashi, eccetera, e delle prime operazionidiguerra della NATO in Europa. Nel settembre 1995, USA ed UE scatenano aidanni dei serbi della Bosnia il primo massiccio bombardamento sul suoloeuropeo dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. I serbi vengono primadiffamati e poi colpiti perche', tra gli jugoslavi, essendo distribuitiin quasi tutte le repubbliche ex-federate sono quelli che meno di tuttihanno interesse alla frantumazione del loro paese. Ã‚Â Nell'autunno 1995, la firma degli accordi di Dayton consente, tral'altro, lo stanziamento "sine die" di truppe della NATO sul territorioridotto ormai ad un protettorato internazionale. Ã‚Â Nella primavera del 1999, dopo anni di strumentalizzazione del movimentoseparatista pan-albanese, USA ed europei bombardano installazionimilitari, strutture produttive, di comunicazione e di trasporto dellafederazione Ã‚Â serbo-montenegrina, allo scopo di agevolare la secessionedella provincia di Kosovo e Metohija. I bombardamenti sulle industriechimiche a pochi chilometri da Belgrado causano una gravissimacontaminazione ambientale, e costringono alla resa il governo jugoslavo.Nella provincia occupata dalle forze NATO e dalle bande dell'UCK, loroalleate, viene instaurato un regime di terrore contro le minoranze,mentre gli USA impiantano enormi basi militari come quella di CampBondsteel presso Urosevac, che e' la piu' grande base USA costruitaall'estero dai tempi del Vietnam. Ã‚Â 
Nell'ottobre 2000, mentre nella RF di Jugoslavia e' in atto un grande,eroico sforzo per la ricostruzione (ad esempio alla Zastava diKragujevac), in occasione delle elezioni le pressioni occidentali sulpaese raggiungono un nuovo apice: l'apparato mediatico antigovernativoe' mobilitato in Jugoslavia ed all'estero, le navi da guerra pattuglianol'Adriatico, le diplomazie minacciano ulteriore isolamento el'inasprimento di un embargo che dura ormai da sette anni. Si vuoleimpedire ad ogni costo lo svolgimento del secondo turno elettorale:percio' si plaude all'assalto al Parlamento - dove la coalizione digoverno ha nuovamente conquistato la maggioranza - ed alla devastazionedell'ufficio elettorale, con relativa distruzione delle schede. Neigiorni successivi verranno attaccate le sedi dei partiti della sinistrae dei sindacati, ed esponenti politici e sindacali verranno fattioggetto di aggressioni.

UN MOSAICO DI PROTETTORATI Ã‚Â 
D'altronde, negli anni precedenti si era visto di tutto: dairifornimenti massicci di armi attraverso i nostri porti, talvolta usandopersino convogli di organizzazioni religiose o umanitarie (es. CroceRossa), alla beatificazione di arcivescovi nazisti (es. Stepinac), allostragismo operato da servizi segreti "amici" per portare alle stelle latensione (es. stragi di Markale a Sarajevo), ai bombardamenti diconvogli di profughi (es. Kosovo) o di fabbriche presidiate dailavoratori (es. Kragujevac). Abbiamo saputo dell'addestramento delleformazioni separatiste da parte di agenzie di mercenari (come la MPRI,che ha sede in Virginia, USA), e del coinvolgimento di agenziespecializzate per il "lobbying" e la disinformazione strategica (come laRuder&Finn Public Global Affairs). Sulla scorta di tutto questo, noncredo nemmeno necessario argomentare oltre sul ruolo della cosiddetta"comunita' internazionale" in Jugoslavia. La ex Repubblica Federativa eSocialista era gia' stata smembrata, con riconoscimento internazionale,in cinque parti entro il 1992. Con i bombardamenti del 1999 si ponevanole basi della secessione della provincia del Kosovo-Metohija. Con lapresa del potere da parte di una classe dirigente vassalla (lacoalizione DOS) si creavano le condizioni per cancellare la "Jugoslavia"dalle piantine geografiche: e' di pochi giorni fa la notizia di unaccordo, mediato da quello stesso Xavier Solana che guidava la NATO nel1999, in base al quale sopravvive solamente una Unione formale, eprovvisoria, tra Serbia e Montenegro. Nel frattempo, acquista peso ognigiorno di piu' il separatismo ungherese in Vojvodina, alleato della DOS. Ã‚Â Ulteriore disgregazione e' in atto in Macedonia. Anche in quest'ultimarepubblica ex-federata il separatismo pan-albanese e' stato fomentatonegli anni passati, ed e' stato fatto esplodere la scorsa primavera(2001) usando le milizie paramilitari dell'UCK che per le loro azioni sisono avvalse delle retrovie del Kosovo, controllate dalla NATO. Laconseguente destabilizzazione ha consentito alla stessa NATO diimpiantarsi in Macedonia nel ruolo di "pompiera": seguendo un copioneormai ben collaudato, a fare da pompieri sono gli stessi incendiari. Ã‚Â Una stabile presenza di truppe occidentali in tutta la regione, ridottaad un "patchwork" di protettorati, consente il controllo delle vie dicomunicazione, ed in particolare in Macedonia consente di avviare larealizzazione del cosiddetto Corridoio numero 8, sulla direttrice traAlbania e Bulgaria. Si noti d'altronde che anche in Bulgaria, dove puregia' vige un regime filo-occidentale come in Macedonia, la presenza diuna minoranza turca costituisce per la NATO un utile strumento per farsaltare gli equilibri del paese non appena cio' sara' ritenutonecessario. Ã‚Â E' il classico "divide et impera". Gli strumenti per attuarlo possonoessere Ã‚Â "innovativi" (disinformazione strategica, penetrazione culturaleo tramite organizzazioni cosiddette non-governative, eccetera) oppure"tradizionali" (appoggio a settori politici reazionari o direttamentecriminali, bombardamenti, occupazioni militari, ecc.), ma la filosofiacomplessiva e' sempre quella dell'"arancia": per meglio mangiarlabisogna suddividerla spicchio per spicchio. Talvolta qualche spicchio sirompe e bisogna sporcarsi le mani... di sangue. Ã‚Â INTERESSI CONTRASTANTI ATTORNO AL "CORRIDOIO OTTO": IL MARTIRIO DELLAMACEDONIA Ã‚Â Tuttavia, all'interno di questo processo, in qualche caso si palesa ilcontrasto tra le stesse potenze imperialistiche. Questo vale ad esempioper gli interessi energetici, alla vigilia della "grande crisi" delpetrolio (cfr. A. Di Fazio su "Contro le nuove guerre", Odradek 2000).Lo spiegano recenti articoli di Michael Chossudovsky, pubblicati puresul "Manifesto". La cordata petrolifera angloamericana (BP-Amoco-ARCO,Chevron e Texaco) si Ã‚Â contrappone decisamente agli europeiTotal-Fina-Elf, ai quali l'italiana ENI e' associata. Mentre questiultimi sono "arrivati prima" in Asia Centrale (es. Kazakistan) ed i lororappresentanti politici(UE) perseguono una politica di avvicinamento alla Russia, glianglo-americani sono in prima linea nell'interventismo militare e diintelligence nei Balcani, allo scopo di porre sotto il loro controllo levie di comunicazione. Ã‚Â Per questo motivo, mentre il Corridoio 10 (Danubio) e' stato resoinagibile con i bombardamenti del 1999, e viste le incognite armena ecurda sulla direttrice che dovrebbe portare il petrolio direttamente alMediterraneo (Baku-Cehyan), il terrorismo legato agli USA ed alla stessaTurchia tiene in scacco il Caucaso, mettendo la Russia fuori gioco, econdiziona i giochi nella penisola balcanica. Ã‚Â Il petrolio dovrebbe passare attraverso il Mar Nero, arrivare inBulgaria, a Burgas. Qui ha inizio il Corridoio 8, che termina a Valonain Albania. La Macedonia e' proprio in mezzo. Ã‚Â All'inizio del 2000, la Commissione Europea aveva avviato con laBulgaria, la Macedonia e l'Albania le negoziazioni per l'ingresso nellaUE. Nell'aprile del 2001, la Macedonia era diventata il primo paese neiBalcani a firmare un cosiddetto "accordo di stabilizzazione eassociazione". Ecco perche', proprio negli stessi giorni, il terrorismodell'UCK, armato ed addestrato adesso soprattutto dagliangloamericani, esplodeva in tutta la sua violenza, per portareviceversa il paesealla de-stabilizzazione e per allontanarlo dalla UE. Ecco perche' ilcapo della missione OSCE in Macedonia Robert Frowick ha volutolegittimare l'UCK come interlocutore e porre la Macedonia sotto ilricatto: o cambiate la Costituzione, ponendo le premesse per losmembramento del paese, oppure il terrorismo continuera'. Ecco perche',secondo vari osservatori, tra l'UCK e gli europei (specialmente itedeschi) in Macedonia i rapporti non sarebbero idilliaci. Ã‚Â Nel frattempo, il colosso energetico angloamericano ha creato unconsorzio (progetto AMBO) per la realizzazione di un oleodotto ed altreinfrastrutture proprio lungo il Corridoio 8, sottoscrivendo accordi adhoc con Bulgaria, Macedonia ed Albania, che escludono in larga misuragli europei da qualsivoglia iniziativa... Il consorzio AMBO ha sedelegale negli USA ed e' direttamente collegato al poterepolitico-militare statunitense. Ad esempio, la Hallibuton Energy(societa' del vicepresidente Dick Cheney) e' appaltatrice per leforniture e per la stessa costruzione della base di Camp Bondsteel inKosovo. La stessa famiglia Bush e' fortemente legata alla lobby delpetrolio. Ã‚Â Gli interessi in gioco sono dunque enormi, e non dissimili da quelli percui e' stata scatenata la operazione denominata "giustizia [tale e' perloro il nome della guerra] infinita", ai danni delle popolazionidell'Asia centrale. E chissa' chi saranno le prossime vittime del lorosconfinato "desiderio di giustizia"...


