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gringox
21 Dicembre 2004, 17:26


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PESCATORI VAGABONDI SULLE KURILI

Spinti dall'entusiasmo e dalla curiosita' di esplorare nuove terre; consci del fatto che pochi forestieri hanno messo piede su queste isole, siamo giunti fino a qui, da molto lontano. Non siamo nuovi a questo tipo di avventure; siamo viaggiatori, non semplici turisti in cerca di un posto tranquillo dove rilassarsi per il periodo estivo delle vacanze come sarebbe normale per ogni "normale" cittadino italiano.

Le isole Kurili rappresentavano per noi una sfida che doveva essere vinta ad ogni costo. Non e' stato facile risolvere tutta quella serie di problemi che si sono presentati a noi prima e durante il nostro viaggio: dalla mancanza di fonti informative, alle questioni burocratiche, alle difficolta' tecnico-logistiche (spostamenti, collegamenti, ecc.). Ma alla fine siamo riusciti nel nostro intento: con il nostro zaino sulle spalle siamo "sbarcati" su queste Terre ai margini del mondo, su queste isole sconosciute alla stragrande maggioranza della popolazione mondiale e dimenticate (diciamo pure cosi') dagli stessi Russi che abitano sulla terraferma.

Sin dall'inizio della nostra permanenza su Iturup, l'accoglienza da parte della gente si e' rivelata sorprendente per noi. Gente semplice, ospitale, disponibile a risolvere qualsiasi tipo di nostro problema, forse anche fin troppo apprensiva nei nostri confronti. Pian piano ci siamo resi conto che tutto il paese di Kuril'sk sa della nostra presenza. Chissa' cosa pensa la gente di noi, che cosa s'immagina la popolazione vedendoci continuamente passeggiare per quelle strade polverose, vestiti cosi' diversamente (forse in modo ridicolo per loro) e cogliendo spezzoni di nostri dialoghi con un idioma a loro sconosciuto. Suscitiamo interesse, si voltano tutti, le ragazze in particolare guardano e sorridono&#9496;profonda curiosita' e stupore in ognuno di loro! In questa atmosfera non abbiamo impiegato tanto tempo a crearci degli amici, delle ottime persone che in breve ci hanno introdotto in questa nuova realta'. Ci siamo cosi' subito ambientati e integrati, sembra proprio come essere a casa nostra, pare scomparsa o addirittura non essere mai esistita quella immensa distanza in cui si racchiudono il nostro passato e le nostre origini diverse e lontane; anche la nostra quotidianita', fatta di regole precise, di ritmi frenetici e di orari stabiliti che scandiscono il nostro tempo giorno dopo giorno, non appare assimilabile a questo mondo ai limiti del paradossale. 

Queste premesse hanno facilitato parecchio la realizzazione dell'obiettivo che stava all'origine del nostro viaggio sulle Kurili: l'esplorazione delle isole (o per lo meno il tentativo di "mettere piede" su una di esse). E cosi', in questi giorni di permanenza su Iturup abbiamo "scoperto" parecchi angoli di natura incredibilmente pura e vergine. Certo non abbiamo potuto addentrarci autonomamente e in modo profondo nel territorio, anche se le tentazioni erano forti. Sarebbe stato praticamente impossibile e molto pericoloso: impenetrabilita' nella foresta di bamb&ugrave; che ricopre la maggior parte dell'isola e rischio di incontrare sul proprio percorso l'orso bruno, senza alcuna possibilita' di fuggire; per non parlare dell'eventualita' del tutto che remota di perdersi.

La nebbia, il freddo, il forte vento e il mare in burrasca hanno fatto da sfondo alla nostra prima missione all'interno dell'isola: la "Baia d'Oro" (&#1047;&#1086;&#1083;&#1086;&#1090;&#1072;&#1103; &#1073;&#1091;&#1093;&#1090;&#1072;), un'ex caserma militare, ora adibita a colonia estiva per bambini di Kuril'sk. Il "sapore" per cosi' dire militaresco di questa esplorazione si e' sentito sin dall'inizio, da quando siamo saliti su un mezzo blindato e cingolato, un vero e proprio tank dell'esercito russo (M.T.L.B.) - un pezzo di antiquariato sovietico - , con tanto di soldato come pilota, per poter raggiungere la meta, essendo l'unico mezzo capace di affrontare quel territorio impraticabile per qualsiasi tipo di mezzo su ruote. E' qui che abbiamo potuto materializzare una delle nostre immaginazioni culinarie che avevano riempito i nostri pensieri gia' in Italia, quando ancora sognavamo le Kurili: la degustazione di succulenti e saporitissimi granchioni, appena pescati.

Un'altra grande avventura si e' rivelata l'ascesa al vulcano Baranskij (&#1074;&#1091;&#1083;&#1082;&#1072;&#1085; &#1041;&#1072;&#1088;&#1072;&#1085;&#1089;&#1082;&#1080;&#1081;), sul versante pacifico dell'isola. Anche in questa occasione la nebbia e la pioggia hanno dominato, rendendo arduo il nostro cammino per arrivare al punto dove si trovano le sorgenti di acqua calda (non lontano dalla cima del vulcano stesso). Il percorso letteralmente "inventato" dai nostri amici, era ripido e si estendeva sul letto di un torrente in secca, tra rocce ricoperte di muschio e scivolosissime e tra rami e fronde che ostacolavano il nostro passo; aprirsi i "varchi" tra questi bamb&ugrave; richiedeva dunque parecchia concentrazione, che si perdeva ogni qual volta balenava nella nostra mente la preoccupazione di trovare un orso nelle vicinanze. All'improvviso, eccoci sbucati nel luogo in cui si trova la sorgente di acqua bollente, il nostro obiettivo. Una pozza grande, profonda, l'acqua di un azzurro limpido, cristallino, impossibile toccarla con la sua temperatura di circa cento gradi; l'odore di zolfo intenso, il vapore si attacca addosso e "lega" tutti i vestiti. Infine, grande ed indescrivibile emozione abbiamo provato nel momento in cui ci siamo crogiolati nell'acqua calda del ruscello, dal colore giallognolo con sfumature verdastre, circondati dalla nebbia densissima e dai vapori sulfurei in quest'atmosfera da Inferno dantesco. 

Tante altre escursioni abbiamo compiuto in questi irripetibili giorni, altrettante emozioni e sensazioni uniche hanno accompagnato tutte queste esperienze, condivise sempre con i nostri nuovi amici. Dalle splendide e mastodontiche scogliere nere (&#1063;&#1077;&#1088;&#1085;&#1099;&#1077; &#1057;&#1082;&#1072;&#1083;&#1099;) oltre Rejdovo, alle immense e lisce spiagge bianche di Rejdovo, ai bagni notturni nelle acque calde (sporche con fango curativo) sempre nei dintorni di Rejdovo, alla pesca notturna dei gamberi nel mare di Ohotsk con tanto di retino e lampada. Man mano che siamo penetrati nell'interno del territorio, durante le nostre varie esplorazioni, abbiamo iniziato a comprendere realmente quanto ricco e unico sia il patrimonio floristico e faunistico dell'isola. Non siamo purtroppo esperti in materia, ma sarebbe interessante poter classificare quelle piante cosi' strane per noi, con le foglie enormi o quegli arbusti e quei bamb&ugrave;, alti pi&ugrave; di due metri, abbiamo anche potuto avere un assaggio di cio' che la fauna locale puo' offrire: volpi, aquile, gabbiani, otarie e tanti, tanti salmoni... solo gli orsi sono stati poco clementi con noi e non si sono mai fatti vedere lungo i nostri passi, ma forse e' stato anche meglio cosi'!! 

Ma e' proprio lo spettacolo dei salmoni ad averci pi&ugrave; impressionato: mai in vita nostra ci era capitato di vedere fiumi, ruscelli e torrenti colmi di salmoni dalle pi&ugrave; svariate dimensioni, accalcati uno sopra l'altro a formare una specie di "tappeto" luccicante. Poveri pesci ostinati nel loro intento di risalire a monte per deporre le uova, li abbiamo visti e li vediamo saltare controcorrente con tutta la loro forza, incastrati nelle reti gettate dai pescatori. 

Parallelamente a tutto cio', ci siamo anche dedicati ad un approfondimento di tipo culturale a proposito della vita e della societa' su Iturup, parlando con la cittadinanza, assecondando il desiderio della gente di raccontare di s&#1048; stessa e del proprio mestiere, e facendo visite mirate. Ci riferiamo al colloquio con il sindaco di Kuril'sk, alla visita alla fabbrica di Kitovij dove viene lavorato il pesce, alla scuola e all'Istituto d'arte, alla redazione del "Faro Rosso", il giornale di Iturup (Krasnij Majak). Sarebbe bello descrivere dettagliatamente tutto cio', ma adesso che stiamo ancora vivendo questi ultimi scampoli di vita kurila, i nostri pensieri rivolti al futuro immediato e al da farsi e i nostri ricordi, ancora troppo freschi, si accavallano, si inseguono e si mischiano rendendo impossibile un completo e ragionato resoconto.

E cosi', presto lasceremo definitivamente Iturup e tutte le persone con le quali abbiamo vissuto, dopo aver trascorso qui pi&ugrave; di 20 giorni; chissa' quant'altro ancora l'isola ci nasconde, quali scenari, quanti angoli ancora da vedere e scoprire. Probabilmente rimarranno per sempre nascosti, un tesoro ancora da trovare. E' la natura che veglia maestosa proteggendo l'isola ed i suoi abitanti.

Infine ci preme ringraziare tutta la cittadinanza di Kuril'sk per averci accolto e ospitato con grande partecipazione e simpatia. In particolare salutiamo e ringraziano tutti i nostri amici e amiche (l'ordine, per comodita' nostra, e' puramente alfabetico): Alla, Andrej&Anja, Edi&moglie, lo "zio" Gene, Igor, Jana (del chioschetto), Jana (dei mancati "pirozhki"), Julia (della compagnia di amichette), Katja&Tanja (le due gemelline), Kliona, Kolja, Lida, Marina, Natasha, le due Oxane, il sindaco: sig. Podoljan, Sasha (dell'Amministrazione), Sasha (la biondina), Sergej&Nina, Sergej (della sauna), Sveta (del chioschetto dello "zio" Gene), Sveta (della compagnia di amichette), Vika, l'amico tenente (che ci ha fatto ottenere i permessi di soggiorno su Iturup), il direttore del "Faro Rosso": Mikhail Jakovlevich Ural'skij, il direttore dell&igrave;'Istituto d'arte, la custode ucraina della scuola, la signora dell'albergo, e tutte le altre persone che conosciamo di vista e che salutiamo continuamente quando le incontriamo per la strada di Kuril'sk, ma di cui purtroppo non ricordiamo il nome.

gringox

PS: questo articolo, che e' piu' che altro un resoconto della permanenza sull'isola di Kuril'sk, lo si puo' trovare anche nella versione russa, tradotta dal sottoscritto e corretta poi dal redattore del Krasnij Majak.


